Sulla posizione del Pmli a sostegno dell’invio di armi all’Ucraina

Una linea di demarcazione netta

L’8 aprile la Direzione Nazionale del P.CARC ha lanciato un appello per una mobilitazione ampia e unitaria per la “settimana rossa” che va dal 25 Aprile al Primo Maggio:

“Ai partiti e alle organizzazioni comuniste, alle forze anti Larghe Intese, alle organizzazioni sindacali combattive, ai comitati contro la guerra, alle reti contro la crisi climatica e ambientale, agli organismi operai e agli organismi popolari, alle Sezioni dell’Anpi e ai circoli Arci: una settimana di mobilitazione coordinata contro il programma comune delle Larghe Intese e per il programma comune delle masse popolari.
Contro la guerra e l’invio di armi all’Ucraina, contro le spese militari che succhiano soldi alla sanità pubblica, contro la privatizzazione della sanità, dell’acqua e contro le grandi opere speculative, per la difesa dei posti di lavoro esistenti, contro chiusure e delocalizzazioni. Da Ghedi a Niscemi, da Campi Bisenzio a Napoli, dal porto di Genova all’Ilva di Taranto: ognuno metta il suo pezzo e le sue parole d’ordine.
Dalle manifestazioni del 25 Aprile a quelle del 1° Maggio e oltre: organizziamo iniziative comuni nelle città, nelle piazze, nelle scuole, di fronte agli ospedali e sotto le carceri, sotto le ambasciate USA e davanti alle basi NATO, di fronte alle aziende, sotto i tribunali e le prefetture”.

Con questo orientamento tutto il Partito è mobilitato a promuovere la costruzione di percorsi unitari a livello nazionale e locale. In alcune regioni ha partecipato anche il Pmli, in continuità con il percorso di unità d’azione iniziato nell’ambito di Unità Popolare più di un anno fa (un percorso di cui abbiamo spiegato il senso in un apposito comunicato a fronte di tante domande e richieste di chiarimento).

Sull’ultimo numero de Il Bolscevico, il Pmli ha recentemente espresso posizioni inconciliabili con la prosecuzione del percorso di iniziative unitarie (vedi l’articolo “I due referendum sulle armi giovano all’aggressore russo non all’aggredito ucraino”), in particolare posizioni favorevoli all’invio di armi all’Ucraina:

“Non darle le armi vuol dire oggi fare il gioco dell’aggressore russo guidato dal criminale di guerra Putin, che ha distrutto un Paese, ucciso migliaia e migliaia di civili, tra cui molti bambini, e quelli che sopravvivono lo fanno senza acqua, senza elettricità e al freddo, non certo dell’aggredito ucraino, i cui sacrosanti diritti all’autodeterminazione, all’indipendenza e alla libertà sono quotidianamente martellati dai bombardamenti russi. Occorre chiedere prima il ritiro immediato dell’esercito neozarista russo dentro i suoi confini e poi eventualmente esprimersi contro l’invio delle armi all’Ucraina”.

La posizione espressa dal Pmli è la stessa posizione promossa dal polo Pd al polo che oggi è dominato da FdI delle Larghe Intese, è la stessa posizione della Ue e della Nato. È una posizione inconciliabile con gli interessi delle masse popolari e con la lotta che conduciamo contro la partecipazione del nostro paese alla guerra Usa-Nato in corso Ucraina, contro i governi della guerra e di sottomissione del nostro paese alla Nato e all’Ue (prima Draghi e adesso Meloni) e contro l’economia di guerra (carovita, aumento spese militari, ecc.).
E’ una posizione di sostanziale sostegno alle operazioni degli imperialisti USA e ai governi delle Larghe Intese: non è possibile eluderla ed è sbagliato tollerarla.
Alla luce di ciò, la Direzione Nazionale del P.CARC indica alle Segreterie Federali e alle Sezioni di escludere il Pmli dalle iniziative comuni promosse per la Settimana Rossa. Laddove l’organizzazione comune fosse già stata definita, dà indicazione di contattare gli organismi locali del Pmli spiegando bene le motivazioni politiche per cui viene sospesa e i motivi per cui la partecipazione e la presenza del Pmli non sarà permessa tra le fila del fronte anti Larghe Intese che vogliamo costruire.

Una nota sulle relazioni fra comunisti

L’attuale frammentazione del movimento comunista cosciente e organizzato del nostro paese presenta continuamente situazioni in cui organizzazioni, partiti e organismi esprimono concezioni, analisi e linee le une diverse dalle altre.
Nascondere le differenze e le divergenze in nome di una “superiore unità” (solo supposta e solo organizzativa) non è la strada per la rinascita e il rafforzamento del movimento comunista cosciente e organizzato, per creare un fronte comune delle forze che lottano contro il sistema capitalista e per costruire la società socialista.
Il P.CARC da sempre, convintamente e risolutamente, promuove il dibattito franco e aperto (l’unico strumento efficace per affrontare le differenze e le divergenze in modo chiaro e produttivo), combinato con l’unità d’azione.
Questo è anche il pezzo di strada che abbiamo fatto con il Pmli, come con altri partiti e organizzazioni.
Tuttavia, la posizione del Pmli sull’invio di armi all’Ucraina (che inevitabilmente comprende il coinvolgimento del nostro paese nella guerra, la sottomissione del nostro paese alla Nato, l’attuazione dell’agenda Draghi, la prosecuzione delle speculazioni, della distruzione della sanità pubblica, ecc.) non sono una questione su cui è possibile discutere senza che la discussione abbia delle ripercussioni pratiche ANCHE rispetto alle relazioni fra partiti e organizzazioni comuniste, poiché ha, soprattutto, ripercussioni pratiche e concrete sullo stato di sottomissione e sfruttamento della classe dominante sulle masse popolari, sulla definizione delle forme e delle condizioni della lotta di classe.
La prima ripercussione pratica, nel caso di specie, riguarda il fatto che in nessuna delle iniziative promosse dal P.CARC sarà tollerata alcuna forma di propaganda, diretta o indiretta, della linea guerrafondaia della Nato, della Ue e delle Larghe Intese della Repubblica Pontificia.

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