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Domande sul Governo di Blocco Popolare

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Marzo 1, 2022
in Resistenza n. 3/2022
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Cari compagni della Redazione,
Nelle discussioni del giornale che facciamo in Sezione sono emerse alcune domande rispetto a come si costituisce il Governo di Blocco Popolare (GBP). Ve ne sottoponiamo due.
1. Nell’articolo “La spinta dal basso. Come si costruisce il Governo di Blocco Popolare?” pubblicato sul numero 1/2022 si dice: “A partire dal 2013 si sono presentate almeno due occasioni nelle quali le organizzazioni operaie e popolari avrebbero potuto imporre un loro governo…”. Ma come sarebbe stato possibile sfruttare quelle occasioni, posta la mancanza di condizioni soggettive adeguate e se gli organismi operai non si mobilitavano coscientemente per quell’obiettivo?
2. Data la debolezza del movimento comunista, non c’è il rischio che anche il GBP diventi “un governo come un altro”, generando ulteriore sfiducia e dispersione delle forze che hanno innescato il processo di cambiamento?
Grazie per l’attenzione e per i chiarimenti che vorrete fornirci.

Le condizioni oggettive per imporre alla classe dominante un governo di emergenza delle masse popolari organizzate esistono già (invitiamo tutti a leggere l’Editoriale di questo numero che tratta proprio di questo), anche se siamo in pochi a vederle. La più diffusa e radicata critica alla linea di lotta del GBP è “sarebbe bello, ma non è possibile”. No, compagni, non è solo bello, è anche possibile!

Insistiamo molto su questo nella nostra propaganda perché un’adeguata comprensione della realtà permette alla mobilitazione di fare importanti passi avanti. Cercando di essere precisi ed efficaci, abbiamo perciò indicato ai nostri lettori le situazioni in cui per la costituzione del GBP sarebbe bastata la volontà “dal basso”, dal momento che “dall’alto” il paese era già ingovernabile per le Larghe Intese.

Quando si presenta un’occasione e l’occasione non viene colta, i motivi attengono alle condizioni soggettive.

Esse NON dipendono da quello che fanno gli organismi operai e popolari, ma da quello che fanno i comunisti. Gli organismi operai e popolari sono portati spontaneamente a mobilitarsi per rivendicare questa o quella misura, questo o quel diritto. Limitarsi alle rivendicazioni e alle proteste non è affatto un limite per gli organismi operai e popolari, lo è invece per i comunisti, il cui compito non è organizzare le lotte e le manifestazioni per strappare alla borghesia migliori condizioni di vita e di lavoro per il proletariato, ma portare il proletariato a dirigere la società.

Le condizioni a cui i comunisti devono lavorare per promuovere il GBP sono tre

1. Propagandare l’obiettivo del Governo di Blocco Popolare e spiegare in cosa consiste, fino a che la sua costituzione diventi la sintesi consapevole delle aspirazioni delle organizzazioni operaie e delle organizzazioni popolari e lo strumento per realizzarle.

2. Moltiplicare e rafforzare (politicamente e organizzativamente) a ogni livello le organizzazioni operaie e popolari.

3. Promuovere in ogni modo e ad ogni livello il coordinamento delle organizzazioni operaie e popolari (reti territoriali e reti tematiche a livello di zona, provincia, regione o dell’intero paese).

A queste condizioni, che si possono realizzare esclusivamente grazie all’opera dei comunisti, se ne aggiunge un’altra che si realizza anche spontaneamente, ma che i comunisti possono favorire con la loro azione: l’ingovernabilità del paese. Rimandiamo all’articolo principale di questo numero per approfondimenti.

Oltre a indicare ai nostri lettori le occasioni in cui gli organismi operai e popolari avrebbero potuto costituire un loro governo di emergenza, li spingiamo anche a ragionare sulla base dell’esperienza concreta: che orientamento avevano gli organismi operai e popolari in quel dato momento? Cosa hanno fatto e cosa avrebbero dovuto fare? Quale linea avanzata hanno espresso? Quale linea arretrata? Che linea hanno seguito? Che risultati hanno ottenuto?

La risposta a queste domande qualifica il risultato della nostra azione nel creare le condizioni soggettive necessarie alla costituzione del GBP.

Riguardo alla seconda domanda, il discorso è relativamente semplice. Il GBP non può essere e non sarà “come un altro governo borghese” perché nasce, opera e sviluppa la sua azione sulla base del legame diretto e inscindibile con gli organismi operai e popolari, di cui esso stesso è espressione.
La sua costituzione apre un’ulteriore fase della lotta di classe: se la classe dominante riesce a sottomettere il GBP significa che è riuscita a sottomettere il movimento che lo ha generato. Se non riesce a sottometterlo con il boicottaggio e il sabotaggio la classe dominante prima o poi scatenerà la guerra civile per riprendere il paese nelle sue mani.

Pertanto il GBP non è un “punto di arrivo”, ma una fase di passaggio per avanzare nella rivoluzione socialista, in condizioni più favorevoli alle masse popolari. Che diventi un “normale governo borghese” o che alimenti la mobilitazione rivoluzionaria dipende da noi comunisti. Ma in questo senso, la lotta per la costituzione del GBP, l’opera del GBP e la lotta per resistere al boicottaggio e al sabotaggio della borghesia imperialista sono tutti elementi che concorreranno alla rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato.

Con l’auspicio di aver chiarito i dubbi, ringraziamo i compagni per le domande poste e invitiamo i lettori a seguire il loro esempio.

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