“Finalmente è stato proclamato!” dicono in tanti. “Non è sufficiente” dicono alcuni. La commissione di Garanzia prova a depotenziarlo, CGIL e UIL si guardano bene dal ribellarsi alle prescrizioni e ai divieti. La cosa certa è una sola: lo sciopero del 16 dicembre va preso in mano dalla parte organizzata, combattiva e di spinta della classe operaia, che lo organizza e lo promuove capillarmente.

I vertici della CGIL sono stati costretti a proclamare lo sciopero generale. Sono stati costretti

– dalla spinta della base degli iscritti che si è manifestata a più riprese e in modo via via più aperto, man mano che il governo Draghi è avanzato nell’attacco ai diritti, alle conquiste, ai salari, alle pensioni e alle libertà sindacali e politiche;

– dal sommovimento generato dal Collettivo di Fabbrica della GKN, dalla campagna che sta conducendo contro le delocalizzazioni e lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese e dall’articolata azione che ha svolto, dalla manifestazione del 18 settembre in poi, per lo sciopero generale;

– dall’azione dei sindacati alternativi e di base da luglio in poi, con lo sciopero generale unitario dell’11 ottobre, la manifestazione “uniti si vince” del 13 novembre e il NO Draghi Day del 4 dicembre.

Per i vertici della CGIL era diventato problematico continuare a reggere la coda al governo Draghi senza subire pesanti contraccolpi in termini di consenso, rappresentatività e numero di iscritti (sono migliaia le tessere stracciate in pochi mesi, e le disdette che si aggiungono al malcontento e alle critiche degli iscritti).

Contro lo sciopero generale si sono scagliati esponenti del governo e dei partiti che lo sostengono ed è in corso una campagna dei media di regime per depotenziarlo. Il martellante richiamo alla “responsabilità” di tutti i politicanti borghesi, i giornalisti e gli opinionisti di regime che si prodigano per sottolineare la “non opportunità di uno sciopero in questa fase” dimostrano che Draghi e i suoi lacchè non temono i piagnistei in televisione e neppure i “tavoli di confronto con i sindacati”, temono la mobilitazione dei lavoratori. Ma non riescono a impedirla, al massimo possono tentare di sviarla e indebolirla. Le chiacchiere su “responsabilità o irresponsabilità” nel proclamare lo sciopero generale sono solo intossicazione dell’opinione pubblica e diversione dalla realtà.
E questo lo dimostrano bene i “salti mortali” della CISL per boicottare lo sciopero e la mobilitazione. Dice Sbarra, segretario della CISL: “in questa fase, è irresponsabile trasformare le aziende in campi di battaglia”.
In realtà le aziende sono già campi di battaglia! La questione è far crescere il numero delle aziende che da campi di battaglia in cui i padroni bastonano i lavoratori diventano campi di battaglia in cui i lavoratori si organizzano per resistere e passare al contrattacco.
La realtà concreta è che solo dove le aziende sono campi di battaglia del secondo tipo, i lavoratori sono nelle condizioni più favorevoli a resistere alla macelleria di posti di lavoro, diritti, tutele, condizioni di lavoro e di sicurezza promossa da Draghi e Confindustria con i sindacati di regime che giocano alle tre scimmie: non vedono, non sentono e non parlano.
La CISL, che non ha proclamato sciopero e ha invece organizzato una manifestazione a sostegno di Draghi e del governo per il 18 dicembre, è solo la punta dell’iceberg dell’intossicazione e della diversione dalla realtà. Tutti quelli che in qualche modo parlano di irresponsabilità dello sciopero, della necessità di coesione sociale, del “siamo tutti sulla stessa barca” sono parte dello stesso teatrino, sono parte del problema.

La Commissione di Garanzia ci ha messo il carico da undici: il 9 dicembre ha intimato a CGIL e UIL di riprogrammare la data dello sciopero usando come motivazioni regolamenti e accordi, avallati e sottoscritti dagli stessi sindacati confederali, che limitano il diritto di sciopero. CGIL e UIL hanno confermato lo sciopero, garantendo che esso rispetterà le prescrizioni della Commissione di Garanzia, dichiarandosi pronti a rivedere la decisione se dal governo arriveranno segnali di disponibilità e profondendosi in distinguo tra la buona volontà di Draghi di accogliere almeno alcune delle loro richieste e gli ostacoli frapposti a questo dai partiti che sostengono il governo.

È difficile che a questo punto CGIL e UIL revochino lo sciopero, cercheranno piuttosto di depotenziarlo: i vertici della CGIL userebbero una eventuale scarsa partecipazione come pretesto per continuare sulla strada del “sostegno esterno” al governo Draghi.
Tuttavia, nessuna prescrizione della Commissione di Garanzia e nessuna marcia indietro dei vertici dei sindacati di regime possono eliminare la necessità e l’urgenza di una mobilitazione generale e unitaria contro Draghi e il suo governo.

Lo sciopero del 16 dicembre deve essere preso in mano dalla parte organizzata, combattiva e di spinta della classe operaia oppure si rivelerà un’arma a doppio taglio. Le condizioni per farlo ci sono.
Centinaia di migliaia di lavoratori sono già mobilitati per difendere il posto di lavoro, contro i licenziamenti e le delocalizzazioni: GKN, Whirlpool, Alitalia, Stellantis, Leonardo, ex-ILVA, ex-Lucchini, Caterpillar… una sola, grande e unica battaglia.
Milioni di lavoratori di ogni settore e ogni categoria hanno bisogno di organizzarsi e lottare: anni e anni di tavoli, concertazione e accordi al ribasso, che con il governo Draghi, la pensione a 71 anni e le promesse del PNRR si sono rivelate per ciò che valevano, hanno fatto e fanno toccare loro con mano che l’organizzazione e la lotta sono le principali armi di cui dispongono.
Di contro alla linea di “accontentarsi di CIG e altri ammortizzatori sociali” e di tenere le mille battaglie slegate una dall’altra, il Collettivo di Fabbrica della GKN con il suo esempio e con la sua azione indica la linea di

– fare di ogni azienda minacciata di delocalizzazione, chiusura, ristrutturazione un centro promotore della lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese,

– organizzarsi e prendere in mano la direzione della lotta,

– convergere, cioè coordinarsi e fare rete.

È vero: il poco preavviso con cui lo sciopero è stato convocato, i suoi contenuti e le modalità di svolgimento delle manifestazioni (5 piazze) indicano che CGIL e UIL hanno preventivato uno sciopero fiacco, parziale e “poco conflittuale”. Ma un’ampia partecipazione allo sciopero del 16 dicembre renderebbe più difficile alla CGIL continuare sulla strada del “sostegno esterno” al governo Draghi, acuirebbe le contraddizioni tra base e vertici della CISL, tenderebbe la corda nel PD e in Sinistra Italiana, rafforzerebbe quella parte dei parlamentari ex M5S più protesi o disponibili a sostenere le iniziative dei lavoratori e la loro presa su quei parlamentari ancora nel M5S ma a cui sta stretto il sostegno al governo Draghi. In sostanza indebolirebbe il governo Draghi.

Che lo sciopero del 16 dicembre sia usato dai vertici dei sindacati di regime per sostenere il consolidamento di Draghi e delle sue politiche criminali o che sia un’occasione per sviluppare l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari dipende dai gruppi di lavoratori d’avanguardia, sia da quelli iscritti ai sindacati confederali sia da quelli iscritti ai sindacati alternativi e di base. 

Per quanto riguarda i gruppi di lavoratori avanzati interni ai sindacati di regime, quelli che si sono formati nel tempo in GKN, SAME, Alitalia, Piaggio, Electrolux, ex-Ilva ne sono un esempio. Sono loro ad avere la forza e l’autorevolezza per fare dello sciopero del 16 dicembre “il loro sciopero”, promuoverlo, potenziarlo, estenderlo e diffonderlo con le loro parole d’ordine, il loro esempio, la loro spinta.

“Questo è uno sciopero tardivo e non ancora generalizzato. Ma è nostro anche se non è ancora “il nostro”. E la cosa non ci stupisce: nessuno ti regala un percorso di convergenza e insorgenza. Starà a te, come sempre. La testuggine si rimette in moto. Ci vediamo a Roma il 16 dicembre. Invitiamo tutti i movimenti, tutto l’arco del sindacalismo ad aderire” – comunicato del Collettivo di Fabbrica della GKN del 9 dicembre 2021.

“Lo sciopero deve comunque riuscire al meglio, le ragioni ci sono tutte e anche di più. Il Camping CIG invita a scioperare e a partecipare alle manifestazioni: come abbiamo fatto l’11 ottobre per lo sciopero del sindacalismo di base, stiamo dentro le mobilitazioni, attenti ai contenuti prima che agli schieramenti – comunicato di Camping Cig del 12 dicembre 2021.

Per quanto riguarda gli iscritti ai sindacati di base, si tratta di sviluppare quelle tendenze e quelle spinte all’azione unitaria che hanno espresso per lo sciopero generale dell’11 ottobre e per il NO Draghi Day del 4 dicembre, partecipando attivamente alla preparazione dello sciopero e allo sciopero stesso con le loro parole d’ordine, con le loro piattaforme e con la loro spinta all’unità dei lavoratori.

Fare dello sciopero generale del 16 dicembre un’occasione

– per estendere e rafforzare la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori

– per allargare il coordinamento tra lavoratori e con altri settori e movimenti popolari

– per rafforzare la lotta contro il governo Draghi fino a cacciarlo!

Direzione Nazionale del Partito dei CARC

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