Il Partito nell’aderire e partecipare alle manifestazioni del 6 giugno per dare gambe e forza al Fronte unico di classe, ribadisce quanto già scritto nell’Adesione all’appello del FGC di costituire un fronte unico di classe:

“È necessario costituire con urgenza un fronte che unisce gli operai e le masse popolari che si organizzano in Organizzazioni Operaie nelle aziende capitaliste, Organizzazioni Popolari nelle aziende pubbliche, nei territori e nelle scuole.

Dobbiamo combinare la promozione di lotte contro le autorità e i padroni (scioperi, manifestazioni di strada, rivendicazioni, denunce, ecc.) con l’attuazione delle misure necessarie a far fronte alla crisi sanitaria, economica e sociale approfittando della crisi delle istituzioni e delle relazioni politiche della borghesia, organizzando i giovani nelle Brigate di Solidarietà, organizzando i lavoratori e precari nei sindacati di base, i disoccupati in organizzazioni territoriali.

Quali sono le misure necessarie e urgenti da attuare?

Il coronavirus Covid-19 produce sintomi gravi che richiedono terapie intensive soprattutto se non esclusivamente in persone anziane (infatti sembra, e diciamo sembra perché le autorità nascondono i dati, che il 95% dei deceduti hanno più di 65 anni) e in immunodepressi. Le persone non immunodepresse e le persone con meno di 65 anni devono organizzarsi e partecipare attivamente alla vita politica e sociale (altro che stare a casa o andare solo a lavorare) e prestare particolari precauzioni nelle relazioni verso le persone immunodepresse e anziane.

In questo contesto è compito di ogni gruppo organizzato di comunisti, di ogni comunista e di ogni sindacato di base, collettivo e associazione mobilitare tutti gli adulti non immunodepressi e di età inferiore a 65 anni per far attuare (dalle istituzioni nazionali e locali) e attuare direttamente dove ci sono le condizioni, le seguenti misure:

– ristrutturare il servizio sanitario nazionale e dargli la struttura e le dimensioni che l’esperienza ha dimostrato essere necessarie (medicina territoriale, assistenza domiciliare, riaprire ospedali chiusi, ecc.),

– allestire le strutture e i servizi necessari per le persone costrette dall’isolamento nelle forme più dignitose e sicure di cui siamo capaci,

– destinare ad abitazione e attrezzare per abitazione edifici esistenti per la popolazione mobilitata per gestire l’emergenza sanitaria (è la volta che si risolve la crisi delle abitazioni nelle periferie e nelle città e si migliora le abitazioni in tutto il paese),

– mettere a punto le strutture sanitarie per le terapie intensive, produrre quanto necessario a questo e al loro funzionamento e farle funzionare,

– produrre in quantità sufficiente apparecchiature, dispositivi di protezione individuale, materiali e strumenti per diagnosi e per operazioni di sanificazione, le migliori medicine antivirali che già si conoscono,

– produrre tutti i beni e servizi immediatamente necessari per la vita e per il trattamento e la distribuzione di essi in quantità sufficiente per tutta la popolazione italiana e per le relazioni con i paesi che accettano di avere con l’Italia relazioni di scambio, collaborazione o solidarietà,

– produrre e distribuire gli altri beni e servizi nella misura necessaria alla popolazione italiana e alle relazioni con gli altri paesi che accettano di avere con l’Italia relazioni di scambio, collaborazione o solidarietà,

– regolare la vita e l’attività delle aziende capitaliste in conformità a questo programma espropriando (senza indennizzo) i proprietari che non si prestano a eseguirlo, bloccare il pagamento degli interessi sul debito pubblico e il rinnovo dei titoli che vengono a scadenza, regolare il sistema bancario e finanziario in coerenza con l’attuazione di questo programma,

– riattivare le aziende dei produttori autonomi in modo che ogni lavoratore abbia un ruolo sociale e possa condurre una vita dignitosa impossibile in un’azienda che dipende da un singolo individuo (malattia, maternità, riposo, attività politiche e culturali, ecc.),

– riaprire scuole e università alla popolazione e riaprire tutte le altre strutture necessarie alla vita sociale per tutta la popolazione non costretta all’isolamento (ristrutturando gli edifici, adeguando e bonificando i locali),

– mobilitare senza limiti finanziari tutte le risorse disponibili (laboratori, centri di ricerca, aziende farmaceutiche, centri universitari) per la ricerca di medicinali e vaccini e la loro produzione, collaborando senza riserve con tutte le analoghe affidabili strutture di altri paesi,

– chiudere subito con la partecipazione di truppe italiane alle “imprese umanitarie” della NATO, invitare le truppe NATO e comunque straniere a lasciare libere le basi e destinare le basi agli usi sopra indicati,

– regolare le relazioni dell’Italia con le istituzioni dell’UE e analoghe in conformità con questo programma, mettendo in circolazione tutto il denaro necessario alla sua attuazione,

– mobilitare Esercito, Forze dell’Ordine e amministrazione pubblica per l’attuazione di questo programma,

– assegnare un lavoro dignitoso a ogni adulto atto al lavoro.

Sono queste le misure che gli operai e le masse popolari organizzate devono mettere in opera, costituendo le autorità necessarie allo scopo. Le autorità e i funzionari della Pubblica Amministrazione che non collaborano all’attuazione di questo programma bisogna destituirli, isolarli, boicottarli.

Il sovranismo della destra è solo messinscena: cosa potrebbe fare infatti un capitalista sovranista? Invadere con le sue merci e i suoi servizi il mondo intero, cioè fare il capitalista globale. Quello che farebbero i capitalisti degli altri paesi in Italia se non sbarriamo la porta.

Bisogna praticare una politica di solidarietà, collaborazione e scambio con ogni paese che è disposto a praticarla con l’Italia. Questa è la bandiera dell’indipendenza nazionale che gli operai e le masse popolari devono risollevare dal fango dove la borghesia l’ha gettata e sollevare alta in nome dell’internazionalismo proletario, per creare l’umanità del futuro.

Solo le masse popolari organizzate con un loro governo d’emergenza possono far fronte alla crisi sanitaria, economica e sociale e fermare il degrado del paese, fare piazza pulita del Debito Pubblico, dell’euro e della soggezione delle attività produttive e del resto delle loro attività al sistema finanziario e alla comunità internazionale dei gruppi imperialisti. Ma per arrivare a questo, devono organizzarsi, acquisire fiducia in se stesse tramite piccole ma diffuse attività pratiche fino a coordinarsi al punto da costituire il proprio governo d’emergenza. Questo è il compito in questa fase dei comunisti e di quanti vogliono farla finita con i mali del capitalismo che costituiscono il Fronte unico di classe: moltiplicare gli organismi operai e popolari, rafforzarli e fare di essi i costruttori del nuovo sistema di potere che crescendo sostituirà quello della borghesia e del clero. Questa è la strada per avanzare verso l’obiettivo comune dei comunisti di costruire la nuova società, il socialismo.

Sviluppiamo il dibattito e le azioni comuni, dalle iniziative locali a mobilitazioni nazionali, per costruire la più ampia unità d’azione anticapitalista e per rafforzare la rinascita del movimento comunista nel nostro paese”.

Facciamo del 6 giugno una giornata di mobilitazione e di organizzazione dei lavoratori, dei giovani, dei disoccupati e precari per farla finita con la gestione dei capitalisti della società e per costruire il governo di emergenza delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare.

 

 

FACCIAMO PAGARE LA CRISI AI PADRONI ED I LORO GOVERNI.
6 GIUGNO RISCENDIAMO IN PIAZZA IN TUTTE LE CITTA’

Noi lavoratori della logistica considerati carne da macello, con le nostre vite considerate un’inevitabile costo da pagare; noi addetti alla sanità, infermiere, infermieri e medici diventati “eroi” nel momento stesso in cui venivamo mandati al massacro; noi lavoratori immigrati delle campagne sfruttati e sottopagati; noi addetti alle pulizie; noi operai di fabbrica trattati al pari delle macchine con cui lavoriamo in catena di montaggio; noi lavoratori del turismo e dello spettacolo, senza lavoro e senza salario; noi insegnanti e supplenti precari; noi disoccupati, intermittenti, precari e a nero dai mille lavori e contratti, spremuti come limoni nei mille rivoli del decentramento della produzione capitalista e costretti a sopravvivere con paghe da fame; noi donne proletarie discriminate per il loro genere; noi rider che incontrate sulle nostre biciclette per portarvi a casa il cibo; noi studenti di scuole squalificate e senza futuro abbiamo deciso di prendere in mano le sorti delle nostre vite, con la consapevolezza che i nostri interessi immediati e futuri sono contrapposti e incompatibili agli interessi di chi ci sfrutta e di chi ci governa.

Abbiamo compreso insieme che è necessario ripartire con la lotta proprio dai nostri bisogni materiali indicando però anche l’immaginario di un nuovo tipo di società possibile, necessaria e indispensabile per il loro completo soddisfacimento: una società libera dal capitalismo e dalle sue logiche di miseria e di sfruttamento.

Abbiamo deciso, dopo diversi momenti di confronto nazionale di convergere e di dar vita a un patto d’azione, un fronte unico anticapitalista che ricomponga, nel conflitto e nella prospettiva politica di una trasformazione radicale della società, le diverse lotte presenti sul piano nazionale e locale.

Abbiamo deciso di scendere in piazza SABATO 6 GIUGNO per una giornata di mobilitazione nazionale articolata in tutti territori dove ad ora siamo presenti, con una piattaforma di rivendicazioni unificanti.

Al degrado e alla miseria attuale i proletari devono contrapporre un’alternativa di classe tesa al superamento della schiavitù salariata, e perciò incompatibile con gli interessi di sopravvivenza del capitale.

Facciamo appello a tutte le realtà sociali, sindacali e politiche che condividono questa necessità, e ai singoli proletari stanchi di sfogare la propria rabbia solo sui social virtuali, a partecipare in massa alla giornata del 6 giugno e ai prossimi appuntamenti del Patto d’azione.

1- Salario medio garantito per disoccupati, sottoccupati, precari e cassintegrati;

2- Riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario: lavorare meno, lavorare tutti;

3- I costi della pandemia siano pagati dai padroni, a partire da una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione;

4- Libertà di sciopero e agibilità sindacale: contro i divieti delle questure, dei prefetti e della Commissione di garanzia sugli scioperi: se si lavora si ha anche il diritto di svolgere attività sindacale e di scioperare;

5- Abrogazione dei Decreti-sicurezza: no alla militarizzazione ulteriore dei territori e dei luoghi di lavoro;

6- Drastico taglio alle spese militari (un F35 equivale a 7113 respiratori) e alle grandi opere inutili e dannose (quali TAV, TAP, Muos);

7- Piano di assunzione di nuovo personale sanitario: scorrimento degli idonei e delle idonee nelle graduatorie pubbliche e stabilizzazione dei precari e delle precarie, per garantire anche l’abbattimento dei turni di lavoro e le ferie bloccate;

8- Requisizione immediata di tutte le cliniche private, anche oltre l’emergenza, per ricostruire tutti i servizi sanitari territoriali distrutti; contro la mercificazione della salute, per un servizio sanitario unico, universale, efficiente e gratuito;

9- Regolarizzazione e sanatoria per tutti gli immigrati, a partire dalle migliaia di “irregolari” del settore bracciantile; contro la regolarizzazione-beffa “Conte- Bellanova”: permessi di soggiorno, documenti anagrafici e riconoscimento pieno per tutti gli immigrati; garanzia di salario diretto e indiretto, diritto all’abitare e assistenza sanitaria; chiusura dei CPR e riapertura dei porti;

10- Blocco immediato degli affitti, dei mutui sulla prima casa e di tutte le utenze (luce, acqua, gas, internet) per i disoccupati e i cassintegrati; blocco a tempo indeterminato degli sgomberi per tutte le occupazioni a scopo abitativo;

11- Revoca di qualsiasi progetto di Autonomia differenziata che penalizza i proletari e i lavoratori del Sud;

12- Amnistia e misure alternative per garantire la salute di tutti i detenuti e di tutte le detenute;

Patto d’Azione per un fronte anticapitalista

 

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