A tutti coloro che hanno la falce e il martello nel cuore

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Niente di buono verrà da chi ci ha portato a questo punto, fare fronte all’emergenza sanitaria e guardare avanti!

“Voi fascisti porterete il paese alla rovina e a noi comunisti spetterà di salvarla” – Antonio Gramsci

Una premessa

Indipendentemente dalle cause particolari che l’hanno scatenata, la pandemia da Covid-19 è la conseguenza in campo sanitario della seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale che opprime il mondo con mille effetti devastanti (economici, politici, ambientali) man mano che avanza. Essa si inserisce in un contesto di problemi e contraddizioni già esistenti aggravandoli ulteriormente: ha solo scoperchiato contemporaneamente e a livello mondiale le storture, le falle, i cortocircuiti della società capitalista.

L’emergenza sanitaria è esplosa in modo dirompente in un contesto in cui convivevano altre emergenze (devastazione dell’ambiente, disoccupazione e precarietà, degrado morale e intellettuale), ognuna delle quali non aveva e non ha soluzione nell’ambito della società capitalista. Probabilmente l’emergenza sanitaria passerà nel giro di qualche mese, lasciando comunque conseguenze profonde e indelebili (numero di morti, impatto sullo stile di vita, ecc.), ma nulla sarà più come prima perché la crisi economica e quella politica si aggraveranno ulteriormente e determineranno le condizioni concrete della lotta che decide il futuro dell’umanità.

“Andrà tutto bene” è solo uno slogan della propaganda di guerra attraverso cui la classe dominante cerca di mantenere il controllo sulle masse popolari. Neppure prima dell’epidemia andava tutto bene e anzi è proprio per come andavano le cose prima dell’epidemia che il Covid-19 ha trovato terreno fertile e condizioni favorevoli per diffondersi.

La crisi generale, entrata nella sua fase terminale nel 2008, ha corroso il sistema economico capitalista e lo ha reso fragilissimo. La necessità storica impone quindi, immediatamente, da una settimana all’altra, l’adozione di misure proprie di uno Stato socialista per fare fronte all’emergenza, misure volte a creare subito un’unità sociale sul piano economico, politico e sociale, antitetica al modo di produzione capitalista e alla sua legge ferrea del profitto ad ogni costo. Una unità sociale simile a quella che ha dimostrato di avere la Repubblica Popolare Cinese che sta venendo a capo in pochi mesi dell’emergenza sanitaria perché è ancora un paese per metà socialista1: gran parte della struttura produttiva è ancora pubblica, il servizio sanitario e la ricerca scientifica sono ancora pubblici e la mobilitazione delle masse popolari è una pratica in una certa misura persistente.

L’emergenza Covid-19 mette in evidenza anzitutto che la società è già collettiva e ha la necessità di instaurare un ordinamento economico e sociale superiore al capitalismo, il socialismo; dimostra non solo che le condizioni sono mature, ma pure che esso è l’unica prospettiva positiva per l’umanità.

Portano in un vicolo cieco le tesi che generalizzano le responsabilità della situazione attuale e si appellano a “rendersi conto della necessità di cambiare stili di vita” come fa Fosco Giannini [vedi “Dopo il Coronavirus non sarà più come prima. Ma come sarà?”] che scrive: “si potrà uscire dalla paura che oggi dissemina il coronavirus solo attraverso una nuova società solidale, solo attraverso il pensiero dell’uguaglianza, delle garanzie sociali (valore collettivo ben più grande di un’automobile di lusso, di un viaggio alle Maldive: ora lo capiamo?), l’abbandono dell’egoismo individualista e capitalista”. Ma compagno, compagni, le responsabilità della situazione non sono di chi “ambiva all’auto di lusso” o “al viaggio alle Maldive”, quelle ambizioni erano (e sono) il riflesso di una società basata sui rapporti di valore, sulle merci, sul profitto, sulla “meritocrazia del denaro”. Diciamo, invece, a chiare lettere e senza alimentare alcun dubbio, che la soluzione alle conseguenze del Covid-19 è anche la soluzione alle mille manifestazioni distruttive del capitalismo.

La soluzione è il socialismo:

– il potere in mano alle masse popolari organizzate e in primo luogo alla classe operaia organizzata attorno al suo partito comunista (dittatura del proletariato), che ha il compito principale di reprimere i tentativi di rivincita della borghesia imperialista e del clero e di promuovere l’universale partecipazione delle masse popolari alle attività da cui le classi dominanti le hanno sempre escluse;

– il passaggio (nelle forme e con i tempi adeguati alle condizioni concrete) dalla produzione fatta in aziende capitaliste e in piccole aziende individuali e familiari alla produzione fatta in agenzie pubbliche che lavorano secondo un piano pubblicamente deciso per produrre tutti e solo i beni e i servizi necessari alla vita dignitosa della popolazione (al livello di civiltà che l’umanità ha oggi raggiunto) e ai rapporti di solidarietà, di collaborazione e di scambio con gli altri paesi;

– la partecipazione crescente di tutta la popolazione alla gestione, alla direzione e alla progettazione della vita sociale, al patrimonio culturale e al resto delle attività propriamente umane.

Ma portano in un vicolo cieco e sono profondamente sbagliate anche le tesi di chi sostiene “aspettiamo che passi l’emergenza e poi faremo i conti” o “quando passerà l’emergenza pagherete caro” o limitarsi a denunciare quello che non funziona senza portare una linea concreta di organizzazione e mobilitazione delle masse popolari, significa attestarsi alle misure, alle leggi e regole imposte dai padroni e dal Governo Conte. Significa portare i lavoratori e le masse che li seguono all’impotenza e a essere sottomessi alle regole e alle istituzioni di coloro (borghesia e clero) che hanno portato all’attuale situazione disastrosa. Significa ripetere oggi in nome della “emergenza sanitaria” quello che fecero nel secolo scorso i partiti socialisti e socialdemocratici della II Internazionale nei paesi imperialisti che in nome della “difesa della patria” si allearono con le borghesie dei rispettivi paesi. Il risultato di questa “prostituzione del socialismo” (come la definì Lenin) fu che milioni di proletari vennero mandati a uccidere e a farsi uccidere da proletari di altri paesi: un macello che “sarebbe continuato non si sa quanto e non si sa come se i comunisti russi, con alla testa Lenin, non fossero riusciti a guidare gli operai e i contadini russi a rompere il corso delle cose con la Rivoluzione d’Ottobre e dare con ciò inizio alla prima ondata della rivoluzione proletaria a cui parteciparono via via i popoli di tutto il mondo, mobilitati in uno slancio di progresso quale mai si era visto” (Comunicato del (n)CI n. 41/2011- 25.11.2011).

Le centinaia di scioperi spontanei delle scorse settimane per fermare la produzione di quelle merci, di quei beni e servizi che non sono essenziali a fronteggiare l’emergenza e che non sono necessari per la vita delle masse popolari, dimostrano che la classe operaia è più avanzata di chi sostiene quella tesi. Il Covid-19 non sospende la lotta di classe, anzi la alimenta e la dispiega e rende evidente e urgente la questione della presa del potere politico da parte della classe operaia e delle masse popolari: sono loro che negli ospedali, nelle fabbriche, nelle campagne, nei trasporti, nella distribuzione producono i beni e i servizi che servono.

Compagni, lavoratori, giovani, non è il momento di aspettare “come si metteranno le cose”, non dobbiamo affidarci a padroni, speculatori e affaristi. È il momento di promuovere ovunque l’organizzazione, il coordinamento e la mobilitazione delle masse popolari.

In particolare bisogna attivarsi affinché:

– si costituiscano in ogni azienda privata e pubblica gruppi di operai e lavoratori (anche piccoli gruppi, inizialmente e in ogni caso in modo indipendente dalle appartenenze sindacali) per prendere in mano la gestione delle misure di sicurezza sanitarie e per occuparsi del futuro della loro azienda, per coordinarsi (fare rete) con i lavoratori delle altre aziende. La linea è che nessuna azienda deve essere chiusa e nessun lavoratore deve essere licenziato;

– si costituiscano gruppi di lavoratori della sanità che lottano per far scorrere subito le graduatorie per l’assunzione di infermieri e Operatori Socio-Sanitari (OSS), per l’internazionalizzazione di tutti i lavoratori, per la stabilizzazione di tutti i precari della sanità;

– si costituiscano e si rafforzino gruppi di studenti e giovani per sostenere la lotta degli operai delle aziende pubbliche e private, i lavoratori della sanità; per occuparsi della gestione dell’emergenza sanitaria e della sicurezza dei territori, organizzando le brigate di solidarietà che agiscono in modo coordinato con altre presenti nei vari territori.

Bisogna mobilitarsi per imporre al governo le misure necessarie a sostenere i lavoratori e le masse popolari.

1. Garantire la salute di tutto il personale medico e sanitario, sia attraverso il reperimento e la distribuzione di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), sia avviando la produzione su ampia scala di DPI sotto il controllo del governo, adibendo a questo scopo tutte le aziende pubbliche e private che già lavorano materiali adeguati. Contestualmente va iniziata la distribuzione capillare, continua e gratuita di DPI alla popolazione per evitare corse all’accaparramento e speculazioni. Stesso discorso vale per la produzione di ventilatori meccanici per la respirazione assistita: il brevetto va requisito immediatamente e la loro produzione va imposta alle aziende idonee a produrli su ampia scala, a partire da quelle altamente specializzate dell’industria militare. Vanno requisite senza alcun indennizzo tutte le strutture private ospedaliere e tutta la filiera di produzione di DPI, macchinari e strumenti medici e sanitari. Vanno riaperti gli ospedali chiusi a seguito dei tagli alla sanità, ma che sono ancora funzionanti o che potrebbero esserlo a seguito di minimi interventi di manutenzione e recupero. Va ripristinata e garantita la cura e l’assistenza ordinaria a chi è affetto da altre patologie: l’emergenza Covid-19 è anche l’emergenza della chiusura dei centri di assistenza per disabili fisici e mentali che vengono abbandonati alle famiglie – di norma non preparate e non fornite degli strumenti per prendersene cura efficacemente – è l’emergenza di chi oggi non può fare esami specialistici perché sospesi o di chi, colpito da infarto, non sarà trasportato per tempo in un pronto soccorso.

2. Chiusura di tutte le aziende capitaliste e pubbliche che non producono beni e servizi essenziali per fare fronte all’emergenza sanitaria e sociale e mobilitazione dei milioni di lavoratori nelle attività che invece sono necessarie. Per alcune attività specifiche servono particolari competenze (in campo medico, farmacologico, tecnico, ecc.), ma per moltissime altre attività servono solo organizzazione, mezzi e disponibilità di DPI. Solo con la mobilitazione diretta della classe operaia e delle masse popolari è possibile lavorare in sicurezza e “sconfiggere” il Covid-19!

3. Organizzare la distribuzione di beni di prima necessità (che non sono solo la pasta e fagioli, ma anche la formazione e l’informazione, la cura della persona, la cultura, ecc.) in modo coordinato e organizzato, secondo criteri trasparenti e pubblici, in modo da tutelare sia chi opera la distribuzione che chi ne usufruisce. Alcune misure devono essere adottate immediatamente (basta annunci e conferenze stampe fatte di promesse di Conte, ministri e politici al seguito) e “senza rischi”: tra esse l’accesso gratuito per tutti alla rete internet e alla linea telefonica.

4. Sostenere con tutte le misure necessarie i lavoratori e le masse popolari: salario garantito per tutti i lavoratori dipendenti ed estensione senza vincoli e limiti del Reddito di Cittadinanza a tutti i cittadini maggiorenni, italiani e immigrati, che non percepiscono un salario o uno stipendio”. Vanno destinate a ciò subito le risorse necessarie, usando quelle che ordinariamente vengono stanziate per onorare i vincoli economici (interessi sul debito pubblico) derivanti dalla nostra servitù al sistema finanziario internazionale, alla UE, alla Nato o al Vaticano. Si deve emettere, se necessario, una moneta per la circolazione interna, i buoni spesa, alternativi all’Euro. Bisogna differire a tempo indeterminato pagamenti di mutui, imposte, tasse e tributi. Servono soldi anche per i precari, per i lavoratori in nero, per i disoccupati, per i milioni di persone che per un motivo o l’altro non percepiscono il Reddito di Cittadinanza o altri ammortizzatori sociali.

5. Sequestro di tutte le case vuote e sfitte e loro assegnazione a quanti vivono in condizioni di precarietà abitativa o che un tetto non ce l’hanno proprio. Non serve requisire le “seconde case” comprate con i risparmi di una vita di lavoro dalle famiglie delle masse popolari: Chiesa, fondazioni, immobiliari, fondi di investimento e banche hanno centinaia di migliaia di appartamenti che tengono vuoti ed è sufficiente requisire quelli per dare a tutti la possibilità di affrontare l’emergenza. Il principio è assegnare a tutti una casa anche per evitare che permangano “sacche di contagio”: la migliore forma di tutela non è la polizia nelle strade, ma garantire a chiunque condizioni di vita dignitose.

6. Svuotare le carceri con misure davvero efficaci (non fittizie come quelle previste dal DL Cura Italia), per impedire la propagazione del virus all’interno e, di conseguenza, all’esterno tramite chi tutti i giorni le frequenta a vario titolo. Chiudere le strutture sovraffollate, fatiscenti e prive di adeguate misure igieniche. Le carceri devono essere luoghi di rieducazione, questo dice la Costituzione, non lazzaretti in cui “se muore qualcuno tanto meglio”.

Chiamiamo ogni comunista, ogni gruppo organizzato di comunisti ad attivarsi con ogni mezzo per sostenere e organizzare i lavoratori e le masse popolari ad attuare queste sei misure.

Queste sono le misure necessarie per fare fronte alla situazione. Sono le misure che il governo deve mettere in campo oppure deve essere sostituito al più presto da un governo di emergenza delle organizzazioni operaie e popolari che le attua, il Governo di Blocco Popolare.

La sola via d’uscita dal pantano in cui la borghesia affonda ogni giorno un po’ di più le masse popolari è instaurare il socialismo. Guidarle a farlo è il compito dei comunisti.

Noi comunisti possiamo e dobbiamo portarle a questo risultato!

La Direzione Nazionale del P.CARC

Note

1“La vita dei paesi socialisti creati durante la prima ondata della rivoluzione proletaria copre un periodo relativamente breve, dal 1917 ad oggi. Nonostante le grandi diversità da paese a paese, nella loro vita i primi paesi socialisti hanno attraversato fondamentalmente tre fasi. La prima fase è iniziata con la conquista del potere da parte della classe operaia e del suo partito comunista (quasi ovunque alla testa di una rivoluzione di nuova democrazia). Essa è caratterizzata dalle trasformazioni che allontanano i paesi socialisti dal capitalismo e dai modi di produzione precapitalisti e li portano verso il comunismo. È la fase della “costruzione del socialismo”. Questa fase per l’Unione Sovietica è durata quasi 40 anni (1917-1956), per le democrazie popolari dell’Europa orientale e centrale circa 10 anni (1945-1956), per la Repubblica popolare cinese meno di trent’anni (1950-1976). La seconda fase è iniziata quando i revisionisti moderni [Krusciov & C] hanno conquistato la direzione del partito comunista e invertito il senso della trasformazione. È la fase caratterizzata dal tentativo di instaurare o restaurare gradualmente e pacificamente il capitalismo. Non vengono più compiuti passi verso il comunismo. I germi di comunismo vengono soffocati. Si dà spazio ai rapporti capitalisti ancora esistenti e si cerca di richiamare in vita quelli scomparsi. Si ripercorre a ritroso il cammino percorso nella prima fase, fino alla patetica proposta della NEP fatta da Gorbaciov alla fine degli anni ottanta! È la fase del “tentativo di restaurazione pacifica e graduale del capitalismo”. Questa fase si è aperta per l’URSS e le democrazie popolari dell’Europa orientale e centrale grosso modo nel 1956 ed è durata fino alla fine degli anni ‘80, per la Repubblica popolare cinese si è aperta nel 1976 ed è ancora in corso. La terza fase è la fase del “tentativo di restaurazione del capitalismo a qualsiasi costo”. È la fase della restaurazione su grande scala della proprietà privata dei mezzi di produzione e dell’integrazione a qualsiasi costo nel sistema imperialista mondiale. È la fase di un nuovo scontro violento tra le due classi e le due vie: restaurazione del capitalismo o ripresa della transizione verso il comunismo? Questa fase si è aperta per l’URSS e le democrazie popolari dell’Europa orientale e centrale grosso modo nel 1989 ed è ancora in corso” – dal Manifesto Programma del (nuovo)PCI – CAP 1.7.3. La fasi attraversate dai primi paesi socialisti

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