Il P.CARC aderisce e promuove la partecipazione allo sciopero generale indetto da CUB, SGB, USI e SI Cobas per la giornata del 25 ottobre, partecipa e promuove la partecipazione alla manifestazione “Organizziamoci nella lotta per far sentire la voce dei lavoratori e le nostre rivendicazioni di classe!” promossa da SI Cobas a Roma per sabato 26 ottobre.

Con l’accordo di palazzo fra M5S, PD e LeU che ha prodotto il governo Conte 2, la classe dominante non ha risolto, ma ha aggravato la crisi del sistema politico della Repubblica Pontificia, non ha sanato la crepa fra lei e le masse popolari, ma anzi l’ha allargata. Il governo Conte 2 è frutto di un’operazione di vertice che, più ancora che il governo M5S-Lega (il Conte 1), va contro la “volontà popolare” anti Larghe Intese per come si è espressa nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018, nelle elezioni europee del 26 maggio 2019 e nelle elezioni amministrative del 2019. Anche se “in Parlamento c’erano i numeri”, il governo Conte 2 è un altro passo nella rottura perfino delle apparenze della democrazia borghese, la riduzione del numero dei parlamentari lo conferma.
Nonostante le manovre delle Larghe Intese, indietro non si torna. I motivi che hanno portato all’insediamento del governo M5S-Lega non sono stati una parentesi passeggera: la crisi generale, lungi dall’essersi affievolita, si aggrava e si sviluppa, cresce l’ingovernabilità del paese.
Il punto non è quindi stabilire se questo governo è buono o non è buono, tanto meno basandosi sulle dichiarazioni e sulle promesse. Il punto è usare tutti gli appigli che la sua opera offre per spingere le masse popolari a mobilitarsi e a organizzarsi per conquistare posizioni nella lotta di classe in corso e creare superiori condizioni per costituire, nell’immediato, un proprio governo d’emergenza popolare.

La piattaforma rivendicativa proposta da SI COBAS e ADL COBAS dello sciopero generale del 25 ottobre, nell’insieme dei suoi articoli, mette al centro la necessità di difendere condizioni che rendono dignitoso il lavoro e arrestare l’erosione dei diritti che i lavoratori e le masse popolari hanno strappato durante la prima ondata della rivoluzione proletaria, quando il movimento comunista era forte nel mondo: dalla possibilità di scegliersi l’organizzazione sindacale che si preferisce e tenere assemblee in azienda, fino alla libertà di critica e di espressione. Diritti conquistati 50 anni fa con la gloriosa stagione dell’Autunno Caldo: i Consigli di Fabbrica sono state una delle vette più alte dell’organizzazione della classe operaia, che spianò la strada alla conquista dello Statuto dei Lavoratori (in particolare, all’introduzione dell’articolo 18 della giusta causa per i licenziamenti e delle 150 ore retribuite per l’istruzione) e alla “entrata in fabbrica” della parti progressiste della Costituzione del 1948.
Per far fronte alla crisi economica e soddisfare la loro avidità di profitto, oggi i padroni cercano di cancellare queste conquiste imponendo leggi come l’obbligo di fedeltà aziendale e i Decreti Sicurezza. L’abolizione di queste leggi, imposte dalla Lega di Salvini, avallate dal M5S di Di Maio e lasciate intatte dal PD di Zingaretti, come l’abolizione del Jobs Act di Renzi e della legge Fornero sulle pensioni, è un passaggio importante per alimentare nei lavoratori la fiducia nella propria forza che devono imparare a far valere. Va eliminato con ogni mezzo uno strumento che cerca di spaventare prima e colpire poi la classe operaia con sanzioni pecuniarie e penali altissime in caso di blocchi stradali e occupazioni: due fra gli strumenti “classici” da sempre utilizzati dai lavoratori per impedire lo smantellamento delle aziende e per portare all’attenzione dell’opinione pubblica le situazioni di crisi.
Gli operai della Sanac di Massa ci hanno anche recentemente dimostrato che, laddove creiamo rapporti di forza adeguati, cioè quando facciamo leva sulla solidarietà di classe, sul coordinamento con le organizzazioni operaie e popolari del territorio, quando teniamo in mano l’iniziativa e costringiamo istituzioni e sindacati di regime a rincorrere la mobilitazione delle masse popolari, la vittoria dei lavoratori è possibile.

La manifestazione del 26 ottobre, indicata come la “parte politica” delle mobilitazioni, vuole non lasciare alla Lega e a Salvini il ruolo del primo oppositore del nuovo governo. Questo obiettivo lo facciamo valere realmente e praticamente solo legandoci alle tante battaglie che attraversano il paese per far fronte agli effetti immediati più gravi della crisi, a partire dai 160 tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), fino a fare diventare ognuna di questa battaglie una “questione di ordine pubblico”. Pensiamo anche ai NO TAV e NO TAP (lotte contro le Grandi Opere inutili e dannose), ai NO MUOS e ad A FORAS (lotta contro la NATO e la guerra), ai movimenti e organizzazioni di lotta per la casa, agli studenti, ai disoccupati, alle lotte contro la devastazione della Terra.
Non si tratta semplicemente di “unire le lotte” e moltiplicarle finché la “rivoluzione scoppierà”. Si tratta di costruire anche dal basso la rete del nuovo potere attraverso la moltiplicazione, il rafforzamento e il coordinamento di organizzazioni operaie e popolari che si pongono tutte il medesimo comune obiettivo di prendere in mano le redini del paese, che non si limitano a fare strenua e ferma opposizione ma lottano per prendere in mano il proprio destino e dirigere il corso delle cose.

È quindi necessario consolidare, rafforzare ed estendere il ruolo delle organizzazioni operaie e popolari esistenti, di costruirne di nuove, di favorire il loro coordinamento:
– sostenere in ogni azienda gli operai avanzati e in ogni zona gli esponenti avanzati delle masse popolari che in qualche modo nel loro contesto particolare, in un campo o nell’altro, resistono all’uno o all’altro aspetto del catastrofico corso delle cose che la borghesia imperialista impone in tutto il mondo in ogni campo,
– aiutare ogni gruppo di lavoratori avanzati a occuparsi con più forza e con efficacia crescente della sua lotta particolare,
– spingere ogni gruppo di lavoratori ad andare oltre il suo caso particolare e legarsi in ogni modo agli altri gruppi che anch’essi nel loro particolare resistono e assieme creare la rete del nuovo potere che si rafforzerà fino a costituire un proprio governo d’emergenza che farà fronte al sabotaggio, al boicottaggio, alle sanzioni e all’aggressione della comunità internazionale dei gruppi imperialisti fino a instaurare il socialismo.
Per socialismo intendiamo un sistema sociale caratterizzato da tre elementi:
1. governo del paese (il potere politico) nelle mani delle masse popolari organizzate aggregate intorno al partito comunista e guidato dall’obiettivo della transizione dal capitalismo al comunismo;
2. gestione pianificata pubblica delle aziende che producono beni e servizi, che devono soddisfare i bisogni individuali e collettivi della popolazione,
3. promozione, con tutti i mezzi del potere sociale, della crescente partecipazione della popolazione, in particolare delle classi che la borghesia esclude, alle attività specificamente umane (gestione delle attività politiche e sociali del paese, cultura, sport, ecc.). Il primo atto dell’instaurazione del socialismo è semplicemente la conquista del potere.

Questo serve ai lavoratori e al resto delle masse popolari per porre fine alla devastazione imposta dalla borghesia e dal suo sistema in cancrena: le mobilitazioni del 25 e 26 ottobre prossimo sono un’occasione favorevole per avanzare in questa direzione.
Prendere esempio dai Consigli di Fabbrica del Biennio Rosso (1919-1920) e dell’Autunno Caldo del 1969 e mettere al centro l’iniziativa dei lavoratori, ma questa volta per avanzare verso la vittoria del movimento comunista che rinasce nel nostro paese e nel resto del mondo, fino all’instaurazione del socialismo!
Creare in ogni azienda organismi di operai che si occupano del destino della loro azienda, contrastano i tentativi di smantellamento, morte lenta, privatizzazione e le operazioni speculative, prevengono le mosse dei padroni approfittando del fatto che possiamo conoscerle in anticipo perché sono mosse obbligate, dettate dalla loro necessità di valorizzare ognuno il suo capitale, alimentano le lotte del resto delle masse popolari e se ne giovino essi stessi.

Moltiplicare gli organismi operai e popolari, rafforzarli e fare di essi i costruttori del nuovo sistema di potere che crescendo sostituirà quello della borghesia e del clero.

Per farla finita con la crisi del capitalismo e i disastri che produce, bisogna farla finita con il capitalismo. È un’opera difficile ma possibile. Dipende solo da noi impegnarci. Questa è l’opera che costruirà il nostro futuro e ci farà fare un salto verso l’instaurazione del socialismo.

10, 100, 1000 Consigli di Fabbrica!
Il futuro del paese poggia sugli organismi operai nelle aziende capitaliste e gli organismi popolari nelle aziende pubbliche!
Organizziamoci per dare al paese il governo di cui le masse popolari hanno bisogno!

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