Dal 7 al 13 marzo una delegazione del P.CARC ha fatto tappa in Sardegna in una delle ordinarie spedizioni in zone dove il Partito non è ancora radicato. L’attività svolta è stata incentrata sul consolidamento di alcuni rapporti esistenti e sullo sviluppo di nuovi contatti, in particolare alla luce delle mobilitazioni dei pastori (ne abbiamo scritto su Resistenza n. 2/2019), diffusioni di Resistenza all’Università e alla Saras (exENI) di Sarroch (CA), la conduzione di una presentazione dell’autobiografia di Teresa Noce pubblicata dalle Edizioni Rapporti Sociali.

Per quanto riguarda la superiore conoscenza e comprensione del movimento economico e politico della Sardegna, gli incontri e le interviste ai pastori sono state estremamente interessanti e utili: i compagni hanno partecipato al presidio dell’8 marzo che si è svolto sotto la prefettura di Sassari in vista dell’ultima trattativa tra padroni dei caseifici, governo e pastori: “scoprendo” il legame esistente fra le mobilitazioni dello scorso febbraio e la lunga tradizione di lotta dei pastori. L’accordo raggiunto con le autorità non è considerato soddisfacente rispetto alle rivendicazioni economiche, le discussioni e il confronto fra i pastori proseguono. Sono emerse tre “anime”: una componente, diretta e orientata principalmente dai sindacati di regime, che puntava a un accordo a qualunque costo, purché si sblocasse la vendita; una seconda componente, più autonoma dalle strutture sindacali e storicamente organizzata nel Movimento Pastori Sardi (MPS), che ha promosso e sta ancora promuovendo un dibattito più approfondito fra tutti i pastori attraverso specifiche assemblee territoriali; una terza componente di elementi non organizzati e che partecipano alla mobilitazione in modo autonomo.

Trasversalmente a queste tre componenti, le principali linee attorno a cui verte la discussione sono due: i promotori di un approccio strettamente rivendicativo (con proposte più o meno radicali, con iniziative di lotta più o meno conflittuali); i promotori dell’allargamento della mobilitazione a tutto il comparto agropastorale, per mettere in discussione non solo i prezzi delle merci (latte, carne ecc.), ma l’intero sistema (le dinamiche del libero mercato, il blocco delle merci estere sottoprezzate, ecc.) portando il discorso su un piano più politico. Nonostante una momentanea “tregua”, la lotta non è affatto conclusa: il fuoco cova sotto la cenere.

La solidarietà degli studenti alla mobilitazione dei pastori. Nel periodo caldo della protesta decine di cortei in tutta la Sardegna hanno riempito le strade dei maggiori centri urbani, composti principalmente da studenti. La componente che più si è mobilitata sono quelli delle scuole medie superiori e in particolar modo degli istituti agrari: insomma, i figli di pastori che hanno di fronte la prospettiva di fare i pastori a loro volta. Scarsa, invece, la mobilitazione degli universitari, seppure molti di loro siano figli di pastori. E’ un dato comprensibile alla luce della massiccia campagna di intossicazione e diversione che la classe dominante conduce contro i giovani: le loro legittime aspirazioni a costruirsi un futuro diverso, se non sono legate al movimento di trasformazione della società, rischiano di alimentare l’illusione che sia possibile “farcela da soli”, abbandonando “le umili origini” pastorali e rifiutando ciò per cui tanti giovani figli di pastori sembrano condannati: lavorare 365 giorni l’anno come i propri genitori, senza ferie, con sacrifici enormi.

Sia a quei giovani che hanno partecipato in massa alle mobilitazioni, sia a quelli che non vi hanno preso parte e anzi le hanno evitate come si tende a evitare un destino che spaventa, abbiamo indicato la via della lotta di classe come motore della loro emancipazione e fondamenta della costruzione del loro futuro. E’ il capitalismo che costringe ogni elemento delle masse popolari a lavorare sempre di più per guadagnare sempre meno, a mettersi in concorrenza fra individui poiché l’affermazione di uno è possibile solo in ragione della sottomissione degli altri.

La presentazione di “Rivoluzionaria Professionale”. L’iniziativa di presentazione dell’autobiografia di Teresa Noce è stata ospitata dal SuTzirculu, un locale gestito e frequentato da buona parte del movimento cagliaritano. A dimostrazione della necessità dei giovani di legarsi al movimento comunista, i presenti all’iniziativa erano principalmente giovani donne. A loro l’esempio di Teresa Noce, comunista, operaia a partigiana che da giovanissima ha mosso i suoi primi passi nel movimento comunista, ha dato impulso ed entusiasmo. L’iniziativa è stata occasione per affermare la necessità che ogni proletario dia il suo contributo alla costruzione della rivoluzione socialista, sia esso adulto o giovane, uomo o donna: la storia del nostro paese fin dalla Resistenza al nazifascismo dimostra che ogni conquista è temporanea se non viene consolidata con la costruzione del socialismo.

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