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Aderiamo e partecipiamo alla manifestazione del 23 marzo a Roma Marcia per il clima e contro le grandi opere:

– perché essa è una vera espressione della mobilitazione e dell’impegno delle masse popolari organizzate contro le grandi opere inutili e dannose e contro gli effetti sul clima, sull’ambiente e sul territorio che produce il modo di produzione capitalista. E’ una manifestazione che “nasce dal basso” ed è principalmente rivolta a cercare e trovare dal basso le soluzioni e le alternative al degrado generale a cui la borghesia imperialista ha ridotto il pianeta e il nostro paese;

– perché essa è la più inclusiva e rappresentativa mobilitazione di coloro che, territorio per territorio, dalle “grandi vertenze” alle “piccole resistenze”, cercano e propongono soluzioni immediate, possibili e realistiche al disastro imposto dalla borghesia imperialista e dalla logica del profitto eretta a legge oggettiva della società;

– perché, come combinazione delle due ragioni precedenti, è una mobilitazione che pone in modo aperto la questione della costruzione dell’alternativa economica e sociale al modo di produzione capitalista e della costruzione dal basso delle strutture collettive di gestione della società. Benché sia il tema di quale sia l’alternativa al modo di produzione capitalista che il tema delle forme e del contenuto delle strutture collettive di gestione della società siano ancora posti in modo fumoso e aleatorio, si tratta della più evidente manifestazione della coscienza diffusa fra le masse popolari della necessità e dell’urgenza di dare alla storia quella spinta di cui ha bisogno per superare l’era barbarica e primitiva costituita in questa epoca dai rapporti di produzione capitalisti (sfruttamento dei lavoratori e devastazione dell’ambiente per ricavarne profitto); si tratta della più matura spinta – basata sul senso comune corrente – alla trasformazione socialista della società.

Aderiamo e partecipiamo alla manifestazione del 23 marzo a Roma

  • per raccogliere le esperienze dei tanti organismi operai e popolari, delle tante reti che promuovono e organizzano la resistenza alle speculazioni, agli arbitri, agli effetti della crisi ambientale. In vari casi si tratta di alcune fra le più avanzate esperienze di organizzazione del nostro paese per capacità di analisi, di ragionamento e di azione pratica, per longevità e combattività, per promozione della solidarietà di classe contro la repressione. Se pensiamo al movimento NO TAV e NO TAP, per citare due fra i più conosciuti, si tratta di due delle più avanzate esperienze di scuola di lotta di classe per decine di migliaia di elementi delle masse popolari di ogni parte del paese, di ogni età e orientamento. Raccogliere e capire quelle esperienze è decisivo per comprendere l’attuale livello di esperienza e di combattività, per comprendere l’orientamento e la capacità di elaborazione di una parte importante della rete che costituisce il nuovo potere che i comunisti devono costruire e alimentare per resistere, contrastare e infine sottomettere il vecchio potere della borghesia imperialista e delle sue istituzioni;

  • per propagandare su ampia scala la necessità e la possibilità di imporre ai vertici della Repubblica Pontificia, attraverso la mobilitazione delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare; per allargare la breccia che le masse popolari hanno aperto con le elezioni del 4 marzo 2018 nel sistema politico delle Larghe Intese che ha governato negli ultimi 40 anni che hanno devastato i territori, l’ambiente e l’apparato produttivo. “Il governo M5S-Lega non è un “normale governo borghese”, anche se le forze che lo compongono sono ancora forze borghesi. È frutto dell’indignazione di larga parte delle masse popolari per la politica seguita dai governi borghesi da 40 anni a questa parte. Esse hanno votato M5S e Lega nella fiducia che facessero cose che non faranno perché, al di là che ne abbiano o no la volontà, non hanno le forze per farle. Quindi le masse popolari hanno mandato all’aria il corso delle cose che proseguiva da anni. Chi non comprende la novità pensa che era meglio quando governavano Prodi & C, anziché indicare cosa fare oggi per portare le masse popolari sulla via dell’instaurazione del socialismo. Dobbiamo lottare contro l’inerzia e le malefatte del governo M5S-Lega ma per andare avanti, per allargare la breccia aperta con le elezioni di marzo nel sistema politico della Repubblica Pontificia, non per ritornare ai governi delle Larghe Intese. Noi dobbiamo denunciare e lottare senza riserve contro le malefatte del governo M5-Lega, resistere con ogni mezzo alle misure antipopolari, incalzare senza tregua ministri, eletti e attivisti M5S e Lega. Tuttavia dobbiamo lottare con energia ancora maggiore contro gli oppositori di questo governo esponenti delle Larghe Intese, contro i partiti e gruppi che fanno capo a Berlusconi, al PD e alla loro cerchia, i fautori storici e ostinati dell’eliminazione delle conquiste e dei diritti dei lavoratori, della partecipazione dell’Italia alla devastazione dei paesi oppressi e alle guerre NATO che costringono milioni di lavoratori a emigrare, dell’asservimento del nostro paese all’UE, alla NATO e al sistema finanziario internazionale, della degradazione degli edifici, delle infrastrutture e delle terre di cui abbiamo avuto la dimostrazione su grande scala nei giorni di pioggia e di vento, delle grandi opere dannose alle masse popolari” – dalla Dichiarazione Generale approvata dal V Congresso del P.CARC. Per chi riponeva immotivata “fiducia cieca” nel governo Conte gli avvenimenti politici degli ultimi 9 mesi sono stati una doccia fredda ed è probabile che nella marcia del 23 marzo vedrà soprattutto, o soltanto, “la marcia degli scontenti e dei delusi del M5S”. Per chi aspettava “l’ora del fallimento del M5S alla prova di governo” in modo da proporsi come “nuova alternativa” più “credibile e radicale” è probabile che la marcia del 23 marzo appaia come “una grande occasione per fare campagna elettorale”. Per chi ripone ancora una residua fiducia nel governo Conte è possibile che la manifestazione del 23 marzo appaia come l’occasione per dare la sveglia ai ministri del M5S. Tutte e tre le interpretazioni sono utili a dare una visione parziale della situazione, ma non fanno altro servizio che perpetuare una visione parziale della realtà e delle potenzialità che la situazione politica offre. I “fallimenti” del M5S sono la dimostrazione che nessun governo rispettoso della legalità, delle prassi, dei “diritti acquisiti dalla classe dominante”, nessun governo che punta a conciliare interessi contrastanti di classi antagoniste può darsi i mezzi per affermare gli interessi delle masse popolari. Poiché per affermare gli interessi delle masse popolari bisogna “ribaltare il tavolo” e anche ribaltare tutti i giocatori al tavolo. E per farlo, un governo ha solo una strada e una possibilità: usare contro la forza della consuetudine, dei ricatti, dei “diritti acquisiti” della classe dominante, la forza della mobilitazione delle masse popolari organizzate. Non ci sono altre alternative o scorciatoie, non ci sono “sponde politiche delle lotte in parlamento”. Quindi è importante e utile assumere e attuare l’indicazione del (nuovo)PCI “10, 100, 1000 mobilitazioni e proteste per costringere il M5S a mettere una pietra tombale sul TAV!”, valida non solo per il movimento NO TAV, ma per tutti gli organismi popolari che resistono territorio per territorio in tutto il paese;

  • per spingere ad aderire e partecipare organismi e reti che promuovono organizzazione e coordinamento su tematiche che solo apparentemente non hanno un nesso diretto con il NO alle grandi opere inutili e con la lotta contro la crisi ambientale. Il nesso c’è eccome! Dagli operai che difendono il posto di lavoro contro la morte lenta delle aziende, le delocalizzazioni, le chiusure, la svendita a multinazionali o fondi di investimento esteri (sono anche loro che subiscono il ricatto fra ambiente e lavoro, fra salute e lavoro, che sono l’ultima ruota del carro – finché ogni operaio è isolato non conta niente nella società capitalista: è carne da macello per la produzione – rispetto a dirigenze aziendali che spolpano finanziamenti pubblici e poi spariscono, come la FCA (ex FIAT) e la Blutec di Termini Imerese), agli studenti che assistono allo smantellamento della scuola pubblica e alla fatiscenza delle strutture, ma si trovano cani poliziotto in classe e perquisizioni nei bagni per l’operazione “Scuole sicure”; dai comitati per la difesa della sanità pubblica ai pendolari, dai lavoratori del trasporto pubblico locale ai produttori (agricoltori, allevatori…mica solo della Sardegna).

In definitiva, saremo in piazza prima di tutto per tradurre in attività pratica ciò che Marx indicava già nel 1864: “I numeri pesano sulla bilancia solo quando sono uniti dall’organizzazione e guidati dalla conoscenza”: Il movimento che caratterizza la lotta politica rivoluzionaria nel nostro paese in questa fase si sintetizza nell’iniziativa e nella mobilitazione per imporre il Governo di Blocco Popolare ai vertici della Repubblica Pontificia e nella costruzione di un superiore legame fra la classe operaia e le masse popolari e il movimento comunista cosciente e organizzato.
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza” diceva Gramsci.
Agitatevi, compagni e compagne, lavoratori e lavoratrici, perché dietro il rispetto di codici e norme, leggi e cavilli, dietro gli appelli alla calma e alla pazienza, dietro il “lasciateci lavorare” del governo M5S-Lega i padroni continuano a dettare la loro legge, la legge del profitto e della speculazione, della precarietà e dello sfruttamento. E questa legge va spezzata, una volta per tutte (le masse popolari del primo paese che rompe le catene della Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti aprono le porte alle masse popolari di tutti gli altri paese): bisogna usare contro la borghesia imperialista il principio di bastonare il cane che sta affogando, bisogna sostenere le mobilitazioni, le ribellioni, le iniziative di lotta, le forme di autorganizzazione che costellano il paese dalla Sardegna al Piemonte per rendere ingovernabile il paese e per fare carta straccia dei divieti e delle misure repressive (gli operai della SIRTI, i pastori sardi, gli operai della GKN di Firenze hanno bloccato strade e picchettato le fabbriche a centinaia, dimostrando che il Decreto Salvini è carta straccia, come lo dimostrano gli attivisti e i militanti che bruciano i fogli di via, come ha lo ha dimostrato Nicoletta Dosio annunciando che non avrebbe rispettato gli arresti domiciliari e “evadendo” platealmente e pubblicamente), ma soprattutto per avanzare nell’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari.
Organizzatevi, operai, lavoratori, studenti, donne, immigrati, perché esattamente come diceva Marx già nel 1864, “I numeri pesano sulla bilancia solo quando sono uniti dall’organizzazione e guidati dalla conoscenza”. La grande maggioranza della popolazione, le masse popolari, hanno mille motivi pratici per mobilitarsi contro la borghesia imperialista e il suo clero, i principali limiti alla loro mobilitazione e al loro protagonismo sono la scarsa e insufficiente organizzazione indipendente dalla e antagonista alla classe dominante, da una parte, e l’attuale debolezza del movimento comunista cosciente e organizzato, dall’altra. La sintesi è che la superiore forma di organizzazione per gli operai, i lavoratori e le masse popolari è nel partito comunista.
Studiate. Ancora riprendendo Marx: “L’ignoranza non ha mai giovato a nessuno!”. Chi chiama alla lotta, ma sottovaluta l’importanza della teoria (della concezione del mondo, dell’analisi e della comprensione della realtà) conduce a sconfitta certa. Perché se è vero che la storia la fanno le masse popolari, ciò non avviene arbitrariamente, ma solo in funzione di specifiche leggi. L’insieme di queste leggi è la scienza della rivoluzione socialista, l’arma di gran lunga più efficace e potente di cui gli operai e le masse popolari si possano appropriare” – da “Le masse popolari organizzate devono dirigere il paese” – Resistenza n. 3/2019

 

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