Lotta di classe in Francia: che i lavoratori francesi riescano a passare dalla difesa all’attacco!

La borghesia imperialista francese ha lanciato un attacco generale, diretto e decisivo (“o la va o la spacca”: con gli attacchi precedenti guidati prima da Chirac, poi da Sarkozy e infine da Hollande aveva solo smantellato alcune posizioni del nemico) alle conquiste di civiltà e di benessere delle masse popolari francesi e a difesa di queste conquiste scendono via via in campo i lavoratori di ogni settore, i giovani delle scuole medie superiori e delle università e i pensionati, mentre gli immigrati di vecchia data e i nuovi (in particolare arabi e africani) si mobilitano da tempo. L’esito dello scontro di classe che si sta svolgendo in Francia avrà grandi ripercussioni non solo sul futuro immediato del popolo francese ma anche sul corso delle cose nel nostro paese e nel mondo. Infatti, a differenza dell’Italia il cui ruolo nel mondo attualmente riposa principalmente sul Vaticano e secondariamente sulla malavita organizzata, la Francia è una delle grandi potenze politiche, economiche e militari del mondo.

Oggetto immediato dello scontro è l’insieme delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari (posti di lavoro, contratti nazionali di lavoro e salari, diritti politici e sindacali, libertà personali), il sistema di istruzione, sanitario e pensionistico pubblici, le autonomie locali: tutto il sistema delle conquiste economiche, politiche e civili che i lavoratori francesi a partire dagli anni ’30 (con il governo del Fronte Popolare) hanno strappato alla borghesia imperialista sulla scia della prima ondata della rivoluzione proletaria sollevata nel mondo intero dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre in Russia e dall’opera dell’Unione Sovietica come base rossa

della rivoluzione mondiale: l’insieme delle concessioni che la borghesia imperialista ha fatto per contenere e soffocare la rivoluzione socialista. Nel mondo è in atto una grande regressione, in un contesto che invece con più impellenza che nel passato richiede il socialismo. Questo articolo analizza il fronte francese della regressione mondiale.

Giusto un anno fa con i due turni (23 aprile e 7 maggio 2017) delle elezioni presidenziali e quelli (11 e 18 giugno 2017) delle elezioni parlamentari i gruppi imperialisti francesi hanno messo alla testa del loro Stato una direzione accuratamente selezionata e preparata, capeggiata dal presidente Emmanuel Macron, un uomo nuovo della politica francese, formatosi nell’ambiente internazionale della finanza e delle banche. Hanno spazzato via i due partiti (il partito socialista e i repubblicani) con i quali da circa cinquant’anni (colpo di Stato De Gaulle (1958) e svolta Mitterrand (1981) con connessa agonia del PCF) regolavano la vita politica francese. I due partiti si sono letteralmente disgregati, ridotti ai minimi termini e quasi dissolti, ben più di quanto lo siano in Italia il Partito Democratico (erede del PCI e della DC) e il partito di Berlusconi.

Insediatosi alla direzione dello Stato, il nuovo gruppo dirigente della borghesia imperialista ha lanciato l’attacco contro le masse popolari francesi in tutti i campi, deciso a vincere a ogni costo, mentre nello stesso tempo a livello internazionale prosegue a fianco degli USA (nel 2003 Chirac rifiutò di sostenere gli USA di Bush nella guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein, mentre Sarkozy eletto nel 2007 ha riportato la Francia nell’organizzazione NATO e già nel 2011 prese l’iniziativa di trascinare la NATO contro la Libia) l’opera di aggressione e devastazione dei paesi oppressi dal sistema imperialista mondiale, in particolare l’intervento militare, politico ed economico in Africa e in Medio Oriente (le Forze Armate francesi hanno partecipato con quelle americane e inglesi ai bombardamenti della Siria di sabato 14 aprile). La borghesia imperialista francese è all’attacco contro le masse popolari francesi, i contrasti tra i gruppi imperialisti francesi restano in secondo piano, anche se il malcontento e i dissensi sono diffusi e si manifestano nelle stesse Forze Armate e nell’apparato dello Stato (magistrati, polizia e gendarmeria, guardiani delle prigioni, sindaci sono stati via via in agitazione). I gruppi imperialisti francesi devono a tutti i costi recuperare il ritardo che hanno accumulato rispetto ai gruppi imperialisti USA (lanciatisi a regolare i conti con i lavoratori del loro paese con Ronald Reagan dal 1980), inglesi (lanciatisi con Margareth Thatcher dal 1979) e tedeschi (lanciatisi con Gerhard Schröder dal 1998). La nuova crisi generale del sistema imperialista mondiale iniziata negli anni ’70 del secolo scorso non lascia loro altra via per tenere il potere e valorizzare i loro capitali e l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria ha restituito loro una relativa libertà d’azione.

Questo è a grandi linee lo stato delle cose in Francia nel campo della borghesia imperialista. Oltre alla sua relativa indipendenza dalla borghesia USA, occorre considerare alcuni altri aspetti. A differenza che in Italia, in Francia l’opera politica della Chiesa Cattolica è molto discreta. Niente di paragonabile all’attivismo del Vaticano in Italia: da Papa Woityla a Papa Bergoglio. Il discorso che Macron ha fatto in aprile all’assemblea della Conferenza Episcopale francese sulla restaurazione del rapporto tra lo Stato e la Chiesa Cattolica ha destato scalpore, ma è manifestazione di un lavorio in corso: la Chiesa Cattolica in Francia resta una potenza in particolare nel campo scolastico e delle opere di carità. Questo lavorio è connesso con la collaborazione via via più stretta ma anche più appariscente con i gruppi sionisti molto attivi e il tentativo sempre più pressante di irreggimentare il clero musulmano che è diventato una forza da quando la religione musulmana è diventata la bandiera di identità e di rivolta dei gruppi più emarginati della popolazione francese. Tutte le forze reazionarie della Francia sono chiamate a collaborare nello scontro: nonostante la disgregazione e la decadenza morale e intellettuale oltre che organizzativa del vecchio movimento comunista (con l’accrescimento della relativa libertà d’azione della borghesia che ne deriva) lo scontro si annuncia difficile e dall’esito incerto per la borghesia. Il sistema di controrivoluzione preventiva resta ancora efficiente e potente. La rete di spionaggio e controllo capillari della popolazione è efficiente su tutto il territorio nazionale, per quanto la guerriglia islamista ne mostri i limiti. La manipolazione e l’intossicazione delle idee e dei sentimenti e la diversione dalla rivoluzione socialista ivi compresa la propaganda più o meno apertamente anticomunista sono capillari. È valutazione corrente che il 90 percento del sistema di comunicazione di massa (stampa e TV) fa capo a poco più di 5 gruppi, tuttavia la rete internet è per sua natura meno monopolizzabile. Ma il sistema di controrivoluzione preventiva inevitabilmente si indebolisce perché la repressione e la manipolazione delle idee e dei sentimenti non compensano il venir meno degli altri pilastri: le concessioni economiche, la partecipazione controllata all’attività politica, l’irreggimentazione e l’inquadramento statale dei sindacati.

Nel campo delle masse popolari grandi sono il risentimento e l’effervescenza. Ma grande è anche la divisione per categorie e soprattutto pesa come pesa in Italia la mancanza della coscienza già diffusa e radicata tra le masse di un’alternativa di società (il comunismo) e quindi di un’organizzazione che la impersona (il partito comunista).

In queste settimane sono in corso molteplici tentativi di far convergere le lotte dei vari settori e delle varie categorie in un unitario movimento di protesta antigovernativo. L’attivismo antipopolare, antiimmigrati e bellicistico di Macron e del suo apparato ha al momento messo in ombra le iniziative di mobilitazione reazionaria che fanno capo al Front National dei Le Pen (Marine Le Pen è stata in ballottaggio con Macron al secondo turno delle elezioni presidenziali di un anno fa e ha raccolto 10.6 milioni di voti contro i 20.7 di Macron) e delle organizzazioni minori di estrema destra, ma ha aperto un grande terreno d’azione 1. per l’opposizione politico-elettorale di sinistra che fa capo a Jean-Luc Mélenchon (La France Insoumise, che al primo turno delle presidenziali di un anno fa ha raccolto 7.2 milioni di voti, contro 8.6 di Macron, 7.7 di Le Pen, 7.2 della destra tradizionale capeggiata da Fillon: su 31.3 milioni di voti validi e 47.4 milioni di elettori) e 2. per i sindacati di opposizione, con in testa la CGT (Confédération Générale du Travail, il sindacato nel passato legato al movimento comunista). L’attacco governativo al contratto dei ferrovieri e la privatizzazione delle ferrovie e in generale dei trasporti delle persone e delle merci ha fatto dei ferrovieri il polo di unificazione delle varie professioni: dai lavoratori dell’industria (metalmeccanici in testa), a quelli dell’elettricità, del gas, della nettezza urbana, della scuola, delle poste, del pubblico impiego, della grande distribuzione (Carrefour, Casino, Auchan e altri), del trasporto aereo e degli aeroporti, degli ospedali, delle case per anziani, delle banche, dei porti e di altri settori ancora. Non c’è categoria che non è colpita dalla riduzione dei posti di lavoro, dal peggioramento delle condizioni di lavoro, dalla riduzione dei salari o comunque dalla riduzione dei redditi a causa dell’aumento delle imposte e dei pagamenti privati per le prestazioni di quello che resta dei servizi pubblici. A questi si aggiungono 1. gli agricoltori (capitalisti e lavoratori autonomi), in Francia categoria molto influente, dove serpeggiano cronicamente l’agitazione e la disperazione (fallimenti e suicidi aumentano) per la caduta dei redditi a causa delle importazioni e della prepotenza dei monopoli della grande distribuzione e 2. gli attivisti dei movimenti contro l’inquinamento e contro le grandi opere: gli occupanti dei circa 15 km quadrati di territorio che doveva essere adibito al nuovo aeroporto di Nantes hanno avuto partita vinta quanto all’abbandono del progetto ma stanno battagliando, assediati da 2 mila gendarmi, per continuare le attività agricole e industriali che negli anni di occupazione hanno impiantato sul territorio (Notre Dame des Landes).

Quanto ai ferrovieri, eccezionalmente tutti i sindacati di categoria agiscono uniti in un coordinamento intersindacale che ha indetto scioperi per tre mesi contro la soppressione del contratto di lavoro e sistema pensionistico specifici della categoria e contro un ulteriore passo avanti verso la privatizzazione del trasporto delle persone e delle merci. Per aprile, maggio e giugno due giorni di sciopero si alterneranno sistematicamente a tre giorni di lavoro. Il programma regge bene, nonostante i tentativi del governo e della società ferroviaria di montare l’opinione pubblica contro lo sciopero e di demoralizzare i ferrovieri. Facendo perno proprio sui ferrovieri, la CGT e altri sindacati combattivi (si dissociano i due grandi sindacati collaborazionisti CFDT e FO, gli equivalenti francesi della CISL e della UIL, ma spesso i loro iscritti disobbediscono agli ordini) stanno promuovendo giornate di convergenza interprofessionale: indicono in uno stesso giorno lo sciopero con manifestazioni di piazza e cortei di tutte le categorie in agitazione. I cortei del 22 marzo e del 19 aprile hanno avuto una partecipazione discreta: il 19 aprile meno che per il 22 marzo, ma comunque si valuta che più di 300 mila tra lavoratori, studenti e pensionati hanno marciato in più di 130 località. Già ne hanno indetta un’altra per il 23 maggio. Ci si attende che il prossimo 1° maggio sia una giornata di protesta generale. Parallelamente ma senza collaborazione aperta con CGT e sindacati combattivi, La France Insoumise di Mélénchon e altri minori organismi politici e sociali promuovono cortei di protesta il sabato: il 14 aprile in alcune grandi città (tra cui Marsiglia) ci sono stati cortei molto partecipati e per il 5 maggio hanno indetto una manifestazione a Parigi in cui contano di mobilitare fino a un milione di persone.

A questa mobilitazione popolare il governo Macron contrappone un’intensa propaganda che non c’è alternativa alle “riforme” che il governo mette in opera. La mondializzazione è un corso delle cose a cui la Francia non può sfuggire pena la decadenza generale del paese. Gli oppositori del governo fanno leva sul fatto che la via patrocinata dal governo porta alla distruzione della società e dell’ambiente. Ma nessuno degli attuali grandi centri autorevoli della mobilitazione popolare osa proclamare che alla radice di questo catastrofico corso delle cose vi sono la proprietà e l’iniziativa privata dei capitalisti in campo economico. Anche in Francia come in Italia e in tutti i paesi progrediti (non parlo qui dei paesi dipendenti che sono devastati, rapinati e aggrediti dai gruppi imperialisti internazionali che costringono masse crescenti a emigrare a costo di morire) l’attività economica è svolta praticamente per intero in aziende legate l’una all’altra a costituire un unico meccanismo produttivo, ma ogni azienda è proprietà di capitalisti ognuno dei quali gestisce la sua azienda per valorizzare il suo capitale, incurante 1. di quello che l’azienda consuma purché a lui costi poco e 2. di quello che produce purché lo venda con profitto. Anche in Francia manca un centro comunista già autorevole che orienti il complesso del movimento popolare con una strategia mirata a farlo sfociare nell’instaurazione del socialismo. In sintesi il movimento francese resta ancora sindacale e rivendicativo, non si sente il partito comunista. Si sente la debolezza della classe dominante francese non solo per contraddizioni interne ad essa e alla comunità internazionale dei gruppi imperialisti, ma anche nel suo rapporto con le masse. Invece non si sente ancora la forza del proletariato perché manca un centro già autorevole promotore della lotta per instaurare il socialismo. In che misura organismi comunisti legati o no tra loro lavorino già oggi più o meno nell’ombra per orientare il movimento generale e accumulare forze e seguano una strategia all’altezza del compito, in sintesi siano qualcosa di affine a quello che in Italia è la Carovana del (n)PCI, questa è una questione su cui io non ho fatto un’inchiesta che mi permetta di scriverne. Ma è evidente che è quello che ci vuole.

Dal nostro corrispondente a Parigi

 

Per approfondire la conoscenza dell’avvento di Macron e del suo apparato al potere in Francia, vedere due scritti del (nuovo)PCI:

Avviso ai naviganti 71 del 25 aprile 2017

Comunicato CC 7/2017 del 9 maggio 2017

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