Da un capo all’altro del paese le mobilitazioni della classe operaia si moltiplicano, uniscono e coinvolgono altri settori delle masse popolari – precari, disoccupati, studenti e pensionati, associazioni e altre organizzazioni – i piazzali delle fabbriche diventano punto di riferimento e di confronto delle problematiche del territorio, istituzioni e sindacati di regime sono spesso costretti a rincorrere situazioni che sfuggono loro di mano sempre più spesso.

La campagna elettorale è un’ottima occasione per mettere a contribuzione e verificare i candidati di tutte le liste (in particolare quelle che si dichiarano in favore degli interessi delle masse popolari) e per spingerli a fare da subito ciò che possono fare senza aspettare di “essere eletti” (mettere a disposizione risorse, contatti e relazioni e favorire lo sviluppo e la moltiplicazione delle organizzazioni operaie e il loro coordinamento: in pratica, per farli agire da Comitato di Salvezza Nazionale di fatto).

Milano, 27 ottobre: Almaviva sospende i trasferimenti dei 65 lavoratori dal capoluogo a Rende (CS), in pratica un licenziamento mascherato, dopo la determinata mobilitazione con scioperi e presidi davanti a tutti i palazzi delle istituzioni e una campagna mediatica ben impostata.

Genova, 6-9 novembre: il 6 novembre gli operai dell’Ilva di Cornigliano occupano la fabbrica per protestare contro il “piano industriale” dei nuovi padroni di Mittal e Marcegaglia, che prevede il licenziamento di 600 addetti su 1500 facendo carta straccia dell’accordo di programma del 2005 e apre di fatto allo smantellamento della chiusura dello stabilimento. La protesta rientra dopo un corteo e un’assemblea cittadina molto partecipati e la decisione del MISE di riaprire la trattativa, bloccando di fatto i licenziamenti.

Firenze, 7 novembre: gli operai della Richard Ginori di Sesto Fiorentino occupano la fabbrica per sollecitare lo sblocco della trattativa sulla vendita dei terreni ai nuovi padroni di Gucci che una banca specializzata nel recupero di crediti deteriorati aveva acquisito dal fallimento del 2014. Il 27 novembre il museo Ginori, che era praticamente abbandonato, viene acquistato dallo Stato (quindi nazionalizzato) e il 14 dicembre viene finalmente firmato il protocollo di intesa. Ora la battaglia si sposta sul nuovo piano industriale, che era bloccato per questi motivi.

Piacenza, 24 novembre: scioperano i lavoratori del magazzino Amazon di Castel San Giovanni proprio nel Black Friday, giorno in cui i picchi degli ordini raggiungono livelli molto elevati per i forti sconti promozionali; è il primo sciopero in Italia contro i ritmi esasperati e il clima di repressione interno per il mantenimento degli stessi per il colosso del commercio on line, 9 siti in Germania si fermano in solidarietà. La direzione risponde rinviando al 2018 l’incontro con le parti sindacali e i sindacati proclamano lo stato di agitazione e il blocco degli straordinari.

Milano, 29 novembre: Ikea licenzia in tronco una lavoratrice che non riusciva a rispettare i turni imposti in quanto madre separata con un figlio disabile, è il terzo licenziamento discriminatorio in poche settimane per futili motivi; ci sono scioperi in quasi tutti gli stabilimenti del paese e proseguono nel momento in cui scriviamo, dopo uno sciopero nazionale il 13 dicembre.

Palermo, 4 dicembre. Lo sciopero nella pausa mensa del reparto OSA-A di Fincantieri prosegue senza soste, oggi inizia la 40a settimana consecutiva contro la pretesa della direzione del cantiere di spostare la pausa mensa a fine turno (sul modello FCA).

Carrara (MS), 15 dicembre: dalla pagina FB Presidio permanente lavoratori NCA: “ Continuare la lotta, allargare la mobilitazione per vincere! A seguito dei venti giorni di presidio permanente, un primo risultato è stato ottenuto: l’operaio Stefano Zanetti è stato reintegrato. Questo risultato è stato possibile grazie alla grande rete di solidarietà attiva che si è costruita attorno all’iniziativa dei due operai incatenati. Questo ci dimostra che con la lotta e la solidarietà popolare è possibile ottenere dei risultati. Tuttavia la lotta deve continuare perché mentre Costantino (il padrone, ndr) tenta ipocritamente di rifarsi la facciata facendo da sponsor alla Carrarese, l’operaio Piero De Luca che con dignità e coraggio ha lottato non è stato ancora reintegrato. Continuare questa lotta è giusto e necessario e va oltre il dovuto obbiettivo di reintegrare anche Piero. Questa lotta deve continuare perché in ballo non c’è solo un posto di lavoro ma un modello di gestione della fabbrica fondato sul terrore, sul ricatto e la gestione di un patrimonio pubblico a discapito della collettività.” Dal licenziamento dei due operai il presidio è diventato il centro sindacale e politico di riferimento dell’intera zona, con assemblee cittadine, blocchi stradali e un corteo finito al Comune di Carrara (amministrato dal M5S), che ha siglato unanimemente una mozione di solidarietà.

Bergamo, 15 dicembre: lo sciopero del personale Ryanair lascia a terra la stragrande maggioranza degli aerei della compagnia low cost, che dopo le minacce di ritorsioni dei giorni scorsi ha riconosciuto i sindacati per evitare lo sciopero già proclamato per il 21 dicembre. Nel paese di origine della compagnia aerea, l’Irlanda, non esiste una legge che riconosce il diritto alla contrattazione collettiva.

Roccasecca dei Volsci (LT), 15 dicembre: dal quotidiano on line Ciociaria oggi sulla vertenza Ideal Standard: ” Hanno scavalcato senza paura per far sentire tutta la loro rabbia, la paura di perdere il posto di lavoro è più grande. La pioggia battente non ha fermato la protesta dei lavoratori dell’Ideal Standard di Roccasecca che in maniera pacifica hanno deciso di invadere con striscioni e bandiere il tratto dell’autostrada A1 che fiancheggia lo stabilimento. Hanno urlato tutta la loro rabbia nei confronti della multinazionale che ha deciso improvvisamente di chiudere lo stabilimento e licenziare in massa i 320 lavoratori. Hanno protestato in fabbrica perché il gruppo ha snobbato il tavolo programmato al Ministero dell’Economia e dello Sviluppo Economico con i sindacati e le istituzioni previsto per la giornata di oggi “per impegni improcrastinabili”. Uno schiaffo per i lavoratori e l’intero territorio che oggi era presente allo sciopero generale. Al fianco dei lavoratori anche i sindaci di Roccasecca di Pontecorvo e di San Giovanni Incarico e il presidente della Provincia. In prima linea anche i segretari generali di Ugl Chimici, Femca Cisl, Filtcem Cgil e Uiltec Uil”.

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