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Partito dei CARC
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Cosa vuol dire “Il P.CARC è un partito che opera nella legalità borghese?”

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Gennaio 2, 2018
in Resistenza n. 1/2018
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Lettera alla Redazione

Ci scrive una compagna di Massa: “leggendo con i compagni della Sezione l’intervista al Segretario Nazionale (Resistenza n. 11-12/2017) ci siamo soffermati su una frase che mi è parsa contraddittoria e può essere fuorviante: “operare pubblicamente consente al P.CARC di dispiegare il più ampio intervento, stanti i limiti della legalità borghese, che la situazione politica consente”. Se è vero che il raggio d’azione del (nuovo)PCI, data la sua natura clandestina, è certamente più ampio rispetto a quello del P.CARC, che operando pubblicamente è più vulnerabile agli attacchi repressivi della borghesia, rimane il fatto che anche il P.CARC compie e promuove atti illegali (affissione manifesti, occupazione fabbriche, sabotaggio del pagamento del ticket, ecc.) per promuovere l’ingovernabilità del paese. Dall’articolo, invece, questo aspetto non emerge chiaramente, al contrario, potrebbe sembrare che solamente il (nuovo)PCI, essendo clandestino, possieda gli strumenti per operare nell’illegalità quando, invece, anche il P.CARC adotta la linea di rottura con la legalità e la mette in pratica; inoltre, la frase potrebbe generare dubbi circa i rapporti tra i due partiti e i rispettivi ruoli”.

Rispondiamo in modo schematico:

  1. il P.CARC ha caratteristiche che lo accomunano agli altri partiti di opposizione: ha sedi pubbliche, può partecipare alle elezioni con proprie liste o in quelle di altri, i suoi membri sono conosciuti, organizza iniziative pubbliche, partecipa a manifestazioni e scioperi con propri spezzoni e con le proprie bandiere, ecc. Ma ha anche una particolarità che lo distingue da tutti gli altri: l’appartenenza alla Carovana del (nuovo)PCI. Se non esistesse il (nuovo)PCI, il P.CARC sarebbe assimilabile ai partiti della sinistra borghese e ai “partiti rivoluzionari nei limiti della legge” e la sua azione sarebbe un velleitario tentativo (più o meno radicale e di sinistra) di riformare il capitalismo, di “uscire dalla crisi restando nell’ambito del sistema sociale borghese”, di costituire un governo che faccia una politica favorevole alle masse popolari ma senza darsi i mezzi per attuarla nonostante l’opposizione feroce delle istituzioni UE e della comunità internazionale. L’esistenza del (nuovo)PCI che è alla testa della Guerra Popolare Rivoluzionaria e lo stretto legame ideologico fra i due partiti (basato sulla condivisione della concezione del mondo, del bilancio del movimento comunista, dell’analisi della situazione e anche dell’obiettivo generale e di fase, che ognuno dei due partiti però persegue secondo i propri compiti e le proprie caratteristiche) è ciò che rende il P.CARC diverso da ogni partito della sinistra borghese e da ogni altro partito che si definisce comunista.
  2. Essere un partito che opera negli spazi della legalità borghese non coincide con l’essere un partito legalitario, cioè sostenitore e promotore dell’ordinamento e della legalità borghesi. La legalità entro cui opera il P.CARC è il risultato dei rapporti di forza fra il campo delle masse popolari e il campo della borghesia imperialista. Proprio la frase che la compagna indica come “poco chiara” nella sua lettera ci aiuta a definire meglio il concetto: “operare pubblicamente consente al P.CARC di dispiegare il più ampio intervento che la situazione politica consente, stanti i limiti che la legalità borghese pone all’attività e all’iniziativa delle masse popolari”. In questo modo risulta più chiaro anche cosa intendiamo quando affermiamo che il P.CARC difende, praticandoli, i diritti e gli spazi democratici che le masse popolari hanno conquistato con le lotte dei decenni passati e con la vittoria della Resistenza, quei diritti e quegli spazi che i vertici della Repubblica Pontificia puntano ad eliminare anche per legge oltre che di fatto (un esempio molto pratico, ma anche molto chiaro: il diritto costituzionale di ogni individuo e organizzazione a esprimere liberamente e tramite qualunque mezzo il proprio pensiero è stato ed è costantemente sotto attacco: mille vincoli e divieti di carattere burocratico e amministrativo, mille ostacoli di tipo economico hanno l’obiettivo di impedire che tale diritto sia praticato ampiamente, ordinariamente e su ampia scala dalle masse popolari organizzate).
  3. Concludiamo con una riflessione: struttura clandestina del Partito non è sinonimo di attività illegale, così come struttura pubblica del partito non è sinonimo di attività legale. Il (nuovo)PCI svolge secondo i criteri della clandestinità (in modo cioè che siano sconosciuti alla classe dominante i membri del Partito, le sue strutture, la sua rete, i suoi mezzi) anche attività che oggi sono ancora legali, come fare un volantinaggio. Allo stesso modo non tutte le attività del P.CARC sono legali. Il P.CARC può ideare e compiere attività “illegali”, sulla base dei rapporti di forza fra le due classi in lotta: il criterio è che è legittimo tutto quello che serve agli interessi dei lavoratori, anche se è vietato dalle leggi dei padroni e delle loro autorità.

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