Nel numero 4/2017 di Resistenza abbiamo trattato il tema del moderno fascismo, torniamo sull’argomento in questo numero con un “taglio diverso”, dando risposta a tre domande che i promotori e i sostenitori della tesi che viviamo in un regime di moderno fascismo dovrebbero considerare, soprattutto quanti si definiscono comunisti: a. da dove viene questa tesi? b. Come influenza la classe operaia e le masse popolari? c. Quanto è utile alla causa del socialismo?

Prima di rispondere è necessaria una premessa. Nel sistema capitalista l’economia (gli interessi economici) dirige la politica; la democrazia borghese è il regime politico dei capitalisti perché consente a ogni frazione di capitale di concorrere al governo del paese attraverso regole e strumenti uguali per tutti (in economia è la libertà di impresa, in politica sono le libere elezioni, in entrambi i casi gli uni in concorrenza con gli altri) e consente alla borghesia imperialista di attenuare in campo politico le contraddizioni fra essa e le masse popolari, dietro il paravento della libera partecipazione alla politica del paese.

Ma è palese che nonostante tutti i buoni propositi, le promesse e le belle parole, in regime di eguaglianza formale fra cittadini con gli stessi diritti, il peso economico si riversa in campo politico: un milione di operai non hanno mai contato, non contano e non conteranno mai quanto un grande capitalista. Pertanto il regime dell’eguaglianza e delle libertà inviolabili è tale solo sulla carta, nella sostanza è il regime politico meno conflittuale possibile attraverso cui i capitalisti opprimono la classe operaia e le masse popolari tutte. 

Dato che in campo economico, che nella società capitalista è sempre l’aspetto dirigente, la concorrenza fra frazioni del capitale cresce a causa della crisi generale (sia a livello internazionale che in ogni singolo paese), in campo politico il regime democratico borghese non è più adeguato a rispondere agli interessi della classe dominante perché cresce la concorrenza fra fazioni e comitati di affari per governare il paese secondo gli interessi particolari della frazione di capitale di cui sono espressione (da qui l’ingovernabilità crescente del nostro paese e la crisi dei regimi politici della borghesia in ogni paese imperialista). Inoltre le masse popolari da una parte sono sempre più escluse dai riti della democrazia borghese (elezioni) e dall’altra sempre meno vi partecipano spontaneamente dato che si rendono conto per esperienza diretta che non hanno alcuna efficacia nel fare fronte agli effetti della crisi, che esse subiscono più direttamente e pesantemente.

La crisi generale del capitalismo impone il superamento del regime democratico borghese: stante la tendenza alla guerra, la borghesia imperialista deve imporre un regime apertamente reazionario capace di mobilitare le masse popolari di un paese contro quelle di altri paesi e nel contempo contro il movimento rivoluzionario; stante la situazione rivoluzionaria la classe operaia e le masse popolari devono rovesciare il regime borghese e instaurare la dittatura del proletariato. Quale delle due vie prevarrà? La lotta è in corso.

 

Adesso rispondiamo alle tre domande.

  1. Da dove viene la tesi che siamo in un regime di moderno fascismo? Da una concezione del mondo metafisica che fa discendere il regime politico dalle idee, dalla volontà, dalle caratteristiche degli uomini (e dei governi) che rappresentano gli interessi del gruppo imperialista predominante in un dato momento, anziché dalle condizioni oggettive della società e dal suo movimento. E’ una concezione tipica della sinistra borghese, di chi è convinto che il capitalismo sia l’unico mondo possibile e che l’unica ambizione per la classe operaia e per le masse popolari sia quella di migliorarlo e preservarlo dalla malvagità dei capitalisti “ingordi e individualisti”.
  2. Come la tesi del moderno fascismo influenza la classe operaia e le masse popolari? Stante l’influenza della sinistra borghese fra le masse popolari, stanti le spinte della classe dominante a superare il regime democratico borghese in senso reazionario (accentramento dei poteri, attacco ai diritti, smantellamento di conquiste e tutele, restringimento degli spazi democratici, limiti alla partecipazione popolare agli strumenti della democrazia borghese, aumento della repressione del dissenso, ecc.) è diffusa fra le masse popolari la convinzione che viviamo in (o stiamo andando verso) un regime di moderno fascismo. Questa convinzione è disfattista: dà per conclusa e persa una battaglia che invece è tutt’ora in corso e il cui esito è incerto; entrambe le strade (mobilitazione reazionaria o mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari) sono possibili. Descrivere la società in cui viviamo come moderno fascismo è sbagliato, è un grido di denuncia tanto allarmato quanto inutile, è una dichiarazione di sconfitta preventiva e rassegnazione.
  3. Quanto la tesi del moderno fascismo è utile alla causa del socialismo? Anche nel caso in cui i sostenitori della tesi del moderno fascismo, dipingendo una situazione più nera di quella che è, intendessero alimentare la ribellione degli operai e delle masse popolari contro il corso delle cose e contro la classe dominante, il loro sforzo è vano. Dare per persa una lotta in corso è inutile allo scopo di elevare la combattività delle masse e persino nociva alla causa del socialismo. Per conquistare gli operai e le masse popolari alla causa del socialismo, dobbiamo essere capaci di mostrare come la decadenza del sistema economico e politico dei capitalisti sia occasione per la classe operaia e le masse popolari per costruire la società che mette al centro i loro interessi.

 

La democrazia borghese è un regime politico relegato alla storia dell’umanità e quello che la soppianterà sarà la dittatura del proletariato, condizione e contesto per avanzare verso il comunismo. Il moderno fascismo, al momento, è una possibilità, non più realistica della rivoluzione socialista; è un incidente di percorso possibile solo a causa della debolezza del movimento comunista odierno. Siamo in questa situazione perché quando gli operai, i partigiani e i comunisti sconfissero il fascismo e il nazismo nel 1945 i revisionisti moderni che dirigevano il PCI impedirono loro di continuare il cammino che avevano intrapreso fino all’instaurazione del socialismo e la sinistra del PCI fu incapace di mobilitarli e sostenerli in quella direzione. Essere disfattisti oggi significa non aver imparato la lezione e sottrarsi dalla lotta per sbarrare la strada alla mobilitazione reazionaria, al moderno fascismo, alla guerra imperialista, con la costruzione della rivoluzione socialista.

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