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Il P.CARC aderisce e partecipa alle assemblee nazionali che rilanciano la mobilitazione dopo la vittoria del referendum costituzionale del 4 dicembre

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 24, 2024
in Comunicati nazionali | 2024
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Traduciamo in pratica l’esito del referendum: attuare direttamente e da subito su scala più ampia possibile le parti progressiste della Costituzione del 1948 e creare così le condizioni per costituire un governo d’emergenza popolare che le traduce in misure pratiche in tutto il paese.

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Aderiamo, partecipiamo e invitiamo a partecipare alle iniziative nazionali a Roma che si propongono di riprendere ed estendere la mobilitazione che ha consentito di respingere la riforma costituzionale di Renzi:

  • 22 gennaio assemblea nazionale organizzata dai promotori del corteo C’è chi dice No del 27 novembre scorso – vedi appello
  • 22 gennaio assemblea “Un programma urgente per attuare la costituzione” promossa dal vice-Presidente emerito della Corte costituzionale Paolo Maddalena;
  • 28 gennaio assemblea nazionale della Piattaforma sociale Eurostop.

L’esito del referendum del 4 dicembre è stato una legnata per Renzi e per i vertici della Repubblica Pontificia italiana, ma non è garanzia che i promotori delle “riforme” antipopolari mollino l’osso. Anzi è certo il contrario: torneranno alla carica.
L’installazione di Gentiloni al governo del paese e la proposizione di un governo fotocopia di quello che è uscito scornato dal referendum è dimostrazione di ciò. E’ chiaro, questo, alla luce di due elementi che, indipendentemente dalla vittoria del NO del 4 dicembre, non sono mutati:

  1. i partiti, i gruppi e le forze (i vertici della Repubblica Pontificia) che hanno perseguito sistematicamente gli attacchi ai diritti e alle conquiste ottenute dalle masse popolari nei decenni del dopoguerra sono tutt’ora alla direzione del paese e perseguono il medesimo programma: smantellamento dei diritti, attacchi alle conquiste, restringimento degli spazi di iniziativa politica delle masse popolari. Del resto è immutata la necessità, per i vertici della Repubblica Pontificia, di “mettersi in pari” con le riforme che la classe dominante di altri paesi imperialisti (USA, Gran Bretagna e Germania) ha imposto già dal 1980 nei rispettivi paesi (programmi dei governi Thatcher, Reagan, Schroder).
  2. I vertici della Repubblica Pontificia sono stati in questi decenni e sono tutt’ora maestri nell’eludere, violare o aggirare le parti progressiste della Costituzione del 1948, nel violare l’esito di elezioni e referendum, nel manovrare per far entrare dalla finestra ciò che le masse popolari hanno impedito che entrasse dalla porta: dalle politiche economiche, ambientali e sociali in netto contrasto con i principi della Costituzione alla partecipazione alle guerre di aggressione imperialiste, dal mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti alla privatizzazione dell’acqua in spregio dell’esito di referendum popolari, dai governi che hanno progressivamente operato in base ai decreti legge aggirando il Parlamento, fino alle modifiche della legge elettorale per limitare il peso della partecipazione popolare alle consultazioni elettorali, ecc. ecc.

Quindi è certo: i rottamatori della Costituzione, i violatori delle parti progressiste e democratiche della Costituzione, torneranno alla carica perché non hanno una via alternativa per fare fronte alla crisi generale che investe il sistema capitalista che non sia riversarne gli effetti peggiori sulle masse popolari e sui lavoratori, peggiorare le condizioni di vita e di lavoro in nome del profitto, alimentare la guerra fra poveri e la persecuzione degli immigrati, restringere i diritti democratici e le libertà politiche, ricorrere alle guerre imperialiste.

Le tre importanti iniziative che si svolgono nei prossimi giorni a Roma sono rivolte alla vasta e variegata area che si è mobilitata per la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre: il 22 gennaio alla Sapienza si terrà l’assemblea promossa dal comitato promotore del corteo del 27 novembre scorso (“C’è chi dice NO”), sempre il 22 all’Istituto Santa Maria (via Manzoni) l’assemblea dal titolo “Un programma urgente per attuare la costituzione” promossa dal vice-Presidente emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena, e il 28 gennaio un’assemblea nazionale della Piattaforma sociale Eurostop. Sono iniziative diverse fra loro sia per le caratteristiche dei promotori sia per i settori a cui si rivolgono, hanno però più di un tratto che le unisce, hanno un carattere unitario che si esprime nel percorso per cercare e costruire un’alternativa all’attuale corso disastroso delle cose.

Confrontarsi e discutere di come continuare la mobilitazione che ha consentito la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre, a meno che non sia un esercizio di stile e di retorica, significa discutere della mobilitazione già ora possibile per attuare dal basso le parti progressiste e democratiche della Costituzione, significa, in definitiva, discutere di una alternativa di governo del paese ad opera delle organizzazioni operaie e popolari. Iniziative che attuano sul terreno economico (a partire dalla salvaguardia delle aziende e del tessuto produttivo del Paese e del dare un lavoro utile e dignitoso a ogni persona), dei diritti democratici (attuazione dei diritti politici e sindacali definiti dalla Costituzione) e delle condizioni vita e ambientali (casa, ambiente, scuola, cultura).  Questa è la questione decisiva in questa fase politica.

Il P.CARC si mobilita e sostiene i lavoratori e le masse popolari che si organizzano e lottano per difendere conquiste e diritti e chiama i sinceri democratici, gli esponenti progressisti delle amministrazioni locali, i genuini esponenti sindacali e leali portavoce dei movimenti popolari a sviluppare e sostenere le mille iniziative di base che si propongono di attuare le parti progressiste della Costituzione, anche rompendo con i mille vincoli, limitazioni e arbitri imposti dai vertici della Repubblica Pontificia e dalle loro autorità e istituzioni, in violazione dei principi della Costituzione nata dalla Resistenza antifascista. Per questo sosteniamo e indichiamo a esempio Nicoletta Dosio che viola gli arresti domiciliari imposti dal Tribunale di Torino per la sua attività di militante del Movimento NO TAV, i lavoratori che difendono (occupandole) le aziende, gli occupanti di case tenute sfitte da speculatori e affaristi.

Il P.CARC è per dare continuità concreta alla battaglia per l’attuazione della Costituzione anche con mobilitazioni popolari a cui chiamare la parte più combattiva, generosa e organizzata delle masse popolari, sapendo per certo (per il bilancio dell’esperienza – vedi le grandi mobilitazioni contro la guerra del 2003 contro la guerra) che tali grandi mobilitazioni non possono svilupparsi su ampia scala e in prospettiva se si attestano unicamente sul CONTRO e non indicano il PER, se si incanalano nel solco di chiedere (o pretendere) alle autorità della Repubblica Pontificia migliori condizioni di vita o, addirittura, la soluzione alla crisi.

Il P.CARC opera, in ogni ambiente e in ogni situazione, per promuovere le condizioni necessarie alla costituzione di un governo di emergenza delle organizzazioni operaie e popolari; esse sono:

  • che un tale governo diventi un obiettivo coscientemente perseguito dalle organizzazioni operaie e dalle organizzazioni popolari;
  • che un numero crescente di organizzazioni operaie e di organizzazioni popolari si formino in ogni zona, in ogni contesto e in ogni ambito del paese (in particolare nelle aziende private e nelle aziende pubbliche);
  • che le organizzazioni operaie e le organizzazioni popolari esistenti si coordinino fra loro costituendo una rete che via via si estende e si rafforza e che inizino a operare come nuova autorità pubblica, cioè indichino i passi necessari da compiere per fare fronte agli effetti più gravi e concreti della crisi e mobilitino le masse popolari per compierli, anche se tali passi entrassero in conflitto con la legalità dei vertici della Repubblica Pontificia.

Questo è il movimento concreto che spinge anche sinceri democratici, esponenti progressisti delle amministrazioni locali, genuini esponenti sindacali e leali portavoce dei movimenti popolari ad assumere un ruolo più netto: da che parte stare? Le componenti più democratiche e progressiste, genuine e leali alle masse popolari si metteranno a diposizione per valorizzare la fiducia e il prestigio di cui godono fra le ampie masse per aggregarsi e operare da Comitato di Salvezza Nazionale: sostenere senza riserve la mobilitazione delle organizzazioni operaie e delle organizzazioni popolari, mettere a loro disposizione conoscenze e risorse, usare l’autorevolezza di cui godono per dare forza e alle misure che le organizzazioni operaie e popolari avranno individuato e praticheranno.
Le amministrazioni locali hanno in questo processo un ruolo importante: sono quel livello istituzionale che più di altri è schiacciato dalla contraddizione che i vertici della Repubblica Pontificia alimentano fra loro e le larghe masse: ogni amministrazione locale è chiamata, e via via lo sarà sempre più, a decidere se accettare di essere un tentacolo della piovra che saccheggia e rapina lavoratori e famiglie (con la riscossione di tasse e balzelli, con la fornitura di servizi pubblici sempre più scadenti) o uno strumento di lavoratori e masse popolari contro l’oppressione dei circoli della finanza, delle consorterie, dei gruppi di potere e delle grandi banche. Le amministrazioni di Napoli, molte della Val di Susa e molte altre di piccoli comuni sparsi per l’Italia hanno imboccato la via che le spinge nel campo della difesa degli interessi delle masse popolari, sono esempio per altre amministrazioni locali per rompere con i vertici della Repubblica Pontificia e diventare amministrazioni locali che contribuiscono alla costituzione di un governo di emergenza popolare (nessuna amministrazione può pensare di salvarsi da sola).

Il P.CARC è consapevole che questa strada è difficile da percorrere, ardua, perché si tratta di fare cose che non appartengono al normale corso delle cose, ma è consapevole pure del fatto che è l’unica strada positiva che è possibile percorrere per fare fronte alle tendenze autoritarie, reazionarie, eversive e antipopolari dei vertici della Repubblica Pontificia.
Con questo impianto di fondo, il P.CARC partecipa alle assemblee del 22 e del 28 gennaio e invita gli organismi, le organizzazioni e gli aggregati e i singoli a partecipare per fare di ogni lotta contro gli effetti della crisi economica, politica e ambientale un campo di mobilitazione per attuare dal basso le parti progressiste della Costituzione e avanzare nella costituzione di un governo di emergenza delle masse popolari organizzate.

La battaglia sul rinnovo del CCNL dei metalmeccanici è stata un’occasione in cui i promotori delle assemblee di gennaio, con le loro caratteristiche, avrebbero potuto da subito dare seguito al proposito di tradurre in azioni concrete lo spirito con cui si appellano oggi a continuare la mobilitazione iniziata il 4 dicembre, gli operai metalmeccanici sono invece stati lasciati soli a contrastare le manovre che sulle loro teste e sulle loro spalle i sindacati di regime (con l’accordo sul CCNL anche la FIOM è stata trascinata dal suo gruppo dirigente a far parte a pieno titolo del gruppo) hanno condotto contro i lavoratori. I gruppi di operai che si sono generosamente battuti per il NO al referendum sul rinnovo contrattuale non facciano l’errore di ricambiare l’indifferenza che hanno ricevuto e si sentano invece protagonisti e parte attiva, quali sono, del movimento in atto per attuare le parti progressiste e democratiche della Costituzione, partecipino e intervengano alle assemblee, facciano valere il loro ruolo, prendano la testa della mobilitazione per costruire l’alternativa politica ai governi della Repubblica Pontificia.

Sono finiti i tempi del “salviamo il salvabile”, sono questi i tempi di organizzarsi, coordinarsi, darsi i mezzi per governare il paese per affermare gli interessi delle masse popolari.

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