La Guardia Nazionale schierata nelle città e la dichiarazione del coprifuoco, le rivolte, le sparatorie e gli agguati contro la polizia (nel luglio scorso sono morti 5 poliziotti a Dallas) sono la manifestazione più radicale e dirompente dell’ondata di ribellione della comunità afro-americana e degli antirazzisti negli USA agli omicidi razzisti da parte della polizia; i cortei in molte città, i blocchi, le proteste con lo slogan Black Lives Matter (la vita dei neri conta) ne sono la manifestazione più popolare.

Il fronte interno degli imperialisti USA (vedi articolo a pag.1) passa anche da qua, una guerra civile strisciante che ha le sembianze della guerra razziale e il cui contenuto è invece la lotta fra le classi e che ha come unica prospettiva positiva, negli USA come in ogni altro paese, la costruzione della rivoluzione socialista.

La rivoluzione socialista negli USA?” si chiedono, scettici, quelli che degli USA conoscono la visione distorta e romanzata che ne fa la propaganda di regime. La borghesia imperialista non ha più alcuna funzione progressista o democratica e non ha alcuna possibilità di prospettare e tanto meno garantire i diritti delle minoranze e delle masse popolari, anzi si aggravano oppressione e arbitri. La storia degli USA, inoltre, è una ricca esperienza di lotte operaie e di emancipazione, di spinta al socialismo. Tanto ricca e vasta che gli USA sono stati il primo paese ad adottare il regime di controrivoluzione preventiva e quello che lo ha più efficacemente affinato e raffinato. Ma che oggi si sgretola sotto la pressione degli effetti della crisi.

Questo articolo combina questi due aspetti: mobilitazione della minoranza afro-americana negli USA e lotta per il socialismo. Entrambi sono di stretta attualità, il 50° Anniversario della nascita del Black Panther Party (BPP) è occasione per trattarli. Della combinazione dei due, infatti, il BPP fu l’espressione più alta dato che si diede il compito di superare i limiti della concezione riformista e rivendicativa che aveva guidato il movimento per i diritti civili fino a quel momento. Nonostante l’eroismo, la spregiudicatezza, le capacità organizzative e il seguito che raccolse, tuttavia, il BPP non vi riuscì e per quanto ne fosse l’espressione più avanzata, rimase in definitiva parte di quel movimento rivendicativo che poteva essere valorizzato ai fini della rivoluzione solo da un partito comunista con una concezione del mondo all’altezza di questo compito.

Il BPP, la sua nascita, evoluzione e sconfitta, resta comunque un’esperienza di immenso valore, di cui, se anche non possiamo presentarne la storia per intero in questo articolo, miriamo a mettere in luce punti di forza e limiti per trarne ispirazione e insegnamenti.

Il BPP nasce il 15 ottobre del 1966 a Oakland per opera di due studenti del college: Bobby Seale e Huey P. Newton. Il contesto è quello delle grandi manifestazioni contro la guerra in Vietnam e per i diritti civili, all’epoca della fondazione del BPP è trascorso solo un anno dall’omicidio di Malcom X. In quel periodo l’influenza del movimento comunista si fa sentire negli Stati Uniti principalmente attraverso la resistenza del popolo vietnamita, l’eco delle rivoluzioni nei paesi coloniali, in particolare di quella cubana e soprattutto della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria in Cina (vedi Resistenza n. 9/2016).

Seale e Newton fondano così il Partito su un’ideologia che spazia dai principi esposti nel Libretto rosso di Mao a quelli contenuti ne I dannati della terra di Fanon, da quelli riguardanti il dovere e il diritto all’autodifesa degli afro-americani rispetto alle violenze razziste enunciati da Malcom X fino al pensiero di Che Guevara. Su questa base si danno l’obiettivo di radicarsi nei “ghetti”, nella comunità nera, di mobilitare ed educare politicamente gli afro-americani, in particolare i sottoproletari, per dar vita a un vasto movimento rivoluzionario di ispirazione comunista, capace di inquadrare la questione dell’emancipazione del popolo nero nel contesto della lotta di classe.

A questo scopo scrivono un Programma in dieci punti che indica, in maniera immediatamente comprensibile, quelle che considerano come le “esigenze fondamentali del popolo nero”: è sulla base di tale programma che sarebbe poi dovuto sorgere dal popolo stesso un movimento rivoluzionario capace di soddisfare queste fondamentali necessità. Il Programma parla della libertà per gli afro-americani di determinare il destino della propria comunità, di piena occupazione da ottenere con il controllo dei mezzi di produzione, di abitazioni dignitose, di un’istruzione non razzista e classista, di esenzione dal servizio militare, di fine delle brutalità poliziesche, di “pane, giustizia e pace”. Esso andò a costituire il principale elemento di propaganda e di formazione politica per i nuovi membri del BPP.

Autodifesa, assistenza, educazione, solidarietà. Su questi pilastri il BPP fonda la sua politica e attraverso di essi affronta le principali problematiche della comunità nera, diventando alternativa organizzata all’abbandono, al degrado e alle disastrose condizioni di vita cui la relega la classe dominante. Attraverso questi quattro pilastri arriva a essere una nuova autorità pubblica, punto di riferimento per milioni di afro-americani.

Bill Whitfield, member of the Black Panther chapter in Kansas City, serves free breakfast to children before they go to school, April 16, 1969. Merchants have supplied food and money for the daily meals. The panthers are a radical Black Power group whose members in some cities have been charged with violent activities. The Kansas City Panthers say that they keep guns only for defense. (AP Photo/William P. Straeter)
Bill Whitfield, member of the Black Panther chapter in Kansas City, serves free breakfast to children before they go to school, April 16, 1969. Merchants have supplied food and money for the daily meals. The panthers are a radical Black Power group whose members in some cities have been charged with violent activities. The Kansas City Panthers say that they keep guns only for defense. (AP Photo/William P. Straeter)

L’autodifesa è, contemporaneamente, lo strappo fra il BPP e il movimento per i diritti civili conosciuto fino a quel momento (la nonviolenza di M. L. King) e il principale strumento che permette al Partito di radicarsi, crescere, ottenere visibilità e assumere un ruolo di rilievo nazionale. Contro la violenza della polizia non più sottomissione, paura, isolamento, impotenza o rappresaglia, ma il deterrente di uomini armati che controllano l’operato degli agenti durante fermi, perquisizioni e controlli che a cose normali spesso sfociano in violenze e omicidi. I membri del BPP sfruttano il diritto costituzionale di circolare liberamente con armi cariche e lo usano per pattugliare armati le comunità, “educano il popolo” all’autodifesa ostentando armi durante le manifestazioni e invitando gli altri della comunità nera a fare lo stesso. I Black Panthers studiano a fondo le leggi del sistema per rivoltargliele contro, cercando di utilizzare ogni occasione di repressione a proprio vantaggio, per rafforzarsi, per crescere. Il 2 maggio del 1967 trenta membri del BPP, uomini e donne, entrano al Campidoglio di Sacramento armati di tutto punto, durante un ricevimento organizzato dal neo eletto governatore Ronald Reagan. Sulle scale Bobby Seale legge un comunicato in cui rivendica il diritto di armarsi del popolo nero. Questo episodio e molti altri simili contribuiscono a creare il mito delle Pantere Nere.

L’assistenza va dal sostegno agli arrestati (legale ed economico: pagamento della cauzione per il rilascio) e delle loro famiglie (economico e logistico: ad esempio con l’organizzazione di un servizio di trasporti gratuito affinché i famigliari possano andare ai colloqui in carcere, spesso causa di ingenti spese) ai programmi di alimentazione e sostegno per le comunità (breakfast for children: colazione per decine di migliaia di bambini o l’organizzazione di mense popolari, dando una risposta concreta alla problematica di mettere insieme il pranzo con la cena che affliggeva larga parte di chi viveva nei ghetti neri), dall’assistenza medica, che in un paese in cui la sanità è interamente a pagamento costituisce l’unica possibilità di curarsi per i neri poveri, a un programma per il vestiario gratuito e l’assistenza legale gratuita.

L’educazione: oltre ai programmi scolastici per giovanissimi, il Partito fonda anche le “Scuole della liberazione”, dove insegnare ai giovani la storia nera e la lotta di classe. La promozione dell’iscrizione in massa negli elenchi elettorali ha infine lo scopo di avere un maggior numero di giurati neri, così che gli afro-americani possano essere giudicati da loro pari, come previsto dalla Costituzione.

La solidarietà. Il complesso delle attività promosse dal BPP sono possibili solo grazie alla mobilitazione di migliaia di medici, avvocati, insegnanti, lavoratori e commercianti che prestano il loro lavoro gratuitamente, a dimostrazione dell’influenza che il BPP esercita e dell’autorevolezza di cui gode, grazie alla quale valorizza la mobilitazione e la solidarietà delle masse popolari.

Servire ed educare il popolo era la parola d’ordine del BPP, ripresa dal Libretto rosso di Mao che, con il giornale The black panther e il Programma in 10 punti rappresentano i principali strumenti di formazione politica.

L’ascesa del BPP, che arriva a operare come un governo autonomo radicato nelle principali città statunitensi fino alle contee del sud, con propri ministri e con propri emissari in Cina, in Vietnam, in Corea del Nord e in Algeria, si frantuma contro la reazione dei governi USA e gli apparati repressivi, che scatenano una feroce repressione.

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Un partito di giovani. A 16 anni negli Usa si può girare armati per legge. E 16 anni era l’età minima per essere membro effettivo del BPP. Furono decine di migliaia i giovani che si organizzarono nel BPP i cui massimi dirigenti avevano 30 anni al massimo. Con la spinta di quella gioventù, il BPP si rivolse agli afro-americani di tutte le età e ne conquistò la fiducia.

Infiltrazione, omicidi, stato di emergenza ed eroina. Con questi strumenti gli imperialisti USA si sono accaniti sul BPP in una spirale di violenza che ha causato un numero imprecisato di morti, nelle prigioni statunitensi sono tutt’ora detenuti i prigionieri del BPP (come Mumia Abu Jamal) a monito per chi osa alzare la testa.

Già nel 1969 i principali dirigenti del Partito sono in galera o si sono rifugiati all’estero e diversi membri sono stati uccisi a sangue freddo dalla polizia. Da quell’anno inizia una massiccia opera di infiltrazione da parte dell’FBI a cui il BPP tenta inutilmente di porre rimedio con delle epurazioni che tuttavia creano un clima di disgregazione, sospetto e litigi, anch’esso alimentato dagli apparati repressivi. Nel frattempo le autorità USA inondano i quartieri proletari e sottoproletari di eroina, che diventa uno dei principali strumenti di diversione dalla lotta e di sterminio dei giovani neri, precorrendo i tempi di quello che in Italia fecero i vertici della Repubblica Pontificia alla fine degli anni ‘70 del secolo scorso in Italia.

Nel 1982 l’esperienza del BPP si conclude con lo scioglimento dell’ultima organizzazione del Partito.

Tuttavia, chi pensa che la sconfitta del BPP derivi dalla forza soverchiante del governo USA è fuori strada. Proprio sulle cause del suo declino e della sua sconfitta risiedono i principali insegnamenti per chi oggi vuole fare la rivoluzione. E valgono negli Usa come in Italia, sono insegnamenti generali, universali.

La concezione del mondo che guida il partito decide tutto. Il BPP non riuscì a impadronirsi, assimilare e applicare sufficientemente la teoria rivoluzionaria, la concezione comunista del mondo, e non fu in grado di elaborare una giusta analisi della situazione e una giusta linea per costruire la rivoluzione negli USA. Non fu in grado, cioè, di acquisire una comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe avanzata quanto richiedevano gli obiettivi che si era posto. La concezione che guidava il Partito non si elevò mai in teoria coerente e organica, ma rimase sempre un mix dove la concezione comunista si mischiava e confondeva con quella borghese e clericale (vedi articolo a pag. 6), dove la tensione rivoluzionaria si mescolava con il riformismo.

Nonostante i richiami a Mao il BPP non era un partito maoista, perché non si può essere maoisti senza padroneggiare il marxismo e il leninismo.

Per questi motivi il BPP fu l’espressione più avanzata del movimento rivendicativo degli afro-americani per i diritti civili, per la fine dei soprusi, per una vita dignitosa, ma si esaurì con l’esaurirsi di quello stesso movimento.

Nonostante avesse compreso la necessità di una rivoluzione socialista, il BPP non partì da quest’obiettivo per ragionare su quali fossero le forze sociali e le classi che l’avrebbero costruita, né su quale tipo di partito fosse necessario per condurla, né su come valorizzare il vasto movimento rivendicativo, che pure aveva suscitato, per fare di ogni lotta particolare una “scuola di comunismo”, cioè un ambito di costruzione del Nuovo Potere delle masse popolari.

Partì da, e rimase fedele a, quelle che considerava le “rivendicazioni fondamentali del popolo nero”, i dieci punti del suo programma, nell’idea che estendendo la lotta attorno a esse il movimento rivoluzionario sarebbe scaturito da sé, la rivoluzione a un certo punto sarebbe scoppiata. Nonostante l’eroismo e la dedizione alla causa dei suoi membri, che sfidavano la morte o decenni di galera, il Partito non si era dato i mezzi per costruire la rivoluzione.

Il limite che abbiamo indicato è però anche il più importante insegnamento che, ancora a cinquant’anni dalla sua fondazione, chiunque aspiri a farla finita con il capitalismo deve raccogliere da quest’esperienza: il partito comunista è necessario per costruire la rivoluzione socialista e la concezione che lo guida è l’aspetto decisivo per la sua azione, per valorizzare le lotte rivendicative spontanee al fine della lotta rivoluzionaria, l’unica che può realizzare definitivamente anche i singoli obiettivi delle lotte particolari.

Il (nuovo)PCI ha raccolto e sintetizzato nel suo Manifesto Programma il bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria, quella che, iniziata nel 1917 in Russia, ha sconvolto il mondo della borghesia fino a entrare nella casa dei padroni del mondo, gli USA. Il BPP fu parte di questa ondata, il Manifesto Programma è il principale strumento per comprenderne i limiti ideologici e, soprattutto, è la principale fonte di conoscenza per superarli (quale strategia per costruire la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti? Quali caratteristiche deve avere il partito comunista? Come deve essere strutturato per resistere efficacemente alla repressione, anche alla più feroce? Quale ruolo deve avere rispetto alle lotte rivendicative?) aspetto decisivo per la vittoria degli operai e delle masse popolari.

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Il machismo era molto radicato nella comunità nera e anche nei vari movimenti per i diritti degli afro-americani, ma il Partito raccoglie anche molte donne e deve affrontare la questione femminile, inquadrandola in un’ottica di classe.

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