lunedì, Luglio 20, 2026
  • Login
Partito dei CARC
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
Partito dei CARC
No Result
View All Result

Intervista a G. Cremaschi – Portavoce della Piattaforma Sociale Eurostop

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Settembre 7, 2016
in Resistenza n.9/2016
A A
0
0
SHARES
5
VIEWS
CondividiShare on TwitterInvia

Abbiamo raccolto questa intervista a fine luglio, prima del dibattito del 29 alla Festa nazionale della Riscossa Popolare (“Solidarietà Internazionale e lotta contro la guerra”, organizzato con il Consolato del della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli) a cui G. Cremaschi ha partecipato. Pubblichiamo di seguito stralci dell’intervista, lunga e interessante, che riportiamo integralmente su www.carc.it, assieme al video del dibattito.

Qualunque sia l’angolazione da cui si guarda la situazione, internazionale, nazionale, territoriale, emerge un tratto comune preponderante: il sommovimento. Tutto il mondo è in subbuglio. Che sta succedendo?

Parafrasando il Presidente Mao “grande è il disordine sotto il cielo”, però non sempre la situazione è eccellente. Siamo di fronte a una crisi economica mondiale che continua e alla frammentazione delle risposte che il capitalismo imperialista dà alla crisi: siamo di fronte al fatto che anche le risposte alla crisi fanno parte della crisi, le classi dirigenti non sono più in grado di dare risposte vincenti. Tuttavia non c’è un’alternativa in campo e questo produce involuzione. Noi siamo di fronte al fatto che oggi non c’è l’antagonista organizzato nei confronti del capitalismo imperialista. C’è stato, anche se con tutte le sue contraddizioni, fino al crollo dell’Unione Sovietica. Oggi questo non c’è e in questo vuoto si inserisce di tutto, questa è la verità. Spesso questo vuoto viene occupato anche, è inutile nasconderlo, da forze reazionarie, che possono essere il fondamentalismo islamico nel Medio Oriente, ma possono essere anche, io vedo una radice comune in questo, i movimenti populisti reazionari, Trump, Le Pen e i loro imitatori nel mondo occidentale. (…) Come ci ha insegnato Marx, e anche Lenin, non basta che le classi dirigenti siano in crisi perché si abbia una situazione rivoluzionaria, occorre anche che le masse vogliano fare la rivoluzione e fare la rivoluzione giusta, quella diciamo liberatoria, emancipatrice ed egualitaria. (…)

Quali possono sono i problemi principali che bisogna affrontare?

In un mondo frammentato io non credo che oggi abbiamo una soluzione mondiale. L’unico continente in cui vedo che ce n’è una, con tutte le sue contraddizioni e con una enorme controffensiva in corso, è l’America Latina. Lì c’è stata un’avanzata popolare con molte articolazioni; il Brasile non è la Bolivia, la Bolivia non è il Venezuela o l’Ecuador, però c’è stato un movimento generale e oggi c’è una controffensiva dell’imperialismo americano chiarissima, che gioca tutti gli strumenti sia economici che veramente eversivi contro questi sistemi; basta vedere anche quello che è successo in Brasile dove c’è una controffensiva reazionaria. (…) l’ambiguità, diciamo così, di posizione di forze reazionarie europee che sono contemporaneamente reazionarie ma antiglobalizzazione, nei Paesi dell’America Latina non mi pare possibile. Qui da noi invece di questi spazi ce n’è di più, sia per diversità sia perché noi siamo nel primo mondo, sia per l’impoverimento enorme dei ceti medi, ma anche, va detto, per la rinuncia totale di gran parte della sinistra a fare il suo mestiere. Non parlo solo della sinistra social democratica che ormai è semplicemente sinistra liberale, completamente convertita al capitalismo e qualche volta anche a peggio, al peggio del capitalismo. Io parlo anche delle sinistre radicali, perché non bisogna dimenticare che un anno fa la sinistra radicale in Europa ha avuto una grande occasione con Tsipras. Da questo punto di vista più passa il tempo più sono furibondo con Tsipras perché più mi rendo conto del danno che ha fatto la sua resa. Noi, se Tsipras avesse tenuto, se Tsipras avesse retto al ricatto della Troika (e non mi si venga a dire che era impossibile da reggere perché ad arrendersi c’è sempre una alternativa, soprattutto arrendendosi con ignominia come ha fatto), oggi avremmo un’Europa in cui, come si dice, l’euroscetticismo, la critica all’Europa sarebbero del tutto in mano a forze progressiste di sinistra e non a forze di destra. Avremmo un altro campo politico in Europa. Il fatto che Tsipras, il governo più radicale d’Europa, abbia fatto il cedimento più radicale nei confronti della Troika ha, per un periodo almeno, liquidato lo spazio di massa della sinistra radicale e ha creato lo spazio per le forze populiste di destra (…)

Dici che serve un gruppo dirigente che abbia una prospettiva. Questa non può che essere mobilitare la classe operaia e le masse popolari ad organizzarsi per costruire l’alternativa…

Manca assolutamente un programma e un progetto di questo tipo, anche se poi abbiamo esperienze, risorse. Dal punto di vista di quello che c’è in campo io sono molto più ottimista di quello che si può credere. Io vedo una marea di segnali positivi, con forme di lotta, di autorganizzazione, di esperienze, che certo non sono sufficienti, però sono segnali importanti e quindi occorre coltivarli. Certo occorre un’idea di organizzazione della società, occorre un’idea di rottura, sia nel palazzo che nella società. Tutto questo nella grande maggioranza di quello che è il campo della sinistra e anche dei sindacati, da anni non si pratica; sono minoranze quelle che lavorano su questo. Quindi è chiaro che è inutile continuare a recriminare verso le maggioranze che fanno ormai quello che sono capaci di fare, cioè obbedire al sistema. Bisogna che le minoranze crescano, si organizzino, abbiano un’ambizione egemonica di riconquistare qualcosa di profondo e bisogna lavorare a questo punto e anche sul tempo, perché purtroppo è evidente che i fallimenti degli altri ricadono su di noi.

Renzi è passato dall’essere il salvatore della patria a una situazione in cui ora è assediato da più parti. Cacciarlo con la mobilitazione popolare è possibile?

Renzi è logorato, ma la partita di fondo si gioca sul referendum, nel senso che se lui dovesse vincere al referendum, il suo regime si riconsolida. E noi siamo di nuovo in difficoltà. Le classi dirigenti italiane in questo momento, e non solo italiane, vedono con terrore la vittoria del NO al referendum. Perché sarebbe una rottura che non sono in grado attualmente di gestire. Basta leggere l’intervista di Soros al Corriere della Sera dove spiega che Renzi deve rinviare, fare tutti i pasticci possibili per vincere il referendum. Perché così rischia di perderlo. A me colpisce, devo dire negativamente, Mattarella che è agli ordini di questi disegni e che non ha ancora fissato la data. Ma non è un caso che non fissino la data del voto. Quando pensavano di aver vinto hanno fissato il voto al 2 ottobre, poi adesso la data è sempre più incerta. Devono cercare un giorno che gli dia più tempo possibile per cercare di riconquistare consenso. Perché ripeto la vittoria del no oggi per le classi dirigenti italiane e europee è una botta difficile da recuperare il che non vuol dire che automaticamente c’è il cambiamento. Però si apre uno spazio enorme per i movimenti, per le lotte, per una cosa più positiva. (…) Certo una alternativa pronta in campo non c’è. Questo è evidente. Quindi è pensabile che successivamente ci sia un tentativo della borghesia di costruire nuovi equilibri politici ecc., però non dimentichiamo che il contesto è differente. A differenza di Berlusconi che è stato destituito dall’azione congiunta di Napolitano e delle banche, la sconfitta sul referendum sarebbe, io credo, questo sì un responso popolare. Quindi in questo caso Renzi sarebbe cacciato da un voto popolare. Non sottovalutiamo la portata di questo atto. A questo dovrebbe succedere subito la costruzione di una alternativa, ma ripeto questa non è automaticamente in campo. Penso che dovrebbe essere appunto subito messa in campo… però bisogna arrivarci, perché ancora non ce l’abbiamo (…).

Il problema è che c’è una debolezza, un ritardo su come ci si sta organizzando, anche come comitati Eurostop, ad esempio. Sembra che si stia mettendo al centro la grande mobilitazione, che è importante, ma come ci arriviamo?

(…) Non è sufficiente la pura difesa liberale delle libertà costituzionali. Bisogna dare un senso sociale a questa lotta.

Come Eurostop stiamo tentando di farlo. Naturalmente noi non siamo una grande forza, siamo un insieme di piccole e medie forze che cercano di supplire a un vuoto che è più grande di loro. Perché questa è la verità. E quindi abbiamo puntato subito a mobilitarci già a settembre quando si pensava che il voto fosse il 2 ottobre. A questo punto sia chiaro che siccome si vota più in là, sono d’accordo con te, bisognerà pensare non solo alla manifestazione pur indispensabile il sabato prima, alla grande manifestazione, agli scioperi alla vigilia, che diano un segno sociale alla controriforma di Renzi, ma anche a un percorso in grado di mobilitare i territori. Dovremo vedere. E’ un impegno che dobbiamo assumerci, certo! Per quanto riguarda il resto dei sindacati, delle forze sociali, qui l’aria è molto triste. Per quanto riguarda il movimento sindacale mi pare che le cose siano nella grande maggioranza molto negative. La CISL è schierata con Renzi punto e basta, assieme alla Confindustria. La CGIL è contro Renzi ma non ha il coraggio di dirlo e quindi ha assunto una posizione francamente indecente che è la libertà di voto sul referendum. Per un sindacato come la CGIL che ha fatto della Costituzione la sua bandiera è come dire io non mi interesso di politica. E’ un fatto gravissimo che denota una crisi interna evidente.

(…). Io sono convinto che il dire che “il sindacato deve fare il sindacato” sia una grossa sciocchezza. Il sindacato deve fare lotta sociale. Ma la lotta sociale è sempre lotta economica e lotta politica. Da sempre. E’ l’esperienza del sindacato italiano, è inutile nasconderlo. Il sindacato italiano ha avuto il momento di maggiore forza quando i suoi quadri nelle fabbriche e i suoi delegati, ecc., erano persone che avevano una formazione politica forte, comunista, socialista, persino gli operai democristiani…, ma non spoliticizzati, quindi capaci di individuare l’avversario, capaci di avere un’autonomia soggettiva nei confronti del padrone, di non bersi tutte le frottole che il padrone… Oggi il padrone produce soprattutto ideologia, ideologia e consenso nei luoghi di lavoro. Quindi c’è bisogno di un sindacato capace anche di criticare questo, di avere un suo punto di vista alternativo. E’ chiaro che il sindacato non è un partito, il sindacato non partecipa alle elezioni, non deve farlo. Ma il sindacato però è un progetto politico e sociale. Quindi io sono assolutamente contrario a tutte quelle idee sul sindacato che deve fare il sindacato. Per questo dico che non si può fare dentro la CGIL, CISL e UIL, oggi, perché non c’è nessuna condizione per farlo. Mentre fuori ci sono molte più forze, solo che queste forze sono disperse, sono conflittuali (fra loro – ndr). Questo vale per il sindacato come anche per le forze della sinistra radicale…

Condividi:

  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa

Mi piace:

Mi piace Caricamento in corso…
ShareTweetSendShareShareSend
Previous Post

Che cosa è il socialismo? Appunti sul senso della parola “alternativa”

Next Post

Origine e natura del prossimo crack delle banche italiane

Related Posts

Aderire e partecipare al No Renzi Day del 22 ottobre a Roma
Resistenza n.9/2016

Mille lotte rivendicative si riassumono in “applicare la Costituzione”

by Redazione di Resistenza
Novembre 9, 2016
0

...

Resistenza n.9/2016

Origine e natura del prossimo crack delle banche italiane

by Redazione di Resistenza
Settembre 6, 2016
0

...

Che cosa è il socialismo? Appunti sul senso della parola “alternativa”

Settembre 6, 2016

Lettera alla Redazione – La storia la scrivono le masse popolari non gli eroi solitari

Settembre 6, 2016

Sull’assemblea costitutiva del Partito Comunista Italiano, Bologna giugno 2016

Settembre 6, 2016

1936 – 2016 80° anniversario della guerra di Spagna – Per un bilancio del Fronte Popolare in Spagna

Settembre 6, 2016

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali

2025 P.Carc

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Gestisci Consenso Cookie

Usiamo cookie per ottimizzare il nostro sito web ed i nostri servizi.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
No Result
View All Result
  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali
  • Log in

2025 P.Carc

%d