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Contratto del Trasporto Pubblico Locale Referendum sulla proposta di accordo: i lavoratori dell’ATM dicono NO!

Compagno P by Compagno P
Giugno 10, 2016
in Resistenza n.1/2016
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Il 15, 16 e 17 dicembre i lavoratori del Trasporto Pubblico Locale (TPL) si sono espressi tramite referendum sulla proposta di rinnovo del CCNL dei sindacati di regime. I dati completi non li conosciamo ancora, ma emerge fin da subito il NO che lavoratori dell’ATM di Milano hanno espresso con chiarezza.
Per capire le premesse e la portata del risultato occorre fare un passo indietro di qualche mese, tornare al braccio di ferro che i lavoratori hanno condotto contro le istituzioni (Prefetto Tronca in testa) per esercitare il diritto di sciopero, alle precettazioni a pioggia, alla massiccia partecipazione allo sciopero del 28 aprile contro gli accordi aziendali che in vista di Expo punivano i lavoratori (di cui la proposta di CCNL è ulteriormente peggiorativa) e che è stata la prima (e per partecipazione ed estensione anche unica) opposizione di massa di lavoratori a EXPO. Insomma, il NO covava da tempo, a dispetto di chi si diceva, fuori dai cancelli dei depositi, incazzato ma rassegnato, poco fiducioso, poco propenso a credere che gli “autoferro” di Milano potessero dare un’altra sonora lezione a chi vuole speculare sul servizio pubblico (e sul loro lavoro) e un grande esempio ai lavoratori di tutto il paese.

In un comunicato della Federazione Lombardia diffuso a ridosso del referendum, i compagni scrivono che “Il NO anche in una sola città, anche in un solo deposito è condizione preliminare favorevole per lo sviluppo di questo processo”, ossia del processo che si basa “sull’organizzazione dei lavoratori, che si occupano di salvaguardare l’azienda dagli attacchi padronali e che utilizzano tutti gli strumenti a loro disposizione per prevenire le mosse per lo smantellamento e la privatizzazione.
Organizzarsi e organizzare per tempo, prevenire e neutralizzare le mosse dei padroni. Significa che i lavoratori avanzati del TPL devono raccogliere l’indignazione, la rabbia, il malcontento e la combattività che i tranvieri hanno da sempre dimostrato di avere, organizzandosi deposito per deposito, città per città, in comitati che si occupano sistematicamente di quanto succede in azienda, della sua gestione, che svolgano un’azione educativa e formativa verso gli altri lavoratori, incitandoli a organizzarsi.

Costruire organizzazioni popolari all’interno dei depositi che siano di stimolo e di esempio per i lavoratori di altri depositi della stessa azienda di trasporti e per i lavoratori di aziende di trasporti di altre città, a partire da quelli dove esistono condizioni più favorevoli. Senza aspettare di essere in tanti per cominciare, gli altri si aggregheranno via via che l’organizzazione svolgerà un ruolo politico verso il resto dei lavoratori.
Promuovere il protagonismo dei lavoratori e creare una rete fra loro (valorizzando i legami che già spontaneamente esistono): coinvolgendo e organizzando insieme volantinaggi dentro e fuori dal proprio deposito; creando gruppi di discussione sul CCNL e sulla situazione generale, per portare sempre più lavoratori dalla parte sana e avanzata “della barricata”; spingere altri lavoratori a organizzarsi in comitati; organismi in cui si discuta di come far fronte alla situazione attuale, che studino le mosse da fare per salvaguardare il trasporto pubblico e che inizino a praticarle, senza aver paura di sbagliare, ogni esperienza ha qualcosa da insegnare a chi vuole imparare. Vuol dire non farsi cogliere impreparati ma organizzare il dissenso, formare ed educare alla lotta di classe i lavoratori.
Il fronte delle forze che possono essere mobilitate è ampio. Non fermarsi ai confini dell’azienda ma rivolgersi all’esterno, cercare e creare un legame e un filo diretto con gli utenti, denunciare quanto avviene in azienda, spingendoli a organizzarsi in comitati di difesa del TPL, organizzare incontri e assemblee nei territori in cui sorgono i depositi, chiamare alla solidarietà i lavoratori e gli operai di altre categorie. Costruire una rete di relazioni interna ai depositi, fra i depositi e fra i depositi e le masse popolari dei quartieri in cui sorgono, fra i depositi e le aziende del territorio o a livello nazionale. Non farsi cogliere impreparati ma organizzare il dissenso, formare ed educare alla lotta di classe i lavoratori. È difficile, certo, ma non è impossibile, è una strada che i lavoratori possono percorrere e devono imparare a percorrere se hanno la determinazione di vincere”.

Il NO all’accordo adesso c’è, è la condizione materiale per avanzare sul resto del percorso. Se i lavoratori dell’ATM si mettono in marcia troveranno di certo il sostegno delle altre migliaia di lavoratori che hanno votato NO (dove il NO ha vinto, ma anche dove ha perso) e la disponibilità di centinaia di migliaia di utenti, di lavoratori, di studenti, di elementi delle masse popolari che cercano una strada di riscossa.

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