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Degrado? Spaccio? Criminalità? controllo popolare dei quartieri, L’esempio di Firenze

Compagno P by Compagno P
Settembre 19, 2015
in Resistenza n.10/2015
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Firenze. La sera di martedì 15 settembre, insieme a un centinaio di compagni e abitanti di Coverciano, abbiamo fatto una lunga “passeggiata” nel quartiere, che si trova nella zona sud di Firenze ed è una tipica periferia popolare, con tutte le sue “moderne” contraddizioni: microcriminalità, emergenza abitativa e disoccupazione dilagante, ma anche occupazioni abitative e politiche e una rete importante di associazioni e circoli.
 La mobilitazione era stata lanciata come risposta a una serie di prepotenze che un gruppo di spacciatori tunisini stava facendo in modo sempre più frequente e aggressivo nei confronti dei compagni del Rovo, “le terre senza padroni”. Quella del Rovo è un’esperienza importante a livello cittadino e oltre: un gruppo di giovani poco più che ventenni ha occupato alcuni mesi fa circa tre ettari di terreno pubblico abbandonato da anni, cominciando a rimettere in sesto le serre abbandonate per riavviare la produzione agricola e dare una soluzione concreta al problema della disoccupazione, suscitando la simpatia e raccogliendo la collaborazione degli abitanti del quartiere (per maggiori informazioni consultare la pagina facebook I’Rovo). I problemi sono sorti con gli spacciatori che trafficavano in zona e a cui la sola presenza dei compagni evidentemente toglieva agibilità. Ignorati i vari “tentativi di dialogo”, questi sono passati alle vie di fatto per scacciare i compagni da quello che ritenevano il loro territorio e riprendere così a guadagnare soldi vendendo la morte ad altri proletari: prima con minacce, intimidazioni e aggressioni fisiche anche molto pesanti, poi con i danneggiamenti delle strutture (distruzione delle serre, dei bagni e del semenzaio, avvelenamento del pozzo) che i compagni avevano allestito.
A questo punto, dopo due riunioni di emergenza in cui è stato fatto il punto della situazione, i compagni del Rovo hanno lanciato questo corteo che in breve si è trasformato in una ronda popolare, che per una sera ha impedito a questi elementi di svolgere i loro traffici infami. A chi si affacciava incuriosito dai palazzi è stato chiarito che le masse popolari non devono tollerare la presenza di questi criminali, ma non solo la loro. Non è ben accetta neanche quella delle cosiddette forze dell’ordine, che si disinteressano del problema dello spaccio lasciando anzi che si aggravi e allarghi a macchia d’olio, lasciando che si sviluppi tranquillamente la guerra tra poveri, il degrado sociale e morale, per poi approfittarne per militarizzare indiscriminatamente il territorio dopo che succede qualche “fattaccio”.
Stesso discorso vale per i fascisti di Casapound, che hanno la solita sede camuffata da associazione poco distante (perennemente presidiata e protetta, questa sì, da polizia e carabinieri) e che non aspettavano altro che l’occasione buona per cavalcare l’ondata securitaria per fomentare il razzismo: la ronda popolare ha messo fuori gioco ogni tentativo di strumentalizzazione reazionaria da parte loro e di soggetti simili. Questo è il secondo, importante risultato: i comunisti sostengono le masse popolari che si riappropriano di parole d’ordine troppo spesso strumentalizzate dalle destre di vario genere e odore. In passato queste lotte erano saldamente nelle mani delle masse popolari organizzate, come testimoniano i numerosi comitati di lotta all’eroina degli anni ’70-80 e i tanti compagni uccisi per il loro impegno in questa battaglia. Un esempio significativo fra i tanti: nel 1978 ci fu il duplice omicidio di Fausto e Iaio, due giovani militanti del Centro Sociale Leoncavallo di Milano, particolarmente attivi nel contrasto al traffico di eroina nel loro quartiere; gli assassini appartenevano a una brigata dei NAR, formazione fascista dedita agli omicidi di compagni e al  traffico di droga, della quale faceva parte anche il Carminati tornato recentemente ai disonori delle cronache con il caso Mafia Capitale.

La presenza di diversi abitanti del quartiere, oltre al gruppo di “militanti” venuti a portare la solidarietà, apre alla prospettiva di mobilitazione per il controllo popolare del territorio, per il quale è importante allargare la cerchia dei soggetti coinvolti, nell’ottica di tornare ad avere un quartiere in cui sia possibile “lasciare le porte di casa aperte”, cosa a cui non siamo certamente più abituati. Questo era possibile perché si organizzava collettivamente (nel caseggiato, nella strada, ai giardini) la cura dei ragazzi, la discussione tra vicini, la condivisione di attività e l’aiuto reciproco, e anche una discreta vigilanza su quanto si muoveva nella zona: non è nostalgia di un lontano passato, ma il ricordo di un assaggio di futuro che è possibile ricreare.
Pochi giorni dopo la “passeggiata”, il 19 e 20 settembre, si sono svolte due giornate di sport popolare organizzate da questi compagni, iniziative previste da tempo, ma messe in dubbio da alcuni proprio per i danni subiti e il clima non certo sereno che si respirava. Sono state invece la seconda risposta concreta e di rilancio che abbiamo sostenuto con convinzione. Due giorni di aggregazione, dimostrazioni sportive (boxe, calcetto, rugby, parkour) e discussione, con il coinvolgimento di altre realtà toscane e non solo. Sono tutte tappe di un percorso che si può sviluppare su diversi filoni, per rendere il Rovo un presidio stabile e, questo sì, democratico nella zona molto più efficace e sano di pattuglie poliziesche, telecamere e ronde razziste.
Pensiamo però che sia fondamentale (ri)aprire una discussione pubblica e collettiva, nel quartiere ma in generale in città, sulla costruzione di organismi popolari che si occupino della cura e vigilanza del territorio, anche partendo dalla questione delle droghe pesanti che ricominciano a dilagare con l’aggravarsi della crisi. Fondamentale è rimettere al centro gli interessi di classe per combattere la tendenza alla guerra fra poveri, riprendendoci in mano le periferie e i quartieri popolari e dotandoci degli strumenti per farlo. Questi mezzi, qui e ora, sono il Rovo, con la sua specifica esperienza di autorganizzazione e costruzione di posti di lavoro, l’Assemblea Antifascista del Quartiere 2 costituitasi nella mobilitazione contro Casapound, la casa famiglia il Melograno, le case del popolo di Varlungo S. Andrea e Andreoni, la Rete di Solidarietà del quartiere con tutte le realtà associative che la compongono…tutte organizzazioni operaie e popolari che possono assumere il ruolo di Nuove Autorità Pubbliche a Coverciano prima e a Firenze poi, cominciando a occuparsi della difesa e creazione di nuovi posti di lavoro, della cura e della formazione dei (più o meno) giovani, coordinandosi per riqualificare realmente il quartiere senza attendere interventi dall’alto e mantenerlo in ordine, diventano nei fatti la nuova autorità e il punto di riferimento delle masse popolari.
Così si costruisce la mobilitazione rivoluzionaria, da questo terreno fertile reso tale dall’eredità della prima ondata del movimento comunista, spazzando via quella reazionaria fatta di becero razzismo così come l’ipocrisia del buonismo da due soldi. Si tratta di coordinare quanto è a disposizione, e non è certo poco, con le nuove organizzazioni popolari che si formeranno e che contribuiremo a formare; saranno quelle che metteranno in pratica la parola d’ordine che risuonava nel corteo: “Eroina, fascisti e polizia dai nostri quartieri vi spazzeremo via”.

Il Segretario della Sezione di Firenze

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