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Partito dei CARC
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Sul Job’s Act non un passo indietro! Avanti con il coordinamento di RSU e operai combattivi!

Compagno P by Compagno P
Febbraio 25, 2015
in Resistenza n.3/2015
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Il 30 gennaio gli operai Piaggio hanno fatto un’ora di sciopero in risposta alle lettere intimidatorie che, pochi giorni prima, la direzione aziendale aveva inviato a 40 colleghi, “colpevoli” di avere un tasso di assenza per malattia troppo alto: è uno dei frutti avvelenati del Jobs Act che i padroni provano immediatamente a usare. A questo si affianca la creazione di reparti-confino per gli operai più logorati dai ritmi sempre più insostenibili, oppure semplicemente per isolare gli elementi più combattivi o “indesiderabili”, come fatto dalla FIAT a Nola e ultimamente ai NCA di Carrara.

I delegati della Piaggio si sono coordinati con quelli di Continental e CEVA di Pisa, GKN di Campi Bisenzio, della CSO di Scandicci fino alla SAME di Bergamo e hanno scioperato insieme senza aspettare il benestare della FIOM, ma facendo in prima persona il lavoro organizzativo. Hanno dato un segnale importante a tutta la struttura, tanto che all’attivo regionale della Toscana del 9 febbraio è intervenuto anche Landini. La sua debole proposta di combattere l’ennesimo provvedimento antioperaio con una legge di iniziativa popolare ha rafforzato le posizioni di queste RSU, che hanno dato un orientamento concreto agli altri operai e lavoratori che non vogliono sottomettersi alle manovre padronali.

Altrettanto importante è il comunicato congiunto di solidarietà agli scioperanti di Pomigliano, che prepara il terreno a un coordinamento su scala nazionale: “Per sabato 14 febbraio scorso la FIOM aveva dichiarato sciopero alla Fiat di Pomigliano contro l’uso dello straordinario mentre circa 2000 lavoratori sono ancora mantenuti a casa, fuori dalla produzione. Hanno scioperato cinque operai. Giornalisti leccapiedi e manutengoli sindacali hanno irriso lo sciopero. Per tutti i lavoratori coscienti, lo sciopero di Pomigliano ha un significato chiarissimo.

I cinque operai che hanno scioperato rappresentano meglio di ogni altra cosa la volontà e la convinzione di una classe che non intende piegare la testa. Cinque operai che sostengono con coraggio una giusta ragione non trasmettono impotenza, non generano delusione, ma incoraggiano tutti i lavoratori che si stanno battendo nelle fabbriche e fanno crescere la consapevolezza che è da queste iniziative, dalla resistenza nelle condizioni più avverse, che si possono gettare le basi per un’adesione ampia, per un movimento capace di rovesciare le posizioni e cambiare davvero le cose. 

Questi 5 operai dovrebbero diventare un punto di riferimento e un esempio per tutti i lavoratori italiani, come quegli operai che scioperavano nei momenti più difficili degli anni 50, poche decine in tutta la Fiat. E’ anche grazie a loro che gli operai negli anni a seguire hanno alzato la testa”.

Come partito appoggiamo tutti quegli operai e lavoratori che “escono dalla fabbrica” e si organizzano e coordinano con altri per fa fronte ai disastri della crisi, lo abbiamo fatto nei mesi scorsi rispetto al Coordinamento Lavoratori Livornesi, a quello fra Piaggio e Continental e lo abbiamo ribadito dopo l’assemblea No Jobs Act del 10 gennaio di Firenze rendendoci disponibili a lavorare sulla strutturazione di quello fiorentino, che riteniamo assolutamente necessario.

Il contributo che possiamo e vogliamo dare non è solo o principalmente di tipo organizzativo, ma soprattutto politico. E’ diffusa la convinzione che gli operai abbiano come unico strumento di lotta lo sciopero e, se ciò è vero se si intende la mobilitazione principalmente sotto il punto di vista rivendicativo, è invece una visione limitata se intendiamo la mobilitazione della classe operaia nel suo complesso e in relazione al ruolo che ha nella società. Per questo puntiamo ad alimentare il dibattito sui contenuti e sulle forme della lotta della classe operaia (della lotta di classe) collaborando alla realizzazione di iniziative che facciano conoscere esperienze di lotta di cui gli operai sono stati o sono protagonisti, mettendo al centro proprio il loro ruolo politico: la presentazione dell’intervista a un dirigente del Consiglio di Fabbrica della Philco di Bergamo negli anni ‘70 (vedi Resistenza n. 5/2014) e un’iniziativa sul protagonismo operaio del Venezuela che combina l’iniziativa dal basso con le politiche e le misure del governo bolivariano, per cui gli stabilimenti che le multinazionali vogliono chiudere vengono occupati (con il sostegno e la mobilitazione delle Autorità) e la produzione viene autogestita.

Il principio è lo stesso con cui abbiamo condotto la campagna “occupare e uscire dalle aziende”: le aziende devono continuare a funzionare per mano dell’iniziativa degli operai e di quella parte di masse popolari che mobilitano e organizzano, le aziende devono diventare oltre che un centro di produzione di beni e servizi, un centro di orientamento, di mobilitazione, di organizzazione attraverso cui le masse popolari costruiscono la rete alternativa e antagonista alle autorità borghesi impotenti o complici di speculazione, degrado, disoccupazione.

Il segretario della Sezione di Firenze

carc

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