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In Val Susa si è affermata la tendenza e la capacità di sviluppare e costruire organizzazione. Il movimento NO TAV fa scuola

Compagno P by Compagno P
Dicembre 24, 2014
in Resistenza n. 1/2015
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La linea di condotta seguita nella lotta contro il TAV in Val Susa, basata sui due pilastri della tutela intransigente dei beni comuni (territorio, salute, lavoro, casa ecc.) e sulla solidarietà attiva contro la repressione dello Stato, ha seminato nel resto d’Italia il fuoco della lotta contro il TAV e contro le opere speculative in generale (NO MOSE, NO EXPO, NO PONTE, NO TAP, NO TRIV). Infatti il TAV non finisce in Val Susa, ma ingoia e devasta altre porzioni di territorio.
Da qualche anno il movimento contro il TAV in Val Susa ha assunto un carattere nazionale, raccogliendo solidarietà e richiamando in valle tanti compagni e attivisti solidali da tutta Italia. Si è diffusa la consapevolezza che quella lotta è nell’interesse di tutti e di tutto il paese, dal momento che si caratterizza come lotta generale contro tutte le speculazioni, le devastazioni e gli sprechi, cominciando a delineare contemporaneamente un modello di sviluppo diverso, basato sulla mobilitazione e la partecipazione popolare. Una lotta che è diventata lotta per la democrazia e l’agibilità politica, per il lavoro utile e dignitoso, per l’affermazione generale degli interessi delle masse popolari. Su questa base ha chiamato, e ottenuto, vaste manifestazioni di solidarietà in tutto il paese ogni volta che subiva un attacco repressivo.
Il movimento in Val Susa ha tratto lezione dagli scempi che hanno stravolto il Mugello e ha elaborato una linea di resistenza popolare intransigente, che non si è fermata di fronte al fatto che la costruzione dell’opera era stata decisa, ma ha legittimamente deciso di impedirne l’attuazione. Questa linea ora si sta sviluppando anche nei comitati disseminati nel paese. Non si tratta di propaggini di un movimento solamente di solidarietà con i valsusini, bensì di veri comitati di difesa del territorio che si sviluppano ereditando e applicando i metodi e le pratiche consolidate nella lotta contro il TAV.

I NO TAV Terzo Valico, che operano fra il Basso Piemonte e la Liguria, hanno occupato e acquistato terreni e resistono attivamente agli espropri violenti, assediano i cantieri e mettono in evidenza il nesso fra le recenti frane e alluvioni nella zona e la devastazione del territorio.
A Brescia è nato un comitato per resistere all’abbattimento di una porzione di un quartiere per favorire il passaggio della linea (tratta Treviglio-Brescia). In precedenza si era formato anche un comitato nella zona del Basso Garda che per anni ha operato un po’ in sordina. In città la mobilitazione non è riuscita a impedire l’abbattimento delle case, ma l’esperienza ha dato la spinta a sviluppare su ampia scala la lotta contro la tratta che da Brescia dovrebbe arrivare a Verona, creando un coordinamento più saldo fra i vari comitati sui territori e favorendo la nascita di nuovi. Il modello della valle rimane d’esempio: si stanno creando le basi della resistenza agli espropri, con grandi mobilitazioni popolari, assemblee pubbliche molto partecipate, vigilanza e contrasto ai carotaggi che i costruttori cercano di effettuare abusivamente, progetti di presidi permanenti.
Anche in Trentino, contro la tratta del Brennero, si sviluppa lo stesso modello, con la recente nascita di un primo presidio permanente sul terreno acquistato collettivamente da 704 persone contrarie al progetto.
A Firenze, contro il tunnel che dovrebbe passare sotto la città, è in sviluppo una campagna informativa con assemblee, convegni, presidi, iniziative di autofinanziamento.

In Val Susa si è affermata  la tendenza e la  capacità di sviluppare  e costruire organizzazione. Questa capacità e volontà l’hanno coscientemente riversata anche fuori, portando l’esempio della loro linea di azione e promuovendo organizzazione e mobilitazione al di là dei confini della valle.
Porsi l’obiettivo di costruire organizzazione è la chiave di volta che permette a un comitato di lotta di diventare punto di riferimento per importanti fette di popolazione e vincere!  Vale per le organizzazioni operaie e vale per le organizzazioni popolari. I comitati nati sulla scia del movimento originale sono sulla strada di diventare anch’essi, a livello territoriale, degli aggregati che promuovono la costruzione di un’alternativa reale di società, a partire dall’opposizione al TAV. La promuovono e pongono le basi, consapevolmente o meno, per realizzarla. E stanno, in tempi molto più brevi rispetto alla Val Susa, raccogliendo, mobilitando e organizzando le masse popolari. La crisi avanza e richiede risposte, alimenta la spinta a mobilitarsi e l’esperienza della Val Susa è ormai patrimonio comune a cui si attinge in abbondanza: non si parte ogni volta da zero.
Il porsi come  nuove autorità di tipo popolare, con l’obiettivo di prendere in mano le sorti dei propri territori è la chiave del successo della resistenza NO TAV e del suo sviluppo. Questo è quello che ha permesso e permette di allargare il fronte a tutti gli strati delle masse popolari (dagli operai ai negozianti, passando per gli agricoltori, gli artigiani, i pensionati ecc.) e a varie soggettività sociali e politiche (centri sociali, partiti, parrocchie, associazioni). Questo spirito vive anche nei nuovi fronti NO TAV e profondo è il livello di coordinamento fra i vari territori: assemblee, mobilitazioni, presidi vedono sempre la presenza di esponenti da varie parti d’Italia, fitta è la rete di contatti, di collaborazione e mutuo soccorso.
La creazione di organizzazione e partecipazione popolare e lo sviluppo del coordinamento pongono le basi concrete per la costruzione di una nuova governabilità, che nasce dai territori e  può e deve puntare a cambiare l’intero il paese. 

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