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Come la classe operaia si organizza e si mobilita per prendere in mano il paese

Compagno P by Compagno P
Dicembre 22, 2014
in Resistenza n. 1/2015
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“I numeri pesano sulla bilancia solo quando sono uniti dall’organizzazione e guidati dalla conoscenza”
dall’Indirizzo inaugurale dell’Associazione Internazionale degli Operai – 1864

La classe operaia può dirigere il resto delle masse popolari a trasformare il nostro paese. Le masse popolari hanno dalla loro un elemento di successo: il numero. “Noi siamo il 99 per cento” diceva il movimento Occupy Wall Street. Non è proprio così, ma è vero che siamo la stragrande maggioranza: nel nostro paese su 60 milioni di abitanti, ce ne sono circa 54 milioni che appartengono al campo delle masse popolari, cioè di chi riesce a vivere solo se riesce a lavorare (o comunque non riesce a vivere solo sfruttando il lavoro altrui). I loro interessi sono incompatibili con quelli della borghesia, del clero e delle altre classi privilegiate (che costituiscono il 10% della popolazione): per capirci, sono quelli a danno dei quali negli ultimi 20 anni il 10% del reddito nazionale è stato spostato a favore delle rendite e dei profitti (oltre 150 miliardi all’anno che i padroni e i ricchi ci hanno portato via). E’ sotto gli occhi di tutti che però questo antagonismo di interessi non si traduce ancora in rapporti di forza favorevoli alle masse popolari: perché “i numeri pesano sulla bilancia solo quando sono uniti dall’organizzazione e guidati dalla conoscenza”. 

Uniti dall’organizzazione… Oggi solo una piccola parte dei 54 milioni di persone che formano le masse popolari è organizzata. La classe dominante si è dedicata e si dedica con scienza per impedirlo, uno dei pilastri del suo regime è proprio quello di “mantenere le masse popolari e in particolare gli operai in uno stato di impotenza, evitare che si organizzino (senza organizzazione un proletario è privo di ogni forza sociale, non ha alcuna capacità di influire sull’orientamento e sull’andamento della vita sociale); fornire alle masse organizzazioni dirette da uomini di fiducia della borghesia (organizzazioni che la borghesia fa costituire per distogliere le masse dalle organizzazioni di classe, mobilitando e sostenendo preti, poliziotti e affini: le organizzazioni gialle coma la CISL, le ACLI, la UIL, ecc.) da uomini venali, corrompibili, ambiziosi, individualisti; impedire che gli operai formino organizzazioni autonome dalla borghesia nella loro struttura e nel loro orientamento (dal Manifesto-Programma del (n)PCI, sul regime di controrivoluzione preventiva).
Siccome però i “poteri forti” sono tutt’altro che onnipotenti (e la loro azione va contro il corso della storia, contro le esigenze delle masse popolari, contro i loro migliori sentimenti e aspirazioni), nel nostro paese si è già formato un vasto numero di organizzazioni operaie e popolari, per far fronte agli effetti della crisi (in campo economico, ambientale, sociale, politico), resistere alle pretese di Marchionne e del resto del padronato, opporsi all’eliminazione dei diritti, alla devastazione dei servizi pubblici, alle missioni di guerra e alle misure di lacrime e sangue dei governi che si sono succeduti.

Gli obiettivi intorno a cui organizzarsi e organizzare possono essere i più vari, dalla difesa e la conquista del lavoro alla difesa dell’ambiente, dall’appropriazione di beni e servizi necessari per vivere alla cultura, dalla solidarietà e lotta contro la repressione alla difesa e al miglioramento dei servizi pubblici, fino a quelli più terra terra: sono mille i misfatti delle Autorità e dei padroni, i problemi da affrontare collettivamente, le cose da conoscere (sono le Giannini e le Gelmini che cercano di dare attuazione pratica al “lei non è pagato per pensare, altri sono pagati per farlo”!), gli spunti per farlo.

La costruzione di organizzazioni operaie nelle aziende capitaliste e di organizzazioni popolari nelle aziende pubbliche è il primo passo verso la creazione di una nuova rete di istituzioni del governo del paese: per creare il nuovo potere bisogna creare una rete di organismi che nascono da un aggregato sociale oggettivo, non determinato dalla volontà e dalla decisione di creare l’organismo ma preesistente ad esso, di cui l’organismo è espressione. Un’organizzazione operaia di un’azienda capitalista (e un’organizzazione popolare di un’azienda pubblica) è espressione di un gruppo di lavoratori che le relazioni correnti della società e la loro funzione nella produzione riuniscono stabilmente, contrappongono allo stesso padrone e inseriscono in uno stesso quadro legislativo e contrattuale quanto al loro reddito e alle loro condizioni di lavoro. Esse creano quindi una relazione stabile e duratura tra essi, li legano in un’unità indipendente dalla loro volontà, dai loro sentimenti e dalla loro coscienza e connessa con la necessità duratura di ognuno di essi di guadagnarsi da vivere: su di essa poggia l’organizzazione operaia (e l’organizzazione popolare).

 

carc

 

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