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Quando non basta una “rivoluzione civile”… arriva la sveglia della lista Tsipras!

Compagno P by Compagno P
Luglio 2, 2016
in Resistenza n. 6/2014
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Un appello ai fautori della Lista

“L’Altra Europa con Tsipras” ha superato per un soffio la soglia del 4% per l’ingresso nel Parlamento Europeo riuscendo a guadagnare tre seggi. Al momento in cui scriviamo, per il raggruppamento della sinistra europea (GUE/NGL) nel suo complesso, si stimano una quarantina di seggi, qualcuno in più della precedente tornata del 2009. Possiamo dunque definire questo risultato una vittoria? Cosa concretamente potrà determinare questo risultato?

Tanto per cominciare possiamo ragionare su cos’è l’UE e su qual è il suo ruolo attuale: un’istituzione nata negli anni ’50 per contrastare l’avanzata della prima ondata della rivoluzione proletaria, che negli anni è diventata il campo principale di azione dei gruppi imperialisti franco-tedeschi per imporre i loro interessi e la loro influenza nell’ambito di una rinnovata concorrenza con gli imperialisti USA. A questa istituzione hanno aggiunto l’abbellimento di un parlamento che dovrebbe dare copertura democratica alle misure antipopolari che vengono emanate dagli organismi della UE. Al Parlamento Europeo viene riservato un potere di “controllo” sulla Commissione Europea (la CE non è un organismo elettivo: è formata da rappresentanti dei vari Stati membri) e di voto sulle proposte di legge che però vengono elaborate dalla CE. Questo ruolo lo condivide con il Consiglio dell’Unione Europea, altro organismo di non eletti formato da rappresentanti degli Stati membri, che gode di poteri ben maggiori di quelli del Parlamento Europeo (può, per esempio, stringere accordi internazionali a nome dell’Unione e detiene prerogative in merito alla cooperazione a livello giudiziario e di polizia all’interno dell’Unione).

I promotori della Lista Tsipras si ponevano l’obiettivo di cambiare la faccia di questa Europa attraverso un programma incentrato su misure mirate a porre limiti all’economia finanziaria, da attuarsi in caso di vittoria alle elezioni. A cosa era funzionale un progetto simile, se non ad abbellire e legittimare una farsa come quella del Parlamento Europeo?

Qualcuno dirà: “tanto valeva astenersi e non considerare queste elezioni”. Questa considerazione si basa su un dato reale, che la crisi non la si risolve attraverso le elezioni. Trascura però che attraverso la mobilitazione delle masse popolari si possono usare le elezioni per alimentare l’ingovernabilità e le contraddizioni nel campo della borghesia, oltre che per alimentare la spinta alla costruzione di nuove forme di governabilità dal basso che rispondano agli interessi delle masse popolari. Per questo il nostro Partito ha dato indicazione di voto per il M5S: non per il suo programma o perché potesse “vincere in Europa”, ma perché votare il M5S era quanto di più funzionale ci fosse in questo contesto per contribuire all’ingovernabilità del nostro paese, qui in Italia. Sappiamo bene che non basta questo per affermare il cambiamento, non sarebbe bastata neppure una vittoria schiacciante del M5S. Nella fase attuale il cambiamento può arrivare solo dalla mobilitazione delle masse popolari per costituire un loro governo d’emergenza.

A questo obiettivo può contribuire il M5S se si mette a sviluppare con più coerenza e decisione la mobilitazione delle masse popolari per far fronte agli effetti della crisi e a costituire nuove autorità di tipo popolare, che si colleghino fra loro a livello dell’intero paese animate dalla volontà di governarlo, ponendosi in contrasto e in alternativa ai governi dei vertici della Repubblica Pontificia

A questo stesso obiettivo possono e devono contribuire anche gli esponenti onestamente animati dalla volontà di cambiare le cose presenti nella Lista Tsipras o suoi attivisti. Lo faranno se dal bilancio dell’esperienza comprenderanno quanto sia deleterio perpetuare l’illusione di potersi proporre come critici del sistema che però ne rispettano i confini e le consuetudini. Non discutiamo qui della buona fede o meno degli esponenti e dei candidati in questa lista. Intendiamo parlare a quelli di loro che sinceramente vogliono cambiare il corso delle cose.

Favorire la costruzione di nuove autorità popolari significa usare la propria influenza non solo per chiedere il voto in occasione delle elezioni. Anche chi non è stato eletto può e deve far fruttare il suo prestigio costruito in anni di impegno e mobilitazioni. Lo stesso vale per quegli esponenti della società civile che hanno appoggiato la lista pur senza candidarsi. Questi esponenti possono agire come fulcro che spinge la mobilitazione e la coordina a livello nazionale, costituendosi in una sorta di comitato di salvezza nazionale, spingendo le organizzazioni operaie e popolari ad agire per costruire qui ed ora il loro futuro, attraverso la promozione di mille iniziative che pongano le basi di una nuova forma di governo. Si avvicina il momento del Controsemestre Popolare e all’obiettivo di abbattere il governo Renzi dobbiamo affiancare la preparazione del dopo, di un governo delle masse popolari organizzate!

La spinta per far assumere questa responsabilità a chi ha seguito e influenza deve arrivare dalla base che ha dato i suoi voti alla Lista Tsipras e dalla mobilitazione delle organizzazioni operaie e popolari.

Si tratta di liberarsi dalla concezione di cercare una sponda nelle istituzioni a cui delegare, una sponda che possa, in determinate condizioni, provare a portare nelle stanze del potere le istanze che provengono dal basso. Si tratta anche di liberarsi dalla paura di fare e sperimentare cose nuove. Si tratta di fare tesoro dell’esperienza per superare i propri limiti ed errori.

In questa crisi in Italia o in Europa chiedere e rivendicare non basta più. Non è più tempo di sperare in qualche santo in Parlamento che tenti di mettere una toppa qua e là: con questo andazzo siamo arrivati dove siamo ora. Dobbiamo porci l’obiettivo di prendere in mano la direzione del paese. Questa è l’alternativa politica concreta: non è una strada facile o lineare. Sarà una lotta contro i vertici della Repubblica Pontificia. Ma appunto sarà quella scuola di comunismo necessaria affinché le masse popolari possano ergersi a governatrici di loro stesse e a determinare coscientemente il loro destino.

In questo contesto emerge il compito immediato dei comunisti, che non è andare dalle masse e dire: “votatemi e sarò la vostra sponda all’interno delle istituzioni!”. Compito dei comunisti è porsi l’obiettivo di dirigere la multiforme mobilitazione popolare verso l’obiettivo del governo d’emergenza che sarà una grande scuola pratica di comunismo. Compito dei comunisti è occuparsi della crescita morale e politica delle masse popolari, dello sviluppo della loro capacità di organizzarsi. In questa opera di accumulazione di forze rivoluzionarie sta il compito dei comunisti e la loro possibilità di crescita anche numerica.

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