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Un Controsemestre di lotta e di governo. Costruire il conflitto per costruire l’alternativa

Compagno P by Compagno P
Luglio 2, 2016
in Resistenza n. 6/2014
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“Non si tratta di insegnare ai matti a ragionare, ma di togliere loro il potere. Togliere ai matti il potere vuol dire che altri devono assumerlo”

Il grosso dei promotori (Usb, Cobas, Rete 28 Aprile-CGIL, Giorgio Cremaschi-Ross@, Rete dei Comunisti, Sinistra Anticapitalista, Militant-Rete Noi Saremo Tutto) delle numerose mobilitazioni popolari degli ultimi anni (dal Comitato No Debito al No Monti day, fino alla due giorni del 18-19 ottobre 2013) lanciano oggi l’appello per la costruzione di una campagna di mobilitazioni articolate, un Controsemestre Popolare (in concomitanza con la Presidenza italiana del Consiglio Europeo che inizierà a luglio).

E’ ottimo: il corso delle cose spinge a far fronte e superare la concezione delle “grandi scadenze a raffica” (una manifestazione dopo l’altra e tutte concentrate su piattaforme rivendicative più o meno radicali), che è stata uno dei limiti principali delle mobilitazioni menzionate. L’economicismo (il “lotta, lotta, lotta” sul terreno rivendicativo ed economico) è il collo di bottiglia da superare per fare delle mobilitazioni popolari il motore dell’alternativa politica ai governi dei vertici della Repubblica Pontificia. E’ questo l’aspetto che mettiamo la centro della nostra adesione all’appello che lancia il Controsemestre: il nostro sostengo e la nostra mobilitazione alla costruzione di una campagna che si caratterizza come “Controsemestre del lavoro, dei diritti sociali, dei Beni comuni e della democrazia, che si contrapponga ai contenuti liberisti del governo Renzi e dell’Unione Europea per tutta la durata del semestre italiano” va nel senso di sviluppare, estendere, rafforzare le condizioni per costruire il Governo di Blocco Popolare.

O loro o noi: tra le due, una è la soluzione. Chiamare e incitare alla ribellione è utile e necessario per spronare e attivare quella parte delle masse popolari che è ancora principalmente confusa e spaventata dal corso delle cose e dagli effetti delle politiche di austerity (dal lavoro, alla casa, alla sanità, all’ambiente). Ma non basta. Guardare a chi “non scende in piazza” e lamentarsi dell’arretratezza delle masse popolari del nostro paese, non solo è sbagliato, ma sa un po’ di opportunismo. Perché oltre a non rendere giustizia alle mobilitazioni che percorrono il nostro paese, sembra che ci si impegni soprattutto a “guardare il dito e non la luna” e questo porta a giustificare i propri insuccessi come se derivassero da fattori esterni (l’arretratezza delle masse, la scarsa partecipazione, lo scarso conflitto). Ma la storia, anche quella recente, insegna che il problema è un altro e che più di mille appelli alla ribellione, quello di cui oggi c’è veramente bisogno è una prospettiva pratica, un piano di azione, un obiettivo che valorizzi e dia uno sbocco unitario e costruttivo alla mobilitazione di chi oggi già si mobilita. E’ il loro orientamento e i loro passi avanti che determinano l’estensione e lo sviluppo del conflitto, fino al cuore della questione: o loro o noi. O governano loro (i vertici della Repubblica Pontificia, con le conseguenze di lacrime e sangue per i lavoratori e per le masse popolari) o “governiamo noi”. O il paese sprofonda negli effetti della crisi o le masse popolari organizzate ne prendono le redini per salvarlo e ricostruirlo.

La nostra adesione al Controsemestre popolare si articola in tre aspetti.

Farne un ambito di mobilitazione e organizzazione – cioè mettere al centro della campagna la formazione di organismi territoriali e tematici, lo sviluppo del coordinamento fra le organizzazioni operaie e popolari (e questo significa anche allagare la partecipazione, promuoverla, operare in ottica inclusiva), l’elevazione della loro capacità di azione e la loro autonomia ideologica e organizzativa, il protagonismo. Si tratta di concepire la campagna come una grande occasione per costruire un ampio fronte di mobilitazione e di solidarietà. Le potenzialità per un obiettivo simile ci sono tutte, si tratta di partire dalle relazioni esistenti fra la miriade di organismi, coordinamenti, reti, che esistono a livello tematico o territoriale.

Farne un ambito di radicamento territoriale – cioè superare nella pratica il grande limite della concezione delle mobilitazioni e scadenze a raffica e lavorare, sia nella preparazione che nello sviluppo e soprattutto in prospettiva, in modo che a livello territoriale si consolidino i contatti e le relazioni, si avviino processi di cooperazione stabile fra organizzazioni operaie e popolari e in modo tale che questa campagna sia strumento anche organizzativo.

Farne un ambito di confronto, dibattito e formazione – cioè valorizzare il percorso complessivo affinché sia occasione di discussione, confronto, studio e sintesi sulla natura della crisi e sulle vie di uscita: non esiste possibilità di emancipazione e di costruzione dell’alternativa se non si afferma collettivamente una superiore coscienza della fase in cui viviamo.

Il contributo che portiamo fin da subito è orientato in due direzioni.

Organizzare per giugno e per luglio assemblee territoriali (a livello regionale e cittadino a partire dalle zone in cui sono presenti le forze del Controsemestre e mobilitare a partecipare altri organismi sindacali e sociali), che mettano al centro l’informazione e la mobilitazione contro l’UE (dal Fiscal Compact al TTIP – Transatlantic Trade and Investment Partnership – in gestazione), per portare “alla base” l’iniziativa del Controsemestre (che oggi è ancora principalmente di “vertice”) e creare una corrente d’opinione e porre le premesse per mobilitazioni di livello regionale o nazionale da definirsi a seconda della forza della corrente che collettivamente riusciamo a creare.

Favorire tutte le forme di coalizione e a tutti i livelli (dal locale al nazionale) con il M5S e gli altri organismi antieuropei ponendo chiaramente tre discriminanti: antirazzismo (contro l’individuazione dei migranti come causa della crisi e delle disgrazie delle masse popolari: è un’idiozia utile a fomentare la “guerra tra poveri” indicare nei 100 mila immigrati l’anno la causa del malandare di un paese di 60 milioni di abitanti); antifascismo (che significa non solo antirazzismo, ma che la Costituzione va applicata qui e ora) e anti-NATO (gli accordi europei comprendono la presenza e il ruolo della NATO e degli USA e l’uso dell’Italia come base di aggressione).

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