Da quasi 8 anni la Siria è terreno di guerra e bersaglio della Comunità Internazionale degli imperialisti USA, UE e sionisti, poiché non si è piegata alle decennali manovre di spartizione e saccheggio del Medio Oriente e ha storicamente contribuito alla resistenza del popolo palestinese (fu definito dagli USA “Stato canaglia” fin dal 1979). Gli imperialisti USA hanno condotto un’articolata manovra di aggressione fin dal 2011 (l’epoca delle “Primavere arabe”), prima cavalcando le proteste popolari contro il governo di Assad e conducendole verso la guerra civile (2012), poi ricorrendo alla mobilitazione delle bande mercenarie terroriste (ISIS, Al-Nusra, FSA), che hanno invaso il paese fino a controllare grandi parti di territorio, poi, manovrando e cavalcando la decennale lotta per l’autodeterminazione nazionale che parte del popolo curdo conduceva, in particolare in Turchia, sotto la direzione del PKK e, infine, con lo schieramento sul campo di eserciti appartenenti alla NATO.

Il 9 ottobre scorso l’esercito turco ha unilateralmente invaso la Siria del Nord occupata dalle milizie curde con il pretesto di disperderle e “liberarsi dei terroristi curdi”.

Pochi giorni prima Trump aveva annunciato il ritiro delle truppe USA dalla Siria del Nord: l’accordo fra Trump ed Erdogan è la dimostrazione del fallimento del tentativo di far fare ad Assad la fine di Saddam Hussein in Iraq e di Gheddafi in Libia e di piegare le masse popolari della Siria.

 

Più degli altri conflitti in corso nel mondo (36 guerre conclamate nel 2016 – fonte Amnesty International), la guerra in Siria è dimostrazione della tendenza alla guerra verso cui la classe dominante spinge l’umanità: sono schierati o coinvolti in vari modi, direttamente o tramite alleati, USA, Israele, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Australia, Canada, Marocco, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Italia, Germania e Spagna (con la “benedizione” della UE) a sostegno dei “ribelli siriani” e Russia, Cina, Libano, Iran, Venezuela e Corea del Nord a sostegno del legittimo governo del Presidente Assad. Le bande mercenarie terroriste hanno attinto combattenti da ogni angolo del mondo e anche i combattenti filo-curdi provengono da molti paesi, fra cui anche l’Italia. Sul suolo siriano, si gioca sul piano militare la guerra per bande fra i gruppi imperialisti mondiali che in altri contesti ha la forma di guerra economica, commerciale, ecc.

 

La guerra contro la Siria ha prodotto in Italia una profonda spaccatura nel campo della sinistra borghese e fra gli organismi che si rifanno alla tradizione del movimento comunista.

Nel corso degli 8 anni di conflitto, si sono progressivamente creati vari schieramenti in lotta l’uno con l’altro:

– i gruppi trotzkisti hanno subito solidarizzato con l’Esercito siriano libero (FSA: terroristi mascherati sotto la vecchia bandiera coloniale a tre stelle) e, di fatto, si sono posti automaticamente sotto le bandiere USA contro il legittimo governo del Presidente Assad;

– una vasta fetta della sinistra borghese e un’ampia area del movimento dei centri sociali ha rinverdito il tradizionale sostegno di cui la causa dell’autodeterminazione del popolo curdo gode nel nostro paese schierandosi “con i curdi e contro Assad”;

– gli “antimperialisti dogmatici” si sono invece serrati a difesa di Assad e della Siria, schierandosi “contro i curdi che sono alleati degli imperialisti USA”.

L’invasione turca del 9 ottobre ha ribaltato la situazione, rimescolato e confuso tutte le posizioni: il governo del Presidente Assad e l’Esercito arabo siriano hanno fatto un accordo militare con le Forze Democratiche Siriane (le milizie curde) per respingere l’esercito turco, cioè i belligeranti si sono alleati contro l’invasore.

Sia chi denigrava la lotta per l’autodeterminazione del popolo curdo “perché strumento degli imperialisti USA”, che chi chiamava Assad “macellaio” perché “opprimeva il popolo curdo”, è stato superato dai fatti.

Ad esempio, il movimento dei centri sociali si è ritrovato a impugnare le stesse parole d’ordine del PD e di Forza Italia, in piazza per i curdi è sceso pure “il Grande Nord”, movimento nato da una scissione “a destra” della Lega.

Stanti sia il progressivo aggravamento della crisi generale che le condizioni e le contraddizioni sul campo, è realistico pensare che gli schieramenti e le alleanze cambieranno ancora. È inevitabile che i tifosi dell’una o dell’altra parte si ritroveranno a “perdere la bussola” o a mantenere posizioni di principio superate dalla realtà e inadeguate ad alimentare la lotta di classe in corso.

 

Guardare le cose dall’alto con la lente della concezione comunista del mondo. Per non perdere la bussola e orientarsi in modo coerente con l’obiettivo di contribuire alla rinascita del movimento comunista e alla pratica della solidarietà antimperialista, è necessario usare la concezione comunista del mondo e basarsi sull’analisi concreta della situazione concreta. Essa consente di fissare alcuni aspetti generali:

– i guerrafondai che attaccano la Siria sono gli stessi che opprimono gli operai, i lavoratori e le masse popolari dei paesi imperialisti. Pertanto, la resistenza del governo del Presidente Assad, dell’Esercito arabo siriano e delle masse popolari siriane all’aggressione della Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti rafforza la resistenza che le masse popolari dei paesi imperialisti oppongono alla crisi del capitalismo e all’attuazione delle misure lacrime e sangue imposte dalla borghesia.

– La lotta per l’autodeterminazione del popolo curdo appartiene al lascito della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, a quel movimento suscitato dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917, dall’Internazionale Comunista fondata nel 1919, dalla vittoria sul nazifascismo del 1945, dalla vittoria della rivoluzione socialista in Cina del 1949. L’esaurimento di quella spinta, dovuto al fatto che il socialismo non è stato instaurato in nessun paese imperialista, comporta il fatto che l’autodeterminazione dei popoli senza Stato è una questione storicamente irrisolta. Quale che sia la forma che assume oggi, in Siria come in Turchia, per i curdi come per altri popoli oppressi, essa dimostra la necessità oggettiva di un nuovo e superiore ordine mondiale con cui sostituire il marasma provocato dal capitalismo e l’oppressione perpetrata dalla borghesia imperialista.

– L’attuale debolezza del movimento comunista internazionale comporta il fatto che le mille manifestazioni della necessità del socialismo che prorompono in ogni parte e in ogni livello della società capitalista si presentino in forma contraddittoria, che il loro contenuto sia effettivamente contraddittorio e che persino la classe dominante cerchi, a volte riuscendo, di cavalcarle ai propri fini. La classe dominante cerca di trasformare sistematicamente le contraddizioni fra sé e il campo delle masse popolari in contraddizioni nel campo delle masse popolari (mettere masse contro masse è il succo della mobilitazione reazionaria).

– I comunisti devono individuare in ogni contesto le tendenze positive e sostenerle (sostenere il per e non attestarsi solo al contro) anche se esse sono momentaneamente, parzialmente o integralmente, una in contraddizione con l’altra: solo la rinascita del movimento comunista e la seconda ondata della rivoluzione proletaria mondiale metterà ordine (un ordine nuovo e superiore) a ciò che oggi è caotico.

Pertanto, come comunisti sosteniamo la resistenza del legittimo governo Siriano del Presidente Assad e delle masse popolari siriane all’aggressione imperialista, sosteniamo la lotta per l’autodeterminazione del popolo curdo, sosteniamo la lotta dei comunisti dei paesi arabi e dei comunisti turchi.

 

La principale forma di solidarietà internazionalista consiste nel fare la rivoluzione socialista nel proprio paese. A maggior ragione questo vale per l’Italia che è un paese pienamente integrato nella Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti: sottrarre l’Italia al loro controllo è la più alta forma di solidarietà con i popoli oppressi e con i comunisti, i lavoratori e le masse popolari degli altri paesi. Non ci interessa in nessun modo partecipare alle diatribe fra le fazioni di tifosi pro o contro Assad o pro e contro il popolo curdo, ci interessa invece sostenere, rafforzare, coordinare quegli organismi che, nel nostro paese, assumono un ruolo pratico contro la guerra imperialista e contro i capitalisti, per la sovranità nazionale e contro la sottomissione a UE e NATO. Un esempio di ciò sono gli operai del CALP (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali) di Genova che nel marzo scorso hanno promosso uno sciopero con presidio per il blocco della nave saudita Bahri Yanbu con il suo carico di armi per la guerra in Yemen, che a Genova avrebbe dovuto imbarcare alcune strumentazioni militari.

 

10, 100, 1000 iniziative per sabotare la guerra imperialista!

Morte all’imperialismo!

Viva la lotta per il socialismo!

Il socialismo è il futuro dell’umanità!

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