Premessa

Elevare il livello del Partito significa

1. rafforzare nei quadri (dirigenti) superiori e intermedi la dedizione alla causa del comunismo, la capacità di orientarsi autonomamente, la capacità di orientare e dirigere,

2. impostare l’attività del P.CARC sul lavoro ordinario che si articola in a) intervento nelle aziende e nelle scuole, b) attività culturali pubbliche, c) lavoro interno,

3. sviluppare la collaborazione tra P.CARC e (n)PCI.

Allargare la rete significa

1. raccogliere tutti quelli che vogliono contribuire alla nostra causa anche se danno un contributo minimo,

2. compiere un lavoro ad ampio raggio per estendere il radicamento, l’influenza e le relazioni nelle zone dove il Partito non è ancora presente.

Con il IV Congresso del 2015 il P.CARC ha assunto il compito di mobilitare le masse popolari a costituire un proprio governo d’emergenza (il Governo di Blocco Popolare), a farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia e a orientarne, sostenerne e difenderne l’opera dall’opposizione, dal sabotaggio, dalle pressioni e dai ricatti dei vertici della Repubblica Pontificia e della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti.

La ricaduta in termini organizzativi è diventare un partito che aggrega e accoglie nelle sue file tutti quelli che vogliono 1. costruire un governo che faccia fronte agli effetti dolorosi e dannosi per le masse popolari della crisi del capitalismo, che metta fine al catastrofico corso delle cose percepito anche dal senso comune, 2. promuovere la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari per costruire un simile governo: un partito di quadri e di massa.

L’elevazione dei quadri è l’aspetto decisivo: per raccogliere militanti di base e valorizzarli come agenti del partito occorre che i quadri siano e agiscano come nuova classe dirigente delle masse popolari, come comunisti di nuovo tipo, cioè che dirigono le masse popolari a fare quello che non sanno fare e che da sole non farebbero e non come i migliori esponenti delle masse popolari (ossia che fanno quello che fanno le masse popolari, ma lo fanno meglio).

Il Partito di Lenin e di Stalin, a differenza di tutti gli altri partiti socialisti dell’epoca, nel 1917 portò alla vittoria la rivoluzione socialista in Russia che scatenò nel mondo la prima ondata della rivoluzione proletaria che ha segnato la storia, perché, unico tra tutti i partiti socialisti dell’epoca, aveva eretto a sua bandiera il principio che senza teoria rivoluzionaria non vi è movimento rivoluzionario. In Russia, infatti, un gruppo di intellettuali alla fine dell’800 approdò al marxismo e il marxismo divenne la dottrina guida degli intellettuali rivoluzionari. Questi si costituirono in partito, portarono il marxismo agli operai e via via organizzarono in Russia un movimento operaio fino a farne una forza organizzata e influente in campo economico e politico: quello che nel 1917 prese il potere.

I partiti socialisti sorti nei paesi capitalisti europei nella seconda parte del secolo XIX, invece, sono nati e si sono sviluppati sulla falsariga dei comitati elettorali e delle associazioni sindacali, culturali e di solidarietà che intellettuali progressisti, carrieristi ambiziosi e anche semplici filantropi promuovevano tra proletari e altri lavoratori. Essi si sono sviluppati su grande scala (questo fu il loro apporto positivo alla rivoluzione socialista), ma sono rimasti prigionieri di questa loro origine e si sono dimostrati incapaci di mobilitare le masse popolari a fare la rivoluzione socialista, di essere i promotori della conquista del potere e della creazione dello Stato socialista.

La vittoria della Rivoluzione d’Ottobre ha promosso, anche nei paesi europei, la nascita di partiti comunisti, in larga misura per scissione dai partiti socialisti della loro parte più combattiva. Ma anch’essi rimasero sostanzialmente prigionieri delle stesse deviazioni ideologiche e politiche in cui erano naufragati i partiti socialisti (riformismo elettorale e riformismo sindacale) e delle deviazioni militariste che hanno accompagnato il movimento comunista fin dalla sua origine (concepire la lotta armata come la forma sempre principale della lotta di classe, concezione blanquista del “colpo di mano” fatto da un gruppo ristretto di rivoluzionari, ecc.). I partiti comunisti dei paesi europei non assimilarono il leninismo e quindi non elaborarono un piano per fare la rivoluzione socialista nel proprio paese.

Un insegnamento chiaro emerge dal bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria per i comunisti dei paesi imperialisti:

– il partito comunista non è solo un’organizzazione di lotta, la più avanzata organizzazione di lotta, la parte più combattiva e radicale del movimento degli operai,

– il partito comunista è principalmente l’organizzazione dei depositari, fautori e praticanti del marxismo, la scienza fondata ed elaborata da Marx ed Engels che ha reso finalmente gli uomini capaci di fare in modo consapevole la loro storia, finalmente capaci di creare il proprio futuro a condizione che seguano le leggi proprie della società che devono trasformare, come avviene in ogni altro campo in cui gli uomini agiscono guidati da una scienza.

La Carovana del (n)PCI e il P.CARC, che è parte di essa, fanno tesoro di questo insegnamento frutto del bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria. Su questa base operiamo per continuare la lotta per il socialismo condotta nel secolo scorso dai comunisti nei paesi imperialisti (prima dell’affermazione del revisionismo moderno), superando però gli errori e i limiti che ne decretarono la sconfitta: dunque per innovare ponendo al centro del nostro operato la scienza elaborata da Marx ed Engels e arricchita nel corso della prima ondata delle rivoluzione proletaria da Lenin, Stalin e Mao Tse-tung. Questa è l’essenza dell’essere “comunisti di nuovo tipo” nei paesi imperialisti.

1. La Riforma Intellettuale e Morale dei quadri (dirigenti) e aspiranti tali. Per essere all’altezza del suo compito il P.CARC deve promuovere e far compiere a ognuno dei suoi quadri e aspiranti tali un percorso di trasformazione per diventare più capace di promuovere e dirigere la lotta delle masse popolari contro la borghesia e il clero e la rivoluzione socialista, una trasformazione che è strettamente connessa con i compiti della fase del partito (aspetto generale) e con il ruolo che il compagno è chiamato a svolgere (aspetto particolare): non è un percorso fine a se stesso, un “autoperfezionamento” avulso dalla lotta di classe. La Riforma Intellettuale e Morale (RIM) consiste:

– nello studio (conoscenza, assimilazione e uso) della concezione comunista del mondo, della storia del nostro paese, della sua composizione di classe e delle sue relazioni internazionali, del corso delle cose e della nostra linea,

– nella trasformazione della mentalità e in una certa misura della personalità,

– in percorsi di critica-autocritica-trasformazione (CAT).

Con la RIM applichiamo il sesto apporto del maoismo e superiamo la prassi e la concezione dell’Internazionale Comunista e dei partiti comunisti che, su impulso della Rivoluzione d’Ottobre, sorsero nei paesi imperialisti. Secondo questa prassi e concezione, un compagno aderiva al partito e si impegnava a dare (e di regola dava) “il massimo del contributo di cui è capace stante quello che lui è”. Il principio era: “mi arruolo nel partito e faccio con generosità tutto quello che sono capace di fare, meglio che sono capace di fare stante quello che sono e le condizioni in cui vivo”.

L’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria ha mostrato che questo non basta. Nei partiti della Internazionale Comunista milioni di compagni hanno dato generosamente tutto quello che erano capaci di dare senza che con questo i partiti comunisti arrivassero a instaurare il socialismo.

Dal bilancio dell’esperienza abbiamo imparato che un quadro del Partito e un aspirante tale deve essere disposto a trasformarsi per diventare capace di dare “il massimo contributo a cui può arrivare”: diventare un comunista migliore di quello che è al momento dell’adesione, diventare più capace di promuovere e dirigere la lotta delle masse popolari contro la borghesia e il clero e la rivoluzione socialista.

Ogni compagno quando aderisce al Partito, si ritrova con una concezione del mondo, una mentalità e una personalità. Ha margini notevoli, importanti, non sappiamo quanto grandi di trasformazione. Bisogna metterli in opera, valorizzarli.

La RIM di un quadro del Partito e di un aspirante tale deve investire ciascuno dei tre ambiti (concezione, mentalità e personalità) che caratterizzano un individuo.

La conoscenza e la condivisione della scienza comunista infatti non portano automaticamente alla sua assimilazione (alla trasformazione della propria concezione) e senza assimilazione non si progredisce nell’applicazione sistematica, dinamica e creativa della scienza comunista come metodo di conoscenza e guida per l’azione.

Per avanzare nel processo di assimilazione e uso della scienza occorre operare una trasformazione anche della mentalità e della personalità in funzione dei compiti del Partito in questa fase.

La concezione del mondo è una cosa che si cambia anche in breve tempo (tramite corsi intensivi di studio), mentre la mentalità (il modo di vedere le cose e di ragionare che una persona prende dal gruppo sociale in cui è inserita e dalla pratica sociale che ha alle spalle) e la personalità (le caratteristiche intellettuali, morali, psicologiche e fisiche di una persona che derivano dalla sua esperienza di vita familiare e sociale e dalla formazione che ha ricevuto: di alcune di esse l’individuo è cosciente, di altre no) sono più difficili da cambiare: richiedono un percorso di revisione e rettifica che trae alimento anche dalla formazione intellettuale, ma che attiene principalmente alla modifica della propria condotta (comportamento, atteggiamento, modo di fare). Questo cambiamento particolare è più difficile per noi comunisti dei paesi imperialisti, stante lo sviluppo di un articolato e capillare sistema di intossicazione e di diversione del regime di controrivoluzione preventiva.

Il processo di trasformazione è analogo a una “terapia”: ci sono i medici (i dirigenti) e c’è il paziente. Il rapporto però non è quello della medicina borghese, il massimo a cui gli uomini sono arrivati in fatto di terapia: il medico fa la diagnosi e prescrive la terapia, il paziente la applica, il medico controlla e adegua la terapia ai risultati. Il nostro metodo è più avanzato, prende quello a cui la società borghese è arrivata e fa un passo avanti: il ruolo attivo del paziente (nel senso che cerca di capire la diagnosi che viene fatta e la terapia che gli viene prescritta, il ragionamento e gli elementi sulla base dei quali viene stabilita la terapia e oltre ad applicare la terapia dice sinceramente quello che pensa sull’analisi e la logica su cui essa poggia, sugli elementi su cui è basata e contribuisce a migliorarla) che via via diventa medico. La guarigione è la “trasformazione del paziente in medico”: in “curatore” (educatore, formatore e organizzatore) di altri compagni.

1.1 Tre questioni di particolare importanza nella RIM dei quadri del Partito e aspiranti tali

a) Emancipazione e autonomia dall’ambiente di provenienza e dal senso comune. La trasformazione in quadri comunisti richiede uno sforzo e una precisa e forte volontà individuale. È una scelta consapevole e un percorso che solo chi è deciso a farlo riesce a compiere. Il percorso di trasformazione non può essere imposto dall’esterno.

I quadri comunisti devono “staccarsi dalle masse” (seguire un percorso di trasformazione intellettuale e morale) per “tornare alle masse” ad un livello superiore ed essere i loro dirigenti. Questo percorso di trasformazione oggi li porta ad andare controcorrente rispetto al corso dettato dal senso comune che esiste tra le masse (combinazione variegata e variopinta di concezione clericale, borghese e anche comunista) e nell’ambiente da cui proviene o a cui è legato ogni comunista (famiglia, amicizie, posto di lavoro, ecc.). L’attuale debolezza del movimento comunista rafforza le resistenze e le diffidenze rispetto a questa scelta radicale. Chi vuole diventare comunista non può e quindi non deve cercare tra le masse (e nel suo ambiente) consenso alla sua scelta. Non può subordinare alle masse (e al consenso dei propri familiari e amici) la propria decisione. La spinta ad avanzare nella lotta per trasformare l’attuale ordine sociale, non la trova principalmente nel senso comune, ma nel Partito (mettendosi alla scuola e partecipando alla pratica del Partito).

L’uno deve dividersi in due: il comunista deve staccarsi dalle masse e cercare le conferme della sua scelta di vita principalmente nel Partito e nella concezione comunista del mondo che esso impersona, analogamente a come Cristoforo Colombo, per concepire e intraprendere la sua impresa, si basò sulla scienza e su quanto di più avanzato scoperto e sintetizzato fin lì dagli uomini, non sulla religione cattolica, sulle credenze e sui miti all’epoca dominanti. Un’impresa nuova e inedita per la storia dell’umanità non può cercare conferme e sostegno nel vecchio mondo che sta morendo, con le sue leggende e pregiudizi. Li trova nel nuovo mondo che sta nascendo sulla base di quanto di più avanzato ed evoluto l’umanità ha finora scoperto.

b) Assimilare e adottare una giusta concezione della direzione. I quadri del Partito non sono coloro che si limitato a illustrare, a formare, a dare l’esempio agli altri compagni. I quadri devono capire gli altri compagni (la loro concezione, mentalità e personalità, le loro capacità e le loro potenzialità, i passi che devono compiere) e portarli a fare cose che spontaneamente (da soli) non farebbero, prendere decisioni in contesti particolari (“tradurre la linea generale nel particolare”), assumersi la responsabilità di dirigere e fare: questa è l’essenza della direzione. Questa è la concezione su cui dobbiamo formare i dirigenti attuali del Partito e aspiranti tali per avanzare e vincere.

Uno dei principali problemi che il Partito deve affrontare nella formazione e trasformazione di quadri è la carenza di spirito e piglio dirigente verso se stessi, verso gli altri (verso i compagni che dirigono, verso le masse popolari, verso le persone con cui per qualche motivo hanno a che fare: parenti, amici e conoscenti, colleghi di lavoro o di scuola) e la loro vita associata.

Nei dirigenti del Partito questo approccio si concretizza nel passaggio che essi per primi devono fare dall’illustrare ai diretti e spiegare anche bene (con scritti, discorsi, lettere o riunioni) la linea e poi lasciare che ognuno di essi faccia quello su cui è d’accordo e che si sente di fare, al tradurre la linea in un programma abbastanza dettagliato di operazioni pratiche che fa attuare (impone), al portare le persone a fare cose che altrimenti non farebbero, all’andare a fondo sulle questioni tanto quanto l’attività in corso e il caso concreto lo comportano (senza “castrare” il compagno diretto, cioè senza togliergli spazio di iniziativa), al promuovere percorsi di RIM e CAT incisivi contrastando la paura di perdere i compagni (i compagni si perdono quando non si curano secondo una linea che li fa avanzare), al rompere con l’attendismo e il fatalismo (aspettare e sperare che le cose si aggiustino da sole).

c) La trasformazione di compagni che provengono dalle classi non proletarie delle masse popolari o dalla borghesia. Ci sono compagni che provengono dalle classi non proletarie delle masse popolari o dalla borghesia che si vogliono unire al Partito. Noi non precludiamo la militanza di questi compagni nelle nostre file. Sono infatti persone che in positivo possono avere qualità utili al lavoro del Partito (intraprendenza, piglio dirigente, spirito di iniziativa, formazione culturale, ecc.). Allo stesso tempo portano in negativo concezioni, mentalità che ereditano dalla classe d’origine (individualismo, arrivismo, liberalismo, disprezzo verso le masse) e che dobbiamo combattere con decisione per contrastare l’influenza della borghesia e del clero nelle nostre file. Li accettiamo quindi se, e solo se, fanno una chiara, precisa e verificabile scelta di dedicarsi alla causa del proletariato e di dedicare la propria vita a imparare a fare la rivoluzione socialista. Devono senza riserve mettersi alla scuola e partecipare alla pratica del Partito. Se il compagno non è disposto a imbarcarsi nell’impresa tagliando i ponti alle spalle, è meglio (se comunque può essere utile al lavoro del Partito) farne un collaboratore. Anche per questo tipo di persone occorre una direzione ferma e chiara per dirigere efficacemente il percorso di RIM che si articolerà in processi di rottura (lotta tra vecchio e nuovo) e passi pratici, che necessariamente avverranno per tappe successive.

1.2 Le problematiche specifiche che devono affrontare i comunisti dei paesi imperialisti. I comunisti dei paesi imperialisti devono tener conto e affrontare alcune problematiche specifiche nel lavoro di costruzione del Partito (reclutamento, formazione e trasformazione dei compagni) e di organizzazione e mobilitazione delle masse popolari che non esistevano durante la prima ondata della rivoluzione proletaria. Esse in particolare sono le “tre trappole” del regime di controrivoluzione preventiva e il “mal di vivere”, con la connessa fragilità psicologica. Queste problematiche specifiche hanno sostituito quelle che dovevano affrontare i comunisti dei paesi imperialisti nella prima metà del novecento e alcune di queste sono state superate o limitate proprio grazie all’azione e alla lotta del vecchio movimento comunista: l’analfabetismo, l’esclusione delle donne delle masse popolari dalla produzione, l’influenza della Chiesa sulle donne delle masse popolari e in particolare sui contadini, ecc.

a) Le “tre trappole” del regime di controrivoluzione preventiva. Dall’inizio del secolo scorso, ossia da quando è iniziata l’epoca della rivoluzione socialista, la borghesia imperialista e il suo clero distolgono le masse popolari dei paesi imperialisti dalla rivoluzione socialista con un raffinato sistema di misure: il regime di controrivoluzione preventiva. Tre sono in particolare le trappole in cui la borghesia imperialista ha invischiato (sprofondato) le masse popolari:

1. un meccanismo di intossicazione, confusione e diversione dalla realtà diretto a conformare la mente e i cuori delle masse popolari distogliendole dalla lotta di classe e soprattutto dalla comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe. Questa pervasiva, variegata e variopinta cultura (che continua ma di gran lunga supera le religioni che nel passato assolsero lo stesso compito) di evasione dalla realtà e di confusione e intossicazione dei sentimenti e delle menti, è la prima delle tre trappole in cui la borghesia invischia le masse popolari dei paesi imperialisti e cerca di paralizzarle, di distoglierle dall’attività rivoluzionaria;

2. le attività correnti: la borghesia imperialista ha moltiplicato e diversificato le attività del tempo libero, gli oggetti di consumo e d’uso messi a disposizione delle masse popolari dei paesi imperialisti, le droghe e gli psicofarmaci in circolazione, le relazioni tra individui e gruppi fatte diventare relazioni sociali imposte a ogni individuo fino a saturare il tempo libero che i lavoratori hanno strappato alla borghesia e anche quello di chi non lavora. Al punto che oggi spesso nei paesi imperialisti lavoratori che sono impegnati nel lavoro remunerato quaranta o meno ore alla settimana (comunque circa la metà di quanto lo fossero i loro nonni) si trovano inavvertitamente a non riuscire a disporre di tempo per l’attività politica. Impegni familiari, relazioni sociali, attività, hobby e droghe saturano il loro tempo lasciato libero dal lavoro in produzione;

3. il mondo virtuale, di creazione relativamente più recente, di cui sono preda in particolare i membri della generazione più giovane, per i quali si è aggiunto al programma lanciato dalla borghesia nel ‘68: droga, sesso e rock-and-roll. Un mondo di immagini, attività, parole, suoni, giochi e chiacchiere (chats) su tutto e su niente e soprattutto senza conclusione, aperto a tutti e simil-democratico, disponibile via internet e alla portata di ogni individuo. Un mondo frutto di fantasia e immaginazione che simula quello reale, libero però dai limiti e restrizioni che il mondo reale comporta. I videogiochi sono il caso esemplare di un mondo che assorbe attenzione, mente, sentimenti e tempo senza i limiti di fatica, di regole sociali e della reazione degli altri individui con cui ognuno si scontra nel mondo reale. Con il mondo virtuale viene messo a disposizione di ogni individuo quello che senza internet era appannaggio degli artisti della borghesia imperialista: creare opere d’arte non intese ad aiutare a capire il mondo, ma a produrre un mondo immaginario e a confondere impressioni e immagini del mondo reale, distogliere dal mondo reale a vantaggio di un mondo immaginario e arbitrario in cui rifugiarsi, anziché trasformare il mondo reale.

Liberarsi dalla “tre trappole” è possibile. Bisogna che innanzitutto i dirigenti (quadri) del Partito e aspiranti tali si emancipino da esse attraverso un’azione specifica di trasformazione e una forzatura fatta con il sostegno di altri dirigenti e con il supporto del collettivo. Solo in questo modo riusciranno poi a guidare altri compagni a liberarsene (“passare da paziente a medico”).

Il grosso delle masse popolari si libereranno invece dalle “tre trappole” man mano che parteciperanno nella pratica alla rivoluzione socialista, spinte dall’attività del Partito e dalla ribellione alla condizione pratica in cui la borghesia le costringe.

La lotta contro le “tre trappole” diventerà, inoltre, sempre più terreno di organizzazione e mobilitazione spontanea delle masse popolari (e anche di una parte della sinistra borghese e della sinistra cattolica): i comunisti devono vedere, favorire, appoggiare e promuovere anche questa tendenza per alimentare la mobilitazione rivoluzionaria delle masse.

b) Il “mal di vivere” e la fragilità psicologica. Nei paesi imperialisti è molto diffuso il “mal di vivere” e la connessa fragilità psicologica. Non si tratta di una questione individuale, ma di un fenomeno sociale (di una malattia sociale): riguarda decine di milioni di membri delle classi oppresse (in particolare giovani), anche se si manifesta in modi specifici in ogni individuo particolare e concreto. Questi sono aspetti che coinvolgono la concezione del mondo ma soprattutto di mentalità e personalità e di cui bisogna tenere in considerazione innanzitutto per dirigere efficacemente i percorsi di RIM dei dirigenti e aspiranti tali e, più complessivamente, per aiutare ad emanciparsi e crescere compagni del Partito.

Il “mal di vivere” ha cause ben precise: il dominio della borghesia. Essa da una parte ha emancipato l’individuo dalla dipendenza primitiva, quasi animale dal gruppo in cui è nato o è collocato, ma dall’altra nella fase della sua decadenza (da quando il suo sistema sociale è storicamente superato), nella sua resistenza al passaggio della società al comunismo distrugge in un numero crescente di individui il senso della propria esistenza: l’insicurezza e l’instabilità psicologica di tante persone ne sono una manifestazione. La borghesia ha infatti portato l’umanità in una situazione in cui la possibilità (con lo sviluppo scientifico, tecnologico, l’aumento della produttività del lavoro, ecc.) di assicurare a tutti quanto serve per vivere dignitosamente da una parte elimina il fattore che da sempre ha dato senso anche alla vita del singolo individuo (la lotta contro la natura e per la sopravvivenza), dall’altra provoca esuberi, fame, obesità, inquinamento, ecc.

Oggi il senso della vita di ogni individuo delle masse popolari consiste (deve consistere) nel far fronte a questi problemi, cioè nel partecipare alla lotta di classe, alla lotta per il Governo di Blocco Popolare (GBP) e per instaurare il socialismo.

Questo è infatti il senso della vita “storicamente necessario”: il nostro paese e il mondo è come se fossero colpiti da un’epidemia, il Partito è l’organizzazione degli scienziati e dei medici che si battono per superarla, che ne conoscono l’origine e sanno come superarla, che si attivano (si danno i mezzi) per superarla e che guidano il resto delle masse in questa lotta.

Solo con la partecipazione consapevole e organizzata alla rivoluzione socialista un individuo delle masse popolari trova un giusto (nel senso di “storicamente necessario”) senso della vita, acquisisce una visione del mondo indipendente dalla borghesia e quindi capisce il mondo e come trasformarlo, individua i mali e la loro soluzione. E, inoltre, instaura relazioni sane e costruttive (con i membri del Partito e con altri elementi avanzati delle masse popolari), partecipa alla lotta comune per porre fine a questi problemi e via via trascina anche altri nella rivoluzione socialista. La partecipazione alla lotta di classe è anche il modo migliore per curare la fragilità psicologica e le mille fobie e insicurezze prodotte dalle “tre trappole” del regime di controrivoluzione preventiva.

2. La trasformazione del P.CARC in “partito di quadri e di massa”

Nel nostro paese ci sono decine di migliaia di compagni della “base rossa”, cioè compagni che aspirano al comunismo e che militano in partiti, organizzazioni, comitati, associazioni, reti, sindacati oppure non sono organizzati.

A questi compagni si aggiungono tutti gli attivisti non comunisti che promuovono o partecipano alle lotte per la difesa delle aziende, dell’ambiente, della sanità, della scuola, del diritto all’abitare, che sono attivi nel volontariato e nell’associazionismo, in liste civiche e comitati di cittadini, ecc. e anche coloro che sono alla ricerca: vogliono capire come va il mondo, cercano un loro ruolo nella società (cercano il senso da dare alla loro vita), non accettano il mondo così com’è ma non sanno ancora cosa fare.

Tutti questi compagni, questi attivisti, queste persone alla ricerca, possono dare un contributo positivo e costruttivo alla lotta per il GBP e per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Compito del P.CARC è valorizzarli, orientarli, mobilitarli, organizzarli affinché lo facciano, portino a loro volta anche altri a partecipare attivamente alla lotta di classe in corso nel nostro paese e orientino in modo migliore chi già è attivo, si organizza, si mobilita.

Ognuno di questi compagni, attivisti, persone alla ricerca, è prezioso: ognuno di loro costituisce una parte del nuovo mondo che sta sorgendo sotto la cenere del vecchio, una parte della nuova umanità che sta prendendo via via forma e che esiste in modo embrionale nel marasma prodotto dal capitalismo. Il P.CARC vuole sostenere, rafforzare, alimentare, potenziare questo embrione di nuova umanità, organizzarla, orientarla affinché diventi tappa dopo tappa, battaglia dopo battaglia, forza politica capillare e travolgente in grado di dettare la direzione di marcia al resto delle masse popolari e arrivare a costituire il GBP e, in questo modo, contribuire alla costruzione della rivoluzione socialista in Italia.

Una parte consistente di questi compagni, attivisti, persone alla ricerca, può aderire o collaborare con il P.CARC. Mille sono i modi per farlo e svariate le attività in corso e quelle che possono essere avviate con il concorso di nuovi compagni (la quantità fa nuova qualità): dall’intervenire nelle aziende capitaliste e pubbliche per spingere gli operai e i lavoratori a organizzarsi e prendere in mano la loro azienda (far nascere organizzazioni operaie e popolari e portarle ad agire da nuove autorità pubbliche) all’intervenire nelle scuole medie, superiori e Università per “fomentare” anche in questo campo l’organizzazione e la mobilitazione dei giovani, degli insegnanti e del personale ATA (tecnico e amministrativo), dal fare attività di propaganda del socialismo (con iniziative culturali, conferenze, dibattiti, cineforum, presentazioni di libri, mostre, spettacoli teatrali, diffusioni, scritte murali, affissioni, ecc.), all’apertura di nuove sedi e Case del Popolo (oppure contribuire alla rinascita di quelle esistenti e in stato di abbandono), dalla pubblicazione di nuovi libri con la nostra Casa Editrice Rapporti Sociali, alla raccolta fondi per lo sviluppo del Partito, dall’intervento sulla base e gli eletti del M5S e della Lega per costringerli a rispettare le promesse elettorali, all’azione per contrastare le misure reazionarie del governo, dall’organizzazione dei disoccupati per un lavoro utile e dignitoso, al sostegno di chi si organizza e si mobilita per il diritto alla casa, per la difesa della sanità pubblica, dell’ambiente, ecc. dall’attività comune con altre forze comuniste, anti-imperialiste e progressiste, all’intervento sugli immigrati per sostenerne l’organizzazione e la mobilitazione, dalla solidarietà internazionale con gli altri popoli in lotta contro l’imperialismo, all’intervento negli ambiti progressisti della sinistra borghese (vecchia e nuova) e della società civile per l’applicazione delle parti progressiste della Costituzione, dalla lotta per creare Amministrazioni Locali d’Emergenza, all’intervento negli ambiti sovranisti, dall’intervento nei sindacati confederali e di base, alla lotta alla repressione fino a quella contro il razzismo, l’omofobia e il sessismo.

Il P.CARC punta a diventare il partito che aggrega e raccoglie nelle sue fila tutti coloro che vogliono cimentarsi in quest’opera e che vogliono:

1. costituire un governo che faccia fronte agli effetti dolorosi e dannosi per le masse popolari della crisi del capitalismo e al catastrofico corso delle cose (il GBP),

2. promuovere la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari per costruire un simile governo,

3. allargare la breccia aperta dalle masse popolari nel sistema delle Larghe Intese con le elezioni del 4 marzo per rafforzare la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari per costituire il GBP,

4. contribuire a far avanzare la rivoluzione socialista in Italia diretta dal (n)PCI.

Diventare un partito di questo genere significa proseguire nella trasformazione in partito del GBP: trasformazione che abbiamo deciso di assumere come compito e di portare avanti in modo programmatico e scientifico nel nostro IV Congresso (2015), trasformazione in cui ci siamo sperimentati e che abbiamo perseguito in questi tre anni e che ora, per avanzare ulteriormente e portare all’effettiva trasformazione del partito, richiede di elevare il livello dei quadri ed estendere le nostre fila, di diventare “partito di quadri e di massa”.

2.1 Problematiche da affrontare per diventare un “partito di quadri e di massa”

Noi abbiamo alle spalle

– l’esperienza del vecchio PCI, in cui la linea del “partito di massa” ha accompagnato l’abbandono dell’obiettivo di instaurare il socialismo ed è andato a braccetto con la “via parlamentare al socialismo” e delle “riforme di struttura”, con la divisione del partito in dirigenti che non erano selezionati sulla base della padronanza e dell’uso della scienza comunista (quindi via via meno dediti alla causa del comunismo fino a diventare politicanti o affaristi) e in una base di militanti che passo dopo passo è stata ridotta a mobilitarsi per cucinare alle feste dell’Unità e a votare e raccogliere voti;

– l’esperienza del partito bolscevico che era un partito di quadri, cioè di rivoluzionari di professione (e questo, insieme alla concezione che lo guidava, gli ha permesso di condurre gli operai e i contadini a costruire il primo paese socialista nella storia dell’umanità);

– l’esperienza delle forze soggettive della rivoluzione socialista, la deriva militarista delle Organizzazioni Comuniste Combattenti (“teoria della sostituzione”), l’opposizione alla deriva revisionista del vecchio PCI che in molti casi ha buttato via il bambino insieme all’acqua sporca (superamento della “forma partito”, astensionismo, sottovalutazione-disprezzo della scienza comunista, ecc.),

– il percorso della Carovana del (n)PCI e l’esistenza in essa di due partiti di comunisti (il (n)PCI e il P.CARC) che hanno reso necessario imparare a distinguere e a combinare l’azione dei due partiti e, per il P.CARC, di superare la tendenza a “scimmiottare il (n)PCI” anziché concepirsi e agire da partito del GBP e su questa base sviluppare la collaborazione con il (n)PCI.

Questo percorso che abbiamo alle spalle richiede che superiamo la tendenza a disdegnare chi non è come noi o a voler “far diventare tutti quadri” (quindi formazione, studio, dedizione assoluta, ecc.) e che impariamo a combinare i due aspetti (partito di quadri e partito di massa) in modo costruttivo.

Il livello del “militante di base” lo abbiamo introdotto nel 2009, ma fin qui non lo abbiamo sviluppato su larga scala per quattro motivi:

1. la tendenza a “scimmiottare il (n)PCI”,

2. il settarismo verso i militanti di base, considerati come “quadri mancati”,

3. la necessità di introdurre un sistema di lavoro ordinario interno ed esterno delle sezioni e superare il procedere “a strappi”, senza continuità, in modo movimentista: solo un’attività ordinaria permette infatti di valorizzare, curare e far crescere i militanti di base,

4. la scarsa conoscenza delle caratteristiche e del tipo di militanza a cui sono abituati i compagni della base rossa.

Il percorso fatto dal IV Congresso in poi ci ha permesso di comprendere meglio queste problematiche, di iniziare a trattarle nella formazione e trasformazione dei quadri e di fare alcune esperienze di legame e mobilitazione dei militanti di base.

2.2 I tre livelli di militanza e candidatura

Diventare un “partito di quadri e di massa” significa organizzarsi in modo da:

1. formare come quadri intermedi e superiori tutti i compagni che hanno la volontà e le caratteristiche per diventare educatori, formatori e organizzatori di altri compagni, per costituire e dirigere collettivi, per diventare promotori creativi della linea del Partito nell’ambiente o nel settore in cui operano,

2. garantire una direzione del Partito dedita alla causa e con una buona capacità di applicare la concezione comunista nella comprensione della realtà e nell’azione,

3. dare la possibilità a tutti i compagni che ne hanno la volontà, di partecipare all’esperienza, alla scuola del Partito e alla lotta che esso conduce,

4. allargare il raggio di azione e le relazioni del Partito nella classe operaia e nelle masse popolari, attraverso il coinvolgimento dei compagni legati al movimento comunista (quelli con la bandiera rossa nel cuore) e dei lavoratori, giovani e donne che vogliono cambiare il corso disastroso delle cose.

Nel nostro Partito non esistono “militanti di serie a” e “militanti di serie b”. Nel nostro Partito tutti i compagni sono preziosi e vanno valorizzati, curati, organizzati nel miglior modo possibile. Ognuno deve essere messo nella condizione di dare il migliore contributo di cui è capace alla lotta per il GBP e di crescere. Abbiamo quindi deciso di introdurre tre livelli di militanza per permettere ad ogni compagno di contribuire alla nostra opera, per far avanzare ogni compagno al massimo di cui è capace e per estendere le nostre fila.

a) Il militante di base è un compagno che non si candida a diventare un quadro, ma che vuole dare il suo contributo alla lotta per il GBP e per il socialismo, partecipando alle attività di sezione in modo conforme ai suoi impegni lavorativi, personali, ecc. Questo tipo di compagni sono indispensabili per legarci alle masse popolari in modo capillare; per portare la linea, l’orientamento e la propaganda del Partito nel loro ambiente; per permettere al rinascente movimento comunista (il nuovo potere con al centro il (nuovo)PCI) di ramificarsi in tutte le aziende, scuole e quartieri, di tessere relazioni con tutte le organizzazioni operaie e popolari, associazioni sportive e ricreative, associazioni di volontariato e orientarle nella lotta per il GBP; per imparare dalla loro esperienza.

Bisogna uscire dalla mentalità settaria da “piccolo gruppo” e aprirci a tutti i compagni, attivisti, persone alla ricerca.

I militanti di base sono preziosi per quattro principali motivi:

– come agenti di inchiesta (sulla loro azienda, sul territorio dove vivono, su organizzazioni operaie e popolari con cui hanno rapporti, ecc.),

– come agenti di relazioni sociali (mettere il Partito in contatto con nuove persone),

– come agenti di propaganda nel loro ambiente (veicolare l’orientamento e parole d’ordine del Partito negli ambiti in cui sono inseriti),

– come agenti di supporto economico e logistico (sostenere il Partito e il suo sviluppo, raccogliere fondi e mezzi tra i propri conoscenti, colleghi, amici, ecc.).

Quindi il militante di base (primo livello di militanza):

1. condivide gli obiettivi del Partito (GBP e socialismo) e ne applica la linea,

2. partecipa anche se non sistematicamente alle riunioni ordinarie di sezione e alle attività di Partito,

3. nel suo ambiente di vita e di lavoro diffonde Resistenza, le parole d’ordine e la linea del Partito, aiuta il Partito a stabilire contatti e raccoglie sottoscrizioni per finanziare il Partito,

4. paga una quota mensile,

5. ha adeguate attitudini intellettuali, morali, psicologiche e fisiche per partecipare all’attività del Partito.

b) Oltre ai militanti di base, nel Partito ci sono i quadri di livello intermedio e i quadri di livello superiore.

Ogni compagno che si candida a entrare nel Partito, può proporsi per diventare quadro di livello intermedio o superiore. L’istanza superiore analizzerà la sua proposta e, se esistono le condizioni (volontà del compagno di mettersi alla scuola del Partito e di imparare, con intelligenza, serietà, spirito di iniziativa, ecc.), verrà impostato un percorso specifico di formazione, trasformazione, cura e attività da svolgere al termine del quale si tirerà un bilancio con il compagno e si deciderà come proseguire.

Tutti i compagni già membri del Partito possono proporsi per diventare quadri di livello intermedio o superiore e cimentarsi in un percorso specifico di formazione, trasformazione, cura e svolgimento di compiti per avanzare nella trasformazione in dirigenti. Anche in questo caso l’istanza superiore analizzerà la richiesta e definirà come proseguire. Indichiamo le caratteristiche del quadro intermedio e del quadro superiore.

L’inquadramento come quadri intermedi o superiori non è obbligatoriamente frutto di un percorso “graduale” nel Partito: un compagno può essere formato come quadro intermedio o superiore fin dalla sua candidatura oppure può essere formato a quadro superiore pur senza passare attraverso il livello di quadro intermedio.

Quadro intermedio (secondo livello di militanza):

1. condivide concezione, analisi e linea generale della Carovana (n)PCI e ha un discreto livello di apprendimento, assimilazione e capacità di applicazione della concezione comunista del mondo,

2. svolge compiti di responsabilità nel o per il partito,

3. dedica con serietà e passione una parte importante della sua vita all’attività del partito,

4. è disposto a seguire corsi periodici di formazione e percorsi di CAT per elevare il proprio livello di apprendimento, assimilazione e capacità di applicazione della concezione comunista del mondo,

5. contribuisce al finanziamento del Partito con la parte del suo reddito non indispensabile per una vita modesta ma dignitosa sua e dei familiari a suo carico e si mobilita nelle attività per finanziare il partito,

6. ha adeguate attitudini intellettuali, morali psicologiche e fisiche per partecipare all’attività del partito.

Quadro superiore (terzo livello di militanza):

1. condivide concezione, analisi e linea generale della Carovana (n)PCI e ha un buon livello di apprendimento, assimilazione e capacità di applicazione della concezione comunista del mondo,

2. è disposto a spostarsi secondo le esigenze del Partito,

3. è disposto a diventare Rivoluzionario di Professione con formula creativa o meno,

4. è disposto a seguire corsi di formazione e percorsi di CAT per elevare il proprio livello di apprendimento, assimilazione e capacità di applicazione della concezione comunista del mondo,

5. resiste al sistema di intossicazione delle opinioni e dei sentimenti, alla saturazione del tempo libero mediante la moltiplicazione di attività correnti e alla fuga nel mondo virtuale,

6. mette senza riserve le proprie risorse economiche e relazioni al servizio del Partito e si mobilita nelle attività per finanziare il partito,

7. ha buone attitudini intellettuali, morali, psicologiche e fisiche per partecipare all’attività del partito.

3. L’attività ordinaria delle sezioni

Il radicamento del Partito tra le masse popolari poggia sull’azione ordinaria delle sue sezioni territoriali. Le sezioni rappresentano il Partito tra le masse popolari e ne orientano, sostengono e promuovono l’organizzazione. Nello svolgere questa azione le sezioni raccolgono e valorizzano (come membri del Partito o collaboratori) tutti i compagni, gli attivisti e le persone alla ricerca.

Il fulcro dell’attività delle sezioni è l’intervento ordinario nelle aziende capitaliste e pubbliche. Seguono subito dopo l’intervento sulle scuole medie, superiori e Università.

Dobbiamo dare seguito ai contatti che instauriamo 1. invitarli a iniziative culturali, 2. incontrarli (in sede o altrove) per definire come sviluppare il rapporto.

Le sezioni devono operare con continuità e non “a strappi” (due-tre mesi sono attive, due mesi sono inattive). Solo in questo modo possono diventare, tappa dopo tappa, un punto di riferimento affidabile per le masse popolari del territorio in cui si radicano. Allo stesso tempo, le sezioni hanno un Programma ordinario mensile (POM) di attività che permette di agire indipendentemente dalle iniziative promosse dalla sinistra borghese (manifestazione, assemblee, ecc.): sulla base di questa autonomia politica e organizzativa, le sezioni valorizzano anche le iniziative della sinistra borghese, ma non fanno dipendere da esse la loro attività.

Il Programma ordinario mensile (POM) di una sezione consiste in:

1. due (o più) diffusioni a settimana in aziende, con un totale di aziende (da definire sezione per sezione) da curare con continuità con diffusione di Resistenza, volantini (di contenuto nazionale o locale, politico, sindacale o ideologico), speakeraggio, cura di contatti e azione verso eventuali organizzazioni operaie e popolari,

2. intervento in due Scuole Medie Superiori e/o Università della zona scelte oculatamente,

3. azione con organizzazioni operaie e popolari della zona,

4. una iniziativa pubblica di tipo culturale a scadenza fissa (settimanale o quindicinale):

conferenza tenuta da un compagno del partito su un argomento,

– conferenza su questioni di attualità tenuta da un esterno (un esperto in materia),

– illustrazione da parte di un dirigente e discussione di un articolo di Resistenza, di un comunicato, del Manifesto Programma, de La Voce e dibattito sull’argomento,

– ricorrenze storiche,

– proiezione di filmati e documentari,

– lettura pubblica di Resistenza;

5. partecipazione una o due volte a settimana a riunioni, convegni, assemblee di altri (o cambiando sempre per fare inchiesta o fissandosi su qualcuno per fare lavoro a fondo) e a manifestazioni, scioperi, presidi, ecc. (con striscione, volantini, giornale, ecc.),

6. gestione attiva e creativa delle candidature,

7. riunioni della sezione: almeno due al mese, una di programmazione e bilancio lavoro esterno e una di formazione,

8. lavoro ad ampio raggio (puntando su contatti definiti),

9. attività federali e centrali del P.CARC.

4. Il lavoro ad ampio raggio

Il Partito opera per costruire sezioni e federazioni anche in regioni dove non è attualmente presente. A questo fine forma e impiega compagni (e squadre di compagni) per curare e sviluppare questo filone di attività, innanzitutto valorizzando collaboratori e simpatizzanti delle regioni dove non siamo presenti: ossia compagni che sono interessati al Partito e che vogliono dare un contributo alla sua costruzione. Questi compagni possono contribuire alla costruzione del Partito (anche se non si sentono ancora pronti ad entrare in esso) fornendo elementi di inchiesta sul territorio; contribuendo a far conoscere il Partito, le sue parole d’ordine e linea; mettendo in contatto il Partito con propri conoscenti (compagni, colleghi, amici, familiari); sostenendo economicamente e logisticamente l’attività che il Partito svolge nel territorio.

5. La collaborazione con il (n)PCI

Il P.CARC fa parte della Carovana del (n)PCI, riconosce il (n)PCI come il partito che dirige la rivoluzione socialista nel nostro paese (guerra popolare rivoluzionaria) e lo considera suo “partito fratello”. Tra i due partiti esiste un’unità ideologica 1. sul bilancio dell’esperienza, 2. l’analisi della situazione e 3. la linea generale indicati dal (n)PCI nel suo Manifesto-Programma.

Il P.CARC promuove la collaborazione con il (n)PCI e permette la “doppia militanza”.

La collaborazione con il (n)PCI avviene secondo le 15 forme indicate nella pubblicistica del (n)PCI: “Molti sono i modi con cui un compagno può contribuire alla nostra azione pur non candidandosi al Partito. Qui di seguito ne indichiamo 15, per rendere l’idea:

– diffondere su facebook e in altro modo i comunicati del Partito,

– farci avere il suo indirizzario mail per potenziare la nostra lista di distribuzione,

– aggiornarci sull’andamento della lotta di classe in aziende capitaliste e pubbliche nella sua zona,

– aggiornarci su quanto avviene nella sua zona (smantellamento di industrie, lotte operaie, lotte ambientaliste, ecc.), chiederci chiarimenti su dubbi,

– segnalarci iniziative interessanti che si tengono nella sua zona e singoli e/o organismi su cui reputa che è opportuno che noi interveniamo,

– farci avere comunicati, volantini e prese di posizione prodotti da organismi della zona che ritiene utile farci conoscere,

– inviarci resoconti di iniziative e manifestazioni a cui partecipa, segnalandoci le persone interessanti su cui intervenire e i loro recapiti,

– diffondere su facebook e altri canali internet i comunicati del Partito,

– proporre temi e questioni controverse da trattare su La Voce e inviarci le sue considerazioni (riflessioni, critiche, proposte) sulla rivista,

– indicarci difetti ed errori e farci proposte di miglioramento del nostro sito internet www.nuovopci.it,

– riprodurre e diffondere La Voce nella sua cerchia,

– raccogliere e trasmetterci valutazioni e considerazioni sulla nostra propaganda,

– farci sottoscrizioni,

– metterci in collegamento con persone o organismi,

– dare un sostegno logistico per lo sviluppo dell’attività del Partito (ad es. metterci a disposizione seconde case o affittare a suo nome locali per tenere riunioni clandestine, ecc.)”.

Trasformiamo il Partito per accogliere e mobilitare per il GBP e il socialismo i compagni che hanno “la bandiera rossa nel cuore” e gli elementi avanzati (operai, lavoratori, donne e giovani) delle masse popolari a costruire il nuovo potere delle masse popolari organizzate.

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