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Avanti verso Amministrazioni Locali di Emergenza! Su quale programma e come si fa se i soldi non ci sono

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 2, 2016
in Resistenza n. 6/2016
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napoli x amministrative

 

Il programma. Mille evidenti manifestazioni confermano due verità. Una è che le amministrazioni locali sono sempre più diventate terreno in cui malavita e affarismo si intrecciano con partiti, coalizioni e istituzioni in un vortice di corruzione, clientele, appalti, favori, affari. La ricaduta pratica di questa prima verità è la seconda: mentre i comitati d’affari prosperano, i territori decadono, si degradano, ridotti sempre peggio materialmente (dissesto idrogeologico, cumuli di spazzatura, decadimento delle infrastrutture, delle strade, ecc.) e sempre più sono inariditi e spogliati della rete di servizi che taglio dopo taglio, privatizzazione dopo privatizzazione, sono scomparsi.

Dal crollo del Lungarno a Firenze (che equivale al crollo del Duomo di Milano o del Colosseo a Roma) alla sfilza di notizie dei sindaci che impediscono i pasti ai piccoli le cui famiglie non hanno i soldi per pagare la retta della mensa, innumerevoli grandi e piccoli fatti mostrano il punto a cui si è giunti.

In campagna elettorale i politicanti borghesi promettono cose che non possono e non vogliono realizzare, cose inutili, grandi innovazioni e progetti faraonici quando le masse popolari non sanno come arrivare a fine mese. Ognuno di loro, del resto, usa le masse popolari come massa di manovra e risponde a questa o quella fazione dei vertici della Repubblica Pontificia.

Quello che abbiamo fatto noi, facendo le prime esperienze usando la campagna elettorale per le amministrative (ma non solo, abbiamo iniziato anche dove le elezioni non c’erano) è stato raccogliere dalle masse popolari le segnalazioni, i problemi, le contraddizioni che vivono nei loro quartieri e le proposte per la loro soluzione.

Ne è emerso (sta emergendo) un quadro complessivo che per punti, ma organicamente, sintetizza un programma per il governo della città. Ai banchetti nei mercati, ai supermercati, alle fermate dei mezzi pubblici, nelle piazze, la gente ci chiede “che ne farete di questi questionari? Una lista di richieste al sindaco? Inutile, manco ci sente….”. Rispondiamo di no, non stiamo facendo l’elenco dei punti di una piattaforma rivendicativa, ma, appunto, un programma. Che non è il nostro, ma il loro, formulato sulla base delle tendenze positive che raccogliamo e sintetizziamo. Un programma dal basso la cui attuazione procede su due vie connesse e reciprocamente dipendenti:

– l’Amministrazione che si mette di buona lena ad attuarlo, senza scuse e senza riserve, senza piagnistei che “non ha competenze e poteri”, che “non ha i soldi”, mettendo a disposizione risorse, conoscenze, strutture e denaro;

– la mobilitazione delle masse popolari, organizzate in propri organismi, che scavalcano autorità e istituzioni, che indicano il che fare e come farlo, che mobilitano chi è disposto ad attivarsi da subito, diventando loro, così, nuove autorità pubbliche che scalzano quelle inutili e dannose della classe dominante.

Siamo agli inizi di questo lavoro. Stiamo imparando. Dobbiamo imparare, in particolare, a fare leva sulla seconda via, che è quella principale (vedi gli articoli di seguito), per dare la possibilità a quanti, fra amministratori, sindaci, assessori, funzionari, vogliono onestamente contribuire a realizzare il programma delle masse popolari organizzate per amministrare le città secondo i loro interessi. Potrebbero non essere disponibili, in quel caso sarebbero travolti per la loro insipienza.

I soldi. Quando diciamo che un’Amministrazione Locale che fa gli interessi delle masse popolari si distingue per il fatto che promuove la creazione di posti di lavoro utili e dignitosi per far fronte alla disoccupazione e alla precarietà dilaganti, in tanti ci rispondono che un Comune non ha le competenze e non ha i soldi per fare quello che sarebbe necessario. Riguardo alle competenze, basti sapere che un Comune ha molti poteri (ne abbiamo indicati alcuni nel documento Elezioni amministrative: il nostro programma è un piano di riscossa per ogni città e per il paese pubblicato integralmente su www.carc.it) che in genere non fa valere per sudditanza al governo centrale (quando li fa valere per i più disparati motivi, scatta subito una faida fra istituzioni: è una delle manifestazioni dell’ingovernabilità dall’alto); per quanto attiene ai soldi “che non ci sono” è utile fare qui tre ragionamenti molto semplici.

– A ben guardare, non esiste epoca in cui circolano così tanti soldi, quanto la nostra. Una massa di denaro difficile persino da quantificare, gran parte della quale viene impiegata da chi la detiene solo o principalmente se può ricavarne altri soldi. Autorità e istituzioni dicono di non avere i soldi per gli asili, per creare posti di lavoro, per dare ricovero e cure dignitose agli anziani soli, per la sanità, ecc., ma spendono montagne di soldi per opere inutili e dannose. A chi credere? A loro o all’evidenza dei fatti? I soldi ci sono, bisogna solo cambiare il modo in cui vengono usati.

– “I Comuni hanno pesanti vincoli e non hanno libertà di spesa”. Vero, la legge dice questo (Patti di Stabilità), ma dalle mille pieghe della legge gronda denaro come se piovesse. Quel denaro non viene speso, viene in genere intascato, usato per corrompere, usato per fare favori (pagare uno stuolo di funzionari alcuni milioni di euro l’anno non infrange alcuna legge, ma è lecito pensare che si tratti di uno scambio di favori), per finanziare progetti insensati. Per quello che attiene alle appropriazioni indebite e alla corruzione, ne sono piene le cronache di tutti i giornali locali, per quanto attiene all’uso pilotato di risorse pubbliche che, pur non infrangendo la legge, tengono insieme coalizioni, maggioranze e giunte degli enti locali ne vediamo (e subiamo) gli effetti ogni giorno.

– “Dobbiamo risanare il debito che abbiamo ereditato”, si sente dire. E vediamo sindaci, fra cui anche alcuni “democratici” e “progressisti” tagliare con l’accetta i servizi pubblici, risparmiare sulla manutenzione del territorio, tenere a digiuno i bambini delle famiglie povere nelle scuole pubbliche… A questi campioni nel far tornare i conti, che pure sventolano i risultati delle loro cure come esempio di buon governo, vorremmo chiedere: a che pro vi fate promotori di questo scempio? Uno come Pizzarotti ha ereditato un buco di svariate centinaia di milioni di euro e il suo obiettivo è andare in pari, ma per farlo deve cancellare i frutti delle conquiste delle masse popolari. Perché è così ligio al governo che dice di voler cacciare? Perché è così zelante con i vertici della Repubblica Pontificia? Si badi, Pizzarotti è un esempio, uno su uno squadrone di sindaci che valuta l’operato dell’Amministrazione da quanto è puntuale nel saldare debiti contratti in precedenza (non da lui, magari) con banchieri, istituti di credito, assicurazioni, enti statali e privati… insomma i pescicani della finanza.

Un’Amministrazione Locale di Emergenza manda all’aria queste liturgie e questo teatrino. Non risarcisce i debiti agli speculatori e usa i soldi per creare posti di lavoro. Posti di lavoro per curare il territorio e migliorare le condizioni di vita delle masse popolari. Non elemosina prestiti e finanziamenti, usa il suo potere e la forza delle masse popolari organizzate per prenderli dove sono e usarli come devono essere usati. Non scodinzola ai piedi del governo centrale e delle autorità della Repubblica Pontifica. Usa il suo peso, grande o piccolo che sia, per cacciarli via e contribuisce a costituire il Governo di Blocco Popolare. 

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