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Dubbi, obiezioni e critiche alla linea del Governo di Blocco Popolare

Compagno P by Compagno P
Novembre 6, 2015
in Resistenza n.11-12/2015
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Alla linea del Governo di Blocco Popolare riceviamo in genere due tipi di obiezioni e di critiche (che hanno come comune provenienza la mancanza di un’analisi scientifica della realtà da parte di chi le muove): da una parte quelli che non sono convinti che il comunismo è il futuro dell’umanità (anche se si dicono comunisti) e dall’altra quelli che, anche se sperano che il comunismo sia il futuro dell’umanità, non sanno come fare per contribuire a far andare le cose in quel senso, non sanno come fare per costruire la rivoluzione e, dato che non lo sanno loro, diffidano e dubitano di chi propone e persegue una strategia e una tattica. Si tratta, in definitiva, di compagni e compagne, operai e lavoratori, studenti che ragionano principalmente attraverso il senso comune e corrente e che concepiscono il ruolo dei comunisti come quello di coloro che resistono alla china che la borghesia imperialista sta imponendo al mondo, anziché vedere il movimento comunista come il promotore e il responsabile della costruzione dell’alternativa.
I vertici della Repubblica Pontificia non permetteranno la costruzione del Governo di Blocco Popolare. Più che una obiezione è una constatazione del tutto vera. Ma è frutto di un malinteso. Il Governo di Blocco Popolare non è una concessione della classe dominante. Sono le masse popolari organizzate che lo impongono alla classe dominante. Perché se non hanno ancora la forza di eliminarla, la mettono però con le spalle al muro, non le lasciano altra via d’uscita per cercare di salvarsi. Le organizzazioni operaie e popolari devono imporre il Governo di Blocco Popolare rendendo ingovernabile il paese a ogni altro governo promosso e installato dalla classe dominante. I vertici della Repubblica Pontificia hanno bisogno che il paese funzioni, che sia governato. Se non riescono a farlo con un governo di loro gradimento, se i contrasti intestini sono tali che il vertice si dilania e nessuna delle fazioni riesce a a imporre un accordo di governo, se l’insofferenza verso i loro governi è abbastanza diffusa tra le masse popolari ma a loro volta le masse popolari sono invece in grado di esprimere un governo di loro fiducia, i vertici della Repubblica Pontificia (come in ogni paese borghese, la classe dominante) dovranno ricorrere a un governo purchessia che riscuote presso le masse popolari abbastanza consenso e seguito e gode presso di esse di abbastanza autorità perché il paese funzioni e a cui le classi dominanti contano di poter far fronte. In un periodo di crisi arrivano sempre momenti in cui la classe dominante perde la testa e se noi l’attacchiamo in uno di questi momenti, una prima vittoria è facile. Fare ingoiare il Governo di Blocco Popolare ai vertici della Repubblica Pontificia è quindi possibile. Il centro della questione sta nella combinazione della mobilitazione per rendere ingovernabile il paese con l’assunzione da parte delle organizzazioni operaie e popolari del ruolo di nuove autorità pubbliche. Rendere ingovernabile il paese vuol dire:
– diffondere la disobbedienza e l’insubordinazione alle autorità;
– lo sviluppo diffuso di attività del “terzo settore”: le attività di produzione e distribuzione di beni e servizi organizzate – su base solidaristica locale;
– l’appropriazione organizzata di beni e servizi (espropri, “io non pago”, ecc.) che assicura a tutta la popolazione i beni e servizi a cui la crisi blocca l’accesso;
– gli scioperi e gli scioperi alla rovescia, principalmente nelle fabbriche e nelle scuole;
– le occupazioni di fabbriche, di scuole, di stabili, di uffici pubblici, di banche, ecc.;
– le manifestazioni di protesta e il boicottaggio dell’attività delle pubbliche autorità;
– il rifiuto organizzato di pagare imposte, ticket e mutui;
– lo sviluppo (sul terreno economico, finanziario, dell’ordine pubblico, ecc.) di azioni autonome dal governo centrale da parte delle Amministrazioni Locali d’Emergenza (ALE) sottoposte alla pressione e sostenute dalla mobilitazione delle masse. Ogni ALE è un centro di riferimento e di mobilitazione delle masse, dispone di impiegati e di esperienza di organizzazione di attività produttive (le partecipate, ecc.), di locali, di soldi e di strumenti: tutte armi importanti per mobilitare le masse in uno sforzo unitario per far fronte agli effetti della crisi, in primo luogo per attuare la parola d’ordine un lavoro utile e dignitoso per tutti.

La gente non si muove, non esistono le forze per costruire il Governo di Blocco Popolare. In verità a ben guardare, le mobilitazioni popolari sono tante, diffuse, capillari, continue. Se un movimento rifluisce, altri dieci lo sostituiscono. Sono infinite le forme e i modi in cui le masse popolari si organizzano.
La questione è che la costruzione del Governo di Blocco Popolare non è ancora un loro obiettivo cosciente e comune. E’ ancora diffusa e predominante la concezione che lo scopo delle mobilitazioni è chiedere ad autorità e istituzioni di risolvere questo o quel problema, di impegnarsi per questo o quell’obiettivo.
I centri promotori della mobilitazione popolare (la sinistra sindacale e i sindacati di base, il movimento di lotta per la casa, il M5S, le reti contro la speculazione ambientale e la devastazione del territori) sono in difficoltà a promuovere concretamente la cacciata del governo Renzi, perché si limitano a protestare. Le masse non sono renziane oggi, come non erano berlusconiane ieri. Sono in larga misura contro il sistema politico che governa il paese e contro il corso delle cose. Ma i personaggi e gli organismi autorevoli le chiamano solo a protestare. Per mettere alla prova la loro tesi che le masse non si muovono, devono promuovere la costruzione dell’alternativa politica. Finora non hanno avuto un obiettivo diverso dal chiedere a padroni, istituzioni e governo di concedere un po’ di tregua alle rapine e all’oppressione, con risultati scarsi o nulli.
Il fattore determinante della lotta per costruire il Governo di Blocco Popolare sono le masse popolari, i lavoratori, gli studenti. Solo la mobilitazione dal basso costringe anche gli esponenti e i portavoce dei sindacati e delle grandi associazioni, reti e movimenti a fare ciò che spontaneamente non fanno: non concepiscono di fare, non vogliono fare, non riescono a fare.

Se la linea del Governo di Blocco Popolare è giusta, i risultati dove sono? La linea del Governo di Blocco Popolare è una via sperimentale, non è un processo meccanico come la raccolta delle patate o dei pomodori (ho iniziato stamani, da qui a sera ne ho raccolti 10 chili). Che è giusta lo si verifica solo attraverso la sperimentazione. Sperimentando si impara a farla meglio.
Da quando la sperimentiamo abbiamo fatto una scoperta e abbiamo verificato un principio.
Abbiamo scoperto che per essere adeguati a tradurre in pratica la linea del Governo di Blocco Popolare occorre che ci trasformiamo intellettualmente e moralmente: quello che si pensa, quello che si fa e come lo si fa (vedi l’articolo Cosa impariamo dalle dimissioni di un dirigente di lungo corso del P.CARC a pag. 6). Occorre che i comunisti si trasformino per diventare educatori, formatori e organizzatori degli elementi avanzati della classe operaia, dei lavoratori, degli elementi avanzati delle masse popolari. I comunisti sono creatori efficaci delle condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare, promotori efficaci del movimento che lo costituirà e imporrà, solo se hanno assimilato la concezione comunista del mondo e imparano a usare e usano il materialismo dialettico in ogni caso particolare per vedere le concrete possibilità d’azione che presenta, capire come intervenire e come valorizzare i risultati raggiunti per lanciare un nuovo e superiore attacco. Bisogna trasformare e portare a livelli via via più alti la lotta ora ancora spontanea, ma già esistente. Vedere anche quello che gli altri non vedono e sfruttarlo con creatività ed energia. Dove non abbiamo risultati, vuol dire che dobbiamo lavorare meglio, dobbiamo smettere di lavorare all’antica, secondo l’abitudine, senza scienza e coscienza. Per fare la rivoluzione socialista che nei paesi imperialisti finora non si è mai fatta, dobbiamo cambiare noi comunisti, smettere di fare concorrenza alle forze soggettive che si arrabattano e non combinano, fare cose che loro non sanno fare, usare la concezione comunista del mondo.
Abbiamo verificato il principio che le idee giuste non cadono dal cielo, ma sono il risultato del bilancio dell’esperienza della lotta di classe. Pertanto l’applicazione sperimentale della linea del Governo di Blocco Popolare è la principale fonte di insegnamento e la principale scuola di comunismo per tutti coloro che vi prendono parte: tanto più ricca quanto più è cosciente la fiducia e forte la dedizione con cui ognuno vi partecipa.
Infine, i risultati concreti sono frutto di un processo che solo in parte si manifesta con la quantità di elementi delle masse popolari che si convincono della linea del Governo di Blocco Popolare (è un aspetto importante, ma non il principale). La questione decisiva è diventare capaci di orientare verso un unico obiettivo la ricca mobilitazione delle masse popolari che esiste già. Con un orientamento giusto, la mobilitazione crescerà. Non c’è niente di più mobilitante che vedere i risultati della mobilitazione!

carc

 

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