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Partito dei CARC
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Un volantinaggio, una fabbrica, una scuola di comunismo

Compagno P by Compagno P
Settembre 4, 2015
in Resistenza n.9/2015
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Riportiamo qui lo stralcio di un rapporto dei lavori della Commissione Propaganda della Festa della Riscossa Popolare di Massa, in relazione a uno specifico aspetto dell’attività che ha svolto. Lo pubblichiamo con una premessa: non si intende alimentare alcuna contrapposizione fra noi e i compagni di base di alti partiti che sinceramente vogliono diventare comunisti, riportiamo questa esperienza perché è un esempio piccolo e circoscritto, ma significativo, del principio che il movimento comunista è fatto di persone, ma la sua rinascita dipende dalla linea che quelle persone adottano, dipende dal modo in cui quelle persone la traducono in pratica, dipende da quanto chi è più avanti insegna a chi è più indietro nella scuola permanente in cui si impara la lotta di classe. In questo senso questo piccolo e circoscritto esempio è utile sia ai nostri compagni che a quelli che dall’esterno guardano alla nostra attività.

(…) Mi soffermo su un aspetto dell’attività della commissione propaganda che a prima vista può sembrare secondario e invece rappresenta bene sia il processo di consolidamento del collettivo che il potenziale di intervento sul territorio.
A fine luglio alcuni nostri compagni hanno partecipato a una festa del PRC in cui era previsto l’intervento di Ferrero, il Segretario Nazionale. Sono andati e con loro c’era anche una compagna iscritta al PRC, ma che ha avviato un rapporto con i compagni della Sezione di Massa e con quelli della Segreteria Federale Toscana, principalmente basato sulla formazione (lettura e discussione di Resistenza, discussione politica, lettura individuale del Manifesto Programma del (n)PCI e progetto di partecipare a un corso di studio collettivo). Non riporto qui nel dettaglio l’esito dell’intervento di Ferrero, mi limito a segnalare che la compagna gli ha apertamente posto una domanda sulla formazione di questo tenore: “Ho chiesto varie volte al circolo di avviare percorsi di formazione politica, ma non ho ottenuto risposte; il circolo non fa formazione, non si discute di politica, ma di questioni organizzative… tu sai che nel nostro partito non si fa formazione? Perché non viene curata la formazione dei compagni di base?”. Ferrero le ha dato una risposta evasiva (“se io fossi il segretario del circolo…”, ma lui è il segretario nazionale, dovrebbe dirigere i circoli!), al punto che la compagna ha ribattuto e ne è nato un breve scambio diretto sulla questione. Risentendo la compagna il giorno seguente ci ha detto che era molto delusa da come era andata la serata e dal discorso di Ferrero. Nei giorni seguenti le abbiamo proposto di partecipare alle attività della commissione propaganda della Festa e, benché gli impegni politici dovessero combaciare con quelli lavorativi e famigliari, la compagna ha accettato, ha partecipato a vari volantinaggi. La più significativa di queste esperienze è stata il volantinaggio alla Nuovo Pignone. Premesso che è molto raro vedere il PRC ai cancelli della fabbrica (già questo è stato motivo di “stupore”: lo stretto legame della Festa con l’attività politica, l’aver messo al centro della propaganda la classe operaia, il diffondere volantini che non pubblicizzavano solo menù, concerti e date, ma che riportavano la linea occupare e uscire dalle aziende ha colpito molto la compagna), la cosa che ha in un certo senso conquistato la compagna è stato il nostro metodo di lavoro: prima del volantinaggio ci siamo riuniti, abbiamo letto e discusso il volantino, sia per preparare i compagni che non conoscono approfonditamente la linea, sia per definire criteri e metodi dell’intervento. Lì chi aveva più esperienza ha dato gli strumenti a chi ne aveva meno (e a chi non ne aveva proprio) per fare un buon lavoro di fronte ai cancelli della fabbrica, per usare ogni volantino per parlare di politica (non stiamo distribuendo pubblicità), per usare ogni copia del giornale per approfondire, per raccogliere contatti, per raccogliere elementi, per non concepirsi (e non essere) gli estranei che calano ai cancelli, ma i compagni che hanno una proposta.

Abbiamo fatto così e, benché abbia avuto molte altre esperienze di volantinaggi di fronte alle fabbriche, devo dire che l’iniziativa ha in un certo modo scosso anche me. Mi ha colpito, più di tutto, vedere compagne e compagni che non avevano mai volantinato in fabbrica farlo senza remore, vedere che davvero parlavano di politica (è dimostrazione che anche loro vogliono parlare di politica, anche se “sono alle prime armi”: alla faccia di chi concepisce la base come manodopera per le feste e truppe cammellate per i cortei o le assemblee) e, soprattutto, che questa piccola esperienza ha contribuito a rendere coeso un collettivo composto da gente di diversa provenienza geografica, di diversa esperienza, ma anche di diverse appartenenze di partito.
Ovviamente la compagna del PRC è stata molto contenta dell’esperienza che abbiamo fatto. Non so se questo basterà a farle presentare la domanda di candidatura nel P.CARC (in effetti non ne abbiamo mai parlato apertamente, ci siamo concentrati sulla formazione, sulla discussione e sullo svolgimento dell’attività), a ogni modo ha toccato con mano cosa intendiamo quando diciamo che la rivoluzione si costruisce, che è una impresa grande e il contributo di tutti è prezioso (…).

Il Responsabile della Commissione Propaganda della FRP di Massa

carc

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