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Governo – enti locali: prove di disobbedienza

Compagno P by Compagno P
Luglio 2, 2016
in Resistenza n. 11-12/2014
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“Se anche Marino inizia a non obbedire”. L’attenzione mediatica e politica che Marino non ha avuto con il Salva Roma (piano di rientro e di rispetto del Patto di Stabilità), con il progressivo smantellamento dei servizi, l’alienazione del patrimonio pubblico, gli sgomberi di case e spazi sociali degli ultimi mesi, lo ha ottenuto con la registrazione in Campidoglio dei matrimoni gay contratti all’estero, cosa che, pur non avendo valore giuridico (non esiste in Italia una legge in merito), ha fatto saltare sulle poltrone prefetti, politici e alti prelati.
Tanto scalpore perché, se l’atto di Marino non è una novità e si inserisce si un sentiero già tracciato in precedenza da De Magistris a Napoli e da Merola a Bologna, lo schieramento anche del sindaco di Roma, qualche scossone lo produce. Perché Roma è la sede del Vaticano, del Papa e del suo esercito reazionario. E infatti, è guerra di posizioni. Alfano, Ministro dell’Interno, minaccia di mobilitare il Prefetto per rimettere le cose a posto, il Pd si spacca (ulteriormente) e complica il già problematico rapporto fra Marino e Renzi. Per la CEI è inaccettabile, ma anche la posizione del Vaticano è tutt’altro che compatta, come emerge dal recente Sinodo straordinario sulla famiglia, che mostra tutto il peso della contraddizione (aprire o no agli omosessuali?) perché se vuole mantenere un gregge, è costretto a rincorrerlo.
Tendenza alla contrapposizione. Più che una conquista nel campo dei diritti civili, la vera novità dell’atto di Marino è che conferma una tendenza alla rottura con le leggi imposte dal governo centrale che si sta affermando sempre meno come atto individuale e sempre più come atto collettivo. Dopo De Magistris e Merola, è sceso in campo Marino e in solidarietà “pronti a fare lo stesso”, si sono schierati Pisapia e Pizzarotti, per citare i casi più eclatanti, ma un provvedimento dello stesso tipo, in un paesino del teramano, ha trovato in suo supporto anche la chiesa ecumenica con il suo vescovo. Un esempio di quelli che non fanno notizia ma ci sono. E sono destinati a crescere, su più campi. Per ora questa tendenza si manifesta principalmente o si limita al campo dei diritti civili (il testamento biologico, il registro delle unioni civili e ora i matrimoni gay. L’aspetto positivo è la dimostrazione che rompere si può, quindi la disobbedienza può essere estesa al campo del lavoro, della casa, della sanità, dell’istruzione, dei trasporti.

Il bivio delle amministrazioni locali: obbedire al governo o alle masse popolari? Essere i fedeli esecutori del piano di azione dei governi borghesi (da Monti a Letta fino a Renzi) e portare avanti la loro opera di distruzione con politiche di lacrime e sangue per mantenere inalterato il potere della Repubblica Pontificia oppure mettersi al servizio dei cittadini dei territori che amministrano, disobbedire alle leggi e alle regole che ne rendono la vita sempre più difficile e stentata e utilizzare il potere di cui dispongono nell’interesse del grosso della popolazione, con leggi, provvedimenti e stanziamento di fondi per lavoro, casa, sanità, istruzione? Per semplificare, seguire la linea Renzi e comportarsi come una forza occupante che si disinteressa delle sorti della propria città, oppure passare all’amministrazione straordinaria, di emergenza, come richiede la fase attuale?
Questo bivio è la “fotografia” della contraddizione che vivono le amministrazioni locali in questa fase in cui è sempre più chiaro che nulla è più “ordinaria amministrazione”.

Un passo indietro: il 2011 è stato l’anno di affermazione delle giunte arancioni, che in rottura con PD-PDL, hanno conquistato alcune delle principali città italiane (Napoli con De Magistris e Milano con Pisapia) e altri centri minori. Queste amministrazioni si sono caratterizzate principalmente per la mobilitazione popolare che le ha portate su, che ne rappresenta il principale polo positivo (ricordiamo le mobilitazioni a Napoli e Milano) e hanno inaugurato l’ingresso sulla scena politica di personaggi in qualche modi svincolati dai tradizionali partiti e in rottura (a parole) con essi.
Il 2011-2012, nonostante si sia caratterizzato per un bilancio negativo dell’operato delle giunte arancioni, ha registrato in tutto il paese un forte sommovimento nelle amministrazioni comunali o attorno ad esse in opposizione al governo centrale (mobilitazioni nel Sulcis) o ai partiti borghesi (amministrazioni NO TAV, Parma bene Comune).
In questo periodo, sull’onda della mobilitazione contro l’Imu, centinaia di comuni e sindaci dell’Anci (associazione nazionale comuni italiani) si rendono protagonisti di azioni dimostrative contro il governo, tra questi anche Pisapia e Fassino (PD). In Sardegna è esplosa la mobilitazione contro Equitalia che ha portato lo stesso governatore Cappellacci (PDL) a prendere posizione in merito. A Parma viene eletto sindaco Pizzarotti del M5S.
Il 2013 vede l’irruzione sulla scena politica nazionale del M5S, che porta la “rottura” direttamente in Parlamento con l’elezione di 163 deputati, raccogliendo il consenso di 9 milioni di cittadini e attestandosi come prima forza politica del paese, cosa che costringe i vertici della Repubblica Pontificia a “serrare le fila” (golpe bianco), ma nel campo delle masse popolari si producono alcune esperienze interessanti:
– di coordinamento, come la nascita della rete “Le città in comune” – rete delle città solidali (http://unacittaincomune.it/la-rete-delle-citta-solidali/) con il quartier generale a Roma (Repubblica Romana di Sandro Medici) ma estesa a Pisa, Siena, Brescia, Ancona, Messina “Cambiamo Messina dal basso” e Feltre (Belluno);
– di protagonismo popolare, come l’elezione a Messina di Renato Accorinti e la mobilitazione di Cambiamo Messina dal Basso.
Oggi, il bivio delle amministrazioni comunali, in particolare le più progressiste nelle aspirazioni, conferma che con le buone intenzioni non si cambia il paese.
Le amministrazioni locali di cui le masse popolari hanno bisogno si costruiscono su basi concrete: nelle fabbriche che riaprono, nei posti di lavoro che creano, nelle scuole e negli ospedali che funzionano. Questa è l’etica e la morale della nuova governabilità.

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