ERS News – prossime pubblicazioni

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Da galeotto a generale

Di Alessandro Vaia. Autobiografia di Alessandro Vaia, la cui esperienza di militante e dirigente comunista, iniziata a metà degli anni Venti e conclusasi settanta anni più tardi, nei giorni caotici che hanno segnato la dissoluzione del PCI, diventa, in questo volume, un racconto appassionato e concreto, mai romanzato, di vita vissuta attraverso le varie fasi, non sempre vittoriose e gratificanti, del movimento comunista del secolo scorso. L’autore, galeotto nelle carceri fasciste, quando il regime sembrava dovesse durare secoli, generale delle Brigate internazionali nella guerra di Spagna, comandante partigiano durante la Resistenza, costruttore del PCI di massa a Milano e in Lombardia di cui è stato uno dei dirigenti più autorevoli e prestigiosi, offre una chiave di lettura delle cause che provocarono la deriva del PCI fino al suo scioglimento nel 1991 ed elementi particolarmente interessanti ai fini del necessario bilancio storico e politico del primo movimento comunista.

Questioni del leninismo

Di Iosif Stalin. Un volume il cui tema principale è la natura della direzione della classe operaia e, tramite la classe operaia, del resto delle masse popolari da parte del partito comunista nel processo di costruzione della rivoluzione socialista e del socialismo.“In questo opuscolo Stalin continua la ricostruzione della storia iniziata con l’opuscolo La Rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei comunisti russi (terminato nel dicembre 1924) ed espone i fondamenti della linea generale che il partito aveva fissato nel suo XIV congresso (18-31 dicembre 1925). Stalin terminò questo opuscolo il 25 gennaio 1926, nel pieno della lotta all’interno del Partito Comunista (bolscevico) dell’URSS contro la linea nera capeggiata dalla ‘nuova opposizione’, i cui maggiori esponenti erano Trotzkij, Kamenev e Zinoviev. Secondo la loro concezione, in sostanza, dato che il movimento comunista non era riuscito a instaurare il socialismo nei paesi imperialisti (in particolare in Europa) né grazie ai movimenti rivoluzionari sviluppatisi nei vari paesi a seguito della guerra mondiale né grazie all’avanzata dell’Armata Rossa sovietica in loro aiuto vagheggiata da Trotzkij […], era impossibile costruire il socialismo in URSS: questa doveva reintegrarsi nel sistema imperialista mondiale. Secondo loro, la NEP [la Nuova Politica Economica messa in opera nel 1921, X Congresso del PC(b)URSS] era stata il segnale della rinuncia alle conquiste della Rivoluzione d’Ottobre. Alla linea nera Stalin contrappone la linea rossa dell’egemonia della classe operaia che con alla testa il suo partito comunista mobilita e guida tutte le masse popolari (e in particolare i contadini che in URSS costituivano gran parte della popolazione) a costruire il socialismo. L’opuscolo fa parte quindi di una lotta tra due linee nel partito comunista, diremmo oggi noi marxisti-leninisti-maoisti. Stalin non la chiama così, perché la lotta tra due linee nel Partito non era ancora entrata a far parte della concezione comunista del mondo, come strumento indispensabile per difendere il Partito dall’influenza delle classi nemiche e rafforzarlo. Il movimento comunista non aveva ancora elaborato la teoria della sua pratica. Ma di questo si tratta. Il ritardo nell’elaborazione della teoria porterà proprio nel corso di questa lotta anche Gramsci (che nella pratica, nel partito italiano, stava conducendo contro la linea nera impersonata da Bordiga una lotta analoga a quella di Stalin) a prendere una posizione centrista: vedi la lettera ottobre 1926 al CC del partito russo, il documento su cui i revisionisti e la sinistra borghese hanno imbastito la menzogna di Gramsci antistalinista. Nello stesso tempo, lo scritto di Stalin è un esempio particolare, preciso, di come la sinistra difende e porta alla vittoria la linea rossa, conquistando il grosso del Partito. Quindi lo scritto costituisce anche una confutazione pratica della denigrazione di Stalin imposta dalla borghesia ieri e oggi. Stalin non si limita ad attaccare i suoi avversari, ma espone e illustra apertamente e dettagliatamente le posizioni contrapposte della linea rossa e quelle della linea nera sulle principali questioni all’ordine del giorno dell’attività del Partito, si appella all’esperienza dei suoi lettori, fa una critica ‘dall’interno’: mostra che le idee e le proposte degli esponenti della linea nera contrastavano con l’esperienza e le aspirazioni dei suoi lettori e sviluppa la coscienza di questi. (Umberto C., Introduzione a Questioni del leninismo di Stalin, in La Voce 54 del (nuovo)Partito comunista italiano, anno XVIII, novembre 2016 – in formato online si veda  http://www.nuovopci.it/voce/voce54/introdQdL.html).

La madre

Di Maksim Gor’kji. Un grande “classico” della letteratura sovietica. Un romanzo che, per gli insegnamenti che offre e che vi si scoprono pagina dopo pagina e di cui vive l’intero intreccio narrativo, assume valenza saggistica. La storia è quella di una madre, Pelaghia Vlasova, vedova di un operaio di fabbrica, fabbro maschilista e violento, invecchiata precocemente dalle fatiche fisiche e morali e dai maltrattamenti, una donna mite, triste e sottomessa, che si muove senza fare rumore e sempre “di fianco”, quasi a voler occupare meno posto possibile. Una donna che maturerà attraverso il rapporto con il figlio Pavel, giovane operaio socialista, la coraggiosa consapevolezza della necessità della rivoluzione come unico strumento di cambiamento dei rapporti di produzione e di tutti i rapporti sociali. Dalla miseria, dalla fame, dalle malattie e da una condizione di sfruttamento in cui – dice nel racconto – il frutto delle nostre fatiche se lo godono gli altri”, “da tutte le forme di asservimento fisico e morale a cui questa società sottopone l’uomo”  c’è un’unica via di uscita: “al popolo tutti i mezzi di produzione, al popolo tutto il potere”. È la convinzione, battagliata e granitica che matura in questa madre. Una convinzione che la porterà a condividere il percorso del figlio per la costruzione di un nuovo potere, alternativo rispetto a quello retrivo e parassitario degli Zar. È proprio il problema del potere, storicamente centrale nel lavoro per la rivoluzione, viene affrontato lungo l’intera narrazione, nell’intreccio delle vicende umane e politiche dei protagonisti, laddove l’accento è sempre posto sulla necessità di non dimenticare che il traguardo non sono le piccole conquiste, ma soltanto la vittoria completa. Il rapporto tra madre e figlio si trasforma gradatamente all’interno di questo percorso comune di lotta per la rivoluzione, percorso durante il quale Pavel e gli altri compagni conosceranno più volte le aule dei tribunali e il carcere. Saranno proprio le dichiarazioni processuali di Pavel a determinare, evidenziando un alto senso di responsabilità, l’ultima scelta, quella decisiva, della madre, che metterà in gioco la propria vita per portare a tutti “una verità che nessuno potrà fermare”.