Bilancio delle elezioni del 25 settembre, ragionamenti e prospettive

Chi ha letto i comunicati di bilancio delle elezioni prodotti dai gruppi dirigenti dei partiti e delle liste anti sistema ha notato, inevitabilmente, che sono più numerosi i punti che li accomunano, anziché quelli che li distinguono. Questa è, in positivo, un’ulteriore dimostrazione che oggettivamente il loro ruolo politico è simile: nonostante mille tentativi di differenziarsi e mettersi in concorrenza gli uni con altri, condividono l’appartenenza al campo dell’opposizione alle Larghe Intese, hanno gli stessi problemi e la strada per farvi fronte è, al netto di certe particolarità, comune. Ma, in negativo, ciò dimostra pure che non vogliono andare a fondo nell’individuazione dei limiti che hanno caratterizzato la loro campagna elettorale, quelli che hanno ostacolato la valorizzazione dell’unica cosa che attribuiva loro un ruolo positivo: l’appartenenza al campo dell’opposizione alle Larghe Intese. Chi ha letto i comunicati di PCI, PRC, PaP, ISP ha necessariamente notato che tutti si concentrano sulla combinazione di quattro aspetti: il sistema non è democratico e ciò ha penalizzato le loro liste; le loro liste non hanno avuto la visibilità mediatica concessa ai partiti delle Larghe Intese; hanno avuto poco tempo a disposizione per raccogliere le firme e fare campagna elettorale; l’alta astensione li ha penalizzati. Chiunque capisce che l’elenco delle NORMALI condizioni imposte dal sistema politico della classe dominante a una qualunque lista minore, figuriamoci se di opposizione, non coincide affatto con l’elaborazione di un bilancio! Non solo. In tutti i comunicati emerge anche la convinzione che la loro lista era l’unica vera lista alternativa e antagonista alle Larghe Intese presente alle elezioni. Se le elezioni del 25 settembre non sono state occasione e strumento per conquistare posizioni, ma al contrario sono fonte di delusione e sfiducia, è anche perché, a conclusione di una campagna elettorale impostata e condotta male, la ciliegina sulla torta sono documenti di bilancio che attribuiscono la responsabilità degli scarsi risultati alla sorte.

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Ma poiché la sorte non esiste, se ne deve concludere che la responsabilità degli scarsi risultati è delle masse popolari che non li hanno seguiti, che non hanno votato, che non capiscono. Una simile conclusione è del tutto sballata! Bisogna ribaltare i termini della questione: quale prospettiva abbiamo indicato noi? Cosa abbiamo seminato? Cosa pensavamo di raccogliere e cosa abbiamo raccolto effettivamente? Quanto e come aver condotto una campagna elettorale fatta solo, o principalmente, di comizi e comparsate in tv ha influito sui risultati? Quanto ha influito aver alimentato la contrapposizione e la concorrenza con le altre liste anti Larghe Intese? I risultati delle elezioni del 25 settembre non sono un argomento chiuso, superato “perché il governo è stato fatto”. La questione politica principale è ancora tutta aperta per la cricca Mattarella/Draghi. Il loro colpo di mano è stato un mezzo flop (vedi l’articolo dedicato su Resistenza n. 10/2022), le elezioni non hanno portato risultati in termini di maggiore governabilità del paese, ma anzi hanno mostrato l’enorme sfiducia verso i partiti borghesi e il sistema politico della classe dominante. Sfiducia che, per la maggior parte, il 25 settembre è stata incanalata nell’astensionismo. Ma le liste anti sistema hanno complessivamente raccolto – divise e in concorrenza – ben più del 3% necessario a entrare in parlamento, una percentuale che sarebbe cresciuta, anche se non si può dire di quanto, se avessero messo da parte la contrapposizione ponendosi come polo credibile, promotore della lotta e della mobilitazione. Pertanto, i risultati delle elezioni del 25 settembre non sono affatto un argomento chiuso.