Ucraina all’asta

Un articolo de Il Fatto Quotidiano del 14 agosto, intitolato “Venghino, siori, venghino. L’Ucraina va all’asta (online)”, parla dell’esistenza di un sito internet gestito dal Fondo del Demanio dell’Ucraina, attraverso il quale è possibile acquistare vari beni, immobili e aziende appartenenti al settore pubblico del paese.

Il sito è stato aperto nel 2018, come parte di una riforma dettata dal Fmi e, nonostante la guerra in corso, è tuttora attivo. La motivazione ufficiale è che questo aiuterebbe a finanziare lo sforzo bellico. Un’occhiata alle cifre reali però rende perlomeno ridicola questa motivazione. Il governo ucraino dichiara un obiettivo annuo di 162 milioni di dollari di incassi dalle privatizzazioni, un’entrata decisamente inadeguata a fronte di una spesa bellica che prevederebbe la necessità di almeno 45 miliardi di dollari!

Non ci addentriamo nei molti esempi riportati di cosa è possibile acquistare partecipando a questa sorta di “Amazon dei beni pubblici ucraini”. Mettiamo invece l’accento sull’aspetto principale di questa faccenda.

Fra i principali partner del programma di privatizzazioni selvagge c’è l’Agenzia per lo sviluppo internazionale Usa (Usaid), che già fece la parte del leone nelle privatizzazioni di Eltsin nella Federazione Russa degli anni Novanta. Il ruolo degli Usa e del Fmi spiega la particolarità di uno Stato che, pur essendo in guerra, non serra le file in campo economico, non assume un ruolo dirigente nell’economia del paese per sostenere lo sforzo bellico. Non c’è una riconversione, forzata o meno, dell’apparato produttivo per fini bellici come sarebbe logico aspettarsi.

L’Ucraina fa anzi l’opposto, svendendo tutto il possibile e dipendendo completamente dal fronte Nato per la fornitura di armi. La legge marziale che vige nel paese, la messa fuorilegge e la repressione di qualsiasi opposizione (a partire dai comunisti e dai sindacati) è completamente al servizio dell’imperialismo statunitense.

La verità è che l’Ucraina è uno Stato fallito, definitivamente distrutto dal regime di Zelensky, uno Stato che non ha la minima possibilità di sopravvivere senza il sostegno, in ogni campo, degli aiuti occidentali: un fantoccio, una marionetta in mano agli Usa. Questi oltre a utilizzarlo per portare avanti la guerra per interposta persona contro la Federazione Russa, contemporaneamente portano avanti un programma di svendita di quanto resta del patrimonio pubblico ucraino, gettato in pasto a fantomatici “investitori internazionali”.

Oltre che sul piano economico, la dipendenza sul piano politico e militare la si vede leggendo il destino della tanto annunciata quanto deludente controffensiva dell’esercito ucraino. Lo stallo in cui si trova è evidente e la riunione di guerra svoltasi a metà agosto tra i vertici militari ucraini e personaggi di spicco della Nato (in particolare di Usa e Gran Bretagna) conferma che i manovratori occidentali stanno pensando e dirigendo un cambio di passo.

I segnali di disimpegno degli Usa si fanno via via più chiari con il passare del tempo. Biden ha in vista la campagna elettorale per le presidenziali del 2024 e Trump ha già messo sul piatto la diminuzione dell’impegno verso il fronte ucraino. Di fronte al fallimento della controffensiva è sempre più difficile mantenere un sostegno e un livello ingente di aiuti militari, che evidentemente risultano sempre più a fondo perduto.

In questo scenario si evidenzia ulteriormente il ruolo di comprimario in cui per ora è incastrata la Ue, succube degli imperialisti Usa.

La crisi negli Usa sta sviluppando sempre più lo scontro fra diverse fazioni di capitale, in un contesto sociale ed economico caratterizzato dall’impoverimento crescente delle masse popolari statunitensi e dall’alto livello di abbrutimento, ai quali va aggiunto il tradizionale ricorso alla repressione come soluzione alle problematiche nelle metropoli da parte dello Stato e l’ampia diffusione di armi fra la popolazione. Questa miscela esplosiva è l’ingrediente principale della guerra civile a bassa intensità che serpeggia negli Usa e che incide sul destino del conflitto in Ucraina, tanto più in relazione al fatto che stanno contemporaneamente proseguendo le manovre contro la Repubblica Popolare Cinese.

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