Nelle scorse ore numerosi militanti del Movimento di Lotta Disoccupati 7 Novembre e dei Disoccupati Cantiere 167 si sono visti notificare e contestare vari reati, tra i quali: resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non organizzata. Il procedimento si riferisce ai fatti del 19 dicembre scorso, giorno in cui i disoccupati si sono presentati in piazza per richiedere il rispetto delle promesse fatte loro dalle istituzioni, per concedere a tutti un lavoro utile (che serve alla società) e dignitoso (per paga, condizioni e diritti).

In solo quindici giorni le istituzioni borghesi hanno messo in atto l’azione repressiva, con una rapidità tale che fa capire come per la classe dominante sia fondamentale fermare chi si organizza, mobilita e lotta per i bisogni materiali delle masse popolari. Una solerzia e tempestività che i governi della Repubblica Pontificia non hanno mai mostrato per risolvere i reali problemi che attanagliano le masse popolari come la mancanza di lavoro, i continui tagli alla scuola pubblica e alla sanità, il carovita e la devastazione ambientale!

Il governo Meloni, da vero figlioccio del governo Draghi, ancora una volta rivela il suo carattere antipopolare: abolisce il reddito di cittadinanza in un contesto che vede sempre più famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese – facendo cosi gli interessi dei padroni che saranno liberi di ricattare e sfruttare disoccupati e lavoratori – e reprime attraverso i suoi apparati chi alza la testa e lotta per una vita dignitosa e un lavoro vero!

A essere “socialmente pericolosi” non sono i compagni che oggi si sono trovati vittima di questo atto repressivo e a cui deve andare incondizionatamente la nostra solidarietà, il vero criminale e nemico delle masse popolari è questo governo della classe dominante che mira a fermare anni di lotta per il lavoro!

La repressione è un arma a cui la classe dominante ricorre per andare a colpire oggi tutti coloro che si organizzano e lottano, tutti coloro che si oppongono al catastrofico corso delle cose. Ne sono un esempio oltre ai disoccupati di Napoli, gli attivisti di Ultima Generazione (a cui in questi giorni venivano confermati gli arresti domiciliari), ne è un esempio la lotta del compagno anarchico Alfredo Cospito, ormai a 86 giorni di sciopero della fame in protesta contro il 41 bis!

Queste vicende, come tante altre simili, rivelano la vera natura della “democrazia borghese”: un regime di dittatura della classe dominante che non fa altro che portare avanti la propria guerra di sterminio non dichiarata. A questa guerra di sterminio non dichiarata bisogna rispondere con l’unità d’azione, il dibattito politico su quale sia la linea giusta per farla finita con questo stato di cose e la solidarietà incondizionata contro ogni attacco repressivo. Facciamo quindi appello a tutti i lavoratori, precari, disoccupati, studenti e pensionati, a tutti gli attivisti territoriali e le organizzazioni popolari a stringersi attorno ai disoccupati organizzati di Napoli, a fare fronte con loro ed esprimere la propria solidarietà.

Noi sosteniamo il fronte della lotta e resistenza alla repressione e dello sviluppo della solidarietà proletaria!
Negli ultimi anni la repressione da selettiva è diventata sempre più diffusa: abusi delle forze dell’ordine (FdO), cariche poliziesche in piazza, estensione dell’uso del reato associativo, “condanne esemplari” a scopo intimidatorio, sanzioni amministrative pecuniarie e strumenti repressivi come il confino, i fogli di via, gli avvisi orali, la militarizzazione di intere zone del paese, il Green Pass durante la pandemia da Covid-19 (come ulteriore strumento di controllo e repressione dei lavoratori), ecc. Parallelamente le iniziative di resistenza, lotta e solidarietà contro la repressione si sono estese e se ne sono sviluppate di nuove, come le mobilitazioni contro il Green Pass, le campagne contro gli omicidi di Stato (Aldrovandi, Cucchi, Sandri, ecc.), di denuncia contro gli abusi delle FdO e per l’introduzione del reato di tortura e del codice identificativo degli agenti impiegati in servizio di ordine pubblico, le mobilitazioni nazionali in solidarietà con gli arrestati del movimento NO TAV, del SI Cobas e altri sindacati, ecc.

Il P.CARC ha sviluppato una linea avanzata per far fronte alla repressione, elaborata sulla base della resistenza e della lotta contro la trentennale persecuzione che la borghesia ha condotto e conduce contro la carovana del (n)PCI:
1. lotta su “due gambe” (mobilitazione delle masse popolari, la principale e intervento nei contrasti e nelle contraddizioni dei gruppi borghesi),
2. “processo di rottura” (rompere con le regole e la prassi imposte dalla borghesia e dalle sue istituzioni, trasformarsi da accusati in accusatori),
3. sviluppo della più ampia e articolata solidarietà politica, economica e morale con i compagni colpiti dalla repressione (solidarietà di classe a prescindere dalle divergenze ideologiche e politiche, no alla divisione tra “buoni e cattivi”),
4. promozione della denuncia degli infiltrati e delle spie al soldo delle FdO, degli agenti in borghese che schedano, controllano e montano provocazioni, di cui il sito “Caccia allo sbirro” aperto dal (n)PCI è un esempio, mobilitazione contro il controllo esercitato dalle FdO sulle comunicazioni (internet, telefonate, corrispondenza), contro la sorveglianza di massa (videocamere, ecc),
5. promozione della formazione alla concezione comunista nel campo della lotta alla repressione e di sviluppo della solidarietà (vedasi ad esempio la diffusione del Manuale di Difesa Legale realizzato dal nostro Partito).

Il Partito dei CARC sosterrà ogni forma di sostegno e solidarietà con i disoccupati di Napoli, compagni e compagne che hanno dimostrato come attraverso la lotta si può vincere, si deve vincere. La repressione non ferma il popolo in lotta!


Partito dei Carc- Presidio Napoli Nord

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