Ieri, il 25 marzo, abbiamo tenuto la diretta Facebook “L’altra metà del cielo” attraverso una vera e propria staffetta di interventi tra il Partito dei CARC Emilia Romagna e Unione Inquilini (UI) di Bologna per contrastare e superare la quarantena in condizioni superiori a come è iniziata. A fronte di alcuni problemi relativi alla connessione, abbiamo pensato di fare questa sintesi e metterla a disposizione di tutti.

Il filo rosso è stato, a partire da esperienze storiche concrete in URSS ma non solo, il ragionamento rispetto alla lotta per l’emancipazione delle donne e il loro ruolo nella costruzione del “mondo nuovo”, ieri e oggi. Per queste ragioni abbiamo deciso di presentare La mia vita con Lenin di N. Krupskaja e raccontare l’esperienza delle “Streghe della Notte”, le famose aviatrici sovietiche, incubo dei nazisti durante la II^ Guerra Mondiale: storie che hanno valenza e caratura collettiva.Ogni singola figura è il prodotto del suo tempo, della lotta di classe e del movimento comunista, oltre che delle singole scelte ed è questo che fa sì che diventino esempi e sintesi del processo collettivo. Come ha detto la compagna Sarah Romagnoli (UI): “Chi erano le Streghe? Nella maggior parte giovanissime proletarie, arrivate all’esercito per motivi e strade diverse. Erano lo specchio del loro tempo e della realtà sociale che vivevano, dai loro diari emerge chiaro l’entusiasmo per la causa e un amore per il loro paese dai toni quasi commoventi”.

Perché, nel pieno della crisi sanitaria Covid-19 (che è anche economica e politica), parlare di emancipazione della donna?

Questa fase non è esente dalla lotta di classe, anzi assistiamo ad un’accelerazione della crisi del capitalismo e quindi i problemi attuali, le difficoltà individuali e l’abbrutimento in corso non sono questioni che possono essere relegate al presente e al solo genere: l’oppressione e gli attacchi alle condizioni di vita delle donne delle masse popolari hanno principalmente una radice di classe, anche in questa specifica fase attuale. Per questo le donne hanno interesse a cambiare il sistema sociale con gli uomini delle masse popolari, con i lavoratori, perché il destino a cui sono sottoposti è comune finché permarrà al potere la borghesia con il suo clero: sfruttamento, miseria e precariato. Inoltre, le donne delle masse popolari subiscono una doppia oppressione: di classe in quanto sfruttate e spremute dalla borghesia con il suo clero al seguito; di genere in quanto attaccate da una cultura patriarcale che le relega ad essere oggetti (sessuali) da possedere, corpi da mostrare o deturpare, alla meglio “macchine da riproduzione”, serve che a testa bassa devono obbedire e arrabattarsi nelle mille incombenze domestiche, alla lunga usuranti e degradanti, costrette a primeggiare l’una sull’altra (“angeli e custodi del focolare”). Il vero “untore “dell’oppressione delle donne è il Vaticano!

Oggi, la doppia oppressione è destinata ad aggravarsi a causa della morsa stringente della crisi che di fatto allontana le donne dal trovare la strada per la propria emancipazione, le relega alla dipendenza economica, alla cura dei figli, degli anziani, della famiglia in generale e spesso le costringe a fare diversi lavori per sopravvivere. Vengono private degli strumenti necessari volti a garantire lavoro e una vita dignitosa. Eppure le donne sono, anche nel pieno dell’emergenza sanitaria, in prima linea nella lotta di classe: dottoresse, infermiere, maestre (come lo era la Krupskaja), comuniste.

In questo solco, tante le donne che attualmente non si limitano a contestare i Pillon di turno o a prendersela con “gli uomini in generale” ma che lottano per diritti, dignità oltre l’orizzonte dei rapporti sociali oggi vigenti: le operaie del SI Cobas dell’Italpizza (MO), Nicoletta Dosio che rappresenta la forza del movimento NO TAV, le operaie della Piaggio 28 giorni sul tetto per vincere la precarietà, Rosalba Romano che ci ha scritto “La condanna a me è la condanna a Vigilanza Democratica un sito, oggi chiuso, con cui oltre essere l’intestataria ho collaborato attivamente per denunciare non solo gli autori degli abusi in divisa ma per dimostrare che non esistono mele marce, che fra gli abusi compiuti dai singoli agenti, le alte sfere di comando e i comitati di affari c’è un filo nero, per dimostrare che quel filo nero è lo stesso che lega gli omicidi di stato con la repressione nelle piazze e negli stadi, il razzismo di stato e il progressivo restringimento dei diritti e delle libertà politiche e sociali”.

Tanti, in questo senso, i consigli alla lettura (visto che molti di noi sono a casa) a partire dai testi presentati dalle compagne Cinzia Montanaro (P. CARC) e la già citata Sarah Romagnoli durante l’iniziativa: La mia vita con Lenin (di N.Krupskaja, Edizioni Rapporti Sociali- Red Star Press) e Una donna può tutto (di Ritanna Armeni, Ponte alle Grazie). O ancora, Rivoluzionaria Professionale di Teresa Noce (Edizioni Rapporti Sociali- Red Star Press), L’emancipazione della donna di Lenin, L’altra metà del cielo di C. Broyelle. L’invito è di segnalarci altri libri!

In conclusione, come ci ricorda il saluto dell’Associazione Prima Base, L’altra metà del cielo è un estratto della citazione di Mao Tse-Tung: “Le donne portano sulle loro spalle la metà del cielo e devono conquistarsela che illumina la strada, declinando l’aspetto di emancipazione collettiva delle donne in rapporto all’emancipazione come classe. Nella società capitalista è possibile emanciparsi, arruolandosi e combattendo nelle file del Partito comunista e impegnandosi nella lotta di classe: tanto più ci si emancipa quanto più si partecipa alla lotta di classe, anche e soprattutto oggi nel pieno della crisi sanitaria perché andrà tutto bene solo con l’organizzazione dal basso per far valere gli interessi dei lavoratori, degli studenti e degli anziani.

Per realizzare l’emancipazione delle donne dobbiamo fare dell’Italia un nuovo Paese socialista consapevoli che non c’è rivoluzione socialista senza emancipazione delle donne e non c’è emancipazione delle donne senza rivoluzione socialista.

Partito dei CARC – Emilia Romagna – Unione Inquilini Bologna

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here