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93° Anniversario della Rivoluzione d’Ottobre

on . Postato in Archivio comunicati 2010

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Usiamo gli insegnamenti di quell’esperienza per costruire il Governo di Blocco Popolare e avanzare così nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

Gli operai, i contadini appena usciti dalla servitù della gleba, le minoranze nazionali oppresse, guidati dai comunisti, sono diventati protagonisti del primo assalto al cielo, costruttori del primo paese socialista, uomini e donne in marcia verso il comunismo. La Rivoluzione d’Ottobre ha ribaltato l’ordine delle cose considerato naturale dai padroni e dai ricchi di tutto il mondo, benedetto come divino dai loro papi, tutelato con la forza dai loro governi e proclamato come legittimo dalle loro leggi. Uomini, donne, giovani e anziani delle masse popolari, cioè coloro che i padroni, i ricchi e i nobili di allora e di oggi considerano buoni solo come carne da lavoro e da cannone, dimostrarono che gli ultimi potevano diventare i primi non nel regno dei cieli, come predicano papi e cardinali per indurli a rassegnarsi allo sfruttamento e all’oppressione, ma qui in terra. Dimostrarono che il capitalismo non era né eterno né l’unico né il migliore dei modi di produzione possibili, che i lavoratori potevano vincere la borghesia e toglierle la direzione della società, che i lavoratori potevano fare a meno dei padroni e dirigere un paese molto meglio di loro. Dimostrarono che era possibile mettere fine allo sfruttamento, alla miseria, alla guerra, all’oppressione e all’ignoranza.

E’ possibile farla finita con il disastro della crisi, con la miseria, la devastazione e la guerra che essa porta con sé! Bisogna strappare la direzione della nostra vita dalle mani di un pugno di industriali, finanzieri, criminali, vescovi, ricchi e loro complici, dalle mani di gente non ha nessuno scrupolo a mandare in rovina noi, i nostri figli e il nostro paese pur di mantenere ad ogni costo in piedi un sistema, quello capitalista, da cui ricavano potere, privilegi e ricchezze, da gente della razza di Berlusconi e compagnia che pretende di ergersi a “paladina della moralità” mentre fa orge e festini, usa stupefacenti, va a prostitute, ruba, mente, corrompe e imbroglia! Bisogna costruire un paese in cui non l’aumento del PIL, l’andamento dell’indice della Borsa valori e l’utile aziendale, ma il miglioramento delle condizioni materiali e spirituali della vita del complesso della società e di ogni suo membro è lo scopo dell’attività sociale e individuale e il metro con cui misurare i risultati raggiunti. Questo è stata la strada aperta in tutto il mondo 93 anni fa dalla Rivoluzione di Ottobre. Questo dice oggi la Rivoluzione d’Ottobre agli operai di Pomigliano e di tutte le aziende in lotta per difendere il posto di lavoro, agli abitanti di Terzigno e Giuliano che combattono per salvare il loro territorio e la loro salute, agli immigrati che a Brescia e a Milano si sono arrampicati su una gru per rivendicare il permesso di soggiorno, il diritto d’asilo, la chiusura dei CIE, agli studenti che scendono in piazza contro lo smantellamento della scuola pubblica, a tutte le organizzazioni operaie e popolari che si battono contro gli effetti della crisi che sconvolge il nostro paese e il resto del mondo, a quanti vogliono farla finita con il degrado morale, culturale e intellettuale dell’attuale società. E’ in questo modo che 93 anni fa in Russia le masse popolari si sono tirate fuori dalla prima crisi generale del capitalismo e dalla barbarie della guerra in cui le classi dominanti dell’epoca le avevano gettate.

Gli operai organizzati sono stati il centro propulsore della Rivoluzione d’Ottobre e della costruzione del primo paese socialista nella storia dell’umanità. Gli operai organizzati oggi nel nostro paese sono di fatto e devono diventare anche coscientemente il centro promotore del movimento di massa per cacciare la banda Berlusconi e costruire un governo di emergenza popolare che adotti tutte le misure necessarie per rimediare fin da subito agli effetti peggiori della crisi come primo passo per avanzare nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, così come sono stati il centro propulsore del biennio rosso, della Resistenza antifascista e delle lotte degli anni ’70. In Russia nel marzo 1917 gli operai erano 3 milioni su una popolazione di 100 milioni, oggi in Italia sono circa 17 milioni su una popolazione di 60 milioni. In Russia erano organizzati nel Partito bolscevico di Lenin e nei soviet, oggi sono organizzati principalmente nella FIOM e in secondo luogo nei sindacati di base. Già la manifestazione del 16 ottobre ha fatto piazza pulita in un solo colpo di tutta le chiacchiere sulla “scomparsa della classe operaia”, di tutta la propaganda della borghesia di destra e di sinistra per convincere gli stessi operai che sono dei residui, delle variabili dipendenti, dei superstiti di una razza in via di estinzione, degli esuberi, dei marginali, della propaganda padronale alla Marchionne che “il conflitto tra operai e padroni è roba del passato” (la stessa tesi è sostenuta da anni da partiti della destra e della sinistra borghese). E’ stata la prova provata che gli operai organizzati possono trascinare tutto il resto dei lavoratori e il multiforme movimento di opposizione, protesta e resistenza alla crisi dei padroni e ai suoi effetti, possono unire tutto quello che la borghesia invece divide e contrappone (italiani e immigrati, lavoratori e disoccupati e precari, pubblici e privati, ecc.) e che la loro principale organizzazione, la FIOM, può mettersi alla testa del movimento di tutte le organizzazioni operaie e popolari per instaurare un Governo di Blocco Popolare, l’unico governo che in questa fase può adottare un programma espressione degli interessi dei lavoratori e delle masse popolari (le proposte di governi tecnici o di unità nazionale non sono altro che il tentativo di ridare ossigeno alla Repubblica Pontificia che si è infognata in questa crisi). “La classe operaia è per sua natura la classe che dirige le altre classi sfruttate e oppresse dalla borghesia. La borghesia opprime e schiaccia anche altre classi, oltre alla classe operaia. Ma solo la classe operaia può assumere la direzione della lotta comune contro la borghesia imperialista e portarla alla vittoria definitiva. La classe operaia, a differenza di tutte le altre classi delle masse popolari, è coinvolta direttamente nella concorrenza tra le frazioni di capitale e subisce direttamente gli effetti delle leggi che fanno parte della natura del capitale. Per il ruolo che svolge nella stessa società capitalista, essa è la più cosciente e organizzata tra tutte le classi proletarie e popolari. Infine è la sola tra le classi oppresse che, per il ruolo che svolge nel sistema della produzione capitalista, arriva a concepire in massa un nuovo superiore sistema di produzione e un nuovo superiore ordinamento sociale: il comunismo. Questo è il solo ordinamento sociale che supera definitivamente il capitalismo. Esso infatti nasce dai presupposti creati dal capitalismo stesso, risolve le sue contraddizioni, permette lo sviluppo delle forze produttive togliendo ad esse il carattere distruttivo degli uomini e dell’ambiente che nel capitalismo in declino è diventato dominante, preserva e sviluppa gli avanzamenti che il capitalismo e la produzione mercantile hanno portato alla civiltà umana. La classe operaia può migliorare stabilmente e su grande scala la propria condizione nella società solo abolendo il sistema di produzione capitalista e più in generale la proprietà privata dei mezzi di produzione, instaurando rapporti di produzione pienamente corrispondenti al carattere collettivo già raggiunto dalle forze produttive, mettendo fine a ogni sfruttamento dell’uomo sull’uomo, a ogni divisione in classi e alla connessa divisione sociale tra lavoratori intellettuali e lavoratori manuali, tra dirigenti e diretti, tra uomini e donne, tra adulti e giovani, tra città e campagna, tra settori, regioni e paesi avanzati e settori, regioni e paesi arretrati, creando sentimenti, concezioni, comportamenti e istituzioni corrispondenti alla nuova società. Nella società moderna la classe operaia, quando lotta, assume un ruolo di catalizzatore delle lotte del resto delle masse popolari e, se segue una linea non corporativa ma di lotta contro la borghesia, ne assume facilmente la direzione” (dal Manifesto-Programma del (nuovo)Partito comunista italiano).
Non è possibile governare un paese imperialista senza un certo grado di collaborazione delle masse popolari e questo è impossibile se la classe operaia organizzata è all’opposizione! Con gli scioperi del 1943, gli operai hanno segnato l’inizio della fine del regime fascista. Con il NO al piano Marchionne gli operai di Pomigliano hanno dato il via a un movimento che può segnare la fine della banda Berlusconi e portare le organizzazioni operaie e popolari a formare un loro governo d’emergenza: è una strada ancora in salita, ma la manifestazione del 16 ottobre ha dimostrato che è possibile.

Un anno prima della Rivoluzione d’Ottobre Lenin sintetizzò così la situazione: “la rivoluzione socialista in Europa non può essere nient’altro che l’esplosione della lotta di massa di tutti gli oppressi e di tutti i malcontenti. Una parte della piccola borghesia e degli operai arretrati vi parteciperanno inevitabilmente – senza una tale partecipazione non è possibile una lotta di massa, non è possibile nessuna rivoluzione – e porteranno nel movimento, non meno inevitabilmente, i loro pregiudizi, le loro fantasie reazionarie, le loro debolezze e i loro errori. Ma oggettivamente essi attaccheranno il capitale, e l’avanguardia cosciente della rivoluzione, il proletariato avanzato, esprimendo questa verità oggettiva della lotta di massa varia e disparata, variopinta ed esteriormente frazionata, potrà unificarla e dirigerla, conquistare il potere, prendere le banche, espropriare i trust odiati da tutti (benché per ragioni diverse!), e attuare altre misure dittatoriali che condurranno in fin dei conti all’abbattimento della borghesia e alla vittoria del socialismo, il quale si “epurerà” dalle scorie piccolo-borghesi tutt’altro che di colpo” (Lenin, Risultati della discussione sull’autodecisione, luglio 1916). Con questo orientamento gli operai, organizzati nel Partito bolscevico e nei soviet, guidarono i contadini poveri e le minoranze nazionali oppresse ad abbattere il regime zarista, instaurare la dittatura del proletariato e avviare la costruzione dell’URSS.
Il (nuovo)Partito comunista italiano traduce questo insegnamento nella linea di “rendere il paese ingovernabile da ogni governo che sia emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia e dei suoi padrini” e nella seguente indicazione per i comunisti e gli operai avanzati del nostro paese: “in questa fase della nostra storia, il più antisociale, cioè il più contrario, il più nocivo alla salute e al progresso della società, tra i comportamenti individuali è la rassegnazione e la sottomissione ai padroni, al clero e alle autorità da questi costituite. Dobbiamo additare come esempio chi non si sottomette, non ingigantisce i suoi limiti, che invece dobbiamo lavorare con forza perché siano superati. La ribellione individuale e spontanea è, possiamo e dobbiamo fare in modo che sia, dobbiamo imparare a fare sempre meglio e su scala sempre più vasta in modo che sia il punto di partenza per sviluppare la ribellione collettiva e organizzata. Ma deve essere a noi comunisti chiaro che dove vi è un ordinamento sociale ingiusto, il disordine è il primo passo per stabilire un ordinamento sociale giusto, superiore. Ricordiamo come Lenin derideva la mentalità e il comportamento dei socialdemocratici tedeschi di destra: ‘La loro mentalità è tale che se devono occupare una stazione ferroviaria, pagano disciplinatamente il biglietto di ingresso, esigono che chi va ad occuparla paghi il biglietto d’ingresso!’. Nell’atteggiamo individuale di rivolta e insubordinazione la componente principale oggi, in questo contesto sociale, è positiva, da valorizzare.
2. In ordine di gravità e di nocività, tra i comportamenti individuali asociali, dopo quello indicato viene il trattamento antagonista delle contraddizioni in seno alle masse popolari. Noi comunisti dobbiamo dispiegare il massimo sforzo perché la violenza, il furto, le vie di fatto, ecc. non solo siano esercitate in modo collettivo e non individuale, organizzato e non istintivo, pianificato e non estemporaneo, ma anche perché siano esercitate con criteri di classe: non nei rapporti in seno alle masse popolari, ma contro i nemici di classe, contro i membri e le istituzioni della borghesia imperialista e del clero, contro quelli tra la borghesia e il clero che si oppongono alla rivoluzione e alla soddisfazione dei bisogni delle masse popolari; siano esercitate contro le autorità costituite dalla borghesia e dal clero, non contro le autorità che le masse popolari si danno e costituiscono per condurre la rivoluzione e regolare le contraddizioni in seno al popolo.
3. In ordine di gravità e di nocività, tra i comportamenti individuali asociali, dopo i due indicati viene il disinteressarsi delle sorti del proprio paese e dell’umanità. Riservare il proprio interesse e la mobilitazione delle proprie energie alla conservazione e riproduzione di se stesso, ai propri consanguinei e ai propri vicini, grosso modo come facevano gli uomini primitivi e come continuano a fare gli animali delle specie superiori. È l’ambito in cui la borghesia imperialista e il clero hanno cercato con un certo successo di circoscrivere l’interesse dei membri delle masse popolari quando, nel periodo del capitalismo dal volto umano, sono stati costretti dal movimento comunista a concedere sostanziali miglioramenti alle masse popolari dei paesi imperialisti in termini di quantità di beni e di servizi disponibili come condizioni della propria vita e perciò entrati a far parte delle condizioni socialmente necessarie della propria esistenza.
Questi tre “comandamenti” costituiscono (…) la morale oggi necessaria, che dobbiamo promuovere ad ogni livello (dal comunicato del (n)PCI- n. 24, 17.10.10).

Rendere il paese ingovernabile da ogni governo dei padrini della Repubblica Pontificia! A questa condizione la classe dominante si rassegnerà alla costituzione di un governo di emergenza popolare in attesa di creare le condizioni per riprendere in mano la situazione.

Ieri come oggi: nessun ordine pubblico finché c’è miseria e disoccupazione! nessuna pace sociale senza giustizia sociale!

“La Rivoluzione d’Ottobre e la creazione dell’Unione Sovietica, la formazione di partiti comunisti in tutti i paesi del mondo, la vittoria sul nazifascismo, la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, la formazione di altri paesi socialisti (dall’Europa Orientale, a Cuba, al Vietnam e altri), lo sviluppo della rivoluzione anticoloniale e antimperialista, democratica e antifeudale nei paesi oppressi e tutti gli altri aspetti della prima ondata della rivoluzione proletaria avevano avviato il superamento del capitalismo in tutto il mondo. Se la prima ondata della rivoluzione proletaria avesse proseguito la sua opera, oggi l’umanità non si troverebbe alle prese né con una nuova crisi generale del capitalismo, né con la crisi ambientale. La prima ondata della rivoluzione proletaria ha ottenuto grandi vittorie e successi, ma non è riuscita ad instaurare il socialismo in nessun paese imperialista e via via, a partire dagli anni ’50, ha perso slancio e i revisionisti moderni, gli esponenti dell’influenza borghese nel movimento comunista, hanno preso la direzione di gran parte dei partiti comunisti. Questo ha causato un declino complessivo del movimento comunista a livello mondiale e i primi paesi socialisti sono decaduti fino a che o sono crollati o hanno cambiato natura e ruolo.
La prima ondata della rivoluzione proletaria con i suoi successi ha confermato che il marxismo-leninismo è la giusta scienza della trasformazione della società attuale in società comunista, ma con le sue sconfitte ha anche mostrato i limiti del marxismo-leninismo e ha fornito l’esperienza necessaria per l’ulteriore sviluppo della scienza della rivoluzione socialista e l’elaborazione del marxismo-leninismo-maoismo.
I primi paesi socialisti sono stati la dimostrazione concreta che la classe operaia grazie alla sua avanguardia organizzata nel partito comunista è capace di prendere in mano le redini della società strappandole dalle mani della borghesia e di instaurare il socialismo. Noi traiamo un bilancio ampiamente positivo dell’esperienza dei primi paesi socialisti, come Marx, Engels e Lenin trassero un bilancio positivo dall’esperienza della Comune di Parigi, benché anch’essa sia stata sconfitta.
Nei primi paesi socialisti la classe operaia ha sviluppato in ogni aspetto della vita umana una mobilitazione delle masse popolari fino ad allora mai vista per la costruzione di un nuovo mondo non più diretto dai capitalisti, dal clero e dalle altre classi sfruttatrici residuate dalla storia umana. I primi paesi socialisti sono stati il punto più alto raggiunto, a livello mondiale, della lotta della classe operaia contro la borghesia per la conquista del potere, per l’emancipazione propria e del resto delle masse popolari, per l’eliminazione della società divisa in classi, per il comunismo. Tutti quelli che vogliono avanzare, tutti i comunisti devono partire dall’esperienza dei primi paesi socialisti e della prima ondata della rivoluzione proletaria e fare tesoro dei suoi insegnamenti, valorizzando ogni aspetto positivo e individuando e superando i limiti che inevitabilmente ogni fenomeno veramente innovativo all’inizio porta con sé. Tutti i personaggi, i gruppi e i partiti che hanno rigettato quell’esperienza, che hanno rifiutato di imparare da essa, sono diventati sterili o addirittura sono finiti per diventare strumenti o servi della borghesia: la triste fine della sinistra borghese (vecchio PCI, DS, PRC, PdCI, ecc.) del nostro paese ne è una conferma. Non a caso la borghesia e il clero denigrano in ogni modo quell’esperienza, cercano di cancellarla, sfruttano ogni suo aspetto negativo e ogni traccia del loro vecchio mondo che sopravviveva in essa, inventano sistematicamente crimini e malefatte che addebitano al movimento comunista e lo calunniano su grande scala.
Le cause principali del prevalere della direzione dei revisionisti moderni nel movimento comunista mondiale e in particolare nei primi paesi socialisti con, di conseguenza, l’inversione di tendenza, la regressione e degenerazione, l’indebolimento fino alla dissoluzione di gran parte dei partiti comunisti e al crollo della maggior parte dei primi paesi socialisti, sono state
- la mancanza di esperienza dei comunisti nel dare ai problemi particolari che ognuno dei primi paesi socialisti doveva risolvere e ai problemi universali che ogni società socialista dovrà risolvere soluzioni che sviluppassero, rafforzassero e moltiplicassero i germi di comunismo e facessero svolgere al livello necessario ai primi paesi socialisti il loro ruolo di basi rosse della rivoluzione proletaria mondiale;
- l’incomprensione o l’insufficiente comprensione da parte dei comunisti di aspetti essenziali delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe nei paesi imperialisti e nel mondo: in primo luogo la crisi generale del capitalismo e la situazione rivoluzionaria in sviluppo che ogni crisi generale genera, il regime di controrivoluzione preventiva che la borghesia ha instaurato nei paesi imperialisti, la guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata come strategia universale della rivoluzione socialista, la linea di massa come metodo principale di lavoro e di direzione dei partiti comunisti, la lotta tra le due linee come strumento indispensabile di sviluppo dei partiti comunisti, la rivoluzione di nuova democrazia come fase necessaria della rivoluzione proletaria nei paesi oppressi del sistema imperialista mondiale, gli aspetti specifici della lotta di classe nei paesi socialisti e la natura della nuova borghesia specifica di questi paesi.

L’ostilità e le aggressioni feroci e prive di scrupoli delle potenze imperialiste e del Vaticano (capeggiate prima dall’Intesa franco-inglese, poi da Hitler e dall’asse Berlino-Roma-Tokio, poi dall’imperialismo USA), la loro abile, diffusa e prolungata opera di boicottaggio, infiltrazione e sovversione, il sabotaggio e l’influenza irriducibili delle classi spodestate, l’arretratezza di partenza dei paesi dove si era instaurato il socialismo hanno avuto solo un ruolo ausiliario.
Gli insegnamenti più avanzati che il movimento comunista ha tratto dall’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria sono sintetizzati nel maoismo, terza superiore tappa del pensiero comunista dopo il marxismo e il leninismo” (dalle Tesi approvate dal II Congresso del P.CARC, 2009 - n. 3).

I primi paesi socialisti sono stati il primo tentativo pratico e su grande scala compiuto dalla moderna classe operaia di guidare l’insieme dei lavoratori fin allora sfruttati e oppressi ad abbandonare la propria condizione servile e le concezioni e abitudini ad essa connesse, frutto di una storia millenaria di divisione in classi, a creare relazioni sociali e concezioni basate sull’associazione dei lavoratori che attuano in misura crescente il dominio degli stessi lavoratori associati sulla propria attività e su se stessi, marciando così passo dopo passo verso la società comunista.
Hanno tracciato una strada che nessuna guerra preventiva della borghesia imperialista e nessuno scongiuro dei suoi preti potranno cancellare. Come i dirigenti della prima ondata della rivoluzione proletaria assimilarono e usarono l’insegnamento della Comune di Parigi, oggi sta a noi comunisti usare gli insegnamenti della Rivoluzione di Ottobre e dei primi paesi socialisti per condurre alla vittoria la seconda ondata della rivoluzione proletaria e instaurare “al posto della società borghese con le sue classi e i suoi antagonismi di classe, un’associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti”!

La Rivoluzione d’Ottobre ha sconvolto il mondo e aperto la strada a una nuova era per l’umanità.

Oggi ci sono le condizioni per dare la scossa finale al traballante sistema gestito da padroni, affaristi e cardinali e portare a compimento la trasformazione dell’umanità!

Usiamo gli insegnamenti di quell’esperienza per raggiungere prima l’obiettivo per cui lottiamo in questi mesi: portare le organizzazioni operaie e popolari a costituire il loro governo d’emergenza.

W la Rivoluzione di Ottobre, W il socialismo!

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