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Lettera aperta alla FIOM e ai suoi iscritti

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A seguito del comunicato di adesione alla manifestazione del 16 ottobre inviato il 4.10.10 dal P.CARC, abbiamo ricevuto dalla Segreteria dell’Ufficio Organizzazione della FIOM la seguente comunicazione.

Da: organizzazione [mailto: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ]
Inviato: giovedì 7 ottobre 2010 17:19
A: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Oggetto: Manifestazione 16 ottobre

Fiom-Cgil nazionale

Segreteria Ufficio Organizzazione

Corso Trieste, 36

00198   -   Roma

_________________________________

Tel.  06-85262341/2

Fax  06-85303079

E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Roma, 7 ottobre 2010

Al Partito dei CARC

La Fiom non può accogliere l’adesione CARC alla manifestazione del 16 ottobre, per gli attacchi che il vostro partito ha da sempre portato alla nostra organizzazione e all’idea stessa di sindacato generale confederale.

FIOM-CGIL

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Compagni,

quello che abbiamo sempre attaccato è la linea della compatibilità e della concertazione con i padroni che i sindacati confederali hanno imposto ai lavoratori a partire dalla “svolta” dell’EUR (1978), gli accordi sulla pelle e alle spalle degli operai e degli altri lavoratori in cui essa si è tradotta e i portavoce di questa linea.

Quindi sgomberiamo il campo dai pretesti e parliamoci chiaro! Il problema reale è il timore, come è emerso nelle assemblee che si stanno svolgendo in tutte le città per preparare la scadenza della prossima settimana, di possibili “provocazioni” intorno e durante la manifestazione del 16.10 che possano essere usate per attaccare ulteriormente e isolare la FIOM.

E’ vero, c’è il pericolo di provocazioni: ma quali e da parte di chi? Era al Ministro degli Interni che nel 2008 Kossiga consigliava di seguire il suo esempio, di “infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto” per stroncare il movimento dell’Onda studentesca! E chi ha cercato di fare terra bruciata intorno al movimento di lotta usando l’“allarme terrorismo” è stato il governo Prodi nel 2007 alla vigilia della manifestazione di Vicenza contro la base Dal Molin e poi il governo Berlusconi nel 2009 prima della manifestazione contro il G8 dell’Aquila.

E’ vero che è in corso una campagna di criminalizzazione della FIOM: perché “fa saltare i 20 miliardi di investimenti promessi da Marchionne e lascia senza lavoro migliaia di operai FIAT”, perché “è ancorata a una cultura antagonista, di contrapposizione tra padroni e operai” e, adesso, perché fomenta “i lanci di uova alle sedi della CISL”. Sacconi e compagnia accostano le contestazioni alla CISL al presunto “attentato” a Belpietro per gridare all’allarme terrorismo e all’ “attacco alla democrazia” e chiedere “la repressione di questi comportamenti”. Di Vico (Corriere della Sera, 4.10.10) accusa la FIOM di “aggregare l’estremismo spontaneista” per far saltare “il piccolo patto di Genova, cioè il dialogo che si è riaperto tra le tre confederazioni più rappresentative e tra loro e la Confindustria”, di “surriscaldare la temperatura in fabbrica proprio mentre le imprese tentano disperatamente di agganciare la ripresa e hanno bisogno di relazioni industriali orientate alla collaborazione”. Bonanni blatera di “attacchi squadristi” e “inaccettabili atti di violenza”. La Marcegaglia esorta la Fiom a “isolare i violenti”.

Compagni, vi chiediamo: occorre difendersi dalle accuse di questa gentaglia?

Oppure è l’ora di dire chiaro e tondo a questa gentaglia che gli unici e veri terroristi sono loro e tutti quelli che sfruttano, licenziano, mandano migliaia e milioni di uomini a morire e a uccidere in guerre da cui loro contano di ricavare ricchezza e potere. Che considerano la fatica e la vita dei lavoratori solo per quello che costano a loro, per quello che loro ne possono ricavare. Che considerano naturale godersi la vita, vivere nel lusso e nello sfarzo sul sudore e sul sangue dei lavoratori.

Gli unici e veri terroristi sono quelli che condannano ogni giorno i lavoratori a morire di lavoro e hanno pure il coraggio di chiamarli “tragici incidenti”! Sono quelli che tolgono un futuro ai nostri giovani, che negano agli immigrati persino la possibilità di farsi curare, che avvelenano la nostra terra e fanno morire per frane centinaia di persone perché la tutela del territorio non gli fa guadagnare gli stessi soldi delle opere faraoniche che devastano l’ambiente, che stanno trasformando l’istruzione e le cure mediche in una merce che solo chi ha soldi si può permettere gli altri si arrangino e se ci muoiono hanno pronto qualche cardinale di turno a versare lacrime di coccodrillo. I “violenti da isolare” sono loro, altro che balle!

Lanciare uova contro i servi dei padroni, contro chi firma accordi che danno ai padroni la libertà di licenziare, sfruttare, dividere e ricattare i lavoratori è giusto e sacrosanto! Vincenzo di Somma, operaio Italsider, l’hanno ucciso loro e i loro mandanti, gli operai che lanciano uova contro le sedi della CISL lottano affinché non succeda più che un operaio si tolga la vita perché ha perso il lavoro! A lanciare le uova contro le sedi della CISL ci vanno anche gli operai iscritti alla CISL!

E quanti sono i sindacalisti che, come Letizia Pacifico (del direttivo provinciale della FIBA-CISL) si dimettono dalla CISL? Lei stessa spiega perché.

“In pochissimi anni la Cisl ha spezzato l'unità sindacale indebolendo la classe lavoratrice. Ha reso possibile accordi sfavorevoli ai lavoratori: divieto di sciopero, compressione dei salari, aumento di intensità e durata del lavoro. Accordi che non toccano né gli speculatori, né gli imprenditori che sulla crisi hanno lucrato. L'involuzione sindacale è cominciata con il Patto Italia fino all'accordo separato del 2008 non votato dai lavoratori, continua con il "collegato lavoro" del governo Berlusconi che, attenzione, andrà all'approvazione definitiva con il silenzio della Cisl. Una legge che sposta radicalmente i rapporti di lavoro a favore delle imprese, limitando fortemente sia le tutele del singolo che la possibilità di intervento della magistratura. Il ‘si’ incondizionato di Bonanni all'arbitrato sul lavoro (marzo 2010) è stato vergognoso. La Cisl ha dimostrato di essere collaterale a governo e Confindustria nel demolire alcuni punti chiave a tutela dei lavoratori. Oggi i fatti di Pomigliano e Melfi sono più che eloquenti: Cisl e Uil hanno aperto la strada alla deroga del contratto nazionale dichiarando che è l'unica soluzione possibile per uscire dalla crisi, nessuna discussione è stata aperta con la base sindacale e soprattutto con i lavoratori.

La deroga al contratto nazionale, è vero, non cancella il contratto, (questo è l'ultimo spot della Cisl per sviare e ammansire gli iscritti) ma la Cisl non dice che determina uno svilimento dei diritti - anche quelli sanciti dalla Costituzione. In quest'Italia ‘corrotta’ e con pochi controlli, molte aziende potrebbero dichiarare una crisi inesistente (succede già) e utilizzare la deroga al contratto nazionale solo per moltiplicare i profitti.

Il punto è che il segretario Bonanni ha tradito il suo mandato sindacale, perché subordina il lavoro al profitto, sostituisce la cultura della carità a quella del diritto. In questi giorni ha anche dichiarato: ‘chi non ha lavoro non ha diritti’, una ciancia per diffondere tra i lavoratori la cultura della rassegnazione e della sudditanza, esattamente il contrario di quello che hanno fatto i suoi predecessori. Invece di percorre la strada di un sindacato europeo forte, attivo e unito che contrasti i danni di un liberismo sfrenato e senza controllo, crea un sindacato debole, diviso e subalterno alle logiche liberiste.

L'idea assurda che si vuol far passare è che per uscire dalla crisi bisogna cancellare diritti e contratti, non è così.

Lo stile Bonanni è insidioso: alterna toni concilianti e paternalisti a toni aggressivi e demagogici, demonizza i sindacati che lo criticano e che non firmano accordi. In realtà fomenta pericolosamente il conflitto sociale e sindacale, dichiarando che lo generano ‘altri’. Si tratta di uno gioco sporco che va fermato.

Contestarlo è un dovere ma senza lanciargli fumogeni.

La mia solidarietà va alla Fiom - oggi l'unico sindacato che dà dignità a questa parola - e che è sempre sotto attacco. Bonanni dopo essere stato contestato duramente da parte di precari e ragazzi ha fatto un indegna dichiarazione: ‘C'è un'escalation di persone che vogliono parlare con la violenza. La Fiom e anche altri, inaspriscono il clima’. Sono dichiarazioni strumentali e irresponsabili di un segretario confederale sempre più indecente le cui insinuazioni dividono e disorientano i lavoratori, mentre resta accomodante con Marchionne e Confindustria. Sono questi gli atteggiamenti, per l'appunto, che ‘inaspriscono il clima’” (15.09.10).

La FIOM sta aggregando non solo quelli che non ci stanno a pagare la crisi dei padroni, ma anche tutti quelli che vogliono mandare via la banda di criminali che siede al governo, sbarrare la strada alla deriva reazionaria in corso, farla finita con un sistema che in nome del profitto, del pareggio dei conti pubblici, del gioco d’azzardo della finanza, della competizione sul mercato globale sta mandando in rovina noi e il nostro paese, sta mettendo a rischio la sopravvivenza stessa del pianeta e di tutta l’umanità e ci sta trascinando sulla via della guerra.

Questo sicuramente agli occhi dei padroni, dei ricchi, dei finanziari, del Vaticano, dei loro complici travestiti da “amici dei lavoratori”, dei loro pennivendoli è un crimine. Ma agli occhi dei lavoratori e delle masse è un vanto: è quello che occorre per tirarci fuori dal disastro di questa crisi!

La forza della FIOM non sta nelle garanzie di ragionevolezza che offre alla Confindustria, al Vaticano e al governo, ma le viene dal fatto che raccoglie e organizza la parte più avanzata degli operai, è presente capillarmente nelle grandi aziende che costituiscono i centri di iniziativa degli operai e quindi centri promotori dell’orientamento e dell’iniziativa delle masse popolari, ha con essi legami e relazioni consolidati da una lunga esperienza. La FIOM è la principale forza che nel nostro paese ha la possibilità, il radicamento, l’autorevolezza di far saltare i loro piani. E’ il principale ostacolo da spazzare via per instaurare il regime che si muova secondo la linea indicata da Marchionne al Meeting di Comunione e Liberazione: “basta con la lotta di classe, padroni e operai uniti contro il resto del mondo”. Per questo la banda Berlusconi, Marchionne, la Confindustria, CISL e UIL stanno cercando di mettere la FIOM all’angolo, con la complicità della destra interna alla CGIL. L’unica strada che la FIOM può percorrere per uscire dall’angolo è prendere la testa di un movimento di massa per la costituzione di un governo di emergenza popolare che faccia fronte alla crisi, andare oltre il terreno sindacale e scendere sul terreno della lotta politica, l’unico dove la crisi attuale ha soluzione, l’unico dove si vince lo scontro attuale. E’ in questo modo che rimuove anche l’obiezione più seria che le viene fatta: ‘le lotte senza risultati non stanno in piedi’.

Per tutto questo siamo impegnati con tutte le nostre forze a promuovere la più ampia partecipazione alla manifestazione del 16.10 e abbiamo invitato i partiti e le organizzazioni estere con cui siamo in contatto a sostenerla.

Per questo ribadiamo la nostra adesione: con la FIOM, con i metalmeccanici e con tutti i lavoratori per cacciare la banda Berlusconi instaurare un governo di emergenza popolare! A ogni adulto un lavoro utile e sicuro, a ogni azienda quanto serve per funzionare, a ogni persona una vita dignitosa!

La Direzione Nazionale del P. CARC

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