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Bonanni cacciato da Torino? Padroni, sindacalisti servili, politicanti e mafiosi sono circondati. Cacciamoli via tutti!

on . Postato in Archivio comunicati 2010

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Bonanni invitato alla festa del PD a Torino: superato il livello di guardia

Gli squadristi della CISL, DIGOS e celere cercano di impedire la contestazione al capo del sindacato giallo, senza riuscirvi.

Occorre un governo di emergenza popolare per fare fronte agli effetti della crisi, per rimettere in piedi il nostro Paese, per ridare dignità ai lavoratori e alle masse popolari, per sbarrare la strada a razzismo, fascismo e sfruttamento

Ieri - 9 settembre - è toccato a Bonanni lasciare il palco che vergognosamente gli è stato offerto dal PD a Torino. Lo ha lasciato scappando, inseguito da fischi, grida e un fumogeno: le “armi” con cui lavoratori, precari, studenti, compagni e compagne hanno contestato il capo della CISL, all’indomani dei plausi e delle soddisfazioni espresse per il colpo di mano di Federmeccanica, che ha stracciato il CCNL forte proprio della porcata firmata da CISL, UIL e UGL nel 2009, l’accordo separato sulla contrattazione dei metalmeccanici.

Unanime il coro di solidarietà a Bonanni e di condanna ai contestatori (“squadristi”) da parte di tutte le forze del teatrino della politica: da quelli che dal PD guardano a destra (Bersani, Letta) a quelli che da sinistra guardano al PD (Vendola). Anche Di Pietro si è rimangiato in fretta e furia le parole con cui aveva benedetto la contestazione a Schifani avvenuta pochi giorni prima sempre a Torino, sempre alla “festa” del PD. Forse Bonanni è meglio di Schifani? O forse la ricetta Marchionne ha sedotto e convinto anche Di Pietro?

A colpi di contestazioni “impreviste” (innumerevoli quelle alla Gelmini nel corso di un anno, solo negli ultimi 15 giorni è toccato a Dell’Utri a Como, a Schifani, a Franceschini, fischiato a Roma dai precari della scuola in presidio di fronte al Parlamento, a Bossi, alla festa della Lega a Cuveglio (VA), a Maroni, al Berghem Fest) e di contestazioni annunciate (aspettando la Gelmini a Bologna) inizia a mancare la terra sotto i piedi dei politicanti borghesi e dei sindacalisti filo-padronali.

La risposta delle masse popolari agli arbitri, ai ricatti e al disastro della crisi sta mettendo paura ai lacchè dei padroni, perché non si tratta di episodi sporadici e isolati. Sono circondati. E adesso dobbiamo cacciarli!

Più le mobilitazioni popolari diventano un problema di ordine pubblico, più contribuiscono a rendere ingovernabile il Paese, tanto più portano scompiglio nel teatrino della politica borghese, infondono coraggio e combattività fra le masse e, in definitiva, creano le condizioni favorevoli a un governo di emergenza popolare.

Per questo motivo ai lavoratori, ai precari, agli studenti, ai compagni e alle compagne che hanno contestato Bonanni va il nostro incondizionato sostegno: con la loro iniziativa hanno mandato un segnale di solidarietà agli operai FIAT, a tutti i lavoratori e a tutti i settori popolari in mobilitazione.

Mentre la Repubblica Pontificia precipita nella crisi politica, gli scontri, gli accordi sottobanco e gli inciuci fra esponenti e correnti dei partiti borghesi sono alla luce del sole, la classe politica si accoda, più o meno timidamente, dietro al capofila Marchionne nella guerra contro i lavoratori e le masse popolari e gli effetti della crisi stanno portando il paese alla rovina.

Un governo di emergenza popolare è urgente, perché urgente è una soluzione unitaria, costruttiva e realistica  che dia una prospettiva a tutte le lotte e le rivendicazioni del variegato movimento popolare per non pagare la crisi dei padroni.

Un governo di emergenza popolare è possibile: perché una volta reso ingovernabile il paese per le Autorità borghesi, soltanto Autorità riconosciute e sostenute dalle organizzazioni operaie e popolari che affermano gli interessi collettivi possono governare.

Le forze ci sono, per quanto diverse fra loro (sinistra sindacale, sindacati di base, associazioni democratiche e progressiste, pacifiste, ambientaliste, coordinamenti, reti, ecc.) sono le migliori forze di cui oggi dispone il Paese, sono le organizzazioni operaie e popolari che raccolgono i sentimenti, le intelligenze, le conoscenze, le esperienze e la fiducia da parte delle masse popolari di cui c’è bisogno per prendere in mano la politica, l’economia, la società.

Quello che oggi manca, principalmente, è la fiducia nelle proprie forze, la fiducia nella capacità di essere all’altezza della situazione, la chiarezza dell’obiettivo da perseguire.

Le contestazioni a Schifani, Bonanni, Maroni, Gelmini, Dell’Utri… non sono che il buon auspicio dell’inizio.

Con sempre più frequenza, le masse popolari in lotta mettono avanti ciò che è legittimo per loro, anche se è illegale per i padroni e la loro legge.

“Generalizzare l’insubordinazione di massa alle leggi e alle autorità della Repubblica Pontificia e alle forze preposte alla tutela del suo ordine, dei suoi ordinamenti e della sue relazioni sociali. Moltiplicare e diffondere lotte, manifestazioni, proteste, scioperi, occupazioni, espropri, ecc. Con azioni volte a soddisfare gli interessi e i bisogni anche contrastanti di ogni parte, gruppo e membro delle masse popolari applicando una linea di classe: indirizzare appropriazioni e occupazioni contro i ricchi, il clero e le aziende capitaliste (i supermercati, le immobiliari, le banche, ecc.) e tutelare invece gli interessi degli strati proprietari delle masse popolari (piccoli bottegai, artigiani, piccoli proprietari di case, coltivatori e allevatori, ecc.). Nessun ordine pubblico finché c’è miseria e disoccupazione! Nessuna pace sociale senza giustizia sociale: questo è il criterio!”. (Resistenza n.9/2010).

Dalle “prove generali” di spese proletarie a Milano, alle occupazioni organizzate di case, dalla violazione dei decreti di giunte razziste, alla promozione del controllo popolare attuato dai precari della scuola.

“Quando c’è un ordine sociale ingiusto, il disordine è il primo passo per instaurare un ordine sociale giusto” (R. Rolland).

Mobilitiamoci!

  • Il Partito dei CARC aderisce alla manifestazione del 16 ottobre e invita tutte le componenti del movimento comunista, del movimento sindacale, dell’associazionismo, dei comitati civici, delle reti antirazziste, antifasciste, studentesche a prepararlo, a partecipare e a contribuire creativamente alla sua riuscita.
  • Sosteniamo lo sciopero di 4 ore indetto dalla FIOM, che si svolgerà in date e modalità ancora da definire.
  • Il 6 ottobre si tiene a Melfi la prima udienza del ricorso della FIAT contro la sentenza di reintegro dei tre operai FIOM licenziati. Porteremo di fronte al Tribunale la nostra solidarietà ai tre lavoratori. Invitiamo compagni, sindacalisti, democratici e progressisti ad essere presenti e, inoltre, a esprimere solidarietà ai tre operai con comunicati e prese di posizione pubbliche da inviare a:

Via fax alla Camera del Lavoro di Rionero – all’attenzione di Giovanni Barozzino, 0972.72.31.10

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