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In morte di Kossiga: un po’ di storia e alcuni insegnamenti

on . Postato in Archivio comunicati 2010

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Kossiga è stato uno dei principali esponenti della Repubblica Pontificia e ne ha personificato il carattere criminale, antidemocratico e antipopolare.

Oggi gli rendono onore i suoi complici e sodali, i suoi (in)degni “amici” e “allievi”, i suoi “avversari compari” insieme ad esponenti di quanto resta della sinistra borghese, rivoluzionari pentiti e fascisti che hanno beneficiato del suo appoggio.

- “Grande statista” (Gasparri), “ha interpretato con vigore e coerenza i principi della Costituzione, fornendo anche un prezioso contributo alla salvaguardia della democrazia nel corso di alcune delle fasi più drammatiche della vita repubblicana dei decenni passati” (Fini), “amico carissimo, affettuoso, generoso” (Berlusconi), fonte di “affettuosi, preziosi, sempre disinteressati e sempre insostituibili consigli” (Bonaiuti), “ha insegnato qualcosa a ognuno di noi” (Calderoli);

- “illustre uomo cattolico di Stato, insigne studioso del diritto e della spiritualità cristiana che nelle pubbliche responsabilità ricoperte seppe adoperarsi con generoso impegno per la promozione del bene comune” (Ratzinger);

- “molto rispettoso nei confronti del movimento sindacale e dei lavoratori” (Epifani);

- “sempre attento al ruolo insostituibile delle istituzioni elettive e dei partiti politici” (Fassino), “grande protagonista della vita democratica del nostro paese” (D’Alema), “testimone coraggioso e fedele dei valori costituzionali, che ha servito lo Stato in anni durissimi nei quali era particolarmente difficile tenere ferma la linea della legalità democratica” (Rosa Russo Jervolino);

- “anticomunista convinto che ha però sinceramente rispettato i comunisti, un avversario duro ma leale” (Diliberto), “un avversario che ci ha combattuti a viso aperto e ha vinto” (Ferrero).

Cosa ha fatto Kossiga in 50 anni di carriera ai vertici delle istituzioni della Repubblica Pontificia (sottosegretario alla Difesa nel 1966, ministro degli Interni nel 1976, presidente del Consiglio nel 1979, presidente del Senato nel 1983, presidente della Repubblica nel 1985 e infine senatore a vita)?

 

- E’ stato garante e promotore della prostituzione e del vassallaggio del nostro paese ai gruppi imperialisti USA che gli imperialisti italiani, il Vaticano, la Mafia e gli altri gruppi di potere accettarono dopo la fine della seconda guerra mondiale, sotto il manto del regime DC, come garanzia per impedire che il movimento comunista si sviluppasse ulteriormente dopo la vittoria della Resistenza contro il nazifascismo.

Quando nel 1966 entrò al governo, come sottosegretario alla Difesa Kossiga ebbe la delega a sovrintendere Gladio, sezione italiana di Stay Behind Net, l’organizzazione segreta paramilitare promossa dalla NATO in funzione anticomunista nei paesi dell’Europa occidentale. Kossiga stesso dichiarò pubblicamente che “gli accordi per creare Stay Behind in Italia furono conclusi da Aldo Moro e Paolo Emilio Taviani”, di “essere stato perfettamente informato delle qualità della struttura”, si definì “l'unico referente politico” di essa e arrivò a sostenere che “i gladiatori andavano onorati come i partigiani perché il loro obiettivo era quello di difendere l’indipendenza e la democrazia in Italia”! Gladio, costituita nel 1956 (anche se in realtà la presenza di un’organizzazione con la stessa finalità e struttura, anche se con nome diverso, risale al 1949) con un protocollo d'intesa tra il SIFAR (il Sevizio segreto militare al cui comando era da poco stato posto Giovanni De Lorenzo) e la CIA e la cui esistenza era ben nota nell'ambito dei vertici politici, dei ministri competenti, dei vertici militari e dei servizi segreti, ha avuto le mani in pasta in tutte le stragi, tentati golpe e trame occulte italiane, ha lavorato in stretta connessione con la P2, ha intrattenuto rapporti e relazioni con tutto i verminaio dell’eversione di destra, è stata coinvolta anche nella struttura di spionaggio e schedatura degli operai alla FIAT di Valletta.

Nella lotta all'ultimo sangue che si è aprì nella classe dominante del nostro paese attorno al progetto Moro della nuova maggioranza governativa di “solidarietà nazionale” è stato uno dei principali esponenti del “partito amerikano” e ha fatto fronte al rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse per conto di quella parte degli apparati USA contraria alla linea del “compromesso storico”.

- Ha avuto un ruolo diretto o indiretto nelle principali operazioni sporche, trame oscure, stragi e altri delitti di Stato e della Corte vaticana che costellano con i loro misteri la storia del nostro paese dal dopoguerra a oggi.

Ha coperto, sponsorizzato, appoggiato, sostenuto e instaurato legami stretti con tutta la peggiore gentaglia coinvolta nelle trame nere, nei tentati golpe, nei servizi “deviati”, nelle strutture occulte, nella strategia della tensione e legata ai servizi segreti USA: dal generale Giovanni De Lorenzo (capo del SIFAR, poi Comandante generale dei Carabinieri, Capo di Stato maggiore dell’Esercito e infine deputato del MSI-DN, promotore del progetto di golpe neofascista del 1964 noto come piano Solo), a Licio Gelli (già fascista e repubblichino, capo della Loggia P2 e stretto collaboratore del Vaticano e della sua banca, lo IOR), dal generale Vito Miceli (coinvolto nell’organizzazione segreta neofascista Rosa dei Venti, implicata nel tentativo di colpo di Stato del 1970 noto come Golpe Borghese e che ha annoverato nelle sue file il “principe nero” Junio Valerio Borghese, Stefano Delle Chiaie e altri membri della destra eversiva, alti membri delle forze armate e dei servizi segreti) a Edgardo Sogno (ambasciatore, fondatore dei Comitati di Resistenza Democratica in funzione anticomunista, piduista e ideatore nel 1974 del progetto di colpo di Stato noto come golpe Bianco), da Giuseppe Sansovito (già stretto collaboratore del generale De Lorenzo, fu nominato da Kossiga capo del SISMI nel 1978) al colonnello Giuseppe D’Ambrosio (consigliere militare di Kossiga che tentò anche di farlo nominare capo del SISMI), da Stefano delle Chiaie (quando era ministro dell’Interno andò a incontrarlo in Spagna dove era latitante) a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti (per i quali chiese persino la grazia!).

Ha apposto personalmente il segreto di Stato (gli omissis) su gran parte del rapporto della commissione parlamentare d’inchiesta relativa al piano Solo per coprire De Lorenzo e soci, rivendicando pubblicamente il suo intervento censorio e la piena legalità di esso.

Ha avuto un ruolo di primo piano nell’opera di depistaggio, di diversione, confusione e intossicazione dell’opinione pubblica sulle stragi di Stato, nere o targate a stelle e strisce: dalla “pista palestinese” per la strage alla stazione di Bologna alla “pista francese” per quella di Ustica.

Ha attaccato in prima persona i magistrati che indagavano su eversione nera e stragi (da Felice Casson per le indagini su Gladio a Claudio Nunziata per quelle sulle bombe nere sui treni a Libero Mancuso per la strage di Bologna) ed è sistematicamente intervenuto sul CSM per chiedere provvedimenti disciplinari contro i magistrati che indagavano sui rapporti tra eversione e apparati di Stato.

Ha ottenuto, nel 1990, la rimozione del direttore del TG1 Nuccio Fava e l’esautorazione dei giornalisti Ennio Remondino e Roberto Morrione, autori di un’inchiesta televisiva sui legami tra la CIA e la P2: per Kossiga “era inammissibile che i servizi di sicurezza di un paese amico venissero attaccati in questo modo”.

E’ stato il regista, nel 1977, di una “riforma” dei servizi segreti (a cui partecipò anche il PCI nella persona del senatore Ugo Pecchioli) che ha traghettato indenni ai vertici dei neonati SISMI (il servizio segreto militare) e SISDE (il servizio segreto responsabile della sicurezza interna) gli stessi uomini del SID (Servizio Informazioni Difesa) provenienti dal SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate, derivato direttamente dal servizio segreto militare di Mussolini, il SIM, mai riformato né epurato e al cui interno pertanto continuarono ad operare elementi legati al fascismo) che era stato sciolto nel 1965 dopo essere stato al centro di numerosi scandali per il coinvolgimento in innumerevoli trame, tentativi di colpo di stato, stragi, attentati e per i rapporti con la mafia e la massoneria: tutti i vertici del SISMI e del SISDE (nonché del loro organo di coordinamento, il CESIS) risulteranno iscritti alla Loggia P2 di Gelli.

- Ha avuto un ruolo di primo piano nella guerra sporca contro il movimento comunista e popolare del nostro paese, nella promozione della legislazione d’emergenza tuttora in vigore e nell’istituzione di corpi speciali.

Ha creato nel 1978 i NOCS (Nucleo operativo centrale di sicurezza) e i GIS (Gruppi di Intervento Speciale), reparti speciali rispettivamente della polizia e dei carabinieri, negli anni ’80 impiegati per sedare nel sangue le rivolte dei prigionieri politici come quella avvenuta nel carcere speciale di Trani nel dicembre 1980. Per capire di che teppaglia sono composti, basti considerare che per entrare nei GIS bisogna aver fatto due anni nel Reggimento Carabinieri Tuscania: quello che ha preso parte alle operazioni di guerra in Libano, Namibia, Somalia, Cisgiordania, Bosnia, Kosovo, Afghanistan, Iraq e che al G8 di Genova festeggiava la “conclusione del vertice”  bruciando bandiere rosse e al suono di faccetta nera!

Porta il suo nome la legge n.15 del 6 febbraio 1980 che, oltre a estendere ulteriormente i poteri della polizia (fermo di polizia, perquisizione anche senza mandato, ecc.), allunga la carcerazione preventiva per i reati di terrorismo, introduce sconti di pena per i pentiti aprendo la strada a tutta la legislazione speciale sul pentitismo e l’art. 270bis (associazione sovversiva con finalità di terrorismo) con le connesse aggravanti di pena ancora ora largamente usato e abusato contro comunisti, antimperialisti, oppositori politici (vedasi a questo proposito “Il proletariato non si è pentito” a cura di Adriana Chiaia, Ed Rapporti Sociali-1984).

E’ stato il diretto responsabile dell’omicidio Giorgiana Masi, uccisa nel 1977 all’età di 19 anni da un agente in borghese infiltrato in una manifestazione studentesca.

Ha avallato e coperto negli anni ’70 e ‘80 l’uso sistematico della tortura contro i prigionieri appartenenti, o presunti tali, alle Brigate Rosse e alle altre organizzazioni combattenti: il compagno Cesare Di Lenardo, e come lui tanti altri (vedasi il dossier “Tortura in Italia”- supplemento a il Bollettino n. 5 del marzo 1982, reperibile sul sito dell’Associazione Solidarietà Proletaria, www.solidarietaproletaria.org) ha provato sulla propria pelle le stesse torture (pestaggi, tagli, finte esecuzioni, scariche elettriche sui testicoli e sul pene, bruciature…) che in tempi più recenti sono state praticate dall’esercito USA e dai loro complici nel carcere di Abu Grahib! Uno dei suoi torturatori, il superpoliziotto Salvatore Genova (all’epoca dei fatti membro dei NOCS, mai processato perché eletto alla Camera nelle file del PSDI: come si vede Berlusconi ha reso sistematica una pratica già diffusa e corrente nel nostro paese) era presente anche al G8 di Genova.

Per farsi poi un’idea del tipo e del tenore dei suoi “preziosi e insostituibili” consigli basta ricordare quelli che ha dato al ministro dell’Interno Maroni nel 2008 su come fronteggiare il movimento dell’Onda studentesca:

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».

Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che... «Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero. «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio» (dall’intervista di Andrea Cangini pubblicata il 23.10.2008 su La Nazione, Resto del Carlino e Il Giorno ).

Un’ultima cosa. Suo figlio Giuseppe Cossiga, eletto nelle file del PdL, ricopre attualmente la carica di sottosegretario alla Difesa nel governo della banda Berlusconi: si appresta a seguire le orme paterne?

Ecco come Kossiga ha “salvaguardato la democrazia”, “interpretato i valori e i principi della Costituzione”, “promosso il bene comune” e “tenuto ferma la linea della legalità democratica”! E’ questo il verminaio che le sue picconate sono servite a coprire e perpetuare!

Parlare di “democrazia” a proposito del regime politico di un paese in cui cose come quelle sopra richiamate sono prassi corrente e gente come Kossiga opera indisturbata a cosa serve se non a mistificare la realtà? E la realtà è che, da dopo la seconda guerra mondiale, la borghesia ha instaurato nel nostro paese (come negli altri paesi imperialisti) un regime di controrivoluzione preventiva. “In che cosa consiste la controrivoluzione preventiva? I rapporti sociali capitalisti sono tali che la borghesia ha bisogno di un certo grado di collaborazione degli operai, del proletariato e del resto delle masse popolari. Non riesce a sfruttare una massa ostile, basandosi a lungo principalmente sulla forza e il terrore. (…) Deve ostacolare la crescita della coscienza e dell’organizzazione della massa dei proletari. Se le è impossibile impedirla in assoluto, deve deviare e periodicamente stroncare e ricacciare indietro le organizzazioni e la coscienza dei proletari. Essa deve periodicamente rompere la sua legalità democratica. Ma questo la contrappone violentemente alle masse popolari. Crea una situazione da guerra civile. Se non basta minacciare la guerra civile, bisogna farla. Questo, oltre che essere dannoso per gli affari, per la borghesia è molto pericoloso. Quando la borghesia contrappone agli operai le armi, prima o poi anche gli operai si armano.

Con la controrivoluzione preventiva, la borghesia cerca di evitare di arrivare a quel punto. Un efficace regime di controrivoluzione preventiva impedisce che l’oppressione della borghesia sul proletariato e sul resto delle masse popolari e la loro opposizione sfocino nella guerra civile. Nella controrivoluzione preventiva la borghesia combina cinque linee di intervento (cinque pilastri che congiuntamente reggono ogni regime di controrivoluzione preventiva).

1. Mantenere l’arretratezza politica e in generale culturale delle masse popolari. A questo fine diffondere attivamente tra le masse una cultura d’evasione dalla realtà; promuovere teorie, movimenti e occupazioni che distolgono l’attenzione, l’interesse e l’attività delle masse popolari dagli antagonismi di classe e le concentrano su futilità (diversione); fare confusione e intossicazione con teorie reazionarie e notizie false. Insomma impedire la crescita della coscienza politica con un apposito articolato sistema di operazioni culturali. In questo campo la borghesia rivalutò e recuperò il ruolo delle religioni e delle chiese, in primo luogo quello della Chiesa Cattolica, ma non poté limitarsi ad esse, perché una parte delle masse inevitabilmente sfuggiva alla loro presa.

2. Soddisfare le richieste di miglioramento che le masse popolari avanzano con più forza; dare a ognuno la speranza di poter avere una vita dignitosa e alimentare questa speranza con qualche risultato pratico; avvolgere ogni lavoratore in una rete di vincoli finanziari (mutui, rate, ipoteche, bollette, imposte, affitti, ecc.) che lo mettono ad ogni momento nel rischio di perdere individualmente tutto o comunque molto del suo stato sociale se non riesce a rispettare le scadenze e le cadenze fissategli. Se nelle lotte rivendicative contro la borghesia le masse popolari conquistavano tempo e denaro, la borghesia doveva indirizzarle a usarli per la soddisfazione dei loro “bisogni animali”: doveva quindi moltiplicare e ha moltiplicato i mezzi e le forme di soddisfazione di essi in modo che esauriscano il tempo e il denaro di cui le masse popolari dispongono.

3. Sviluppare canali di partecipazione delle masse popolari alla lotta politica della borghesia in posizione subordinata, al seguito dei suoi partiti e dei suoi esponenti. La partecipazione delle masse popolari alla lotta politica della borghesia è un ingrediente indispensabile della controrivoluzione preventiva. La divisione dei poteri, le assemblee rappresentative, le elezioni politiche e la lotta tra vari partiti (il pluripartitismo) sono aspetti essenziali dei regimi di controrivoluzione preventiva. La borghesia deve far percepire alle masse come loro lo Stato che in realtà è della borghesia imperialista. Tutti quelli che vogliono partecipare alla vita politica, devono poter partecipare. La borghesia però pone, e deve porre, la tacita condizione che stiano al gioco e alle regole della classe dominante: non vadano oltre il suo ordinamento sociale. Nonostante questa tacita condizione, la borghesia è comunque da subito costretta a dividere più nettamente la sua attività politica in due campi. Uno pubblico, a cui le masse popolari sono ammesse (il “teatrino della politica borghese”). Un altro segreto, riservato agli addetti ai lavori. Rispettare tacitamente questa divisione e adeguarsi ad essa diventa un requisito indispensabile di ogni uomo politico “responsabile”. Ogni tacita regola è però ovviamente un punto debole del nuovo meccanismo di potere.

4. Mantenere le masse popolari e in particolare gli operai in uno stato di impotenza, evitare che si organizzino (senza organizzazione, un proletario è privo di ogni forza sociale, non ha alcuna capacità di influire sull’orientamento e sull’andamento della vita sociale); fornire alle masse organizzazioni dirette da uomini di fiducia della borghesia (organizzazioni che la borghesia fa costruire per distogliere le masse dalle organizzazioni di classe, mobilitando e sostenendo preti, poliziotti, affini: le organizzazioni “gialle”, come la CISL, le ACLI, la UIL, ecc.), da uomini venali, corrompibili, ambiziosi, individualisti; impedire che gli operai formino organizzazioni autonome dalla borghesia nella loro struttura e nel loro orientamento.

5. Reprimere il più selettivamente possibile i comunisti. Impedire ad ogni costo che i comunisti abbiano successo: quindi che moltiplichino la loro forza organizzandosi in partito; che elaborino e assimilino una concezione del mondo, un metodo di conoscenza e di lavoro e una strategia giusti, che svolgano un’attività efficace; che reclutino, che affermino la loro egemonia nella classe operaia. Corrompere e cooptare i comunisti, spezzare ed eliminare quelli che non si lasciano corrompere e cooptare.

Con la controrivoluzione preventiva la borghesia cerca insomma di impedire che si creino le condizioni soggettive della rivoluzione socialista: un certo livello di coscienza e un certo grado di organizzazione della classe operaia e delle masse popolari, autonome dalla borghesia. O almeno impedire che la coscienza e l’organizzazione della classe operaia, del proletariato e delle masse popolari crescano oltre un certo livello. (…)

Per creare un regime di controrivoluzione preventiva la borghesia ha dovuto modificare anche i rapporti tra i membri e i gruppi della classe dominante. I rapporti democratici e regolati da leggi e norme pubblicamente accettate vennero via via sostituiti dal dominio di un pugno di esponenti del capitale finanziario sul grosso della borghesia e da rapporti antagonisti tra i rappresentanti delle frazioni in cui il capitale complessivo della società è diviso. In ogni paese per la borghesia im-perialista divennero pratiche correnti la militarizzazione dell’attività statale e dell’intera società, la manipolazione dell’informazione e dell’opinione pubblica, l’intossicazione e la disinformazione, la subor-dinazione delle istituzioni politiche e sociali sia alla corruzione del capitale finanziario sia al controllo e all’infiltrazione degli organi repres-sivi, le trame della diplomazia segreta e dei servizi segreti, una vasta attività politica e affaristica condotta dietro le quinte del teatrino della politica borghese da pochi grandi capitalisti e altri “addetti ai lavori”, la formazione di bande armate che si sottraggono agli ordinamenti e alle leggi ufficiali. Le residue società segrete della borghesia nascente (massonerie, mafia, ordini cavallereschi, ecc.) si trasformarono in società finanziarie e criminali. (…)

La controrivoluzione preventiva richiede che i comunisti vi facciano fronte con principi, metodi e iniziative appropriati, diversi da quelli adeguati a una situazione in cui lo Stato, oltre ad esserlo, si presenta anche come un corpo estraneo, ostile e contrapposto alle masse popolari. Con la controrivoluzione preventiva la borghesia è finora riuscita a impedire la vittoria del movimento comunista nei paesi imperialisti principalmente perché il movimento comunista non era ideologicamente abbastanza avanzato per farvi fonte. (…) La controrivoluzione preventiva è lungi tuttavia dal garantire alla borghesia la sconfitta del movimento comunista e l’integrazione delle masse nel suo regime, come varie correnti disfattiste o militariste hanno sostenuto e sostengono. Essa ha solo segnato una nuova forma e una nuova fase, più avanzate e decisive, della lotta tra il proletariato e la borghesia.

Queste sono le condizioni politiche che ogni partito comunista dei paesi imperialisti deve comprendere nelle linee generali e nei tratti specifici del paese, far conoscere e denunciare pubblicamente. Un partito che trascura questi aspetti o che mantiene le masse popolari all’oscuro di essi, non è un partito comunista. Ma più importante ancora è che il partito comunista guidi la costruzione organizzativa e l’attività del movimento comunista cosciente e organizzato, e in primo luogo di se stesso, in modo da essere in grado di far fronte con successo a queste condizioni (da Il Manifesto-Programma del (nuovo)Partito comunista italiano, Ed. Rapporti Sociali-2008).

“A fronte del fallimento o dell’insufficienza della controrivoluzione preventiva, la borghesia imperialista dispone del ricorso alla mobilitazione reazionaria delle masse popolari. Già essa trasforma normalmente ogni contraddizione tra sé e le masse, in contraddizioni tra parti delle masse: se chiude un’azienda, mette i lavoratori di una zona contro quelli di un’altra, ogni gruppo a difesa della sua azienda; analogamente fa quando licenzia, quando produce emarginati, quando produce delinquenti; ecc. Quando il suo Stato non è in grado di provvedere al benessere delle masse popolari, la borghesia deve mobilitare le masse a provvedervi o a spese di un’altra parte delle masse o aggredendo, opprimendo, rapinando e saccheggiando altri paesi, popoli e nazioni: la mobilitazione reazionaria delle masse popolari. Ma anche la mobilitazione reazionaria delle masse popolari è un’arma a doppio taglio. Se non raggiunge il suo obiettivo, se i paesi, popoli e nazioni aggrediti resistono efficacemente, la mobilitazione reazionaria può trasformarsi in mobilitazione rivoluzionaria. Infine in ogni paese la borghesia predispone mezzi, strumenti e strutture in vista della guerra civile, prepara la guerra civile. Perché farà ricorso ad essa se falliranno gli altri sistemi impiegati per impedire la conquista del potere da parte della classe operaia e delle masse popolari (da Il Manifesto-Programma del (nuovo)Partito comunista italiano, Ed. Rapporti Sociali-2008).

Sotto l’incalzare della fase terminale della crisi generale il regime di controrivoluzione preventiva sta andando a pezzi e i gruppi più reazionari e criminali della classe dominante stanno imboccando la strada delle “prove di fascismo” e della mobilitazione reazionaria: l’operato della banda Berlusconi ne ha messo le basi e la lettera di Marchionne agli operai della FIAT all’indomani del referendum di Pomigliano è il suo manifesto (abolizione della lotta di classe, padroni e lavoratori italiani uniti contro il resto del mondo).

La battaglia tra mobilitazione reazionaria e mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari è in corso, si è fatta più aperta e acuta!

Per sbarrare la strada alla mobilitazione reazionaria occorre che le organizzazioni operaie e popolari esistenti instaurino un loro governo d’emergenza, un governo formato dai loro esponenti, da persone che godono della fiducia dei lavoratori e delle masse popolari e che sono decise ad adottare i provvedimenti particolari che realizzano le seguenti sei misure:

1.       assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa),

2.       distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi,

3.       assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, nessun individuo deve essere emarginato),

4.       eliminare attività e produzioni inutili e dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti,

5.       avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione,

6.       stabilire relazioni di collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi

E’ l’unico modo per iniziare a mettere per davvero il lavoro, una vita dignitosa e la salvaguardia dell’ambiente prima di tutto. Così possiamo far fronte da subito alle condizioni indegne a cui una parte crescente della popolazione della nostra regione è costretta, quelle condizioni che sono il brodo di coltura dei fascisti e razzisti di ogni tipo e su cui fa leva chi li foraggia e li sostiene per mantenere il proprio potere e i propri privilegi, e creare le premesse della convivenza civile, dell’ordine pubblico, della sicurezza.

Un governo deciso attuare un programma di questo genere potrà spezzare anche il velo di omertà e la complicità che lega tra loro gli esponenti “responsabili” della politica, della finanza, del clero, dell’amministrazione pubblica, delle forze armate e delle polizie, degli affari anche di fronte ai peggiori crimini e criminali: così sarà possibile iniziare a far luce sui segreti e i misteri con cui i gruppi della classe dominante hanno circondato le loro operazioni, le loro attività, le loro relazioni, le loro decisioni e la loro vita da 50 e più anni a questa parte!

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