frpsi

frpslo

1959217 787559927951443 8372304507587195232 n

Stampa
PDF

[Processo di Pistoia] Lettera aperta agli eletti che hanno a cuore la difesa dei diritti politici, ai sinceri democratici, ai giuristi progressisti, alla stampa

on . Postato in Archivio comunicati 2010

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 
Il procuratore capo di Pistoia, Renzo Dell’Anno, ha difficoltà a sconfessare apertamente l’operato illegale e anti-democratico del PM Boccia e del questore Manzo oppure lui e la procura di Pistoia che lui rappresenta condividono e avallano l’azione del PM Boccia e del questore Manzo?

Il 23 luglio su Il Tirreno è stato pubblicato un articolo (“Cambia il pm: in aula ci sarà il procuratore capo Dell'Anno”) sul processo contro gli antifascisti toscani inquisiti a seguito dell’irruzione nel covo di Casa Pound Pistoia avvenuta l’11 ottobre.

 

Il questo articolo il procuratore capo Renzo Dell’Anno afferma: “La nostra intenzione è quella di cercare di attenuare le tensioni che si sono create e la focalizzazione su un unico componente di questa procura [il PM Boccia, ndr]. Per dare al fascicolo e al processo una conduzione, appunto, ‘di procura’, ho chiesto al collega il consenso a che fossi io ad occuparmene nelle prossime udienze”.

Questa dichiarazione del procuratore capo Dell’Anno nasce dalla difficoltà a sconfessare apertamente l’operato illegale e anti-democratico del PM Boccia e del questore Manzo oppure dal fatto che realmente Dell’Anno e tutta la procura di Pistoia che lui rappresenta condividono e avallano l’azione del PM Boccia e del questore Manzo?

E’ un dato di fatto che l’operato del PM Boccia e del questore Manzo in questa vicenda sta creando non poche “gatte da pelare” per la Procura di Pistoia. Così come è un dato di fatto che nella Magistratura non esiste solo la corrente eversiva che vorrebbe cancellare quel che resta dei diritti politici conquistati con la Resistenza Partigiana, istituire Tribunali Speciali e reprimere quanti si oppongono ai progetti della destra reazionaria. Anzi, tra la corrente eversiva e la corrente democratica presenti all’interno della Magistratura aumentano sempre di più le contraddizioni.

Noi non sappiamo ancora quale sia il posizionamento del procuratore capo Dell’Anno in questa lotta interna alla Magistratura e parte integrante della lotta in corso nel nostro paese rispetto a quale strada percorrere per far fronte alla crisi. Quello che sappiamo è che l’operato del PM Boccia e del questore Manzo in questa vicenda è stato apertamente illegale, antidemocratico ed eversivo. Vediamolo punto per punto.

L’11 ottobre la DIGOS di Pistoia ha cercato di introdurre nel Circolo I Maggio (dove gli antifascisti toscani stavano tenendo un’assemblea per creare un coordinamento regionale contro le Ronde del Pacchetto Sicurezza) una borsa contenente mazze, catene, ecc. per costruire, come fatto con le molotov nella scuola DIAZ, prove contro i compagni fermati. Questo tentativo è saltato grazie alla vigilanza dei compagni presenti nel Circolo. Il PM Boccia nella sua inchiesta sorvola completamente su questo “particolare”, nonostante la testimonianza di diversi compagni.

Il questore Manzo, subito dopo il blitz nel Circolo I Maggio, ha rilasciato delle dichiarazioni stampa in cui affermava che erano state ritrovate mazze, catene, ecc. In realtà il tentativo di introdurre questo materiale nel Circolo da parte della DIGOS era saltato: evidentemente il questore Manzo non era stato messo al corrente di questo “problemino” sorto nella realizzazione del piano che aveva progettato… Il PM Boccia anziché sconfessare le dichiarazioni del questore Manzo le ha usate per rafforzare i suoi attacchi nei confronti degli antifascisti e chiedere pesanti misure restrittive.

L’irruzione nel Circolo I Maggio viene motivata dalla Forze dell’Ordine con la segnalazione pervenuta da una misteriosa “fonte confidenziale” della DIGOS la quale, essendo tale, non è stata mai sottoposta a una verifica da parte degli avvocati della difesa… Resta inoltre il profondo dubbio che questa fonte esista realmente: cosa del tutto probabile, stanti i tentativi di fabbricare prove da parte della DIGOS! Il PM Boccia non ha mai risposto in maniera chiara su questo punto, ha messo in campo una determinata azione di ostruzionismo davanti alle richieste di sentire in aula questa “fonte confidenziale” benché abbia usato le dichiarazioni di questa misteriosa “fonte” per “dimostrare” la colpevolezza dei compagni.

I compagni presenti nel Circolo furono fermati e deportati illegalmente in Questura, dove sono rimasti sequestrati tutta la notte. Un’operazione in perfetto stile cileno, che fa carta straccia dei diritti democratici che dovrebbero essere vigenti nel nostro paese. Il PM Boccia anche su questo punto sorvola completamente, come se tutto fosse “in regola”!

Le intercettazioni ambientali effettuate durante il fermo in Questura sono state manipolate al fine di rendere inascoltabili e incomprensibili le parti dei dialoghi tra i compagni che dimostravano la loro estraneità ai fatti. Quest’azione di depistaggio ha costretto gli imputati a pagare 700 euro a testa (spese che senza la solidarietà di centinaia e centinaia di persone non sarebbe stata sostenibile) per avere una nuova sbobinatura che verrà sottoposta alla Corte il prossimo 17 settembre! Il PM Boccia ha coperto questa operazione di depistaggio e se ne è avvalso per rafforzare i suoi attacchi contro i compagni inquisiti!

La moglie del consigliere comunale del PdL, Tommasi, era presente in Questura durante il fermo dei compagni (pur non avendone il diritto) e si è data un gran da fare per annotare sul suo block notes le caratteristiche dei compagni fermati (aspetto fisico, abbigliamento, ecc.). Il PM Boccia non ha mai trattato questo aspetto nella sua inchiesta e non ha mai fatto luce sull’azione della suddetta persona in Questura.

Il fascista Dessì è il principale testimone dell’accusa. Durante la prima ricostruzione non è stato in grado di fornire alcun elemento per identificare i compagni che avevano fatto irruzione nel covo di Casa Pound. A due giorni dai fatti, invece, è stato in grado di ricostruire (sicuramente attraverso le foto segnaletiche fornite dalla DIGOS e agli appunti della moglie di Tommasi) i volti e addirittura la marca degli abiti dei compagni “colpevoli”. Il PM Boccia davanti a questa “incongruenza” ha chiuso completamente gli occhi e, anzi, ha usato la testimonianza del Dessì per scagliarsi contro i compagni.

Tommasi, consigliere comunale del PdL presente con Dessì nel covo di Casa Pound durante l’irruzione, non è stato in grado di riconoscere i compagni che hanno compiuto l’irruzione… nonostante fosse posizionato davanti al Dessì e gli coprisse la visuale!!! Anche su questo il PM Boccia sorvola.

Il capo di imputazione di “devastazione e saccheggio” usato dal PM Boccia non poggia su alcun elemento ed è stato utilizzato per giustificare le pesantissime misure cautelari adottate contro i compagni (detenzione preventiva di 4 mesi per Alessandro Della Malva, arresti domiciliari per gli altri imputati, confino e semi-arresti domiciliari). Recentemente questo capo d’imputazione è stato smontato dalla Corte di Cassazione e dal Tribunale del Riesame di Firenze…

Alessandro Della Malva è stato rinchiuso per quattro mesi nei carceri di Pistoia, Prato e Parma (con tanto di censura della posta grazie all’azione del Boccia), gli altri imputati sono stati sottoposti agli arresti domiciliari e, successivamente, a misure di confino (interdizione di uscire dalla propria provincia) e di semi-arresti domiciliari (obbligo di dimora dalle 21 alle 7). Il tutto a causa delle decisioni del PM Boccia. Queste misure restrittive sono state tolte dal Tribunale del Riesame di Firenze il 21 luglio perché infondate. Anche la Corte di Cassazione il 1° aprile si era espressa contro di esse.

Il PM Boccia ha ordinato l’arresto, ad un mese dai fatti, di alcuni compagni senza (anche qui) prova alcuna. L’obiettivo di questi nuovi arresti era chiaro: intimorire quanti si stavano mobilitando contro la montatura giudiziaria. Anche per questi compagni le misure restrittive sono ora cadute per assenza di elementi.

Il PM Boccia ha portato avanti una sistematica azione di pressione e contrasto nei confronti del giudice Costantini a seguito della decisione di quest’ultimo di attenuare le misure restrittive.

Le Forze dell’Ordine di Pistoia, su mandato del questore Manzo, stanno portando avanti una costante azione di intimidazione e pressione nei confronti degli antifascisti che si stanno mobilitando in questa battaglia. Su questo Boccia tace.

Katiuscia Mazzuferi, compagna di Alessandro Della Malva, è stata oggetto di ripetute pressioni e intimidazioni da parte di agenti in borghese al fine di cercare di farle abbandonare la battaglia contro questa montatura giudiziaria. Anche su questo Boccia tace. E Manzo ordina indisturbato.

Subito dopo l’assemblea che abbiamo tenuto l’11 aprile a Pistoia per organizzare un presidio antifascista in occasione dell’anniversario della Liberazione attraverso cui denunciare la montatura giudiziaria e chiamare la cittadinanza alla solidarietà, è scattata una perquisizione (con il pretesto di una rissa tra ultras avvenuta molti mesi prima) nei confronti di un compagno che stava entrando nel nostro Partito e che era presente all’iniziativa. Il PM Boccia non vede, non sente, non parla.

In occasione del presidio antifascista tenutosi il 24 aprile a Pistoia il questore Manzo ha messo in campo un ingente schieramento di forze dell’ordine, con tanto di artificieri (!), con il chiaro obiettivo di intimidire quanti vi partecipavano e tener lontana la popolazione. Il PM Boccia gira lo sguardo dall’altra parte.

Esattamente nella stessa giornata in cui il Tribunale del Riesame di Firenze ha tolto le misure di confino e di semi-arresti domiciliari per i compagni inquisiti, il PM Boccia ha fatto partire una denuncia per “manifestazione non autorizzata” e “offese” nei confronti di Katiuscia Mazzuferi, di alcuni antifascisti di Pistoia, di compagni del P.CARC della città, di Massa, Viareggio e Cecina per aver fatto un presidio di solidarietà fuori da carcere… nel mese d’ottobre! Oltre ad essere un ennesimo attacco alla libertà di espressione (è un reato manifestare?) risulta difficile credere che la contemporaneità tra la decisione del Riesame e la denuncia fatta scattare dal PM Boccia sia solo una “casualità”: anche in questo caso, siamo di fronte ad un chiaro tentativo di far pressione sugli antifascisti!

Da un mese ormai dei fascisti liguri girano indisturbati (le Forze dell’Ordine non muovono un dito) per Pistoia attaccando e intimidendo i compagni. Il PM Boccia anche su questo tace. In compagnia del questore Manzo che muove le fila.

Il PM Boccia nella sua inchiesta non ha mai parlato di “apologia di fascismo” in merito all’attività di Casa Pound. Idem il questore Manzo. Forse non è più reato?

Manzo quando era questore a Lucca, ha coperto, sostenuto, sdoganato i gruppi fascisti a tal punto che questi si sono radicati senza essere oggetto di alcun procedimento giudiziario per “apologia di fascismo” da parte delle Autorità competenti. E’ difficile credere che il PM Boccia non abbia mai avuto il dubbio che il questore Manzo voglia adottare a Pistoia la linea adottata a Lucca. Così come risulta difficile pensare che non capisca che la sua azione è l’attuazione di questa linea…

Questo hanno fin qui fatto il PM Boccia e il questore Manzo. Il procuratore capo Dell’Anno si trova nella posizione di dover sconfessare apertamente il loro operato oppure di coprirlo, avallarlo, continuarlo. Dovrà decidere, in altre parole, se contribuire o meno a far tabula rasa di quel che resta dei diritti politici e dell’autonomia della Magistratura rispetto all’esecutivo.

Lanciamo l’appello a tutti gli eletti che hanno a cuore la difesa dei diritti politici, ai sinceri democratici, ai giuristi progressisti, alla stampa affinché tengano alta la vigilanza democratica su questa vicenda, si schierino a sostegno degli antifascisti colpiti e prendano posizione contro l’operato illegale e antidemocratica del PM Boccia e del questore Manzo. In questo modo contribuiranno anche a sostenere e rafforzare quella corrente della Magistratura che resiste alle pressioni e alla lusinghe della destra reazionaria e ai suoi propositi eversivi.

La lotta contro l’instaurazione di un governo d’emergenza della destra reazionaria è un cosa concreta, non un’opinione. E’ fatta di passi tangibili e concreti. Questo è uno di essi.

 

Sottoscrivi2