E’ di ieri la notizia che il PM Boccia si è dimesso dal suo incarico nel processo di Pistoia contro Alessandro Della Malva e Juri Bartolozzi del Partito dei CARC e i quattro compagni del Movimento Antagonista Livornese accusati di aver fatto irruzione nella locale sede di Casa Pound. Il Boccia ha motivato questa sua scelta con il fatto che si sente “sotto pressione” e “minacciato” dell’azione di denuncia, controinformazione, mobilitazione e lotta con cui si sta rispondendo da quasi un anno a questo attacco, dentro e fuori dal Tribunale.
Nel corso di questa operazione il PM Boccia si è mosso (non sappiamo ancora se per carrierismo o se per convinzione politica) sotto la direzione dell’ambizioso questore Manzo, già noto per l’azione di copertura e sdoganamento dei gruppi fascisti che ha portato avanti quando era questore a Lucca. Con la repressione nei confronti degli antifascisti toscani sferrata l’11 ottobre a Pistoia, Manzo mirava a “presentarsi in grande stile” in città (dove era giunto da poco) e, soprattutto, mettersi ulteriormente in mostra con la destra reazionaria, probabilmente aspirando a qualche posticino di rilievo a livello nazionale.
Il PM Boccia ha seguito Manzo come un fedele scudiero. Non ha esitato a violare sistematicamente la Costituzione frutto della Resistenza Partigiana. Non ha esitato a utilizzare il reato di “devastazione e saccheggio”, nonostante non ci fossero gli estremi per farlo. Non ha esitato a utilizzare la falsa testimonianza di Dessì, coordinatore di Casa Pound Pistoia, contro i compagni: Dessì durante la prima deposizione non ricordava nulla, qualche giorno dopo ricordava invece i volti e i particolari dei compagni che avrebbero fatto l’irruzione nel covo fascista… Non ha esitato a coprire le illegalità commesse da DIGOS e questura l’11 ottobre (tra cui il tentativo, stile Diaz, di introdurre mazze e bastoni nel circolo 1 Maggio dove c’erano i compagni inquisiti). Non ha esitato a montare l’accusa contro i compagni inquisiti. Non ha esitato a rinchiudere per quattro mesi Alessandro Della Malva in carcere e ad attaccare il giudice Costantini per la sua decisione di ridurre le misure restrittive nei confronti degli antifascisti e a ricorrere contro di esse. Non ha esitato a chiedere, un mese dopo i fatti, gli arresti domiciliari per nuovi compagni.
Il 1° aprile la Corte di Cassazione ha dichiarato che non sussiste il reato di “devastazione e saccheggio” in questa vicenda e ha ritenuto quindi infondate le motivazioni su cui poggiano le misure restrittive adottate nei confronti degli antifascisti inquisiti: da quasi un anno i compagni sono al confino (non possono uscire dalla loro provincia) e in una condizione di semi-arresti domiciliari (devono stare in casa dalle 21 alle 7 del mattino). Nel caso di Alessandro Della Malva a tutto ciò si aggiungono i quattro mesi di detenzione preventiva fatta tra le carceri di Pistoia, Prato e Parma. Tutto questo “grazie” al PM Boccia, appunto. La decisione della Corte di Cassazione mina alla base tutta l’inchiesta e potrà avere una portata dirompente se continueremo a sviluppare la lotta, la denuncia e la mobilitazione contro questa operazione.
Adesso Boccia si è dimesso dal suo incarico nel processo di Pistoia.Il suo posto verrà preso dal procuratore generale Dell’Anno. Quello che resta da capire è il motivo reale. Ci sono varie ipotesi.
1. Il PM Boccia è stato scaricato dal questore Manzo il quale, vedendo che l’operazione è ormai diventata un boomerang, vuole salvarsi facendo affogare il Boccia, affibbiando a lui tutte le responsabilità.
2. Si è dimesso per una questione di convenienza perché, vedendo la piega che stanno prendendo le cose, vuole staccarsi dall’inchiesta e cercare di salvare così il salvabile della sua carriera.
3. Il PM Boccia è stato fatto dimettere perché, stante la piega presa dalla situazione, è necessario un intervento di più alto livello per cercare di salvare il salvabile.
Qualsiasi sia l’ipotesi reale una cosa è certa: aumentano sempre di più le contraddizioni in campo nemico e le difficoltà che lor signori si trovano a dover gestire per andare avanti con questa operazione. Questo sta avvenendo grazie alla solidarietà espressa nei confronti dei compagni attaccati, all’azione di denuncia, mobilitazione e lotta messa in campo nel corso di quest’anno. La situazione è positiva: bisogna continuare a giocare d’attacco!
A Pistoia come a Pomigliano quando i comunisti acquistano un vantaggio si tratta di andare a fondo e rilanciare la lotta ad un livello superiore!
Domani ci sarà l’udienza del Tribunale del Riesame di Firenze (dott. Di Giorgio) che dovrà esprimersi in merito al fatto se mantenere o meno il reato di “devastazione e saccheggio” e se continuare o meno a tenere i compagni nella situazione di confino e semi-arresti domiciliari in cui si trovano da un anno. Se il dott. Di Giorgio deciderà di schierarsi dalla parte della destra reazionaria e mantenere questo moderno confino, allora sarà giusto, legittimo, necessario violare le misure restrittive non accettando più questo abuso di potere e questo chiaro tentativo di ostacolare l’attività dei comunisti e degli antifascisti al fine di lasciare campo libero ai fascisti e ai loro tentativi di radicarsi nelle nostre città.
L’altro obiettivo che ci poniamo di raggiungere con la lotta dei prossimi mesi è far cacciare via il questore Manzo da Pistoia. Chi riabilita i fascisti, chi vuol far carriera sulla pelle dei compagni e delle masse popolari deve essere cacciato!
Libertà per tutti gli antifascisti!
Avanti nella lotta contro le “prove di fascismo” promosse dalla destra reazionaria al fine di selezionare individui e gruppi in grado di fare quello che i fascisti e nazisti realizzarono nello scorso secolo!
Contro il governo d’emergenza della destra reazionaria, costruiamo il governo d’emergenza delle masse popolari: il Governo di Blocco Popolare, composto e sostenuto dalle Organizzazioni Operaie e Popolari!
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