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Terza udienza del processo contro gli antifascisti PDF Stampa E-mail
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Martedì 02 Febbraio 2010 11:10
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Comunicato della Federazione Toscana del P.CARC

  • Riconoscimenti e testimonianze farsesche: la montatura giudiziaria vacilla!
  • La rappresaglia contro i testimoni della difesa, molti si (ri)scoprono indagati per favoreggiamento
  • Gli avvocati avanzano la richiesta di libertà per tutti i compagni
  • Processo aggiornato all’8 marzo

Venerdì 29 gennaio si è svolta a Pistoia la terza udienza del processo a carico degli antifascisti accusati della devastazione della sede di Casa Pound. Una udienza iniziata alle 9:00 e conclusa alle 17:00 che è stata seguita per tutta la durata da un folto pubblico in sala (oltre agli imputati, amici, parenti e solidali) e da un presidio di fronte al tribunale.

Fuori dal Tribunale

Decine di compagni, antifascisti, anarchici (presenti Partito dei CARC, ASP, Sindacato Lavoratori in Lotta, Lista di Blocco Popolare, Comitato amici e parenti di Alessandro Della Malva e Rete Antifascista di Pistoia) hanno partecipato al presidio in Piazza Duomo in solidarietà dei compagni che in aula venivano processati: striscioni, slogan, canti, volantinaggi e raccolta di firme per presentare la Lista di Blocco Popolare (Alessandro Della Malva è il candidato presidente) hanno “occupato” l’entrata del tribunale.

Al presidio hanno partecipato alcune decine di persone giunte dalle città toscane e da altre parti d’Italia per sostenere i compagni, a cui si sono uniti passanti solidali o semplicemente incuriositi. Massiccia la presenza di DIGOS, polizia e carabinieri che, inizialmente, hanno tentato di intimidire i presenti.

Il processo - i riconoscimenti

Nella mattinata il Giudice ha disposto il riconoscimento all’americana: gli imputati, mescolati con altri soggetti dietro un vetro scuro, avrebbero dovuto essere riconosciuti dai testimoni.

Ogni imputato è stato messo insieme ad altre due persone (tutti agenti di polizia).

La questura ha provveduto a dare un aiuto ai testimoni dell’accusa i quali hanno effettivamente riconosciuto alcuni dei compagni imputati. Esito inevitabile, dato che gli imputati hanno tutti un’età di circa 30 anni e sono stati sottoposti al confronto con persone di 50 o più anni!

Come avrebbero potuto i testimoni non riconoscere un ragazzo di 30 anni in un confronto con un poliziotto canuto?!

Il processo – le testimonianze dei fascisti e dei loro amici

Durante la deposizione, i principali testimoni (i cavalli su cui l’accusa aveva puntato tutto) si sono contraddetti ripetutamente, in modo evidente e grossolano: chi ha visto cose che non avrebbe potuto vedere (Il “presidente” di Casa Pound, Dessì, per la posizione in cui si trovava), chi ha dato una versione e chi ne ha data un’altra (in particolare Lucarelli e Romondia, pur ribadendo più volte che “sono sempre rimasti insieme”), in contrasto fra loro.

Le immagini della “devastazione”

Durante l’udienza è stato visionato un filmato girato da un giornalista che ha ripreso il covo di fascisti subito dopo l’attacco: è stato utile per mostrare l’infondatezza dell’accusa di devastazione (che è il capo d’accusa con cui il Tribunale giustifica gli arresti domiciliari ai compagni).

In aula

Non sempre il pubblico che riempiva la sala è riuscito a mantenere il silenzio mentre assisteva allo svolgimento della montatura poliziesca sempre più palese e conclamata. Non è stato facile trattenersi di fronte agli evidenti ammiccamenti tra gli agenti Digos e il fascista Dessì, il “presidente” di Casa Pound Pistoia. Alcuni compagni hanno protestato a voce alta e per questo sono stati espulsi dall’aula e identificati dai Carabinieri.

Più volte il giudice aveva minacciato di rinviare l’udienza perché disturbato dagli slogan che i compagni in presidio gridavano all’entrata del Tribunale.

La montatura giudiziaria vacilla, la Digos scalpita, la Procura ricorre alla rappresaglia contro i testimoni della difesa.

In sintesi: nonostante mesi di preparazione, istruzioni, “imbeccate” e suggerimenti a viso aperto nel corridoio del tribunale da parte di agenti DIGOS ai testimoni dell’accusa, il processo sta mostrando con ogni evidenza la manovra politica, la montatura giudiziaria e l’accanimento (persecuzione) contro i compagni imputati.

Ma questura e Procura non demordono, dove non bastano testimonianza pilotate, riconoscimenti surreali e prove inconsistenti, ci provano con la rappresaglia: sono stati “ripescati” come indagati per favoreggiamento (indagine partita proprio l’11 ottobre e che sembrava lasciata cadere) numerosi compagni che figuravano come testimoni della difesa.

Con questo “giochino” i persecutori degli antifascisti e dei comunisti si pongono due obiettivi:

  • diminuire sensibilmente il valore della testimonianza di questi compagni (essendo anche loro indagati);
  • intimidire questi compagni rispetto alla solidarietà agli antifascisti e alla mobilitazione che hanno promosso o a cui hanno partecipato per al loro liberazione.

Al termine dell’udienza gli avvocati dei compagni hanno richiesto la derubricazione del reato di devastazione e la liberazione di tutti gli imputati e il giudice si è riservato di decidere entro 5 giorni.

Manovre, colpi bassi, giochi sporchi.
La questura ha provato a farne un’altra delle sue?

La sera del’11 ottobre, quando fu perquisito il Circolo 1° maggio di Pistoia, qualcuno notò un agente che si aggirava furtivamente tra i locali con una borsa (che sembrava contenere qualcosa di pesante e ingombrante) a tracolla. Fu seguito e, accortosi della presenza di altre persone, fece finta di nulla e si riavvicinò agli altri.

Ora abbiamo la foto di quella borsa, più precisamente la foto della borsa vicino alla polizia durante l’identificazione dei compagni, la sera dell’11 ottobre dentro il Circolo 1° maggio.

Se mettiamo in relazione questo particolare con la dichiarazione del questore di Pistoia, Manzo, il quadro diventa più chiaro: il questore, durante il telegiornale della sera dichiarò che erano state usate mazze, spranghe, tirapugni e cinghie. In realtà l’unico oggetto effettivamente trovato è stata una catena (che ovviamente serviva ad altro scopo). Ma allora ci viene un sospetto: non è che invece pensavano di trovare davvero mazze e spranghe, cioè quelle che volevano introdurre loro all’interno del Circolo 1° maggio?

Ma del resto non sarebbe la prima volta che succede (molotov alla Diaz - G8 di Genova) come pure Polizia e Carabinieri hanno già mostrato in questa vicenda di essere disposti a usare ogni mezzo: pedinamenti, intimidazioni e minacce a Katiuscia (compagna di Alessandro Della Malva, presente anch’essa al Circolo 1° maggio e una fra le principali promotrici del Comitato Parenti e Amici della Val D’Elsa), fermi e controlli insistenti, fino all’effrazione della porta della sua abitazione (per tutto ciò è stata presentata una denuncia ed è stato effettuato un presidio di denuncia di fronte alla Caserma dei Carabinieri di Colle Val D’Elsa).

La prossima udienza è stata fissata per l’8 marzo.

Mobilitiamoci per un presidio di solidarietà: è un’occasione per celebrare, con la lotta e la solidarietà, la Giornata Internazionale della Donna.

 

 

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