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Report del meeting “Le grandi opere inutili e la progettazione alternativa del territorio” e riflessioni a cura di Paolo Babini, membro della Direzione Nazionale del P. CARC

on . Postato in Archivio comunicati 2012

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Ho potuto essere presente a questa iniziativa solo la mattina del 4 marzo, ma già dagli interventi sono emerse molte idee, proposte e riflessioni estremamente interessanti, che considero utile riferire e commentare.

Tiziano Cardosi in una breve introduzione ha affermato che la resistenza No TAV sta svelando la vera natura di questo governo, e che, per vincere, è necessario che le lotte dei cittadini si uniscano a quelle dei lavoratori. La legge antisciopero 146 – ha detto – è stata strumento contro le lotte che i ferrovieri portavano avanti per impedire un processo di privatizzazione di cui oggi si vedono i risultati. Quello che dice Cardosi è vero: unire le lotte come quelle contro la TAV, per la difesa dei Beni Comuni, le lotte degli organismi contro il pagamento del debito con le lotte dei lavoratori, e in primis con quelle della FIOM ci farà vincere. Questo significa legare e mettere in sinergia la mobilitazione NO TAV con lo sciopero del 9 marzo indetto dalla FIOM e con la mobilitazione del 31 marzo “Occupyamo Piazza Affari”. Lotta contro le grandi opere speculative, beni comuni, difesa dei posti di lavoro e dei diritti sindacali, tutela dell’ambiente, lotta contro la repressione e le prove di fascismo, contro la militarizzazione e la guerra: sono tutte componenti di un’unica lotta, di un unico movimento per costruire un’alternativa politica al governo dei banchieri e degli speculatori.

Anna Pizzo ha coordinato il dibattito. Prima di dare la parola a Paolo Cacciari, ha dichiarato che i cittadini stanno riprendendo in mano il loro destino, cosa di cui questa iniziativa dava testimonianza.

Paolo Cacciari dice cose interessanti, pure se usa categorie di interpretazione della realtà inservibili e vecchie.
Dice, infatti, che fatica a usare le parole quando a prevalere è l’irragionevolezza, come si vede in Val di Susa, dove quello che è in atto è una guerra. L’intera operazione TAV è irragionevole, così come lo sono operazioni simili in Nigeria, Amazzonia, India.
In realtà non di irragionevolezza si tratta, ma semplicemente del fatto che la crisi toglie definitivamente al capitalismo il suo “volto umano”, le sue pretese di essere un regime che garantisce a tempo indeterminato benessere e progresso alle masse popolari. Questa concezione iniziò a imporsi nel nostro paese e in altri grazie all’opera dei revisionisti moderni, di cui, qui in Italia, fu capofila Togliatti. Questa opera, lo sviluppo economico a cui si accompagnò, il fatto che la sinistra antirevisionista non seppe contrastarla efficacemente, portarono alla convinzione diffusa che mai più ci sarebbero state guerre, né sarebbero state necessarie rivoluzioni, e che, appunto, il progresso sarebbe proseguito a tempo indeterminato. Questa convinzione è sbagliata. Il capitalismo è contraddizione in atto: a sviluppo enorme delle forze produttive, per cui ci potrebbe essere benessere e sviluppo in misura che va al di là della nostra immaginazione, corrisponde incremento di miseria, fascismo e guerra. Questa contraddizione non si può comprendere né quindi risolvere se non si usano le categorie della dialettica materialista che a partire da Marx sono state sviluppate dai più grandi dirigenti del movimento comunista.  Cacciari non le usa, e perciò parla di “irragionevolezza”.
È interessante, comunque, il nesso che evidenzia tra quello che accade in Val di Susa e quello che accade, per esempio, in India. Da questo nesso prima o poi riusciremo a fare crescere un legame concreto tra lotte come la No TAV e la resistenza delle decine milioni di indigeni che il governo indiano vuole espellere e sterminare con l’Operazione Green Hunt, di cui in Italia si sa poco e in ambienti ristretti, che alla cosa  si interessano o per motivi politici o perché seguono opere come quella della scrittrice Arundhati Roy.
Cacciari dichiara che la TAV non è utile. Intende dire che non è utile alle masse popolari, che sottrae risorse che servono alle masse popolari, che finiscono gettate nel pozzo senza fondo del capitale finanziario, o meglio, del capitale speculativo. Perché questo assurdo? Perché bruciare risorse essenziali alla vita delle masse popolari? Cacciari dice che è “per salvaguardare il principio di autorità”, perché “così i potenti hanno deciso e così deve essere”. Ma 1) quelli che combattiamo non sono bambini capricciosi e 2) società complesse e avanzate non richiedono forse, oggi, “autorità” che governino?
Lo richiedono. Cacciari e altri tra quelli che sono intervenuti e che hanno promosso questa iniziativa, e altri come loro, che già hanno qualche autorità nel senso che sono seguiti e hanno la fiducia di molte o moltissime persone tra le masse popolari, si dichiarino autorità capaci di guidare il paese nella direzione di quell’altro modello sociale che la lotta No TAV, come riconosce Cacciari stesso, indica. Si candidino a guida del paese, per un governo di emergenza, si candidino alla guida dei territori e delle città, per amministrazioni locali di emergenza, dove siano garantiti il lavoro e la dignità delle masse popolari. Non avanzino a pretesto del loro esitare il pregiudizio stantio che le masse che non li seguirebbero, “masse decerebrate da decenni di televisione”. Nelle elezioni comunali soprattutto a Napoli, nelle vittorie ai referendum, nella Val di Susa, non è chiaro dove sta la maggioranza delle masse quando gruppi dirigenti giusti si propongono e le chiamano alla lotta su obiettivi di reale interesse per le masse popolari, non è chiaro cosa attendono?
Attendono che i soggetti in cui hanno fiducia, i dirigenti sindacali, politici, intellettuali che denunciano la rovina del paese passino dalle parole ai fatti, assumano ruolo dirigente, perché le soluzioni ai problemi che presentano sono ottime, ma è lampante che nessuna autorità di questa governo della Corte Pontificia, nessun Monti come nessun Renzi, le adotteranno.

Dopo un interessante intervento di Stephanie dell’organizzazione STOPTHATTRAIN che boicotta un’impresa parmense impegnata nello scavo di un tunnel in Palestina, è stata la volta di Gianna de Masi del Movimento No TAV, che si è dichiarata intimidita a confronto con gli altri relatori. Nel parlare però ha dimostrato perfetta padronanza di se stessa e il suo discorso è stato mirabile per contenuto e forma.
Intimidita, ha detto, tanto da preferire trovarsi a cucinare pasta e fagioli per duemila persone che occupano l’autostrada. Una cuoca, quindi, ma a giudicare da quello che dice capace di analisi concreta della situazione concreta: “Monti si preoccupa che senza Alta Velocità l’Italia resta separata dall’Europa. Dovrebbe preoccuparsi del fatto che la Calabria è stata separata dall’Italia.” Lenin, secondo il quale anche una cuoca può essere capo di Stato, sarebbe contento di sentire parlare questa dirigente del movimento No TAV che sa cucinare per duemila persone in lotta.
Critica quelli che accusano i No TAV di essere il movimento dei “no”. Ma con i “no” si crescono i figli, dice, e i risultati che ha ottenuto confermano il valore del metodo.
Una madre, quindi. Si pone di fronte al governo della borghesia imperialista e a tutto il suo macchinario militare e propagandistico con l’autorevolezza e la determinazione di una madre nei confronti dei figli. Il suo è un “no” da dirigente.
E poi “i nostri no hanno corrispettivi sì che solo i ciechi e i sordi non vedono né sentono”, dice, con il che conferma la capacità di analisi e azione dialettica del movimento che è venuta qui a rappresentare, dichiarando contro cosa si lotta e per cosa si lotta.

Passa a parlare di azione politica e democrazia, incagliandosi, ma per poco, nelle “masse decerebrate” di Cacciari. Critica l’antipolitica demagogica di chi afferma di volere ridurre il numero dei parlamentari, di voler chiudere le provincie, ecc. Le istituzioni servono, e se non funzionano è perché non si fanno funzionare (è lo stesso che vendere a privati un ospedale pubblico dopo avere fatto di tutto per farlo funzionare male, dico io). Il risultato dell’antipolitica demagogica è la compressione numerica dei gruppi di potere, cosa che ha ben sperimentato nel suo ruolo di consigliere provinciale a Torino[1]. No TAV non è anti istituzionale: c’è un gruppo che lavora con le istituzioni europee.

Della democrazia dice che ci impone di “sapere”, cioè di non affidarci ai “tecnici” come Monti che nel garantire i ricchi e massacrare i poveri è peggio di Berlusconi. Ha ragione, ma il sapere più importante è, in generale, una concezione del mondo indipendente e superiore a quella della classe dominante, un “vertice inaccessibile al campo avversario”, come dice Gramsci[2], una teoria che il movimento comunista ha sviluppato fino dai suoi inizi e che sta rinnovando qui in Italia grazie, soprattutto, all’opera del (nuovo)Partito comunista italiano. Più in particolare, poi, più importante è oggi che le masse popolari comprendano che possono dirigere la propria vita e la società, cosa questa che è l’anima della stessa lotta No TAV e di tutte le altre che non a caso convergono a suo sostegno. Ancora più in particolare, è importante e necessario che coloro che oggi godono della fiducia delle masse popolari assumano ruolo dirigente, di governo delle città, delle isole, delle valli, delle regioni e del paese: è ora di finirla di spendere energie in esternazioni di depressione e di indignazione. Bando a ogni timidezza: De Masi può spingere chi di dovere ad assumere ruolo di governo, oppure farsi avanti lei stessa insieme a chi, come lei, ha conquistato la fiducia delle mass popolari.

Democrazia, dunque, è sapere e insieme informare, dice giustamente De Masi. Continua dicendo che sono una minoranza, ma, dice, non sempre la minoranza ha torto[3]. Sbaglia, però, a dichiararsi minoranza. Minoranza rispetto a cosa? Minoranza in Val di Susa? Non ci pare. Minoranza nel paese? Crede davvero che la maggioranza del paese sia a favore della TAV e a favore del governo Monti e della sua politica di massacro sociale? Se questa politica di massacro sociale avesse il consenso della maggioranza del paese, non avrebbero avuto bisogno di mettere al potere un “tecnico” con un golpe istituzionale.

La TAV, dice, è diventata un’icona della devastazione e il No TAV un’icona della resistenza. Come “capitalizzare” tutto questo, si chiede? Con un governo d’emergenza che assicuri lavoro e dignità per tutti e per tutte, rispondiamo, che raccolga in sé le varie istanze espresse delle masse popolari e le attui, forte del loro appoggio[4]. È una novità? Certo: è una novità storica, ma noi tutti siamo d’accordo che appunto un nuovo mondo è possibile, anzi necessario!

 

Dopo gli interventi di due giovani di due Comitati dell’Aquila, non meno interessanti dei precedenti ma che non riporto qui in questo resoconto - commento che fatica a tenere in poche righe la ricchezza di forma e contenuti espressi -, ha parlato Giorgio Pizziolo, architetto, di Perunaltracittà, presentando una Progettazione Alternativa Diffusa, base dello spirito costruttivo che la propaganda di regime ci nega riducendo noi a “negatori” e ad “atavici”.

Pizziolo mette in campo con scioltezza alcune importanti verità:

  • la PAD richiede partecipazione di massa cosciente,
  • comporta che le persone entrino in relazione con il posto dove vivono,
  • che creino il posto dove stanno,
  • e che ciascuno metta in campo la grande creatività di cui dispone, perché noi sappiamo che ciascuno possiede questa grande creatività.

La PAD comporta

  • rimettere in discussione l’intero apparato basato sulla finanza,
  • individuare modalità di intervento differenti da quelle praticate fino a oggi,
  • creare lavoro in quantità e in estensione. Cita il Mugello dove la TAV ha comportato schiavizzare gruppi di lavoratori presi dal Sud e nulla (a parte la devastazione del territorio) per la popolazione locale. Qui merita, ogni volta che si ricorda il caso, rendere onore alla memoria di Pietro Mirabelli, minatore della TAV, di Petilia Policastro (Crotone) che fu capace di unire in Mugello la difesa dei diritti dei lavoratori e la difesa dell’ambiente, morto in prima linea, in Svizzera, per omicidio bianco.

Pizziolo presenta un progetto di attraversamento di Firenze alternativo al tunnel che la TAV si propone di scavare devastando il sottosuolo, che fa risparmiare tempo e denaro. Ecco qualcosa da cui partire per lottare fino in fondo: opporsi al tunnel TAV, imporre il progetto di attraversamento alternativo. Lottare fino in fondo: se queste amministrazioni locali insistono sul progetto TAV, cacciare queste amministrazioni, sostituirle con amministrazioni locali d’emergenza! Difendere i beni comuni, avviare l’opera grande di cui parla Pizziolo, ricostruzione e tutela del territorio, per impedire di lasciare il paese a barbari che lo stanno sprofondando nel fango, come alle Cinque Terre, a Genova, a Messina! Questa è la direzione di marcia! Osare lottare è una parola d’ordine che la resistenza No TAV ha assunto, cominciamo a osare vincere!


note -----

[1] Piano piano la figura si delinea e il suo ruolo di dirigente politico prende corpo, dalla presentazione iniziale come “cuoca”, in un discorso ricco di metafore significative, e di contrasti (sta in Piemonte ma “sono napoletana, e non riesco a parlare se non muovo le mani” e poi, per la questione dei numerosi “no” ai figli, è “teutonica”).

[2] A. Gramsci, Sulla filosofia e i suoi argomenti, Ed. apporti Sociali, Milano, 2007, pag. 25.

[3] Cita i patrioti del Risorgimento, la Resistenza antifascista, e Galileo Galilei. In effetti parlare di minoranza in questo modo non aiuta a fare chiarezza sulla questione. Per esempio, nel caso della ricerca scientifica, è ovvio che determinate scoperte sono, all’inizio, patrimonio di pochi. Questo però ci può servire a criticare la superficialità con cui parecchi, ad esempio, sostengono oggi la necessità di ricostruire un partito comunista (chi non lo ritiene necessario, rifletta sul fatto che i decenni di cosiddetta “decerebrazione delle masse” di cui parla Cacciari coincidono più con la decadenza e fine del vecchio PCI che con l’introduzione della televisione in Italia, e si ricordi che è grazie al movimento comunista italiano che i contadini hanno cominciato a liberarsi dall’egemonia della Chiesa, secondo la quale era blasfemia credere che dovessero sapere leggere e scrivere). La superficialità consiste nel credere che il partito comunista deve nascere “grande” come se volendo avere un figlio volessimo nascesse trentenne e laureato. Il Partito dei CARC viene considerato piccolo e quindi insignificante, uno dei tanti “partitini”. Non considerano se, non si curano di verificare se quello che il Partito dei CARC scrive è vero o no, perché è “piccolo”.

[4] “Bisogna in modo organizzato rompere ogni collaborazione con le autorità che impongono le manovre e le leggi della borghesia, del clero e del loro governo. Bisogna creare a ogni livello nuove autorità di propria fiducia, che agiscono secondo le indicazioni delle Organizzazioni Operaie (OO) e delle Organizzazioni Popolari (OP) e operano sotto il loro controllo e con il loro sostegno. Questo devono essere le Amministrazioni Comunali d’Emergenza e a ogni altro livello le Amministrazioni Locali d’Emergenza. La sospensione organizzata del pagamento delle bollette dell’acqua, del tutto illegali dopo la vittoria dei referendum di giugno 2011, è un esempio di quello che possiamo e dobbiamo fare in ogni campo. Bisogna organizzare la distribuzione dei beni e dei servizi a tutti quelli che ne sono privati a causa della crisi. Nessuno deve essere privo dei beni e dei servizi necessari a una vita dignitosa. Soprattutto bisogna costituire organismi, agenzie e commissioni per avviare in ogni campo i lavori necessari per restaurare il paese, ristabilire la produzione di beni e servizi, rianimare la vita civile e creare strumenti di coesione sociale, dare inizio allo sviluppo su larga scala delle attività specificamente umane e mobilitare i milioni di disoccupati, di persone senza lavoro, di persone sottoccupate per svolgere tutti questi compiti. C’è bisogno del lavoro di tutti. A chi si lamenta e reclama, le OO e OP devono indicare quello che lui può subito direttamente fare e che sposta la situazione nella direzione giusta. Le OO e le OP devono imparare a essere all’altezza del compito di impegnare ogni persona in un lavoro utile e dignitoso. Con il lavoro di tutti, le OO e le OP possono risolvere ogni problema. Ci sono i mezzi materiali e le conoscenze necessari per farlo. Bisogna rimettere in moto l’economia reale, secondo un piano di attività coordinate e adatte al risanamento, alla conservazione e al miglioramento dell’ambiente naturale: Guido Viale e altri espongono e dettagliano con fervore ogni giorno misure che, messe con i piedi per terra, cioè prese in mano dalle OO e OP, sono gran parte di quello che serve promuovere e organizzare. Bisogna subordinare a questo il regolamento dei problemi monetari e finanziari che ne derivano. La moneta e la finanza devono servire all’economia reale e a migliorare la produzione e la distribuzione: per il resto sono manie e abitudini storicamente sorpassate della borghesia imperialista e delle sue istituzioni, con cui regoleremo i conti. Questa deve essere la premessa da cui partire anche per regolare i problemi del passato e le relazioni internazionali. Anziché gettare nella disperazione e nel caos le masse popolari, saranno le istituzioni della borghesia e del clero a essere sconvolte” (Comunicato del 5 febbraio 2012, Comitato Centrale del (nuovo)PCI).

 

 

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