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Bologna, 8 febbraio 2012: si apre il processo politico per mettere fuorilegge il comunismo

on . Postato in Archivio comunicati 2012

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Difendere la libertà di opinione, organizzazione e propaganda conquistati con la vittoria della Resistenza contro il nazifascismo!
Con la resistenza alla repressione, la solidarietà proletaria e la lotta contro la repressione, trasformare in strumento per la rinascita del movimento comunista l’operazione dei mercenari della borghesia a difesa del suo ordinamento di miseria, devastazione e guerra!


L’8 febbraio 2012 presso la Corte d’Assise di Bologna si apre il processo contro 12 compagni che fanno (o facevano) parte del (nuovo)Partito comunista italiano, del Partito dei CARC e dell’Associazione Solidarietà Proletaria.
E’ un processo apertamente politico, nel senso che lo Stato prescinde da reati specifici addebitati ai singoli, ma li accusa di far parte del (n)PCI e delle organizzazioni che sostengono e collaborano al suo progetto di fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Mira a condannare e dichiarare il (n)PCI un’organizzazione criminale e quindi l’appartenenza ad esso un reato. L’obiettivo è mettere fuori legge il (n)PCI e le organizzazioni della sua carovana come organizzazione sovversiva ai termini dell’art. 270 bis del Codice Penale. Una eventuale condanna, porterebbe all’incriminazione di ogni altro membro e collaboratore del (n)PCI.
Il fatto che non esistano appigli di “fatti e reati specifici” era stato certificato e motivato con la sentenza di “non luogo a procedere perché il fatto non sussiste” emessa il 1 luglio 2008 dal GUP Rita Zaccariello del Tribunale di Bologna. Questa sentenza aveva temporaneamente fermato la crociata contro la carovana del (n)PCI che il PM Paolo Giovagnoli conduceva da più di 8 anni, su mandato delle Autorità della Repubblica Pontificia.
Il 20 gennaio 2011 la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del PM Giovagnoli e della Procura di Bologna, ha annullato la sentenza Zaccariello del 2008. A perorare l’annullamento della sentenza di “non luogo a procedere” e il via libera alla ripresa del procedimento giudiziario è il procuratore generale Giovanni Salvi, che insieme ad altri magistrati aveva aperto due inchieste per associazione sovversiva contro la carovana del (n)PCI (avviate il 17 ottobre 1999 con una “grande” operazione poliziesca e un centinaio di perquisizioni in numerose città d’Italia) e le aveva entrambe archiviate una nel 2001 e l’altra nel 2003… cioè proprio quando Giovagnoli ha aperto l’ottavo provvedimento giudiziario!
Il 21 settembre 2011, con una sentenza già decisa, il GUP Alberto Gamberini ha disposto l’inizio del processo.
A Bologna la classe dominante sta istituendo una sorta di nuovo tribunale speciale che opera sulla base di una legislazione di emergenza (anche se ufficialmente questa legislazione ancora non esiste!) per perseguire reati che non sono riconosciuti come tali dalle leggi vigenti e per processare imputati che non sarebbero tali se l’operato delle Autorità borghesi non fosse in piena violazione della Costituzione. Il tribunale di Bologna è un “prototipo”: la borghesia ha concentrato lì un pool di magistrati speciali per perseguire i “reati politici”, magistrati che sono veri e propri ausiliari della polizia politica, che fanno carriera per i servigi resi alla parte più reazionaria e criminale della classe dominante. 
La portata e gli effetti del processo che si apre l’8 febbraio vanno ben oltre le persone e le organizzazioni direttamente sotto attacco: sono in gioco le libertà di opinione, organizzazione e propaganda dei comunisti (e a partire dai comunisti di chiunque sia o possa diventare centro di organizzazione e mobilitazione delle masse popolari per “non pagare la crisi dei padroni”) conquistate con la vittoria della Resistenza contro il nazifascismo e sancite (almeno formalmente) dalla Costituzione ancora (almeno formalmente) in vigore. Non è una questione tra noi e i giudici chiamati a processarci, le forze dell’ordine (regolari e irregolari) che da anni ci perseguitano e i loro mandanti politici, ma un aspetto dello scontro in corso tra le masse popolari e la borghesia imperialista su come uscire dalla crisi del capitalismo.

La borghesia, il clero e gli altri ricchi non hanno una soluzione positiva per le masse popolari al marasma economico, ambientale, culturale e morale che il loro sistema, il capitalismo, ha creato: la fonte della crisi è nel capitalismo stesso, la crisi attuale è un prodotto naturale del loro sistema: deriva dalla natura stessa del modo di produzione capitalista. In Italia Monti (e prima di lui Berlusconi e Prodi) e i suoi omologhi negli altri paesi imperialisti cercano di spremere ancora di più le masse popolari, in particolare gli operai, i pensionati, i dipendenti pubblici, i lavoratori autonomi (contadini, allevatori, trasportatori, artigiani, ecc.), eliminano i diritti che le masse popolari avevano conquistato nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria, tolgono ai giovani la prospettiva di un futuro, aggravano la discriminazione e l’oppressione delle donne, perseguitano gli immigrati. Insieme allo sterminio, l’emarginazione e l’emigrazione della popolazione nei paesi oppressi, in quelli emergenti e negli ex paesi socialisti, al saccheggio delle risorse del pianeta, all’inquinamento e alla distruzione dell’ambiente, alle “spedizioni umanitarie” che esse moltiplicano nel mondo, sono il modo in cui la comunità internazionale dei capitalisti, dei banchieri, dei finanzieri, degli speculatori e dei ricchi cerca di prolungare la vita del suo sistema di relazioni sociali nonostante la crisi generale del capitalismo che procede oramai da più di trent’anni e che dal 2008 è entrata nella sua fase acuta, terminale.  

I Monti, i Marchionne, i loro compari e complici però riescono a prolungare e con ciò stesso aggravare la loro opera criminale solo se riescono a seminare tra gli operai, gli altri lavoratori e il resto delle masse popolari la convinzione che non c’è niente da fare, che le loro misure di “lacrime e sangue” sono l’unico modo per uscire dalla crisi, solo se riescono a disgregare e dividere i lavoratori.
A questo fine da una parte allevano, coprono e foraggiano i “fascisti del terzo millennio” come Casseri. Dall’altra cercano di “ripulire” le fabbriche dai sindacati rappresentativi dei lavoratori, di isolare gli operai e i lavoratori più ribelli e combattivi. Ma soprattutto hanno bisogno di impedire che il movimento comunista raggiunga una massa critica, che il suo “contagio” si estenda.
Infatti contro la crisi e le misure dei rappresentanti della comunità internazionale degli speculatori, si va sviluppando una diffusa resistenza non solo dei popoli oppressi dal sistema imperialista mondiale, ma anche tra le masse popolari dei paesi imperialisti: dalle rivolte nei paesi arabi al movimento Occupy together  negli USA, dagli indignati in Spagna alle rivolte di Londra, dalla ribellione delle masse popolari greche al movimento che da Pomigliano a oggi si è sviluppato nel nostro paese. E’ un movimento ancora in gran parte spontaneo, cioè 1. alimentato principalmente dall’opposizione all’oppressione e allo sfruttamento crescenti che la borghesia e il clero esercitano sulle masse, dal contrasto tra le privazioni e gli stenti di una parte crescente della popolazione e il lusso e lo sfarzo in cui vive un pugno di ricchi, di speculatori, di parassiti, dall’aspirazione a “un altro mondo” reso possibile dai mezzi, dalle conoscenze e dalle possibilità esistenti oggi nel mondo; 2. non ancora fecondato e animato dalla concezione comunista del mondo e reso irresistibile dalla guida del movimento comunista.
Il ruolo specifico dei comunisti in esso è far diventare l’aspirazione e il bisogno di un nuovo superiore ordinamento sociale, nutriti e alimentati nelle masse popolari dallo stato presente delle cose, un obiettivo politico perseguito da una mobilitazione di masse popolari organizzate tanto vasta da avere la forza di spazzare via l’attuale ordinamento sociale marcio e assassino, con le sue istituzioni, con le idee e i sentimenti ad esso connessi. I comunisti si differenziano dagli altri oppositori al cattivo presente perché non spingono a tornare al passato (che ha prodotto il cattivo presente!). Essi al contrario spingono a costruire il nuovo mondo: la società socialista in marcia verso il comunismo, l’unica via d’uscita dalla crisi del capitalismo perché pone fine al capitalismo stesso.
Il movimento comunista che sta rinascendo è l’embrione, l’alfiere del futuro di dignità, civiltà e progresso che le masse popolari possono costruire.
Per questo i portavoce, gli intellettuali, i pennivendoli della borghesia hanno profuso fiumi di inchiostro e di parole per denigrare il comunismo e i comunisti, i primi paesi socialisti e la prima ondata della rivoluzione proletaria: hanno proclamato in ogni salsa la fine del comunismo.
Per questo le forze dell’ordine borghese hanno represso selettivamente i comunisti e hanno cercato di fare terra bruciata intorno a loro.
Per questo i salotti televisivi e parlamentari hanno esibito in pompa magna i Bertinotti di turno disposti a blaterare sugli “errori e orrori del comunismo”.
Adesso non basta più. La situazione è tale per cui è nuovamente all’ordine del giorno chi dirige la società e come:
- o i lavoratori organizzati con un sistema di relazioni basato sulla proprietà e la gestione pubblica dell’apparato produttivo e un lavoro dignitoso e utile per ogni adulto e di cui i primi paesi socialisti sono stati l’aurora;
- o i padroni con l’eliminazione dei diritti e delle conquiste, la mobilitazione reazionaria e la “guerra tra noi e il resto del mondo” che Marchionne già dichiara apertamente e impone ai lavoratori.
Da qui l’eliminazione anche dei residui aspetti progressisti della democrazia borghese. In questo ambito rientrano anche l’impunità a quegli “agenti pronti a tutto” che già Kossiga indicava come strumento della “ricetta democratica” (e che nel nostro paese abbiamo visto all’opera su grande scala alla Diaz e a Bolzaneto di Genova nel 2001 e qualche mese prima alla Ranieri di Napoli!) e le operazioni di vario genere e tipo per ostacolare ogni iniziativa di “vigilanza democratica”, per dissuadere quanti raccolgono e trasmettono via internet (copwatching) foto e filmati di agenti responsabili di abusi contro manifestanti e non. Una di queste operazioni è rappresentata dal processo che si terrà sempre a Bologna il 31 gennaio e 21 febbraio 2012 a carico di due membri del P.CARC e del SLL e un altro compagno per “violazione della privacy” con l’accusa di aver creato il sito “Caccia allo Sbirro” [http://cacciaallosbirro.awardspace.info/] in cui vengono resi noti i volti di agenti delle forze dell'ordine che spiano, controllano, schedano, minacciano, ricattano, orchestrano provocazioni, infiltrano, picchiano, massacrano [leggi appello e adesioni]. Morena Plazzi, lo stesso PM che conduce questa inchiesta, ha di recente aperto un procedimento contro “il poliziotto senza volto” che il 12 ottobre scorso ha preso a manganellate una giovane studentessa (provocandole la perdita di quattro denti e lesioni permanenti alla masticazione) che manifestava insieme ad altri “indignati” davanti alla sede bolognese della Banca d’Italia. Fumo negli occhi o segnale di contraddizioni all’interno della Procura di Bologna? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo per certo è che la mobilitazione contro il processo per “Caccia allo Sbirro” è parte integrante della lotta contro gli abusi e gli arbitri delle forze dell’ordine e delle campagne perché poliziotti, carabinieri e finanzieri in servizio portino un numero di matricola che distingua e identifichi ognuno di essi.

Da qui le grandi manovre per mettere fuori legge il comunismo e i comunisti. In sede di UE, dopo l’approvazione nel 2006 della direttiva Lindblad che equipara il comunismo al nazismo, in vari paesi i partiti comunisti sono stati messi fuorilegge (Romania, Lettonia, Lituania, Estonia) o stanno per esserlo (Repubblica Ceca e Moldavia), in altri sono stati vietati i simboli comunisti (Polonia, Ungheria) e, infine, nel dicembre 2010 è stata presentata la proposta di perseguire legalmente l’apologia di comunismo.

In questo contesto, in che senso e perché la persecuzione della carovana del (n)PCI occupa un posto particolare?
E’ da circa 30 anni a questa parte che le Autorità cercano di impedire e di certo ostacolano sistematicamente la sua attività.
Il primo procedimento giudiziario risale al 1981, ad esso ne sono seguiti altri sette sempre con la stessa imputazione (associazione sovversiva con finalità di terrorismo, art. 270 bis) e spesso contro le stesse persone. Procedimenti tutti accompagnati da perquisizioni, arresti, sequestro di materiali, pedinamenti, azioni intimidatorie contro simpatizzanti e collaboratori, campagne stampa diffamatorie. Tutti questi procedimenti fino a ora si sono conclusi con l’archiviazione o il “non luogo a procedere”.
L’unica spiegazione logica di tanta solerte “attenzione” è che una parte autorevole della borghesia ritiene la carovana del (n)PCI un pericolo per il suo potere. Cioè che le analisi, la strategia e il piano da essa proposti siano quelli necessari per far avanzare la lotta della classe operaia e delle masse popolari fino a “completare l’opera che il primo PCI lasciò interrotta: fare dell’Italia un paese socialista e contribuire così alla rivoluzione proletaria mondiale” (dalla Dichiarazione del fondazione del (n)PCI - ottobre 2004).
Da alcuni decenni la carovana del (n)PCI è il principale motore della rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro paese. Non si è limitata a proclamare che è necessario ricostruire il partito comunista. Che occorre una prospettiva, un’alternativa al capitalismo, che è necessario un progetto. Che bisogna fare il bilancio degli anni ’70 e dell’esperienza passata del movimento comunista. Lo ha fatto. Ha ricostruito il partito comunista. Ha tirato il bilancio dei successi raggiunti dal movimento comunista italiano e internazionale nel secolo scorso e messo in luce gli errori e limiti per cui nel secolo scorso esso non è riuscito a instaurare il socialismo in nessuno dei paesi imperialisti. Errori e limiti che hanno portato al prevalere al suo interno dei revisionisti moderni, all’inversione di tendenza, alla regressione e degenerazione, all’indebolimento fino alla dissoluzione di gran parte dei partiti comunisti, al crollo della maggior parte dei primi paesi socialisti e gli altri ad abbandonare comunque il ruolo di base rossa della rivoluzione proletaria mondiale e a cambiare colore. Su questa base il (n)PCI, nel suo Manifesto Programma,
- ha esposto la concezione comunista del mondo, perché per non essere alla coda degli avvenimenti, per non subirli, per non restare sorpresi e spiazzati da essi, i comunisti devono fare propria e usare la scienza della rivoluzione (la concezione comunista del mondo): “liberarsi dalla mentalità instillata dalla borghesia e dal clero, assimilare la concezione comunista del mondo è un aspetto essenziale del diventare comunisti. I comunisti si distinguono dagli altri che sono anch’essi insofferenti dello corso attuale delle cose e che in qualche misura pure lottano contro di esso, perché hanno una più avanzata comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta in corso contro la borghesia imperialista per instaurare il socialismo”;  
- ha indicato la prospettiva, l’alternativa al marasma della crisi: instaurare il socialismo. “Non è impresa di poco conto, ma è un’impresa possibile. È l’unica via per superare l’attuale tormentoso e pericoloso stato a cui la borghesia ci ha portato. È un'impresa che per compiersi completamente richiederà all'umanità intera di trasformarsi, di raggiungere un livello di civiltà superiore all'attuale. Che porterà gli uomini e le donne a praticare in massa quelle attività spirituali (intellettuali e creative) e a sviluppare quelle caratteristiche morali (di iniziativa, di assunzione di responsabilità, di partecipazione alla vita sociale) da cui le classi dominanti hanno da sempre escluso la massa della popolazione (…) e da cui ancora oggi con mille sotterfugi e con mille strumenti di corruzione, evasione e costrizione la tengono lontano”;
- ha illustrato la strategia per raggiungere questo obiettivo: la guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata (GPRLD) il cui aspetto centrale è la creazione del nuovo potere popolare, formato dalle forze organizzate della classe operaia e delle altre classi delle masse popolari raccolte intorno al partito comunista. Un potere che si contrappone al potere della borghesia imperialista e cresce fino a sopravanzarlo ed eliminarlo. GPRLD significa quindi costruire il partito comunista, raccogliere intorno al partito comunista le forze rivoluzionarie della società, elevarne il livello ideologico, politico e organizzativo, mobilitarle secondo un piano a sviluppare una successione di iniziative che indeboliscono il potere della borghesia imperialista e rafforzano il nuovo potere popolare, fino eliminare lo stato della borghesia imperialista e instaurare la dittatura del proletariato;
- ha elaborato un Piano Generale di Lavoro (PGL) per la prima fase della GPRLD indicando quattro fronti di lotta in cui sviluppare la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari per accumulare forze rivoluzionarie.
Primo fronte: resistenza alla repressione, lotta contro la repressione e sviluppo della solidarietà.
Secondo fronte: mobilitazione delle masse popolari a intervenire nella lotta politica borghese.
Terzo fronte: mobilitazione delle masse popolari nelle lotte rivendicative, per difendere senza riserve e per ampliare le conquiste strappate alla borghesia.
Quarto fronte: mobilitazione delle masse popolari a costruire gli strumenti e gli organismi economici, sociali e culturali autonomi dalla borghesia (case del popolo, centri sociali, cooperative, circoli culturali, casse di mutuo soccorso, associazioni sportive e ricreative, iniziative cooperative e da “terzo settore”, ecc.) e utili per soddisfare direttamente i propri bisogni.
L’ASP, il P.CARC e il SLL sono organismi che cercano di operare in coerenza con la linea indicata dal (n)PCI rispettivamente sul primo, sul secondo e sul terzo dei quattro fronti del PGL.
Di fronte al precipitare della seconda crisi generale (autunno 2008), in considerazione del fatto che la crisi è entrata nella sua fase acuta e terminale prima che il movimento comunista (e il partito comunista) avesse raggiunto un certo grado di consolidamento e rafforzamento e che la nuova situazione ha in parte modificato le condizioni in cui si svolge la prima fase della guerra popolare rivoluzionaria, il (n)PCI ha lanciato la linea del Governo di Blocco Popolare (GBP): un governo d’emergenza formato dalle organizzazioni operaie e popolari e composto da persone che già godono della loro fiducia e decise a tradurre in leggi i provvedimenti che le organizzazioni operaie e popolari indicano, anche se vanno contro gli interessi dei padroni, dei banchieri e del Vaticano e i diktat della comunità internazionale. Ha inoltre indicato le condizioni da creare per instaurare il GBP: 1. propagandare la necessità del governo di emergenza popolare, convincere le organizzazioni operaie e popolari che solo costituendo un loro governo d’emergenza ognuna riesce a realizzare il suo obiettivo; 2. moltiplicare il numero delle organizzazioni operaie e popolari, favorire la loro nascita in ogni azienda, in ogni centro abitato, in ogni campo; 3. spingere le organizzazioni operaie e popolari a coordinarsi a livello locale, di provincia e regione e a livello nazionale, a costituire reti su base territoriale e per obiettivo e campo d’attività, 4. rendere ingovernabile dal basso il paese ai padroni e alle loro autorità.

Le Autorità italiane in questi anni hanno aperto un procedimento giudiziario dopo l’altro contro la carovana del (n)PCI, hanno cercato di fare terra bruciata intorno ad essa, perseguitato le organizzazioni pubbliche che si ispirano alla sua concezione e alla sua linea, coinvolto anche le Autorità francesi e di altri paesi, arrestato suoi dirigenti e membri.
Il fallimento della loro opera consiste nel fatto che l’attività del (n)PCI è continuata perché i comunisti hanno resistito a ogni forma di repressione e si sono organizzati in modo da continuare la loro opera: le tappe più recenti e importanti sono state la costituzione del (nuovo)Partito comunista italiano (ottobre 2004), la pubblicazione del suo Manifesto Programma (primavera 2008), la celebrazione del suo I° Congresso (inizio del 2010).
Grazie alla continuità del suo lavoro (resistenza alla repressione), il (n)PCI è riuscito a usare a suo favore gli stessi procedimenti giudiziari: 1. per promuovere la solidarietà proletaria; 2. per denunciare e mobilitare contro le violazioni delle leggi che in qualche misura tutelano gli interessi delle masse popolari contro l’arbitrio dei padroni, del clero e delle loro Autorità e della Costituzione che risente ancora dei rapporti di forza dettati dalla vittoria del movimento comunista contro il nazifascismo; 3. per allargare le contraddizioni che quelle violazioni creano anche all’interno della classe dominante stessa.  
Adesso le Autorità puntano a mettere fuorilegge il (n)PCI e le organizzazioni che si riconoscono e collaborano al suo progetto di fare dell’Italia un paese socialista, a farle dichiarare dai suoi magistrati “organizzazioni terroriste” a cui poi applicare automaticamente le procedure previste dai regolamenti nazionali e internazionali “antiterrorismo” (detenzione dei sospetti senza procedura giudiziaria, privazione della libertà e dei diritti civili per decisione della polizia, soprusi e vessazioni varie).
Questo è il centro attorno a cui ruotano anche altri numerosi procedimenti a carico di membri, collaboratori e simpatizzanti del  P.CARC, dell’ASP e del SLL. Ne sono in corso circa 42, contro 180 persone (in diversi casi le stesse persone sono coinvolte in più procedimenti contemporaneamente) e con accuse che vanno dall’adunata sediziosa alla resistenza a pubblico ufficiale, dalla “estorsione di contratto migliorativo” alla “violenza privata” (così le autorità giudiziarie chiamano i picchetti per impedire la chiusura e lo smantellamento di un ospedale!). Sono procedimenti aperti dove il P.CARC, l’ASP e il SLL sono diventati centri di organizzazione e mobilitazione della masse popolare per stroncare sul nascere le prove di fascismo (Toscana), per difendere e costruire posti di lavoro utili e dignitosi per tutti e per irrompere nel teatrino della politica borghese (Napoli).

Questo susseguirsi di procedimenti giudiziari potrebbe far pensare che la borghesia e le sue Autorità sono forti. In realtà è una forza solo apparente, la loro situazione è precaria.
I metodi che hanno fin qui usato per contenere il movimento comunista e assicurarsi un certo grado collaborazione o almeno l’indifferenza di una parte significativa delle masse stanno franando. Sotto l’incalzare della crisi  le concessioni economiche strappate dalle masse popolari alla borghesia sono venute meno; la partecipazione alle elezioni al seguito dei partiti borghesi e le organizzazioni di massa del regime sono sconvolti dalle misure pro-governabilità (soglie di sbarramento, misure antisindacali, ecc.), dall’illegalismo delle Autorità e dallo sviluppo della mobilitazione reazionaria; la diversione e l’intossicazione sono sospese per aria; la selettività della repressione concentrata contro i comunisti è scossa dal dilagare della militarizzazione (dalla Val di Susa, alle discariche, alle zone rosse sistematicamente erette a presidio dei palazzi del potere, al divieto di fare cortei), dalle limitazioni delle libertà e dei diritti delle persone (confino, obblighi, Daspo), dalla detenzione illegale nei CIE, dal trattamento carcerario speciale (art. 41 bis).
Le Autorità della classe dominante operano sempre più apertamente in violazione dello spirito e spesso della lettera delle leggi e della Costituzione vigenti (missioni di guerra, negazione dell’asilo politico e dei più elementari diritti civili agli immigrati, agibilità politica ai fascisti vecchi e nuovi, creazione di “zone di interesse strategico e militare”, limitazioni e divieti di manifestare, tentativi di mettere un bavaglio alla stampa non allineata, limitazioni al diritto di sciopero, ostacoli crescenti alla libertà di organizzazione sindacale, rifiuto di dare applicazione all’esito dei referendum del giugno scorso, formazione extra elettorale dei governi borghesi, allargamento delle attività coperte dal segreto di Stato, ecc.). Ma non hanno ancora cambiato radicalmente le leggi e la Costituzione. Stanno creando le condizioni per farlo,  tutto le spinge in quella direzione, ma non ci sono ancora arrivati.
Ogni passo in questo senso, ogni singolo attacco, arbitrio e illegalità noi possiamo e dobbiamo usarlo per indebolire la già precaria direzione della classe dominante sulle masse popolari, alimentare le contraddizioni al suo stesso interno, elevare la coscienza di classe, rafforzare la mobilitazione e l’organizzazione popolare (è anche il modo più efficace per rintuzzare ogni singolo attacco, arbitrio e illegalità).

In questi anni per far fronte alla repressione giudiziaria e volgerla a favore della rinascita del movimento comunista, le nostre tre organizzazioni hanno seguito la linea di
1. sviluppare iniziative di mobilitazione e solidarietà delle masse popolari: informazione, denuncia, appello alla solidarietà, iniziative di solidarietà politica e di sostegno economico, con il fine di allargare i legami con le masse popolari, di sviluppare un fronte unito contro la repressione; di resistenza e opposizione alla repressione e di solidarietà con tutti gli organismi, i militanti, i proletari e gli altri membri delle masse popolari colpiti dalle forze della repressione, indipendentemente dal tipo di accuse formulate dalle Autorità contro di loro (criterio di classe e politico, non legalitario);
2. promuovere azioni specifiche tra i sinceri democratici (intellettuali, esponenti politici e sindacali) per indurre il numero più largo possibile di essi a prendere posizione contro la persecuzione dei comunisti e in generale contro la repressione e a manifestare la loro solidarietà;
3. non collaborare alla messinscena della giustizia neutrale, “uguale per tutti”, ma trasformare i procedimenti giudiziari in un processo alle Autorità che violano le loro stesse leggi e vanno contro gli interessi delle masse popolari.
I risultati ottenuti hanno finora confermato che è una linea giusta.  

Il processo che si apre l’8 febbraio sarà l’occasione per
1. fare propaganda per il governo di emergenza popolare e per il socialismo e mobilitare i lavoratori e il resto delle masse popolari;
2. far valere l’importanza che assume la resistenza di organizzazioni e di individui alla repressione della borghesia e dei suoi apparati. Questa resistenza è la base per sviluppare la lotta contro la repressione e promuovere la solidarietà con gli organismi e i compagni colpiti: la resistenza alla repressione si afferma innanzitutto nel continuare la lotta, nello sviluppare la solidarietà di classe, nel migliorare la nostra concezione e la nostra mobilitazione, la lotta paga! Il fatto che l’attività del (n)PCI e della carovana è continuata e si è sviluppata nonostante i colpi inferti dalla repressione è stata la causa principale del fallimento dell’attacco delle Autorità della Repubblica Pontificia e del rafforzamento delle forze rivoluzionarie;
3. smascherare la legalità borghese (la legalità del dominio dei caporioni della borghesia imperialista e della loro cerchia sul resto della popolazione), far valere che la base di una legalità degna di questo nome è il diritto di ogni persona a lavorare e a vivere dignitosamente e promuovere quella che in questa fase è l’unica vera legalità: ribellarsi a ogni sacrificio, imposizione e arbitrio;
4. denunciare il carattere di classe delle istituzioni e della giustizia borghesi: impotenti, tolleranti o complici con i ricchi e i potenti e vili e prepotenti con le masse popolari e i deboli;
5. sfruttare ogni appiglio e ogni possibilità offerte dalle leggi vigenti, grazie alla mobilitazione degli avvocati e di tutti i sinceri democratici e progressisti, per denunciare le violazioni dei diritti sanciti dalla Costituzione e impedire la condanna;
6. sviluppare la solidarietà politica e il sostegno economico delle masse popolari, degli intellettuali, dei sinceri democratici, degli esponenti politici e degli amministratori pubblici con le organizzazioni e i compagni sotto attacco;
7. sviluppare con organismi politici, sindacali e popolari e singoli compagni il fronte di lotta contro la repressione e il legalitarismo borghese;
8. denunciare come la borghesia e le sue istituzioni sperperano il denaro pubblico (sottratto strozzando sempre più lavoratori e pensionati) per perseguitare gli oppositori politici: i soldi per asili, scuole, sanità, trasporti non si trovano mentre saltano subito fuori quando si tratta di foraggiare la polizia politica, giudici e tribunali speciali antiterrorismo.

Facciamo appello a tutte le organizzazioni comuniste, antimperialiste e progressiste, ai sinceri democratici, agli organismi e movimenti di lotta, giuristi, avvocati, giornalisti, esponenti politici e sindacali
- a respingere la campagna in atto di criminalizzazione del comunismo e di persecuzione dei comunisti,
- a dare il proprio contributo (politico ed economico) alla battaglia per la piena assoluzione dei compagni processati!
Facciamo appello a giornalisti e intellettuali democratici perché non si prestino alle macchinazioni politico-poliziesche e alle censure-veline imposte dalle Autorità sul processo e sulla persecuzione dei comunisti, ma diano voce agli imputati, agli avvocati, ai giudici che hanno già emesso sentente di archiviazione o di “non luogo a procedere”. L’informazione indipendente serve per difendere, praticandoli, le libertà e i valori della Costituzione antifascista.
Facciamo appello a giudici, procuratori e funzionari democratici presenti nel Tribunale di Bologna e negli altri Tribunali perché non diventino complici di questa persecuzione, ma diano il loro contributo (con prese di posizione pubbliche, interviste, ecc.) per farla fallire. Il suo fallimento è nell’interesse di quanti hanno a cuore i valori della Costituzione antifascista.
Facciamo appello ai sindaci e agli altri amministratori delle nuove Amministrazioni comunali di Napoli, Milano, Cagliari e altre (che si sono affermate in rottura con le vecchie Amministrazioni legate i vertici della Repubblica Pontificia e subordinate ai loro governi) perché prendano posizione contro questa persecuzione giudiziaria (con prese di posizione pubbliche, interviste, concessione di sale pubbliche, ecc.) come dimostrazione concreta e coerente di difesa dei diritti di civiltà sanciti dalla Costituzione e degli interessi dei lavoratori e delle masse popolari.

La vittoria di questa battaglia rafforzerà la difesa dei diritti di civiltà conquistati con la Resistenza!
Rafforzerà la lotta popolare contro il governo degli speculatori, della borghesia imperialista e del Vaticano. Rafforzerà la lotta per costruire un governo di emergenza popolare e ci farà avanzare nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!
No alla messa fuori legge del (n)PCI e delle organizzazioni della carovana!
Alziamo la bandiera della solidarietà e della lotta di classe per uscire dallo sfacelo e dalla miseria di questo sistema e costruire il nuovo futuro per l’umanità!

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