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RESPINGERE la Piattaforma di CCNL dei metalmeccanici! Seguire l’esempio degli operai della Same di Treviglio (BG)

on . Postato in Archivio comunicati 2011

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E’ una piattaforma di collaborazione con i padroni e di cedimento ai loro complici (CISL e UIL) e ai loro aspiranti complici (la Camusso e il resto della destra che dirige la CGIL)!

L'esito della battaglia per il CCNL è strettamente legato allo sviluppo della lotta per cambiare il paese!

No alla collaborazione con Marchionne e il resto del padronato! NO ai cedimenti alla Camusso e al resto della destra che dirige la CGIL!

Riprendere con decisione e forza la strada del 16 ottobre 2010! Unire le forze, tenere in mano l’iniziativa, passare dalla difesa all’attacco! Mettersi alla testa del movimento delle organizzazioni operaie e popolari per costruire un loro governo di emergenza, il Governo di Blocco Popolare!

Dalla Fincantieri alla Val di Susa, dalla manifestazione del 15 ottobre alla Irisbus: cresce l’indignazione, la ribellione, la volontà di farla finita con il marasma della crisi in cui i padroni, il clero, i ricchi e le loro autorità ci hanno cacciati! Organizziamoci per vincere!

Oggi iniziano le assemblee di fabbrica sulla piattaforma FIOM per il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici che, all’Assemblea dei delegati FIOM tenutasi a Cervia il 22 e 23 settembre, Landini ha tirato fuori a sorpresa: di una parte dello stesso gruppo dirigente della FIOM, ma soprattutto dei delegati presenti (con buona pace dell’impegno a costruire la piattaforma “dal basso” assunto all’Assemblea dei delegati FIOM del 3 e 4 febbraio 2011).

Alla Same di Treviglio, dove gli operai hanno votato il 20.10.11 perché una parte di loro questa settimana è in cassa integrazione, ha vinto il NO: su 1.100 dipendenti hanno votato in 708, di cui 481 no (68%), 214 sì (32%).
E’ un’indicazione di voto per tutti i metalmeccanici, una lezione a tutta la sinistra dei dirigenti FIOM e anche qualcosa di più.

 

NO alla piattaforma contrattuale che
- Impegna gli operai a non scioperare e a non intraprendere altre iniziative di lotta durante le trattative
(“a fronte dell'attivazione di un sistema di partecipazione negoziata a livello aziendale, potrà essere concordato, con il consenso di tutte le parti, una procedura di confronto entro la quale verranno esaminati i problemi e ricercate le soluzioni senza che le parti procedano ad azioni unilaterali": è scritto in “sindacalese”, però il senso è chiaro!). E’ l’esatto contrario di quello che occorre: gli operai della Fincantieri sono riusciti a impedire che gli stabilimenti di Sestri, di Castellammare e di Ancona venissero chiuso lottando senza se e senza ma, facendo della difesa del posto di lavoro un problema di ordine pubblico!

- Apre all’istituzione di un “Fondo nazionale per la sicurezza del lavoro e le tutele sociali per interventi e iniziative a favore della qualità e sicurezza del lavoro e a sostegno delle cosiddette politiche del welfare (congedi parentali e assistenza dei non autosufficienti)”: tradotto dal “sindacalese”, vuol dire enti bilaterali (con CISL e UIL e padronato) che assumono, in tutto o in parte, compiti che oggi sono svolti dalle ASL, dal Servizio Sanitario Nazionale, dell'INPS e dell'INAIL. Quindi maternità, indennità, ecc. da diritti diventano variabili dipendenti del mercato finanziario,  cioè del gioco d’azzardo degli speculatori: la truffa dei fondi pensione insegna!

- Prolunga il periodo di vigenza della parte economica del CCNL, cioè non si recupera più neanche parte dell’inflazione. A questo proposito Operai Contro denuncia che:  “i 206 € di aumento al 5° livello, dovendogli sottrarre 40 € del Contratto separato firmato da Cisl-Uil, restano 166 €, ma consideriamo che, essendo lorde, si tradurranno in circa 121 € netti, ma essendo solo una richiesta, sappiamo bene come poi nel corso di una trattativa si dimezzeranno di certo, quindi c'è la concreta possibilità di portare a casa circa 60 € netti! Inoltre si ricorda a tutti come tale richiesta sia vergognosamente la richiesta del triennio 2012- 13-14, lasciando aperta la porta al solito scaglionamento, un’elemosina per ogni anno, andando a smentire tutta la storia dei metalmeccanici che li vedeva sempre impegnanti a rinnovare la parte economica ogni 2 anni! Grazie davvero per aver regalato il triennio ai padroni come hanno fatto la Cisl e la Uil! Infine va detto che non avendo percepito un bel niente nel 2010 e nel 2011, questa è una "piattaforma" che per quanto riguarda la parte economica è quinquennale!” (dal manifestino degli operai della Piaggio di Pontedera-.Pisa, manifestino.blosgpost.com).

- Promuove i contratti di solidarietà a principale strumento per bloccare i licenziamenti: quindi per non perdere il posto di lavoro, bisogna accettare di lavorare come, quanto e quando ordina il padrone, cioè proprio quello che Marchionne sta cercando di fare alla FIAT! Un esempio per tutti: all'Alfa Acciai di Brescia è stato sottoscritto un Contratto di Solidarietà che obbliga gli operai a concentrare la produzione di notte (dal lunedì al venerdì) e nel fine settimana (sabato e domenica) a pieno regime, perché l'energia elettrica costa meno! Sono uno strumento di solidarietà… sì, ma per gli affari dei padroni!

- Sostituisce la stabilizzazione dei precari (e l’abolizione della Legge Biagi) con la richiesta di una “indennità pari al 25% del monte retributivo percepito dal lavoratore per il periodo di permanenza in azienda” per i lavoratori atipici al termine del rapporto di lavoro. Ma se è pratica corrente che le aziende usino e gettino i lavoratori precari mentre impongono a quelli a tempo determinato di fare straordinari, di lavorare il sabato e la domenica, di ridurre la pausa pranzo, ecc.! “Indennità al termine del rapporto di lavoro” è calare le braghe di fronte a quella che è diventata una vera e propria piaga sociale, una mannaia per milioni di giovani e meno giovani! E’ la stessa logica dei Bonanni e degli Angeletti che vanno predicando “in periodi di crisi bisogna essere ragionevoli, altrimenti non portiamo a casa nulla”: e di ragionevolezza in ragionevolezza lastricano la strada al “lavorare, obbedire e combattere” di Marchionne e dei suoi soci!

Non è più il tempo dell’opposizione di opinione! Denunciare che la piattaforma è un cedimento alla Camusso e alla destra sindacale è giusto, ma non basta! La redazione del sito della Rete 28 Aprile (dove vi sono dirigenti nazionali della FIOM come Cremaschi e Bellavita) all’indomani dell’Assemblea di Cervia ha scritto: “I pochissimi voti di dissenso nell'assemblea dei delegati che ha approvato la  piattaforma della Fiom per il rinnovo del Contatto dei metalmeccanici, non devono essere fraintesi. Il voto comune dell'assemblea è dovuto alla scelta politica di presentare alle controparti ed agli altri sindacati una piattaforma sostenuta da tutti,  a partire dal no alle deroghe e dalla cancellazione dei contratti separati. Se su questi temi c'è stata larga condivisione, in realtà sia nel dibattito sia sugli stessi contenuti della piattaforma si è sviluppato un forte dissenso. Una percentuale tra il 15 e il 20% dell'assemblea non ha condiviso la scelta della maggioranza della segreteria, con il dissenso di Sergio Bellavita, di aggiungere alla griglia di richieste già decise precedentemente, due novità. L'apertura verso il raffreddamento del conflitto in cambio di maggiore partecipazione alle decisioni aziendali e la richiesta di un non ben precisato fondo bilaterale su sicurezza del lavoro e welfare. Su questi due punti la minoranza dell'assemblea non è stata convinta dalle argomentazioni di Maurizio Landini che ha presentato le novità come richieste più avanzate, mentre Fausto Durante le ha fortemente sostenute considerandole  invece segnali di apertura verso le controparti e Fim e Uilm.
Ancor più nel dibattito i segnali contenuti nella piattaforma sono stati amplificati. L'assemblea ha visto un sostanziale riavvicinamento, in particolare nelle conclusioni di Maurizio Landini, verso la Confederazione. Il dissenso sul 28 giugno e su altre scelte della Cgil è stato formalmente mantenuto, ma sostanzialmente archiviato nel passato. In particolare Landini ha più volte ribadito di considerare superate le differenze congressuali. A sua volta Susanna Camusso, che ha riproposto integralmente le scelte e la linea della Cgil di questa fase, ha in qualche modo messo al passato i dissensi e ha proposto al gruppo dirigente della Fiom di superare le conflittualità  con la confederazione (…)”
. Giusto, ma quali sono le conclusioni pratiche, dove sono le indicazioni per i delegati e gli iscritti della FIOM, a partire da quelli che hanno mal digerito la piattaforma (e a Cervia ce ne erano molti, come ben sanno gli autori dell’articolo che erano presenti!)? Quello che non ha fatto la sinistra dei dirigenti FIOM, lo hanno fatto gli operai della Same: se è una piattaforma di cedimento alla destra che dirige la CGIL, quindi di collaborazione con il padronato a danno degli operai, va bocciata! La denuncia, l’opposizione vanno tradotte in indicazioni pratiche, in obiettivi positivi, costruttivi, unitari e radicali, in organizzazione e coordinamento, in iniziative di mobilitazione, di lotta, di ribellione, di disobbedienza, altrimenti a cosa servono se non a mettersi a posto la coscienza o a seminare sconforto e rassegnazione?

Non solo la classe operaia esiste ancora, ma ha ancora un ruolo sociale decisivo! Gli operai metalmeccanici sono il nucleo più organizzato della classe operaia, e la classe operaia quando si mobilita e lotta trascina con sé anche il resto dei lavoratori e delle masse popolari. La vittoria dei referendum sui beni comuni, la mobilitazione degli immigrati, delle donne (13 febbraio), degli studenti, dei precari, la vittoria alle amministrative di liste in rottura con la destra reazionaria e con la destra moderata, la mobilitazione  dei vertici della FIOM, dei sindacati di base e del resto della sinistra sindacale, degli esponenti sinceramente democratici della sinistra borghese e della società civile, le manifestazioni del 14 dicembre e del 15 ottobre, in sintesi la vasta mobilitazione popolare che è cresciuta nell’ultimo anno e mezzo è in larga misura frutto di Pomigliano e del 16 ottobre.

Gli operai e i delegati più combattivi e decisi, gli operai e di delegati comunisti  devono e possono spingere la FIOM a rimettersi con decisione e forza sulla strada del 16 ottobre 2010! A tenere in mano l’iniziativa e a unirsi con l’USB, i COBAS, la CUB e gli altri sindacati di base, per aggregare e coalizzare i coordinamenti immigrati, le reti di studenti, insegnanti e ricercatori, le organizzazioni dei precari, le grandi associazioni come l’ARCI, l’ANPI, Emergency, le reti ambientaliste, i comitati per i beni comuni, le amministrazioni locali e i partiti che mettono o sono disposti a mettere al centro gli interessi popolari, la parte progressista degli esponenti della società civile, i sinceri democratici in un unico movimento per costruire un governo di emergenza popolare che abolisca il debito pubblico e faccia fronte alle ritorsioni degli organismi internazionali (blocco dei beni all’estero e delle ordinarie operazioni bancarie e commerciali, embargo, ecc.) e alle rappresaglie della borghesia e del clero “nostrani” (serrate, boicottaggio, ecc.), che provveda a rimettere in sesto l’attività economica del paese con misure d’emergenza. Questa è l’alternativa, realistica e  positiva, alla banda Berlusconi e agli amici di Draghi e Trichet che si candidano a governare in nome e per conto della UE, della BCE, del FMI, delle cricche di speculatori e banchieri, delle organizzazioni criminali e del Vaticano.

Per gli operai, gli altri lavoratori e il resto delle masse popolari è l’unico modo per mettere fine alle prepotenze di Marchionne e della banda Berlusconi ed eliminare almeno agli effetti più devastanti della crisi: disoccupazione, precarietà, delocalizzazione di fabbriche, distruzione e degrado dei servizi pubblici, persecuzione degli immigrati, spedizioni militari, devastazione del territorio, imbarbarimento delle relazioni sociali.

Per la FIOM, quindi anche per i delegati e gran parte dei suoi dirigenti, è l’unico modo per non essere spazzati via da Marchionne alla FIAT e da lì nell’intero paese. Marchionne punta a liquidare le fabbriche FIAT in Italia (per fare della FIAT una società finanziaria internazionale: le risposte evasive dello stesso Marchionne alla Consob ne sono l’ennesima conferma) e insieme ad esse ogni diritto dei lavoratori e le organizzazioni sindacali non asservite, a partire dalla FIOM.
Quello che sta succedendo a Pomigliano parla chiaro. Da controlacrisi.org: “Lascia la Fiom se vuoi lavorare a Pomigliano. (…) Ci sono 4.700 persone in attesa di passare dalla vecchia Fiat alla nuova Fabbrica Italiana Pomigliano. Finora (comunica la Fiat) ne hanno presi 200. (…) Denuncia Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom: ‘Ci raccontano che la Fiat esercita forti pressioni sui lavoratori, lasciando intendere che difficilmente verranno chiamati gli iscritti ai sindacati dissidenti’, cioè la Fiom e i Cobas. Andrea Amendola, capo della Fiom di Napoli, stima che dei 6-700 iscritti della Fiat di Pomigliano almeno un centinaio hanno già mollato. Nessuno parla, perché il clima è di paura. Ma tutti sanno che cosa è capitato al collega. C’è quello che alla fine della visita alle nuove linee ha sentito l’alto dirigente alludere al nesso assunzione-sindacato guardando negli occhi le mogli. C’è quello che il capetto gli ha detto: ‘Sei bravo, sei stimato, ma lo dico per te: se non molli la Fiom non ti prendono’. Dice Airaudo: ‘A me un paio di compagni ne hanno parlato, se ci trovassimo di fronte alle prove di tutto questo faremmo partire una denuncia’. Per ora, va detto con chiarezza, non c’è alcun elemento per accusare la Fiat di niente. C’è solo un fatto: di questo si parla, e gli iscritti alla Fiom calano di giorno in giorno. Del resto, sapete come si fa? Si va all’ufficio del personale e si comunica: ‘dal prossimo mese non fatemi più la trattenuta per la Fiom’. Così l’azienda lo sa subito, mentre il sindacato avrà l’aggiornamento dei suoi iscritti solo nel prossimo mese di febbraio. Per ora si va a sensazioni. I delegati della Fim-Cisl sono certi che la Fiom stia perdendo iscritti, ma attribuiscono l’emorragia alla bocciatura della ‘linea dura’. E rivendicano uno speculare boom di iscritti alla Cisl che premierebbe la concreta tutela degli interessi. Qualcuno potrebbe sospettare che la voglia di Cisl nasca dalla ricerca di protezione nella corsa al posto. ‘Noi rifuggiamo dalle pratiche clientelari’, taglia corto Antonio Borrelli, delegato Fim-Cisl da 19 anni. E quelli della Fiom invece ti spiegano che, se c’è una sigla in grado di tutelare la posizione personale dei suoi iscritti, è quella del Fismic, autentico sindacato aziendalista, da sempre quello con più adesioni a Pomigliano. E che, se qualcuno si è iscritto alla Cisl per salvare il posto, potrebbe rimanere deluso. Anche perché, si scopre a forza di chiacchierare ai cancelli, per la Fiat gli operai non sono tutti uguali, e vorrebbe prendere prima quelli bravi, possibilmente senza tessere. Dice uno di loro, che non vuol dire come si chiama: ‘Siamo i pionieri di Fabbrica Italia, vero? Dammi retta, entro sei mesi ci scanneremo. Tra noi’.
Se si mette alla testa del movimento per costruire un governo di emergenza popolare, la FIOM può mandare all’aria i piani di Marchionne e di tutta la sua cricca. Invece se si appella al senso di responsabilità di Marchionne e all’intervento del governo Berlusconi come fa Landini alla Irisbus di Valle Ufita-AV (dove l’azienda ha sospeso 10 tra lavoratori e delegati che presidiano la fabbrica per impedire che vengano portati fuori gli autobus) o fa operazioni sporche come alla Lear di Caivano-NA (dopo che il 7.10.11 gli operai hanno votato a maggioranza contro l’accordo aziendale in stile Pomigliano sottoscritto dalla FIOM insieme alla FIM e alla UILM, la FIOM ha sottoscritto un nuovo accordo uguale nella sostanza a quello bocciato e indetto un nuovo referendum il 7.11.11!), gli spiana la strada e taglia anche il ramo su cui è seduta!

L’instaurazione del Governo di Blocco Popolare e la sua azione mostrerà anche con l’esperienza pratica alle masse popolari che per farla finita definitivamente con la crisi economica, ambientale, sociale, culturale e imboccare la via del progresso, bisogna instaurare il socialismo. Con la stessa esperienza le masse popolari acquisiranno anche il livello di organizzazione, i comportamenti, la coscienza, i sentimenti necessari per riuscirci.

Le devastazioni e i morti in Liguria e Toscana, la strage di Barletta, le manovre lacrime e sangue, la guerra in Libia e in Afghanistan, l'occupazione militare della Val di Susa, la chiusura della Irisbus, di Termini Imerese, di Fincantieri e di altre aziende, il piano Marchionne per liquidare le fabbriche FIAT in Italia e insieme ad esse ogni diritto dei lavoratori e le organizzazioni sindacali non asservite, il dilagare del lavoro nero e precario, lo scempio dell’istruzione e della sanità pubbliche, il lager a cielo aperto di Lampedusa e i CIE non lasciano dubbi sulla strada che i poteri forti vogliono imporre alle masse popolari.
O subiamo la guerra dei padroni e delle loro autorità o la combattiamo a modo nostro, con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Organizziamoci per vincere!

La crisi è il capitalismo. Per uscire dalla crisi dobbiamo uscire dal capitalismo instaurando un nuovo e superiore sistema di relazioni sociali. Facciamo dell’Italia un nuovo paese socialista: un paese il cui sistema di produzione e di scambio si basa sull’intesa, la pianificazione e la decisione collettiva anziché sul denaro, sui profitti e sul mercato!

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