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Un obiettivo concreto, una prospettiva comune. Organizziamoci per vincere!

on . Postato in Archivio comunicati 2011

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Volantino diffuso all'assemblea del 1° ottobre a Roma per preparare la grande mobilitazione del 15.

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Dobbiamo fermarli!
Dobbiamo fermare la banda Berlusconi che ha portato il paese alla rovina e dobbiamo fermare le “nuove leve” che si candidano a governare in nome e per conto della UE, della BCE, del FMI, delle cricche di speculatori e banchieri, delle organizzazioni criminali e del Vaticano.

Dobbiamo cacciarli!
Le manovre lacrime e sangue, la guerra in Libia e in Afghanistan, l’occupazione militare della Val di Susa, la chiusura della Irisbus e di Termini Imerese, il lager a cielo aperto di Lampedusa  non lasciano dubbi sulla strada che i poteri forti vogliono imporre alle masse popolari.

O subiamo la guerra dei padroni e delle loro autorità o la combattiamo a modo nostro, con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Decisi a vincere!

Facciamo del 15 ottobre una prova di forza: fermiamoli e cacciamoli!

  • Cancellare il debito pubblico! Nessun sacrificio per dare altri soldi ai banchieri, ai finanzieri, agli speculatori, ai padroni e ai ricchi.
  • Cessazione di ogni missione di guerra e della corsa agli armamenti! Basta con la prostituzione del nostro paese agli imperialisti USA e ai sionisti!
  • Giustizia e diritti per tutto il mondo del lavoro! Blocco dei licenziamenti e abolizione delle leggi sul precariato. Un lavoro utile e dignitoso per tutti: perché oltre ai lavoratori che rischiano di perdere il posto ci sono milioni di disoccupati, precari, cassintegrati, lavoratori in mobilità, giovani e donne che neanche lo cercano più un lavoro perché hanno perso la speranza di trovarlo.
  • Cancellare le grandi opere di regime, gestione pubblica e democratica dei beni comuni!
  • Affermare ed estendere i diritti sanciti dalla Costituzione nata dalla Resistenza.

Sono queste le misure necessarie per far fronte al disastro della crisi, per rimediare da subito almeno ai suoi effetti peggiori. Ma chi le deve attuare? Un governo di Bersani, Casini e compagnia? Abbiamo l’esperienza del governo Prodi: ci è bastata e avanzata! Un governo di Monti o Montezemolo? Peggio che andare di notte. Aspettare che il Papa o Napolitano ci vengano in aiuto?
Occorre un’alternativa politica! Ma bisogna indicare qual è, quali sono le forze che possono costruirla e come si costruisce, occorre coalizzarsi con quanti la condividono e assieme promuoverla, con tutti i mezzi necessari. Altrimenti tutto resta campato per aria, restiamo alla protesta, a rivendicare qualcosa a gente che ha tutt’altre intenzioni.
L’alternativa è un governo di emergenza formato dalle organizzazioni operaie e popolari (le organizzazioni sindacali non asservite - FIOM, sinistra CGIL, sindacati di base prima di tutto, che sono oggi i centri già in grado di mobilitare e organizzare una parte importante dei lavoratori e delle masse popolari, le grandi associazioni, i coordinamenti immigrati, le reti studenteschi, i comitati per i beni comuni, le reti ambientaliste, i partiti che mettono o sono disposti a mettere al centro gli interessi popolari), composto da quelle persone che godono della loro fiducia.
Non si tratta di fare nuove elezioni, ma di imporre un governo d’emergenza ai poteri forti (che hanno il problema di liberarsi di Berlusconi e mettere assieme un governo di ricambio, ma sono impantanati) con una campagna di proteste, scioperi, disobbedienza... certo per loro sarà una misura temporanea per tirarsi fuori dagli impicci in attesa di riprendere in mano la situazione, ma come si dice “ride bene chi ride ultimo”.
Siamo in una situazione di emergenza: economica, sociale, politica, ambientale. Per farvi fronte, per invertire la rotta, prevenire la mobilitazione reazionaria e cambiare il paese servono metodi, vie e progetti fuori dall’ordinario. La questione è rendere ingovernabile il paese alle autorità borghesi. Di fronte al precipitare della crisi e a un paese reso ingovernabile, le classi dominanti accettano qualsiasi governo che  le tiri fuori d’impiccio, secondo la filosofia “cambiare qualcosa per non cambiare nulla”. Nel nostro paese è successo già due volte:  nel 1960 e nel 1992.
Rivendicare e protestare è necessario, ma non basta. Non basta avanzare piattaforme rivendicative né affermare che serve un’alternativa politica. In Grecia i lavoratori stanno facendo grandi lotte, hanno più volte assediato il Parlamento, nell’ultimo anno e mezzo hanno fatto ben TREDICI scioperi generali, veri, generalizzati, gli ultimi non di 8 ma di 48 ore. Però nonostante queste lotte accanite non hanno ancora raggiunto l’obiettivo di liberarsi dal cappio della BCE e del FMI. Le organizzazioni operaie e popolari devono prendere la testa della trasformazione del nostro paese, che è comunque in corso, e indirizzarla verso la costruzione di un loro governo d’emergenza. Non ci sono altri “soggetti politici” da costruire, non ci sono vittorie elettorali a cui aspirare: non si esce dal disastro della crisi rispettando le regole e l’ordinamento di chi il disastro lo ha creato! Solo un governo simile può dare forma e forza di legge ai provvedimenti che caso per caso le organizzazioni operaie e popolari indicano, anche se violano gli interessi e le abitudini dei ricchi e del clero e ledono le istituzioni e gli ordinamenti della borghesia.

Fare fronte alla crisi è possibile, la soluzione è politica: un governo di emergenza popolare

Un obiettivo concreto, una prospettiva comune. Organizziamoci per vincere!

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