Stampa
PDF

Ai delegati e alle delegate dell'Assemblea Nazionale della FIOM

on . Postato in Archivio comunicati 2011

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

Volantino in diffusione all'Assemblea di Cervia del 22 e 23 settembre dei delegati FIOM

Dalla Val di Susa a Lampedusa, dalla Irisbus a Termini Imerese, dallo sciopero del 6 settembre alla manifestazione  in programma per il 15 ottobre, dalle elezioni amministrative ai referendum di giugno, la mobilitazione contro il governo e le sue manovre di lacrime e sangue, contro la crisi e i suoi effetti si estende in tutto il paese. L’Assemblea Nazionale di Cervia può far fare un salto in avanti a questo movimento. Gli operai metalmeccanici sono il nucleo più organizzato della classe operaia, e la classe operaia quando si mobilita e lotta trascina con sé anche il resto dei lavoratori e delle masse popolari: Pomigliano insegna!

L'esito della battaglia per il CCNL è strettamente legata allo sviluppo della lotta per cambiare il paese. Il 3 e 4 febbraio di quest'anno, l'Assemblea Nazionale della FIOM decise di concentrarsi sui metalmeccanici e il rinnovo del loro contratto: un passo indietro, di fatto, dal ruolo assunto dalla FIOM con la manifestazione del 16 ottobre 2010 (aggregare le organizzazioni operaie, progressiste, antifasciste, ambientaliste, democratiche e popolari nella lotta per “diritti, democrazia, legalità, lavoro, contratto”). I risultati di questo ripiegamento sono stati la gestione della vicenda ex Bertone, lo sciopero del 6 maggio lasciato in mano alla Camusso e agli altri nipotini di Craxi ed ex soci di Sacconi che sono arrivati a firmare l'Accordo del 28 giugno, servito da apripista all'art. 8 della manovra di agosto.
Tenere in mano l’iniziativa. A questa condizione la Camusso & C. saranno obbligati a seguire la FIOM e la sinistra sindacale per non perdere ogni seguito e prestigio tra i lavoratori: lo sciopero generale del 6 settembre parla chiaro. Bisogna inchiodare la Camusso agli impegni che ha assunto a nome della CGIL durante lo sciopero generale, costringere la direzione della CGIL a trasformare questi impegni in fatti. Lo farà se la FIOM e l'Area Programmatica “La CGIL che vogliamo”, anziché chiedere che sia la direzione CGIL a prendere l'iniziativa, si metteranno loro stessi a mobilitare le strutture sindacali a tutti i livelli, a dare parole d’ordine generali e direttive particolari.
Unire le forze. La FIOM, la sinistra CGIL, l'USB e gli altri sindacati di base sono oggi i principali centri di organizzazione e mobilitazione di massa. Insieme, agendo uniti possono aggregare le associazioni, i comitati ambientalisti, i collettivi studenteschi, i coordinamenti di immigrati e il resto delle organizzazioni popolari, le amministrazioni comunali in lotta contro la manovra del governo, i sinceri democratici in unico movimento per cambiare il paese.
Passare dalla difesa all’attacco. “Uno sciopero generale non basta, non è il momento della semplice protesta” come ha detto anche Landini: l’esperienza della Grecia lo conferma! Bisogna farsi promotori di una soluzione politica realistica e alternativa a quella della Confindustria, del Vaticano e del resto dei poteri forti. Il governo Berlusconi va cacciato (anche per una parte della classe dominante è diventato un problema!), ma la soluzione non è un governo Bersani & C. né un governo tecnico di Montezemolo o simili. E’ tutta gente per cui il pareggio del bilancio è l’imperativo supremo, le pretese del mercato finanziario sacrosante, le direttive della UE, della BCE, del FMI e delle altre istituzioni della comunità internazionale degli speculatori sono legge, la globalizzazione e il mercato dei “mostri sacri”! L’unica è che la FIOM, i sindacati di base e le altre organizzazioni popolari formino un loro governo d’emergenza, composto da persone che godono della loro fiducia.
Rendere il paese ingovernabile con una mobilitazione forte, continuata, straordinaria. Una campagna di scioperi, proteste, presidi, blocchi: gli operai di Fincantieri insegnano! Ma non solo. Promuovere scioperi dei ticket e delle tasse imposte dalle manovre del governo, disobbedienza civile e rifiuto di ogni imposizione della borghesia e del clero. Fare di ogni azienda minacciata di chiusura un centro di aggregazione, mobilitazione, organizzazione e lotta, organizzarsi per tenerle aperte e farle funzionare. Mobilitare i disoccupati, i cassintegrati, i lavoratori in mobilità, i pensionati ed estendere  l’autorganizzazione del lavoro in collaborazione con le amministrazioni locali. Allargare le iniziative per impadronirsi dei beni e usufruire gratuitamente dei servizi di cui una parte crescente delle masse sono private perché non hanno i soldi per pagare. Dare forma organizzata e collettiva alla sospensione del pagamento di bollette, imposte, multe, mutui, pedaggi. In questo modo è possibile imporre ai poteri forti un governo d'emergenza popolare.

Le manovre economiche di luglio e agosto, la guerra in Libia e in Afghanistan, l'occupazione militare della Val di Susa, la chiusura della Irisbus e di Termini Imerese non lasciano dubbi sulla strada che i poteri forti vogliono imporre alle masse popolari. O subiamo la guerra dei padroni e delle loro autorità o la combattiamo a modo nostro, con tutte i mezzi che abbiamo a disposizione. Decisi a vincere! L’unica via per far fronte alla crisi è che le organizzazioni operaie e popolari costituiscano un loro governo d’emergenza che abolisca il debito pubblico, attui su larga scala la parola d’ordine “un lavoro utile e dignitoso per tutti”, dia forma e forza di legge nazionale ai provvedimenti che caso per caso le organizzazioni operaie e popolari indicano, anche se vanno contro gli interessi e le abitudini del padronato, i diktat delle istituzioni del sistema imperialista mondiale, le esigenze del loro mercato.

Sottoscrivi2