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Usiamo la vittoria dei referendum per lanciare una lotta di livello superiore!

on . Postato in Archivio comunicati 2011

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La grande mobilitazione popolare che ha portato alla vittoria del SI  ai referendum conferma che le organizzazioni operaie e popolari possono invertire la rotta, eliminare gli effetti più gravi della crisi e avviare la rinascita del nostro paese: per farlo devono prendere in mano la direzione del paese con un loro governo d’emergenza!

Con il referendum le masse popolari hanno inferto un altro serio colpo alla banda Berlusconi, ai suoi protettori e padrini e a quanti si propongono di continuare, sotto altre forme, il suo programma di guerra, miseria e devastazione dell’ambiente.

Più di 26 milioni  di persone (il 57% degli elettori) il 12 e 13 giugno hanno ribadito e rafforzato il processo di riscossa operaia e popolare avviato nell’ultimo anno (da Pomigliano in poi) e hanno detto

- SI’ ad una gestione della società nell’interesse collettivo e dell’ambiente!

- NO al programma del governo Berlusconi e di qualsiasi altro governo (dei partiti di destra, centro o sinistra della borghesia) espressione di questo sistema che rappresenta e incarna gli interessi di guerrafondai, parassiti e speculatori!

- BASTA ai disastri ambientali, ai profitti e alle speculazioni sui beni comuni e sulla nostra vita!

- PRENDIAMO in mano il nostro destino e il nostro futuro rafforzando il protagonismo e l’autorganizzazione delle masse popolari!

Da dove viene la vittoria dei referendum così come il “terremoto” delle amministrative?  In primo luogo dal vento di riscossa partito dagli operai di Pomigliano nell’estate scorsa, rafforzato dall’azione della FIOM, dell’USB, dei Cobas e degli altri sindacati di base che hanno aggregato centinaia di associazioni, comitati, reti ed esponenti progressisti della società civile mobilitati contro la crisi e i suoi effetti e alimentato dalla lotta degli studenti, degli insegnanti e dei genitori contro la riforma Gelmini per una scuola pubblica di qualità e accessibile per tutti, dalla ribellione delle masse vesuviane, dei pastori sardi e degli immigrati saliti sulle gru contro la sanatoria truffa, dal movimento per l’acqua pubblica e contro il nucleare, dalla lotta degli operai di Mirafiori, dalla manifestazione del 13 febbraio (“Se non ora quando”?) in difesa della dignità delle donne contro il mercato di carne femminile nei palazzi del potere. Il “vento di Pomigliano” ha rafforzato in milioni di lavoratori, giovani e pensionati la convinzione che c’è una via d’uscita dalla crisi alternativa a quella di Marchionne e del resto dei poteri forti, che uniti e organizzati possiamo vincere e che la soluzione alla crisi attuale va costruita sul terreno politico, in altri ha seminato l’idea che forse questa è la via. E’ questo che ha ribaltato le carte in tavola anche in campo elettorale, alla consultazione referendaria e prima alle amministrative.
In secondo luogo dal rafforzamento in seno alle classi dominante della cordata che vuole liberarsi di Berlusconi ed è alla ricerca di una soluzione politica alternativa. E’ questo il senso delle “adesioni dell’ultima ora” ai referendum del papa e della gerarchia ecclesiastica come del Terzo polo di ex compari di Berlusconi, è questo il senso delle  indicazioni di voto dirette o indirette per Pisapia e De Magistris dei Bassetti (alta borghesia milanese), dei D’Amato (ex presidente della Confindustria), dei De Benedetti, dei Tettamanzi e della CEI insieme alle critiche sempre più aperte all’operato del governo di esponenti della Confindustria.
Il “vento di Pomigliano” e la cordata antiberlusconiana in seno alla classe dominante, anche se nell’immediato convergono sull’obiettivo di cacciare il governo Berlusconi, vanno però in due direzioni opposte. La prima per realizzare le aspirazioni che lo muovono deve instaurare un suo governo d’emergenza che fa della lotta agli effetti più gravi della crisi (disoccupazione, precarietà, chiusura e delocalizzazione di fabbriche, distruzione e degrado dei servizi pubblici, persecuzione degli immigrati, spedizioni militari, devastazione del territorio, imbarbarimento delle relazioni sociali) il centro della sua azione. La seconda punta a sostituire Berlusconi con un governo in grado di fare le “riforme strutturali che coniughino contenimento del debito pubblico e crescita economica” chieste a gran voce da Confindustria: cioè il piano Marchionne esteso a tutto il paese. La questione è chi userà chi!

Usiamo la vittoria strappata nella lotta per il referendum e le nuove Amministrazioni comunali di Napoli e Milano per sviluppare la mobilitazione e il protagonismo operaio e popolare ad un livello superiore, per rafforzare e coordinare ad un livello più avanzato le centinaia di sindacati, comitati, reti e associazioni  che sono stati protagonisti di queste battaglie.

  • “Togliere dalle mani delle imprese private la gestione dell’acqua e degli altri servizi pubblici”: dobbiamo costringere le Autorità a smantellare le migliaia di società miste o consorzi “pubblici” (in realtà consorterie di partiti e affaristi) che da anni speculano sull’acqua “pubblica”.
  • “Sviluppare la ricerca e l’uso delle energie rinnovabili” (sole, vento, energia idroelettrica, moti marini, ecc.): non è vero che l’unica alternativa al nucleare è l’energia fossile (carbone, petrolio, gas) o da biocombustibili, è solo una questione di volontà politica e di interessi che si mettono al centro.
  • “Un lavoro utile e dignitoso per tutti” è l’obiettivo che le nuove Amministrazioni comunali di Napoli e Milano devono mettere al centro della loro azione per affrontare con efficacia e trovare soluzioni realistiche e possibili a ogni problema di convivenza civile e di sviluppo della società, devono diventare centro della mobilitazione contro la chiusura o delocalizzazione delle aziende e per la creazione di nuove attività e opportunità lavorative, contro la precarietà (a partire da quella dei dipendenti comunali) e per la gestione trasparente e pubblica delle risorse, del patrimonio e dei beni pubblici.

Combiniamo e leghiamo ogni lotta con le altre e indirizziamole verso la costruzione di un diverso governo di questa società: in definitiva l’insieme di queste iniziative reggerà e si svilupperà solo se ognuna di esse servirà a creare le condizioni della costituzione del Governo di Blocco Popolare che adotti programmi e misure di emergenza “in deroga” alle relazioni e alle istituzioni del sistema imperialista (FMI, UE, ecc.) e le attui attraverso la partecipazione attiva e la mobilitazione di centinaia e migliaia di organizzazioni operaie (Fiom, sindacati di base, AP-Cgil, RSU, collettivi di lotta) e popolari (circoli e partiti politici, associazioni come Emergency, ARCI, ANPI, collettivi studenteschi, comitati e reti dei beni comuni, cooperative, centri sociali, comunità religiose di base, ecc.). Queste sono le forze che hanno portato alla vittoria del SI al referendum e alla vittoria delle nuove amministrazioni comunali di Napoli, Milano ma anche di Cagliari. Sono le stesse che si sono mobilitate e/o hanno sostenuto la lotta contro la chiusura e smantellamento di aziende, quella degli operai Fiat, degli studenti, dei precari, dei ricercatori. Sono gli animatori e i promotori del vento di riscossa popolare e di rinascita del nostro paese.
Queste organizzazioni e i loro esponenti devono diventare i promotori e sostenitori di una chiara e definita proposta di soluzione politica: la costruzione di un governo di emergenza popolare, il Governo di Blocco Popolare (GBP). Mobilitandosi su questo obiettivo possono estendere e rafforzare la loro influenza positiva, imporre i temi, i tempi e le soluzioni agli effetti della crisi, dettare il passo ai politicanti. Mobilitandosi su questa prospettiva possono valorizzare il protagonismo e l’attivismo di milioni di persone, lavoratori, giovani, pensionati, donne, immigrati che sia con gli esiti delle amministrative che con quelli del referendum hanno affermato con forza di non essere disposti a fare da massa di manovra di politicanti alla Bersani, D’Alema, Montezemolo, Casini (amici e compari dei vari Marchionne, Marcegaglia, ecc.) né a mettersi al carro dei Di Pietro e Vendola che li riportano all’alleanza con il PD  (che non ha altro orizzonte che resuscitare un governo alla Prodi, con esiti già conosciuti) o dei Ferrero e Diliberto che vegetano, ormai da 3 anni, in una completa confusione politica e organizzativa dovuta alla loro incapacità di concepire un governo e una società al di fuori delle regole e delle compatibilità del sistema capitalista; né a mettersi al carro dei mestieranti dell’antipolitica alla Grillo.
La vittoria dei referendum non è solo un NO al programma di privatizzazioni dei servizi pubblici (trasporti ferroviari, marittimi e su strada, acqua, energia elettrica, gas, raccolta e gestione dei rifiuti, ecc.), dell’istruzione, dell’informazione, dell’assistenza sanitaria, della ricerca, ecc. che il Centro-destra e il Centro-sinistra hanno portato comunemente avanti negli ultimi vent’anni, alla gestione manageriale (capitalista) di quanto è ancora pubblico, al nucleare voluto da industriali e speculatori!
La vittoria dei referendum è anche e soprattutto un SI’ ai servizi pubblici di qualità e accessibili a tutti, è un SI’ alle gestione dell’acqua e delle altre risorse naturali, del territorio, dei trasporti, dell’energia, ecc. in funzione degli interessi collettivi anziché del profitto di pochi. Come viene detto a chiare lettere nella legge di iniziativa popolare lanciata dal Forum dei movimenti per l’acqua e sottoscritta da 400 mila persone:

1. “l’acqua è un bene naturale e un diritto umano universale. La disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile sono garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona. L’acqua è un bene finito, indispensabile all’esistenza di tutti gli esseri viventi. Tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà. Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrogeologici” (art. 2 - principi generali).

2. “Al fine di assicurare un governo democratico della gestione del servizio idrico integrato, gli enti locali adottano forme di democrazia partecipativa che conferiscano strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fondamentali di pianificazione, programmazione e gestione ai lavoratori del servizio idrico integrato e agli abitanti del territorio (art. 17 - governo partecipativo del servizio idrico integrato).

“Gestione dell’acqua e dei beni comuni in funzione delle esigenze collettive, quindi a prescindere dal mercato” e “diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell’acqua e dei beni comuni, del territorio e dell’energia, della salute e del benessere sociale”: sono obiettivi che possono e devono diventare parte integrante del programma di un governo d’emergenza popolare. E’ la via pratica alternativa a quella di chi grida alla “scarsità delle risorse naturali” e al “siamo troppi sulla faccia della terra” per mobilitare le masse del nostro paese contro “i popoli spreconi”, di chi fa leva sul timore dell’inquinamento per mobilitare le masse contro “i paesi che inquinano”, di chi sfrutta la cattiva qualità delle acque e degli acquedotti per raccogliere consensi a che siano date in gestione ai privati “che le rimetteranno a posto”!
Sono due obiettivi che saranno compitamente realizzati con l’instaurazione del socialismo! Socialismo vuol dire alcune cose chiare e semplici:

1. “alla base della vita sociale viene messo il possesso comune e la gestione collettiva e consapevole delle aziende e delle risorse naturali da parte dei lavoratori associati. Le aziende non producono profitti, ma beni e servizi che occorrono alla popolazione”;

2. “le masse popolari partecipano e decidono di tutti gli aspetti della loro vita attraverso propri organismi composti da delegati liberamente eletti, revocabili in qualsiasi momento e senza eccezione dai propri elettori, che ricevono uno stipendio non superiore a quello di un qualunque lavoratore specializzato e che non godono di alcuna immunità: ogni cittadino può porli sotto accusa di fronte ai loro elettori. Autogoverno ad ogni livello (regionale, provinciale, comunale, di zona, di unità produttiva, di azienda, di scuola, di istituzione, ecc.) ed eliminazione di ogni autorità locale nominata dall’alto. Piena libertà di pensiero, di riunione, di organizzazione, di propaganda per le masse popolari e uso gratuito dei mezzi pratici necessari per farlo (edifici, mezzi di comunicazione, di informazione e di trasporto, ecc.)” (dal Manifesto-Programma del (n)PCI- Programma per la fase socialista).

L’instaurazione di un governo di emergenza popolare è il primo passo in questa direzione!

Festeggiamo questa ennesima vittoria del movimento popolare!

Le Amministrazioni Comunali e Provinciali devono attuare subito, contrastare con il controllo popolare e la lotta ogni rinvio e ritardo, le decisioni contro le privatizzazioni e contro il saccheggio del territorio approvate dai quattro referendum!

Lavoriamo assieme a costruire un governo espressione dei nostri interessi e che adotti misure di emergenza perché ogni adulto abbia un lavoro utile e dignitoso, ogni azienda quanto serve per funzionare, ogni persona quanto necessario per vivere dignitosamente e partecipare alla gestione delle attività sociali!

Chi ha l’appoggio e la fiducia delle masse popolari ha la forza per governare le nostre città e il nostro paese!

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