Stampa
PDF

Lettera aperta a P. Flores D'Arcais

on . Postato in Archivio comunicati 2011

Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

Alcune riflessioni, domande e proposte sull’ultimo numero di Micromega “Berlusconismo e fascismo (2)”

A Paolo Flores D’Arcais, direttore di Micromega

Ho letto con interesse l’ultimo numero di Micromega “Berlusconismo e fascismo (2)”: penso che l’azione di sviluppo del dibattito e coordinamento che la Redazione sta svolgendo tra differenti aree dell’opposizione sia un esempio positivo per quegli intellettuali che non vogliono più limitarsi alla denuncia delle malefatte di Berlusconi né continuare ad assistervi passivamente, ma contribuire attivamente alla battaglia che le masse popolari stanno conducendo per uscire dalla crisi, cacciare la banda Berlusconi e riavviare la rinascita economica, politica e sociale del nostro paese (in questo modo vari di essi si riscattano dalle responsabilità che hanno nella degenerazione del paese, per quello che hanno fatto o per quello che non hanno fatto pur avendone le possibilità, gli strumenti, le conoscenze).
Raccogliendo l’invito che la rivista lancia, intervengo nel dibattito in corso su come liberarci dal rais di Arcore, superare l’emergenza democratica, applicare la Costituzione, bonificare il nostro paese dal berlusconismo e percorrere una strada positiva per far fronte alla crisi, senza doverla pagare noi.

 

Dalle intervista pubblicate su Micromega nella rubrica “Per liberare l’Italia” emerge quasi all’unanimità che la strada da percorrere in questo momento per liberarci da Berlusconi e dal berlusconismo è un’alleanza tra tutte le forze di opposizione, compreso il Terzo Polo. In alcuni interventi (ad esempio in quelli di Nichi Vendola, Di Pietro e, anche se con sfumature programmatiche un po’ differenti, Travaglio) questa strada viene indicata come transitoria e finalizzata a costituire un “governo di scopo che abbia un programma minimo”: cancellare la legge elettorale “porcata”, adottare delle misure concrete contro il conflitto di interessi, ristabilire il pluralismo dei mezzi di informazione. In altri interventi l’ampia alleanza viene circoscritta alle forze di centro-sinistra, senza il Terzo Polo (ad esempio in quelli di Margherita Hack e Dario Fo). In altri ancora (ad esempio negli interventi di Scalfari e Furio Colombo) non si dice chiaramente ma emerge dal discorso complessivo che si cerca di proiettare l’ampia alleanza, composta dalle forze di opposizione compreso il Terzo Polo, verso una possibile esperienza di governo stabile del paese. Volutamente non entro nel merito delle proposte avanzate da D’Alema, Bersani, Veltroni, Chiamparino e Cofferati poiché ritengo che non sia possibile e anzi sia politicamente errato e nocivo ragionare su come uscire da questa situazione insieme a chi è responsabile quanto Berlusconi dello stato attuale del nostro paese! Infatti dopo il crollo della DC e il governo Amato che fu l’ultimo governo del CAF (cioè dall’aprile 1993 a oggi), centro-destra (Berlusconi, Fini, Bossi) e centro-sinistra (Prodi I e II, D’Alema I e II, Amato II, Dini, Ciampi) hanno governato ognuno quasi per la metà del periodo: 114 mesi il centro-sinistra (se si considera che sostenne i governi Ciampi e Dini) e 98 mesi il centro-destra! E tutto quello che ha fatto il governo Berlusconi, lo hanno fatto anche i governi Prodi & C: guerra in Jugoslavia, in Afghanistan, in Iraq;  privatizzazione delle industrie pubbliche e dei servizi pubblici: acqua, rifiuti (donde lo sfascio della Campania), ecc.; precarizzazione del lavoro e distruzione dei diritti dei lavoratori: dal pacchetto Treu alla legge Biagi, fino ai provvedimenti di Sacconi (Collegato Lavoro, Statuto dei Lavori, ecc.); razzismo contro gli immigrati: dalla legge Turco-Napolitano alla legge Bossi-Fini, fino ai provvedimenti criminali di Maroni; riduzioni delle pensioni; violazione aperta e sfrontata della Costituzione; trasformazione dell’istruzione pubblica in scuola professionale, distruzione della scuola pubblica e privatizzazione (clericalizzazione); compatibilità e concertazione in campo sindacale con abolizione della scala mobile e riduzione dei salari; repressione cilena e illegalità delle autorità dal 17 marzo 2001 a Napoli (governo Prodi) al 20 luglio 2001 del G8 di Genova organizzato dal governo Prodi e gestito dal governo Berlusconi e dal compare Fini; nomina di Bertolaso, di Di Gennaro, di Manganelli e di altri analoghi campioni della corruzione vaticana e della repressione squadrista; peggioramento, riduzione e privatizzazione del servizio sanitario; degrado idrogeologico e ambientale del paese; servilismo senza limiti all’Amministrazione USA (da Vicenza ridotta a base militare, ad Aviano riempita di bombe atomiche, a Pisa trasformata in piattaforma di smistamento truppe e armi per le aggressioni USA) e ai gruppi sionisti d’Israele (la legge di collaborazione militare Italia-Israele del 2005 è bipartisan!); le opere faraoniche per favorire criminalità organizzata e speculazione (dalla Val di Susa, al Ponte di Messina, al nucleare). L’elenco potrebbe continuare.

Le voci fuori dal coro nella rivista sono costituite dagli interventi di Giorgio Cremaschi, Luigi De Magistris e Rossana Rossanda. In particolare, i primi due avanzano spunti, analisi e riflessioni di prospettiva e non si limitano, come invece fa la Rossanda, a evidenziare le differenze e le distanze senza però indicare una progettualità alternativa.
Cremaschi senza tanto girarci intorno dice che “non si può costruire un’alleanza di governo solo fondandola sull’esigenza di mandare a casa Berlusconi, anche perché da alcuni mesi è in campo il secondo elemento costituente della politica italiana attuale [oltre Berlusconi, ndr]: Marchionne e il suo progetto”, “la necessità di mandare via Berlusconi e l’esigenza di sconfiggere il disegno autoritario e di brutale selezione sociale espresso da Marchionne, oggi non producono gli stessi schieramenti. Una parte rilevante di coloro che vogliono mandare a casa Berlusconi sono innamorati di Marchionne. Questo non avviene invece a livello popolare. Io sono convinto che la grande maggioranza di coloro che scendono oggi in piazza, da ultima la grandissima mobilitazione delle donne, hanno capito perfettamente che Marchionne rappresenta la continuazione politica di Berlusconi con altri mezzi”, “ritengo che Berlusconi vada mandato via con una mobilitazione democratica senza precedente, che coinvolga le piazze come le istituzioni, gli scioperi come le iniziative di disobbedienza civile (…) Liberiamoci di Berlusconi con tutti gli strumenti che oggi la protesta democratica consente. E poi costruiamo una dialettica politica che non sarà più quella di questi ultimi quindici anni e che, necessariamente, vedrà gli schieramenti politici unirsi e dividersi attorno ai grandi temi sociali che la vicenda Marchionne ha posto al paese”.
De Magistris entra nel dibattito dicendo che “la proposta della grande alleanza, tutti contro Berlusconi e Lega, è francamente debole, per tre ragioni in particolare. Lo schieramento proposto da Berlusconi è chiaro e garantisce la governabilità, mentre l’alleanza democratica non è in grado di assicurare stabilità, di cui il paese ha un grande bisogno. La seconda. Berlusconi avrebbe davanti a sé la campagna elettorale ideale. Uno contro tutti. Pur di battermi, dirà, hanno formato l’armata brancaleone, dagli ex fascisti agli ex comunisti, dagli ex democristiani agli ex socialisti. La terza. L’alleanza democratica anche qualora vincesse non sarebbe in grado di governare, vi sono diversità troppo profonde. Qualche esempio? Per Fli la riforma Gelmini è ottima, per il centro-sinistra è pessima. Per il Terzo polo si deve procedere con la privatizzazione di massa, IdV e la sinistra sono per una politica dei beni comuni. Fini e Casini sono stati determinanti nel realizzare il berlusconismo nel corso di questi anni, noi siamo stati l’opposizione al berlusconismo”, “oggi è politicamente più alto e ambizioso pensare ad una soluzione che consenta, allo stesso tempo, di sconfiggere Berlusconi, arrestare il disegno autoritario in atto e costruire l’alternativa al berlusconismo”, “è questo (Pd, Idv, Sel e Fds) lo schieramento politico che potrebbe dialogare meglio di ogni altro con le forze sociali, una volta dette rivoluzionarie, che hanno unito le opposizioni movimentiste negli ultimi tempi. La classe operaia con le battaglie della Fiom e delle altre fabbriche in lotta per i diritti sul territorio nazionale; gli studenti e i professori in lotta contro la riforma Gelmini per la difesa dell’istruzione pubblica e della ricerca; le donne contro il mercimonio del corpo femminile praticato dall’utilizzatore finale; gli intellettuali in difesa della cultura e dell’identità del popolo italiano; il movimentismo del Popolo Viola e delle tante associazioni che operano nel sociale, tra i diversi, gli ultimi, i poveri, gli assetati di giustizia; la dignità dei servitori dello Stato umiliati delle borghesie mafiose e dalla criminalità organizzata che si istituzionalizza sempre di più. Quindi i precari, i senza lavoro, i senza reddito e senza fissa dimora, il ceto produttivo onesto, il cattolicesimo democratico. Una marea, gli italiani onesti e semplici, quelli che hanno alzato la testa e mostrano la schiena dritta. Un dissenso che deve essere anche organizzato e al quale va dato uno sbocco politico chiaro e lineare, non confuso e poco credibile”, occorre “un centro-sinistra diverso e coraggioso, [che] unitamente con le forze sociali e i movimenti, può attuare una rivoluzione morale e culturale e realizzare un radicale cambiamento sociale, economico e politico (…) Etica pubblica, difesa e attuazione della Costituzione, il lavoro come diritto e non come privilegio concesso dai detentori del potere, uguaglianza dei cittadini, solidarietà, libertà. Una rivoluzione socialista e liberale allo stesso tempo che metta al centro la persona e non il profitto, l’essere e non l’avere, la dignità e non il denaro, le libertà civili e non la violenza dello Stato, il merito e non il favore, l’amore e non la sopraffazione”, “l’opposizione politica deve avere il coraggio di volere un’altra Italia, guardiamoci negli occhi e realizziamo un sogno, quello di vivere l’Italia che volevano i partigiani della Resistenza e i nostri padri costituenti”, “mettiamo in prima linea persone credibili, storie umane, testimonianze di vita e di lotta, soggetti che hanno dimostrato con i fatti che vogliono cambiare e costruire un’altra Italia. Scegliamo programmi semplici e chiari, insieme al nostro popolo. Un programma partecipato, confrontiamoci nei luoghi della democrazia partecipativa e nella rete, per scegliere i contenuti dell’alternativa al berlusconismo e la squadra di governo”.

Cremaschi e De Magistris fissano dei punti fondamentali per orientarsi in maniera adeguata nella situazione attuale, punti che, tra l’altro, la decisione presa dal PD a Napoli di contrapporsi frontalmente alla lista civica popolare con De Magistris candidato sindaco conferma appieno. E questo dovrebbe far interrogare tutti coloro che hanno partecipato al dibattito nella rivista e proposto la “Santa alleanza”. Questi punti a mio avviso sono i seguenti.

1. Il motore del cambiamento della società italiana sono le organizzazioni operaie e popolari, la società civile, il movimento ambientalista, gli studenti, i disoccupati e precari, le donne in lotta. Sono queste le forze in grado di riavviare la rinascita economica, politica e sociale del nostro paese. Forze che devono essere protagoniste e artefici del cambiamento e non massa elettorale da convogliare e coinvolgere con mille stratagemmi (liste civiche collegate alla “Santa Alleanza”).

” reperibile sul sito http://www.jacopovenier.it/) e che mette in discussione alleanze anche con il PD, oltre che con il Terzo polo. La linea tenuta dal PD durante i referendum di Pomigliano prima e di Mirafiori poi non lasciano dubbi al riguardo. Per non parlare del suo sostegno alla destra della CGIL (Camusso & Co.) nella battaglia contro la realizzazione di un vero sciopero generale, politico e generalizzato, che la FIOM, l’Area Programmatica “La CGIL che vogliamo” e i sindacati di base stanno portando avanti.

3. Il terzo punto, anche questo articolato in maniera differente ma convergente nei due interventi, è che Berlusconi cercherà di ricorrere a tutti i mezzi per “restare in sella” e che per cacciarlo occorre sviluppare una lotta che coinvolga i palazzi e le piazze e che metta al centro la mobilitazione popolare. Cremaschi sintetizza con efficacia il concetto: “ritengo che Berlusconi vada mandato via con una mobilitazione democratica senza precedente, che coinvolga le piazze come le istituzioni, gli scioperi come le iniziative di disobbedienza civile”. Micromega nelle scorse settimane ha lanciato a tutti i deputati e senatori dell’opposizione l’appello a dimettersi dalle loro cariche per far cadere il governo. Una proposta che avrebbe potuto generare sviluppi estremamente positivi. I partiti dell’opposizione hanno risposto però facendo orecchie da mercante. La redazione ha allora proposto di fare un ostruzionismo sistematico e deciso per rendere la vita difficile al governo, impedirgli di governare e portarlo alle dimissioni. Anche in questo caso i partiti d’opposizione hanno risposto facendo orecchie da mercante. Di per sé questo la dice lunga, più di molti discorsi e deve innanzitutto far riflettere la redazione che ha lanciato, con spirito innovativo e d’attacco, la proposta. Non ha ragione Cremaschi in merito alla strada da percorrere per cacciare il rais di Arcore? E, ancora, non ha ragione forse quando, insieme a De Magistris, dice che Berlusconi non se ne andrà via pacificamente ma ricorrerà a tutti i mezzi per non perdere il potere, cosciente che sarebbe l’inizio della fine del suo impero? Come far fronte alle manovre extralegali ed eversive che metterà in campo? Sarà la “Santa Alleanza” a salvarci o sarà la mobilitazione popolare, come sta avvenendo nel Maghreb? E’ chiaro che la domanda, e i fatti, contengono già la risposta. Chi non è disposto a combattere per cacciare Berlusconi non sarà certo disposto a combattere contro i suoi colpi di coda disperati e autoritari.

4. Il quarto punto è il programma da adottare per riavviare la ricostruzione democratica del nostro paese. Anche qui le posizioni sono convergenti e De Magistris sintetizza il concetto in maniera chiara: “Etica pubblica, difesa e attuazione della Costituzione, il lavoro come diritto e non come privilegio concesso dai detentori del potere, uguaglianza dei cittadini, solidarietà, libertà. Una rivoluzione socialista e liberale allo stesso tempo che metta al centro la persona e non il profitto, l’essere e non l’avere, la dignità e non il denaro, le libertà civili e non la violenza dello Stato, il merito e non il favore, l’amore e non la sopraffazione”. Su quest’ultimo punto, quello del programma, anche molte delle proposte avanzate da Travaglio vanno nella stessa direzione.
Sono tutte proposte giuste, necessarie, attuabili. Il punto è definire chi le può attuare: non certo sulla base di ragionamenti “di principio”, “dogmatici”, ecc. ma partendo dall’analisi concreta della situazione in cui versa il nostro paese. Non saranno certo i Draghi, i Montezemolo, la Bindi, i Bersani, i Fini e Casini, ecc. ad attuare questo programma. Li abbiamo già visti all’opera. Nessun governo sostenuto dai poteri forti lo attuerà. Chi, quindi?

Sono convinto che la cacciata della banda Berlusconi possa avvenire solo ad opera del movimento popolare che da Pomigliano in poi, grazie all’azione della FIOM in primo luogo, ma anche dell’Area Programmatica “La CGIL che vogliamo”, dei sindacati di base e della società civile, si sta sviluppando nel nostro paese, estendendosi e acquistando sempre maggiore fiducia in se stesso. Un movimento che non ha più intenzione di delegare ai partiti della cosiddetta opposizione, ma che vuol essere, ha coscienza della necessità di dover essere, artefice e protagonista del futuro del nostro paese. Dalle rivoluzioni del Maghreb ci arriva un messaggio chiaro, incoraggiante, che concretizza, rende tangibile la possibilità di uscire dal vicolo cieco in cui i governi espressione dei poteri forti ci hanno infognato e vorrebbero tenerci, facendoci pagare la loro crisi. Il mondo sta cambiando in fretta, i processi si sono velocizzati. Dipende da noi, solo da noi, che il mondo cambi in meglio, dipende da noi costruire l’alternativa politica. Dobbiamo passare dall’essere “contro” all’essere “per”. Dobbiamo osare assumerci la responsabilità ormai inevitabile per proseguire nel percorso iniziato da Pomigliano di prendere in mano le redini del paese e riavviare la sua ricostruzione economica, politica, ambientale e sociale.
Gli esponenti della società civile possono svolgere un compito storico se usano il loro ruolo sociale, le conoscenze, gli strumenti e le relazioni di cui dispongono per farsi promotori di una vera alternativa di governo per questo paese. Occorre un governo d’emergenza composto da persone che godono della fiducia delle organizzazioni operaie, popolari, dell’associazionismo e della società civile e che operano attuando i programmi e le misure da loro proposte. Non dobbiamo spaventarci davanti a questa via, per quanto inedita.
Le condizioni oggettive per l’edificazione di un governo d’emergenza popolare ci sono tutte. Esiste la base sociale su cui deve poggiare e da cui deve ricavare alimento, forza, spinta propulsiva: la capillare rete di comitati, associazioni, sindacati di base e sinistra sindacale, coordinamenti, intellettuali progressisti, comunità di base del mondo cattolico. Esiste una comprensione su cosa fare in termini di misure da adottare. Il movimento per il bene comune sa meglio di chiunque altro, meglio di qualsiasi ministro di centro-destra e di centro-sinistra, quali sono le misure da adottare per far fronte al disastro ambientale in cui i poteri forti ci stanno facendo precipitare. Gli operai di Pomigliano, di Mirafiori, di Cassino, di Melfi sanno quali sono le misure da adottare per rilanciare la produzione, nel modo più rispettoso della dignità e della sicurezza dei lavoratori, della tutela dell’ambiente, del risparmio delle materie prime, ecc. Gli studenti e i professori progressisti sanno quali sono le misure per edificare una scuola pubblica, laica, democratica e di livello. Gli operai della ThyssenKrupp, gli abitanti di Viareggio, dell’Aquila sanno quali sono le misure da adottare per sviluppare una reale sicurezza sui posti di lavoro e nelle città. Gino Strada ed Emergency sanno quali devono essere le misure da adottare per far funzionare delle strutture ospedaliere che garantiscano a tutti cure e prestazioni mediche di qualità e per avviare un interscambio proficuo e solidale con altri paesi. Gli immigrati autorganizzati sanno meglio di chiunque altro come scardinare gli ostacoli che impediscono la costruzione di una nuova Italia realmente multiculturale, antirazzista, progressista, democratica. Scienziati come Margherita Hack possono dare un contributo di inestimabile valore per lo sviluppo della ricerca scientifica, libera dalle catene dell’oscurantismo vaticano e dalla speculazione. Il movimento femminile può indicare meglio di chiunque altro e meglio di qualsiasi ministro o ministra le misure da adottare per avanzare nella costruzione di una reale uguaglianza tra uomini e donne. Stessa cosa vale per il movimento gay. Le comunità di base del mondo cattolico sanno qual è la strada da percorrere per scardinare la struttura di potere delle lobbies che governano la Chiesa cattolica e il nostro paese, ammorbando l’aria e soffocando per primi gli stessi cattolici progressisti e sensibili alle tematiche sociali, desiderosi di costruire una nuova Italia fulcro e fucina di una nuova, superiore umanità.

Nella convinzione che molte delle domande e delle questioni che le sottopongo esprimano i dubbi, le perplessità e le aspirazioni di una parte dei lettori di Micromega e, anche, dei militanti delle organizzazioni e dei movimenti a cui appartengono alcuni degli intervistati nell’ultimo numero della rivista, mi auguro che questa a lettera aperta venga dato spazio sul sito di Micromega così come avviene con altri contributi al dibattito.

In attesa di una sua risposta, le porgo distinti saluti.

La situazione in cui versa il nostro paese è molto grave, ma è possibile uscirne. Dipende da noi!

Per la Direzione Nazionale del P. CARC
Angelo D’Arcangeli

 

Sottoscrivi2