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Fare dello sciopero e della manifestazione dell’11 marzo una tappa decisiva verso lo sciopero generale e generalizzato! Uno sciopero apertamente e chiaramente politico!

on . Postato in Archivio comunicati 2011

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Il Partito dei CARC aderisce, sostiene e partecipa allo sciopero generale con manifestazione nazionale a Roma indetto per l’11 marzo dall’USB, dallo Slai Cobas, dall’Unicobas e dallo Snater

La richiesta di sciopero generale si è levata forte e chiara da tutte le mobilitazioni dei mesi scorsi. L’USB insieme allo Slai Cobas, allo Snater e all’Unicobas hanno preso l’iniziativa. Sostenere e partecipare attivamente alla riuscita dello sciopero e alla manifestazione dell’11 marzo è interesse di tutti gli operai, i dipendenti pubblici, i pensionati, i precari, gli studenti e gli altri settori popolari che vogliono farla finita con la politica di lacrime e sangue del governo, di Sacconi, di Brunetta, di Tremonti, con il piano di Marchionne, di Confindustria e delle altre organizzazioni padronali, che vogliono cacciare il governo Berlusconi.

 

L’iniziativa dell’USB, dello Slai Cobas, dello Snater e dell’Unicobas ha già prodotto i suoi effetti. All’assemblea nazionale del 26.02 trecento lavoratori, delegati, RSU e RSA della FIOM e di altre categorie della CGIL stessa, dell’USB, dei Cobas, della CUB e di altri sindacati di base si sono espressi per costruire “tempestivamente, al di là delle ambiguità, delle timidezze e dei continui rinvii della Cgil, una giornata di lotta e di mobilitazione nazionale e una grande manifestazione a Roma contro il modello Marchionne che, dopo Mirafiori e Pomigliano, sta estendendosi oltre la stessa Fiat”. Il giorno prima su Liberazione Cremaschi ha preso apertamente posizione per uno sciopero generale “in tempo utile per incidere sullo scontro politico in atto oggi: siano i movimenti a decidere la data”. Questo, insieme all’aggravarsi della crisi, all’arroganza e alle pretese di governo e padronato (dopo l’accordo del pubblico impiego è stata la volta di quello del commercio), al dilagare dei crimini, della corruzione, degli sperperi e dei vizi della classe di dominante e delle sue autorità, ha costretto la Camusso a fissare la data dello sciopero generale al 6 maggio: tra due mesi e di quattro ore!!!

Adesso la FIOM e l’Area Programmatica “La CGIL che vogliamo” sono di fronte a una scelta: lasciare la regia della lotta contro il piano Marchionne e il governo a gente come la Camusso & C. che viene dalla stessa scuola di Sacconi ed è convinta che in definitiva i lavoratori devono rassegnarsi ai Marchionne accontentandosi dello “sciopericchio” di 4 ore con manifestazioni locali e per di più tra due mesi proclamato dalla Camusso? Prendere giustamente posizione contro lo “sciopericchio” come fa Cremaschi, però chiedendo alla Camusso di fare quello che non ha nessuna intenzione di fare: “uno sciopero generale forte e chiaro, contro governo e Confindustria, in grado di proporre un blocco sociale e civile alternativo al blocco politico ed economico che governa il disastro attuale dell’Italia” (vedi www.rete28aprile.it)? Oppure unirsi con i sindacati di base per concordare con loro la data per uno sciopero generale comune, per costruire insieme a studenti, associazioni, movimenti, esponenti della società civile “non un ennesimo appuntamento rituale, come gli ultimi che si sono svolti”, ma “un incontro e un atto di forza di tutti i movimenti assieme al mondo del lavoro”, al “mondo precario”, alla “protesta civile e morale contro Berlusconi e il suo governo” per “provare a bloccare davvero il paese”, “uno sciopero sociale e politico al tempo stesso”, “un momento di avvio della lotta contro il sistema di potere che, da Berlusconi a Marchionne, ci sta facendo pagare tutti i costi della crisi” (sempre Cremaschi su Liberazione del 25.02.11).

La partecipazione ampia e combattiva allo sciopero e alla manifestazione dell’11 marzo spingerà anche la FIOM e l’Area Programmatica a superare gli indugi: rompere fino in fondo con l’ala conciliatoria verso governo e sindacati collaborativi della Camusso &C, riprendere in mano l’iniziativa e avanzare con decisione sulla strada aperta il 16 ottobre. Così la FIOM e l’Area Programmatica possono isolare la destra che dirige la CGIL e trascinare con sé anche il grosso delle altre categorie della CGIL (FP, FLC, SPI, FILCAMS, ecc.), mentre al contrario le loro esitazioni e oscillazioni le lasciano nelle mani della Camusso & C. (è di oggi la notizia che la FP ha revocato lo sciopero del 25 marzo per farlo confluire il quello del 6 maggio...): se la sinistra CGIL è all’attacco, è la destra a trovarsi isolata e a dover ballare alla musica dettata dalla sinistra!

Mettere al centro dello sciopero e della manifestazione dell’11 marzo l’obiettivo che sintetizza e dà uno sbocco positivo alle proteste, gli scioperi e le lotte di questi mesi, in particolare dalla battaglia di Pomigliano in poi: cacciare il governo Berlusconi e instaurare al suo posto un governo di emergenza popolare. L’USB e le altre organizzazioni che lo hanno indetto per difendere “l’occupazione, il CCNL, i salari e le pensioni”, per rivendicare misure a favore dei lavoratori  e delle masse popolari italiane e immigrate (“lo sblocco dei contratti del pubblico impiego, un reddito certo per tutti, la regolarizzazione generalizzata dei migranti, la tutela dei beni comuni, il diritto all'abitare e il controllo delle tariffe, un fisco più giusto, il diritto al sapere, la democrazia sui posti di lavoro”) e contro “il tentativo di imporre il modello Marchionne a tutto il mondo del lavoro, la precarietà, la delocalizzazione, la riforma Gelmini e la realizzazione del nuovo Patto sociale tra Governo, Confindustria, Cisl, Uil e Cgil”. Sono tutte misure indispensabili per far fronte alla crisi, ma chi può attuarle? Un governo di Berlusconi o di qualche altro rais della destra reazionaria? Un governo dei banchieri o degli industriali, come Draghi o Montezemolo? Un governo dei Bersani, Fassino o D’Alema? Già visti, già conosciuti. Tutti. Al più possiamo riuscire a contenere, ritardare o anche impedire qualche colpo. Ma la situazione è arrivata a un punto di rottura: difendersi, rivendicare, opporsi non basta più! C’è un paese da ricostruire: occorre riaprire le aziende che i padroni hanno chiuso e tenere aperte quelle che vogliono chiudere o delocalizzare non perché quello che producono non serve più, ma perché i proprietari contano di guadagnare trasferendo la produzione dove pagano di meno e sfruttano di più i lavoratori oppure con le attività finanziarie e speculative. Ci sono migliaia di aziende che bisogna riconvertire perché producono cose inutili o dannose. Occorre dare un lavoro stabile e dignitoso a milioni di disoccupati, di precari, di lavoratori in nero. Bisogna trovare una sistemazione dignitosa a migliaia di persone in fuga dalla miseria e dalla guerra. Ci sono intere aree del paese che vanno bonificate, rimesse e mantenute in sicurezza, ci sono torrenti, rogge, pendii collinari, canali di raccolta delle acque di scolo, argini dei fiumi, strade, autostrade, reti ferroviarie, case popolari da rimettere in efficienza, montagne di rifiuti da rimuovere e trattare. Ci sono scuole, ospedali e altri servizi pubblici da far funzionare degnamente, migliaia di persone che non hanno una casa o vivono in tuguri insalubri e pericolanti a cui assegnare un’abitazione civile, milioni di pensionati a cui va garantito quanto necessario per vivere dignitosamente e che possono contribuire alla vita sociale. Guardiamo alla scuola: fermare la riforma Gelmini è indispensabile, ma non risolve di per sé i mille problemi che le scuole avevano anche prima di questa riforma. Guardiamo alla FIAT: dobbiamo fermare Marchionne, ma forse prima le cose andavano bene per gli operai? se la direzione della FIAT rimane in mano a lui, agli Elkann e compari cosa impedirà che ritornino alla carica in nome del fatto che “le vendite di auto calano” e che “per competere sul mercato globale gli operai devono accettare di produrre come, quanto e quando dicono i padroni”? Guardiamo all’acqua: dobbiamo batterci con le unghie e con i denti perché non vada nelle grinfie di affaristi e speculatori, ma occorre anche controllarne e migliorarne la qualità visto che in molte zone è imbevibile, rimettere in sesto gli acquedotti, allacciare alla rete idrica gli edifici che non lo sono, fare in modo che tutti ne possano usufruire indipendentemente dai soldi che hanno, ecc., tutte cose che non è solo impedendo la privatizzazione che possiamo fare. A tutto questo può mettere mano solo un governo di emergenza composto da persone che godono della fiducia delle organizzazioni operaie e popolari, decise a dare forma e forza di decreti governativi ai provvedimenti particolari e concreti indicati dalle organizzazioni operaie e popolari, anche a costo di ledere interessi costituiti dei ricchi e andare contro le loro abitudini e volontà.  Un governo che prenda la direzione dell’immensa opera sostenuto da un movimento organizzato e capillare di lavoratori che gli indichi posto per posto, caso per caso cosa occorre fare, che assicuri capillarmente l’esecuzione delle sue disposizioni, che reprima ogni tentativo di sabotarne o boicottarne l’attività. L’instaurazione di un governo di questo tipo è l’obiettivo che dà uno sbocco positivo alle proteste, gli scioperi e le lotte di questi mesi, dalla battaglia di Pomigliano in poi e dà gambe per marciare alle rivendicazioni avanzate dai sindacati di base, dalla sinistra della CGIL e da tutto il movimento contro la crisi.

L’USB, i Cobas e gli altri sindacati di base e la FIOM con l’Area Programmatica, la FP-CGIL e le altre categorie della CGIL hanno la forza per mettersi alla testa di un movimento di massa per cacciare Berlusconi e instaurare un governo di emergenza popolare: questo dicono le mobilitazioni che si sono sviluppate dal referendum di Pomigliano ad ora!  Possono farlo se promuovono in prima persona e direttamente la mobilitazione contro il piano Marchionne e il governo Berlusconi per una soluzione politica alla crisi, se non si lasciano legare le mani dalla Camusso & C., se sviluppano il rapporto diretto con studenti, movimenti per l’acqua pubblica, comitati di immigrati, reti ambientaliste, sinceri democratici e intellettuali progressisti. Cioè se sviluppano il loro ruolo politico! Oggi, nella situazione concreta del nostro paese, un sindacato riesce a fare il sindacato tanto meglio e con risultati tanto migliori, quanto più pone in primo piano l’attività politica, si assume anche un compito politico, lancia un’iniziativa politica, rompe nella pratica con la prassi e la concezione che “il sindacato deve fare il sindacato” e al più avere una “sponda politica”: un partito che lo appoggia, un governo amico, ecc. Quindi non più solo sindacato, ma sindacato con iniziativa politica.

Rendere il paese ingovernabile da ogni governo e autorità dei padroni, del Vaticano, dei banchieri e dei ricchi. Se l’USB, i sindacati di base, la FIOM, l’Area Programmatica chiamano i lavoratori e le altre organizzazioni operaie e popolari che si sono mobilitate nei mesi scorsi (RSU, RSA, altre organizzazioni sindacali, reti di studenti, ricercatori e precari e disoccupati, comitati ambientalisti, coordinamenti di immigrati, associazioni come Emergency, l’ARCI, l’ANPI, ecc.) a scioperare, a moltiplicare le proteste di ogni genere, a generalizzare in ogni campo la ribellione e la disobbedienza ai sacrifici e alle imposizioni dei padroni e delle loro autorità, a estendere nel modo più organizzato possibile le iniziative per appropriarsi direttamente di quanto serve alle masse per vivere (spese proletarie, uso gratuito dei servizi, occupazioni di case, ecc.) possiamo cacciare via Berlusconi e la sua banda di criminali, affamatori, guerrafondai e razzisti e costringere i poteri forti a ingoiare il rospo di un governo di emergenza popolare. Gli avvenimenti della Tunisia, dell’Egitto e della Libia confermano che è questa la strada. Dipende da noi!

L’instaurazione di un Governo di Blocco Popolare e la sua azione apriranno la strada all’instaurazione del socialismo. La battaglia per l’attuazione delle misure d’emergenza spingerà in avanti tutto il processo di organizzazione e mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari. Sarà la scuola attraverso cui le masse popolari organizzate impareranno a governare. Alimenterà la fiducia e la forza in quanti vogliono farla finita con questo marasma e costruire nuove relazioni umane, politiche e sociali, che concretamente significa costruire una società diretta e gestita dai lavoratori: il socialismo. Il ruolo nuovo che assumeranno le organizzazione operaie e popolari sarà la concreta esperienza attraverso cui l’instaurazione del socialismo diventerà la sintesi delle aspirazioni delle larghe masse popolari.

Per non subire quello che Marchionne e compari vogliono imporci, bisogna prendere l’iniziativa e passare all’attacco!

Chi ha l’appoggio e la fiducia delle masse popolari ha la forza per governare il nostro paese!

I padroni senza i lavoratori non possono fare niente, i lavoratori senza i padroni possono fare tutto e meglio.

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