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Referendum a Mirafiori e sciopero del 28 gennaio

on . Postato in Archivio comunicati 2011

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A Mirafiori gli operai hanno bocciato Marchionne e i suoi complici e mandanti: hanno raccolto il testimone degli operai che a Pomigliano hanno votato NO per difendere lavoro e diritti. Non è vero che i lavoratori hanno già perso, la partita è tutta aperta! Possiamo sconfiggere Marchionne e il resto del fronte padronale, a Mirafiori e in tutto il paese. Nonostante il ricatto del posto di lavoro, nonostante le manovre della direzione FIAT e dei sindacati complici, le pressioni del governo e della Autorità locali e della destra moderata del PD (con alla testa il sindaco di Torino e il “rottamatore” Renzi), il plauso della Confindustria, l’appoggio neanche troppo velato del Vaticano, la grancassa di economisti, esperti e giornalisti prezzolati, Marchionne è riuscito a raggranellare tra gli operai 2.315 SI’ (50,10%) contro 2.306 NO (49.90%) e in due reparti il NO ha addirittura avuto la maggioranza: al montaggio (con il 53,20%) e alla lastratura (con il 50,66%). Solo grazie al voto di 421 tra capi e capetti (neanche tutti, perché in 20 hanno votato NO) è arrivato al 54% dei voti favorevoli. E’ una sconfitta bell’e buona per Marchionne! Chi ha dato per scontato che avrebbe stravinto, chi (Camusso & C.) ha cercato di dissuadere la FIOM dal dare battaglia e di spingerla a mettere la sua firma, tecnica o meno, a un accordo infame, chi ha cercato di spacciare per “moderna” la vecchia schiavitù che Marchionne vorrebbe imporre, chi ha invocato le “dure necessità dettate dalla competizione globale”, insomma chi ha appoggiato Marchionne attivamente o passivamente è servito! Complici e sodali di Marchionne, in primis Bonanni e gli altri sindacalisti complici, adesso temono che il novello padrone delle ferriere butti all’aria la balla dell’investimento da 20 miliardi e della produzione di Suv a Mirafiori: come hanno detto vari operai in questi giorni a Mirafiori, “se prima Marchionne ha detto che era antieconomico trasportare i pezzi fino a Termini Imerese e poi ritrasportarli altrove, a chi vuol far credere che produrrà i pezzi per i Suv negli USA, poi li porterà a Mirafiori per assemblarli e poi li riporterà negli USA per venderli?” oppure anche “se il problema reale è produrre di più, come mai siamo sempre in CIG?”. Non a caso il ritornello di chi si è adoperato per convincere gli operai a piegare la testa e rassegnarsi in nome del fatto che “meglio poco che niente” è che “adesso Marchionne deve tener fede alle promesse fatte”.

Aderire, sostenere e partecipare allo sciopero del 28 gennaio indetto dalla FIOM! Cobas e USB-Settore privato hanno aderito! Anche l’Area Programmatica della CGIL può e deve fare la sua parte: far diventare le dichiarazioni di solidarietà con la FIOM dello SPI-CGIL e della FP-CGIL adesione allo sciopero di tutte le categorie della CGIL! Non lasciarsi legare le mani dalla Camusso e dagli altri craxiani insediati alla direzione della CGIL. Una lezione di questi mesi è che chiedere alla Camusso & C. di fare cose che non hanno nessuna intenzione di fare vuol dire mettersi nelle loro mani e disperdere forze, vuol dire ritrovarsi tutti nelle mani di Marchionne e niente ci salva dalla crisi che si aggrava. La giornata del 16 ottobre non ci sarebbe stata se i dirigenti della FIOM invece di chiamare direttamente le masse popolari alla manifestazione di Roma avessero chiesto alla Camusso e alla parte più destrorsa della CGIL di prendere loro l’iniziativa (o avessero aspettato il loro sostegno aperto e convinto). Con il successo del 16 ottobre invece hanno costretto la Camusso & C. a indire la manifestazione nazionale del 27 novembre.

Fare del 28 gennaio la continuazione e l’allargamento del 16 ottobre e del 14 dicembre, una giornata di mobilitazione generale per una soluzione politica alternativa a Berlusconi e a ogni altro governo dei padroni e del Vaticano, per l’instaurazione di un governo di emergenza popolare! Passare dalla difesa all’attacco! La crisi attuale è una crisi di sistema, impone che il sistema sia cambiato, o a destra o a sinistra. Darsi come obiettivo la conservazione dell’esistente significa condannarsi alla sconfitta. Per uscire dal disastro della crisi, aprire “una nuova fase della democrazia, quella costruita e difesa dai cittadini e non il simulacro con il quale il governo copre e giustifica l’ingiustizia”, attuare un “piano economico e sociale alternativo alle politiche correnti”, mettere al centro “la questione sociale, il reddito, il salario, la buona occupazione, la casa, i beni comuni, la democrazia e la rappresentanza sindacale”, dobbiamo spezzare il vincolo che oggi subordina ai profitti dei padroni, al pareggio dei conti pubblici e al gioco d’azzardo della finanza le attività produttive, la cultura e l’istruzione, la sanità, i trasporti, la tutela dell’ambiente! Per questo occorre un governo composto da persone che godono della fiducia delle organizzazioni operaie e popolari e decise ad attuare tutti i provvedimenti  necessari a porre rimedio da subito agli effetti peggiori della crisi passando sopra anche agli interessi dei ricchi e del clero, alle  loro abitudini, alle loro relazioni.

E’ “fare politica”, come padroni, ministri e scribacchini vari accusano la FIOM e i sindacati non asserviti ai loro voleri? Far fronte alla crisi è una questione politica, tanto vero che padronato e governo Berlusconi sostengono Marchionne perché attraverso di lui contano di spezzare la resistenza degli operai metalmeccanici che sono la categoria più organizzata e combattiva e il cuore della resistenza popolare alla crisi, di far fuori la FIOM e i sindacati non asserviti ed eliminare quanto resta dei diritti e delle conquiste strappate dai lavoratori quando il movimento comunista era forte in Italia e nel resto del mondo! In una situazione come quella attuale persino le lotte rivendicative rendono tanto meno quanto meno un sindacato fa politica, cioè quanto meno sostiene e propugna la “soluzione politica alla crisi” e il movimento di trasformazione generale della società. Invece quanto più fa politica tanto più fa paura al padrone e quindi fa sindacato nel modo migliore in cui si può fare oggi. Di fronte a Marchionne un sindacato che non fa politica cosa può fare? Un lavoratore che non vede un’alternativa in definitiva si rassegna a fare quello che dice Marchionne. Il discorso di Marchionne è: se lavorate come bestie vi farò lavorare, forse… perché ci sono posti dove guadagna di più, dove può sfruttare e inquinare più liberamente e perché ci sono governi che danno più incentivi di quello italiano, se non ci state chiudo, vado altrove e vi butto in mezzo alla strada! Questa situazione possiamo rovesciarla solo se rovesciamo la situazione nel paese, se togliamo ai padroni la possibilità di chiudere aziende e licenziare, di decidere loro se e dove aprire aziende, se e chi assumere instaurando un governo di emergenza popolare.

La sconfitta di Marchionne diventerà una vittoria degli operai, dei lavoratori e del resto delle masse quanto più e quanto prima la FIOM, l’Area Programmatica “La CGIL che vogliamo”, l’USB, i Cobas, gli altri sindacati di base e tutte le principali organizzazioni popolari si metteranno alla testa del movimento di massa per instaurare un governo di emergenza popolare che affidi a ogni azienda compiti produttivi (non dannosi per l’ambiente e la salute dei lavoratori e pubblica) e le risorse necessarie per svolgerli secondo un piano nazionale, assegni a ogni adulto un lavoro socialmente utile, distribuisca i prodotti alle aziende, alle famiglie, agli individui e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, conosciuti e democraticamente decisi. In questo modo il ricatto di Marchionne e soci contro i lavoratori (“o vi ammazzate di lavoro o chiudo”) va a farsi benedire e si apre una prospettiva positiva sia per gli operai che a Mirafiori hanno votato NO per difendere diritti e dignità sia per quelli che hanno votato SI’ perché non vedono altra possibilità di mantenere il posto di lavoro. Così è possibile sventare il progetto dei padroni FIAT e dei loro complici di liquidare le fabbriche d’auto in Italia che sono ormai un intralcio alle loro operazioni finanziarie.
Possiamo riuscirci, le condizioni sono favorevoli! La decisione della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento e il nuovo procedimento aperto a carico di Berlusconi confermano che i vertici della Repubblica Pontificia sono a un punto morto: non possono più andare avanti con il governo Berlusconi, però Berlusconi non ha nessuna intenzione di andarsene! Approfittiamo delle divisioni e degli scontri esistenti tra Vaticano, Confindustria, banchieri, finanzieri e organizzazioni criminali sulla via da seguire per tutelare il loro potere e i loro privilegi! In Tunisia la ribellione popolare ha messo in fuga Ben Alì, agente locale degli imperialisti e già compare di Craxi, il burattino di Berlusconi! La Tunisia è la dimostrazione pratica che, al contrario di quello che giurano Marchionne & C., non è vero che se i padroni hanno più mano libera nello sfruttare e si arricchiscono per le masse popolari le cose vanno meglio, hanno un lavoro e una vita dignitosa: l’aumento del PIL è andato di pari passo alla crescita della miseria, della precarietà, dell’emigrazione della massa della popolazione. Dalla Tunisia alla Grecia, dalla Francia all’Algeria e al Marocco, dall’Italia all’Afghanistan, dalla Gran Bretagna alla Palestina, dall’Irlanda al Nepal e all’India, i padroni e i loro governi sono sempre più isolati e disprezzati dalle masse, il loro potere sempre più instabile!
Rendere il paese ingovernabile dalle autorità borghesi con una campagna di manifestazioni e di scioperi, con proteste di ogni genere, generalizzando la disobbedienza civile in ogni campo e moltiplicando nel modo più organizzato possibile le spese proletarie e l’uso gratuito dei servizi per alleviare le sofferenze anche della parte più oppressa ed emarginata della popolazione. Così i vertici della Repubblica Pontificia si rassegneranno come male minore e rimedio provvisorio a un governo costituito da uomini di fiducia delle organizzazioni operaie e popolari, perché non sono ancora in condizioni da usare le forze armate, la polizia e gli altri corpi di repressione, ufficiali e non ufficiali di cui dispongono per scatenare una guerra civile. Cercheranno poi di boicottarlo e di rovesciare la situazione a loro favore. Allora starà alle organizzazioni operaie e popolari dimostrare che sono capaci di governare. Ma questa sarà un’altra fase della lotta per porre fine alla crisi del capitalismo: una fase che, se noi comunisti faremo bene il nostro lavoro, culminerà nell’instaurazione del socialismo per volontà delle organizzazioni operaie e popolari stesse, anche di quelle che oggi sono ancora lontano dal volerlo. Le lotte e le mobilitazioni dei prossimi mesi decideranno il destino del nostro paese. Costruire un governo  di emergenza popolare è possibile e necessario!

Per non subire quello che Marchionne e compari vogliono imporci, bisogna prendere l’iniziativa e avanzare!

Chi ha l’appoggio e la fiducia delle masse popolari ha la forza per governare il nostro paese!

I padroni senza i lavoratori non possono fare niente, i lavoratori senza i padroni possono fare tutto e meglio! Possono fare dell’Italia un paese in cui il metro di misura del progresso della società non sia l’aumento del PIL, l’andamento degli indici della Borsa e l’utile aziendale ma il miglioramento delle condizioni materiali della vita del complesso della società e di ogni suo membro, l’estensione della partecipazione delle masse alla gestione della società e dell’accesso alle attività propriamente umane della progettazione, della cultura, della ricerca, dell’arte, delle relazioni sociali. Un paese in cui il ruolo e il prestigio sociale di ogni persona dipenda dall’apporto che ha dato e dà al miglioramento del benessere comune. Un nuovo  paese socialista!

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