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Udienza preliminare per il sito “Caccia allo sbirro”: rinviati a processo i quattro compagni inquisiti!

on . Postato in Archivio comunicati 2010

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Approfittare della persecuzione giudiziaria e poliziesca per lanciare su scala più grande la lotta contro picchiatori, spioni, infiltrati, provocatori, torturatori e delinquenti di Stato!

Smascherare i persecutori, denunciare i picchiatori, i provocatori e i loro mandanti, rendere noti i loro volti e nomi! Rendere impossibile il loro sporco lavoro contro le masse popolari e in particolare contro chi promuove la lotta per instaurare il socialismo!

Sviluppare la più ampia solidarietà con i compagni perseguitati da poliziotti e magistrati! La solidarietà è un’arma: usiamola!

Firmare e far firmare l’appello “estendere la vigilanza democratica”!

Sbarrare la strada alla deriva reazionaria!

Si è svolta ieri, presso Procura della Repubblica di Bologna, l’udienza preliminare dell’inchiesta che il PM Morena Plazzi (della Procura di Bologna) ha aperto nei confronti di Angelo D’Arcangeli (membro della Direzione Nazionale del Partito dei CARC), Vincenzo Cinque (dirigente nazionale del Sindacato Lavoratori in Lotta), Romano Rosalba (dell’Associazione Solidarietà Proletaria) e Fabrizio Di Mauro, accusati di aver promosso la vigilanza democratica e di aver collaborato a rendere noti volti di agenti di polizia attraverso la pubblicazione di foto sul sito “Caccia allo sbirro” realizzato dal (nuovo)Partito comunista italiano.

Il GUP Alberto Gamberini, probabilmente ispirato dalla performance sulla riforma Gelmini della vicepresidente del Senato, la leghista Rosi Mauro, nel giro di mezz’ora scarsa ha aperto e chiuso l’udienza, trovando anche il tempo di fare  una pausa di riflessione (!!!): i quattro compagni sono stati rinviati a processo, fissato per l’8 giugno 2011. La decisione è stata “salutata” dai compagni in aula con un applauso, la promessa di far avere al GUP una copia della Costituzione e il grido: “vergogna!”. Una sentenza già scritta, con una motivazione illustrata con esemplare chiarezza dall’avvocato dello Stato Mario Zito*, che rappresentava i ministeri dell'Interno e della Difesa costituitisi in parte civile: “il monopolio della forza è dello Stato, chi scheda e fa banche dati degli agenti di polizia ostacola questo e quindi va represso” ha dichiarato.

E’, in sostanza, la conferma che “denunciare, smascherare e rendere noti volti e nomi di quegli ‘agenti provocatori pronti a tutto’ che Kossiga indicava come strumento della ‘ricetta democratica’, e dei loro mandanti’ è uno strumento pratico ed efficace per “ostacolare fino a rendere impossibile ai picchiatori dei manifestanti, ai torturatori della Diaz e di Bolzaneto, agli aguzzini degli immigrati rinchiusi nei CIE, agli assassini di Carlo Giuliani, Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, ai rapitori di Abu Omar di continuare impunemente a svolgere la loro opera protetti dall’anonimato, e magari fare anche carriera”, come si dice nell’appello “estendere la vigilanza democratica” (visita il sito www.cacciallabuso.net per vedere le adesioni, aderire, far girare l’appello).

E’ anche l’indizio della difficoltà che la classe dominante del nostro paese incontra sul fronte della repressione.

Perché la repressione, insieme ai divieti e le minacce stanno diventando armi spuntate come hanno dimostrato gli studenti che ieri, al grido di "voi in Senato, noi nelle piazze" e “siamo tutti in-daspo-nibili contro il profitto, fiducia nel conflitto”, sono scesi nuovamente in piazza in tutta Italia contro la riforma Gelmini, hanno fatto blocchi stradali e cortei non autorizzati e a Palermo hanno assalito il palazzo della Regione e la sede della Questura.

Perché la repressione poliziesca, insieme a quella padronale dei Marchionne e compari, sta diventando un fattore che allarga la mobilitazione, la solidarietà e il disprezzo verso esecutori e mandanti anziché uno strumento efficace per intimorire, dissuadere, dividere, sta diventando un motivo in più di protesta, lotta e ribellione!

Perché la repressione poliziesca, la persecuzione degli immigrati e le altre misure criminali (insieme al trattamento riservato dalla banda Berlusconi al suo servitore Calipari messo in luce dalla pubblicazione su Wikileaks delle note dell’ambasciatore USA a Roma o dal governo D’Alema ai militari mandati a uccidere in Jugoslavia ed esposti all’uranio impoverito) sta suscitando insofferenza e contrasti anche all’interno delle forze dell’ordine: non tutti sono disposti a prestarsi al lavoro sporco contro le masse popolari italiane e immigrate, a trasformare il loro giuramento di servire la Costituzione e il popolo italiano in giuramento a fare la guardia privata della classe dirigente, in spregio ai diritti costituzionali, a diventare picchiatori, massacratori, torturatori. Come Paolo Oreste, poliziotto e consigliere del PD a Boscoreale (NA), che dopo le violente cariche poliziesche a Terzigno ha rotto il muro di impunità e omertà e in una lettera aperta ha denunciato la violenza poliziesca, ha chiesto scusa ai suoi concittadini e, successivamente, ha firmato l’appello “estendere la vigilanza democratica”.  Come i due poliziotti che hanno sottoscritto lo stesso appello al banchetto in piazza Nettuno.

In contemporanea all’udienza, infatti, si è tenuto un presidio con gazebo, mostra sugli abusi commessi dalle forze dell’ordine, volantinaggio, slogan, comizi e canti di lotta, a cui hanno partecipato una cinquantina di compagni del P.CARC, del SLL, dell’ASP, del Collettivo Iqbal Masiq (Lecce) e simpatizzanti locali del P.CARC, per sostenere i compagni inquisiti, far conoscere il sito “Caccia allo sbirro” e raccogliere firme all’appello “estendere la vigilanza democratica”. Ne sono state raccolte più di cento, tra cui anche quelle di due poliziotti! Si sono qualificati come “sbirri” indicando lo striscione con la scritta “10-100-1000 Caccia allo sbirro”  appeso vicino al gazebo, dichiarando di essere contro il governo Berlusconi e i pestaggi dei manifestanti e anche preoccupati della deriva reazionaria in corso!

Nel pomeriggio un gruppo di compagni del presidio ha partecipato a un’assemblea cittadina del movimento degli studenti e precari di Bologna dove ha denunciato la farsa messa in scena la mattina in aula e promosso la campagna per estendere la vigilanza democratica.

In serata, infine, si è svolta presso il circolo Iqbal Masiq di Bologna una serata di denuncia dell’inchiesta e di raccolta fondi per le spese legali. Ringraziamo i compagni del circolo Iqbal Masiq per la loro solidarietà!

Con il banchetto di Bologna sono state superate le 1.200 firme dell’appello “Estendere la vigilanza democratica”!

Hanno firmato anche:

- Michele Franco, USB Campania

- RSU FIOM FOMAS spa Cernusco Lombardone (Lecco)

- Coletti Giuseppe delegato Fiom Fomas e direttivo provinciale Fiom Lecco

- Alessandro Bellucci, circolo ferrovieri Spartaco Lavagnini PRC/FdS, Sesto Fiorentino

- Miriam Pellegrini, partigiana, Associazione GAMADI

- Spartaco Ferri, partigiano, Associazione GAMADI

- Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi
- Margherita Hack, professore emerito Università di Trieste, Trieste

- Paolo Farinella, prete, parrocchia S. Torpete - Genova
- Italo Di Sabato - osservatorio sulla repressione PRC
- Angelo Genovese, professore Università di Napoli, promotore del "Movimento per la difesa del territorio area vesuviana"
- Ulderico Pesce, attore e regista teatrale
- Sergio Manes, editore, Napoli

- Dino Greco, direttore del quotidiano Liberazione
- Gabriele Polo, direttore editoriale de Il Manifesto

- Franco Berardi (Bifo), Bologna

- Susanna Simonetto, vice-coordinatrice nazionale delle Brigrate di Solidarietà Attiva e responsabile BSA Lazio

- Ilicia Di Ienno, Responsabile Memoria e Antifascismo PRC Toscana

 

*Una nota di colore: Mario Zito era presente per l’Avvocatura dello Stato anche alle udienze preliminari svoltesi nel 2008 per l’Ottavo Procedimento Giudiziario (vedasi www.carc.it) per associazione sovversiva contro il (n)PCI, il P.CARC, l’ASP: in quell’occasione aveva dichiarato che, a differenza di noi comunisti ancorati a “cose del passato” come la Resistenza antifascista o la rivoluzione socialista, “la Chiesa cattolica ancora celebra San Simeone lo Stilita, però attualizzandolo”… sì, nelle vesti dei Marcinkus, degli Ettore Gotti Tedeschi e dei Paolo Cipriani, dei Sindona e dei Fazio, degli Enrico De Pedis, dei Richard Williamson e compagnia!

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